Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

17 aprile

Beato Giacomo Won Si-bo

Martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La conversione e il cammino di fede

Giacomo nacque a Hongju, nel distretto di Chungcheong, nell'attuale Corea del Sud, all'interno di una famiglia di ceto umile. La sua indole era caratterizzata da tratti particolarmente gentili, onesti e allegri, che predisponevano il suo animo alla bontà. Intorno all'età di sessant'anni, tra il 1788 e il 1789, aderì al cattolicesimo insieme a suo cugino Pietro Won Si-jang, accogliendo il messaggio cristiano con sincero entusiasmo. Fin dai primi tempi della sua conversione, Giacomo osservò fedelmente gli insegnamenti della Chiesa, imponendosi una rigorosa disciplina spirituale. Digiunava regolarmente ogni venerdì e sceglieva di devolvere le sue sostanze ai poveri, dimostrando una carità operosa e concreta. Non pago di vivere privatamente la propria adesione a Cristo, provò a diffondere il Vangelo viaggiando per le terre coreane e testimoniando la bellezza della fede.

Nel 1791 scoppiò la persecuzione Sinhae, un periodo di grande prova in cui molti cattolici vennero ricercati attivamente e messi in carcere dalle autorità locali. Avvisato tempestivamente da alcuni amici riguardo al pericolo imminente, Giacomo decise di scappare per sottrarsi alla cattura immediata. Suo cugino Pietro fu invece arrestato e ucciso dopo aver dovuto sopportare molteplici torture. Quando Giacomo seppe della sorte toccata a Pietro, provò un grande dispiacere per aver perso un'occasione propizia per diventare martire, e per questo s'impegnò ancora di più nella pratica religiosa. Negli anni successivi, il suo cammino si arricchì di legami profondi con altri fratelli nella fede, in particolare con Lorenzo Pak Chwi-deuk, Pietro Jeong San-pil e l'ufficiale dell'esercito Francesco Bang.

Un momento fondamentale della sua vita spirituale si registrò nel 1795, quando incontrò il missionario cinese padre Giacomo Zhou Wen-mo. Il religioso era arrivato clandestinamente in Corea l'anno prima per sostenere la comunità cattolica perseguitata. Giacomo si accostò al sacerdote domandando il Sacramento del Battesimo per suggellare il suo cammino di fede. Il sacerdote, venuto a sapere che Giacomo conviveva con una concubina, gli negò giustamente il Battesimo. Appena tornato a casa, senza esitazioni, Giacomo congedò la sua concubina, dimostrando una ferma volontà di purificazione e di piena adesione alla legge morale cristiana.

La persecuzione e il martirio

Due anni dopo gli eventi del novantacinque, la persecuzione Jeongsa imperversò con violenza in tutta la regione e Giacomo venne infine arrestato dalle guardie. Subì ripetute e feroci torture presso l'ufficiale governativo di Deoksan, volte a piegare la sua resistenza spirituale. Nonostante le sevizie, egli non smise mai di professare la sua fede cristiana durante le torture. Con grande fermezza d'animo affermò che avrebbe continuato a praticare la religione cattolica unicamente per servire il Signore e salvare la propria anima. Successivamente venne temporaneamente trasferito a Hongju e poi ricondotto a Deoksan per essere nuovamente picchiato con estrema violenza. Durante queste percosse brutali gli vennero letteralmente spezzate le gambe, menomandolo gravemente ma senza scalfire la sua tempra interiore.

Nel 1799 il governatore ordinò che Giacomo venisse condotto al quartier generale dell'esercito a Cheongju per subire ulteriori giudizi. Il giorno stesso in cui lasciò Deoksan, sua moglie, i loro figli e gli amici lo seguirono lungo la strada in lacrime. Con profondo amore e straordinario distacco spirituale, Giacomo invitò i familiari e gli amici a tornare a casa per non indebolire il suo cuore e permettergli così di perseverare saldamente nella fede. Arrivato alla destinazione di Cheongju, Giacomo incontrò altri fedeli cattolici con cui poté condividere le sue sofferenze e la sua speranza. Tra i cattolici incontrati in quel luogo di dolore c'era anche Francesco Bae Gwan-gyeom. L'ufficiale in capo del quartier generale fece tutto il possibile per indurlo a tradire Dio e rinnegare la Chiesa, senza riuscire tuttavia a scalfire la sua fedeltà. Ulteriori torture, aggiunte a quelle che gli avevano già spezzato gli arti inferiori, fiaccarono definitivamente il suo corpo e lo portarono alla morte.

Giacomo morì il 17 aprile 1799, data che corrispondeva al tredicesimo giorno del terzo mese secondo il calendario lunare. Al momento della sua nascita al cielo aveva sessantanove anni di età. La tradizione riferisce che, al momento della sua fine terrena, il suo corpo abbia emesso uno straordinario bagliore luminoso. Questo prodigio visibile impressionò profondamente i presenti, al punto che circa cinquanta famiglie assistettero alla scena e scelsero di abbracciare la fede cattolica. Giacomo Won Si-bo fu successivamente inserito nel gruppo di martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung. Del medesimo gruppo di martiri fanno parte anche Pietro Jeong San-pil, Lorenzo Pak Chwi-deuk, Francesco Bang, Francesco Bae Gwan-gyeom e padre Giacomo Zhou Wen-mo, ricordati insieme nella gloriosa schiera dei testimoni della fede in Corea.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Giacomo Won Si-bo?

La memoria liturgica del Beato Giacomo Won Si-bo si celebra il 17 aprile, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1799.

Chi ha proclamato beato Giacomo Won Si-bo?

Giacomo Won Si-bo è stato beatificato da papa Francesco il 16 agosto 2014 nel corso del viaggio apostolico in Corea del Sud.