23 ottobre
Beato Giovanni Bono
Religioso
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la conversione
Giovanni nacque a Mantova verso il 1168, nel periodo in cui la sua città natale entrava a far parte della Lega Lombarda contro Federico Barbarossa, sovrano che sarebbe stato poi sconfitto a Legnano nel 1176. La tradizione riferisce che i suoi genitori si chiamassero Giovanni e Bona, e che proprio dai loro nomi sia poi derivato il suo. Rimasto orfano di padre da bambino, a circa sedici anni lasciò sua madre e la casa per andare a vivere per conto proprio. Nella sua gioventù girovagò per le varie regioni d'Italia esercitando il mestiere di attore comico e giullare. Il mestiere di attore comico all'epoca produceva qualche personaggio famoso e parecchi morti di fame. Tra i cristiani vi era chi considerava attori e giullari dannati senza rimedio, forse per il ricordo di epoche pagane in cui i cristiani venivano scherniti negli spettacoli. Verso il 1209, all'età di circa quarant'anni, Giovanni si ammalò gravemente. Attribuì la grave sofferenza al genere di vita che conduceva e si propose di mutare vita e fare penitenza dei suoi peccati. Recuperata la salute, divenne un altro e cominciò ad attuare la sua promessa, abbandonando definitivamente il mondo per donarsi interamente in penitenza e amore a Cristo e alla Chiesa.
La vita eremitica a Butriolo
Dopo la conversione, andò in cerca di solitudine, isolandosi dapprima come solitario vicino a Bertinoro in Romagna. Dal 1210 o poco dopo fino al 1249 visse in un luogo più appartato chiamato Butriolo, presso Cesena, praticando la solitudine e la preghiera al modo degli antichi Padri del deserto. Al posto di risate e applausi scelse il silenzio. Nel suo eremo teneva un crocifisso, un'immagine della Vergine, una pila per l'acqua benedetta e una tavola sulla quale dormiva vestito. I cardi e i rovi usati nei giorni di maggior penitenza venivano sostituiti, quando era ammalato, con un po' di paglia e due mantelli, uno sopra la tavola e l'altro per coprirsi. Accanto al suo eremo fu presto edificata la chiesa di Santa Maria di Butriolo, dove si recava tutti i giorni per ascoltare la Messa. I testimoni del suo processo assicurano che si confessava frequentemente e che era umile, benigno e caritatevole. Praticò digiuni così lunghi e aspri che molti dicevano che a nutrirlo fossero lo Spirito Santo e la grazia di Dio. Nel luogo di Butriolo ebbe subito dei seguaci, attratti dalle sue conversazioni spirituali e dal suo modo di vivere. Molte persone passavano dall'eremo, scambiavano qualche parola con lui e decidevano di condividerne la scelta di vita. I seguaci costruirono la prima casa della futura Congregazione, mentre lui continuò a vivere nel suo eremo, e la comunità fu debitamente autorizzata dal vescovo di Cesena.
L'opera e la guida dell'Ordine
Giovanni era un laico ed era un analfabeta. Prima si era inventato un suo linguaggio sgrammaticato e spinto, ma in seguito imparò a parlare in una nuova lingua appresa dalle parole della Messa, dai salmi, dai confessori e dai predicatori. Si limitava ad ascoltare la Messa e l'Ufficio divino, sfogando a parte il suo fervore con il Padre nostro, l'Ave Maria, il Credo, il Miserere e qualche altro salmo che sapeva a memoria. Il suo patrimonio spirituale derivava dall'educazione cristiana ricevuta nella casa paterna, dai discorsi ascoltati dopo la conversione e dal ricordo dei testi della Sacra Scrittura ripetuti nelle conversazioni. Questo piccolo capitale di dottrina si arricchì con l'esercizio delle virtù cristiane e l'intimità con Dio. Esercitò un grande frutto nei suoi discorsi con persone di ogni ceto. Era chiamato Zambono e guadagnava i fedeli con l'esempio della sua vita povera, che toglieva argomenti a chi accusava di avidità la gente di Chiesa. Alcuni volontari si fermarono a vivere con lui e come lui, facendo nascere la comunità nel giro di alcuni anni. Giovanni consegnò la regola alle comunità che nascono in Emilia, Romagna e Lombardia. Le comunità fondate furono in tutto ventisei e formarono l'Ordine degli eremiti, che aveva come capo l'ex giullare analfabeta. Non avendo alcuna delle Regole approvate, i suoi fecero ricorso a Roma e ottennero che fosse data loro la Regola di Sant'Agostino, che nel 1231 Giovanni consegnò ai primi compagni. Verso il 1238, all'età di settant'anni, volle porre in mani più forti la direzione delle sue comunità, potendosi così dedicare maggiormente negli ultimi dieci anni alla contemplazione.
Il ritorno a Mantova e il transito
La terza fase della vita di Giovanni fu quella del silenzio. Avvertendo il richiamo della terra abbandonata in gioventù, Mantova, ai primi di ottobre del 1249 si avviò verso la città natale con alcuni compagni. Giunto a Mantova, si ritirò nell'eremo di Sant'Agnese in Porto, indicato talvolta come l'eremo di Sant'Anna in Porto. Lì morì il sedici ottobre 1249. Dopo la morte, le voci di miracoli fecero accorrere migliaia di fedeli. La gente accordava ammirazione e fiducia agli uomini della povertà radicale e del silenzio, sentendo i religiosi vicini a sé e a Dio, capaci di prodigi per il bene. L'eremo di Sant'Agnese vide arrivare folle di pellegrini che portavano infiniti racconti di miracoli compiuti da Giovanni, soprattutto guarigioni. La causa di beatificazione ebbe inizio nel 1251 per ordine di papa Innocenzo IV, ma si interruppe alla morte del pontefice. I resti di Giovanni furono custoditi a Mantova nella chiesa di Sant'Agnese. Dopo la soppressione del convento degli agostiniani nel diciottesimo secolo, le reliquie furono portate nel Duomo di Mantova, nel Santuario di Santa Maria dei Voti. Papa Sisto IV proclamò infine Giovanni beato nel 1483.
Il cammino di conversione
La vicenda umana del Beato Giovanni Bono si intreccia indissolubilmente con la terra mantovana, luogo delle sue origini e del suo riposo eterno. Prima di abbracciare la vita consacrata, Giovanni esercitò il mestiere di giullare, un'esistenza lontana dagli altari e segnata dalla precarietà del mondo. Tuttavia, la provvidenza di Dio intervenne nel corso dell'anno millecentonove tramite una grave infermità che, sebbene dolorosa, divenne per lui l'occasione di una svolta decisiva. Abbandonata ogni vanità terrena, Giovanni scelse di consacrarsi interamente al Signore, vivendo per quasi quarant'anni, dal millecentodieci fino alla morte, nell'eremo di Butriolo.
In questo lungo periodo, il suo spirito di preghiera attirò molti seguaci, portandolo a fondare una congregazione eremitica che trovò il suo fondamento normativo nella Regola di Sant'Agostino. La sua opera si diffuse in diverse località, tra cui Bertinoro e Cesena, portando ovunque il richiamo alla sobrietà e al raccoglimento. Verso il milletrecentotrentotto, con un atto di grande umiltà e distacco, il Beato Giovanni decise di lasciare la direzione dell'ordine da lui stesso fondato. Il suo desiderio non era più quello di governare gli uomini, ma di immergersi totalmente nell'unione con il Creatore. Si ritirò dunque nell'eremo di Sant'Agnese in Porto, situato nella sua amata Mantova. Qui, circondato dal silenzio e dallo spirito di penitenza che aveva caratterizzato la sua intera parabola esistenziale, concluse il suo pellegrinaggio terreno nell'anno milleduecentoquarantanove, lasciando una traccia indelebile di santità e di fedeltà al Vangelo.
Il riconoscimento della santità
Il ricordo del Beato Giovanni Bono è stato custodito con devozione dalla Chiesa, che ha riconosciuto la rettitudine della sua vita e la fecondità del suo carisma eremitico. Nel corso del quindicesimo secolo, la figura di questo umile servitore di Dio ricevette il solenne sigillo dell'autorità pontificia. Papa Sisto Quarto, nel millequattrocentoottantatré, ne confermò il culto, riconoscendo formalmente la santità di colui che seppe trasformare la propria vita da giullare in un inno di lode vivente. Tale atto non fu soltanto un riconoscimento storico, ma una conferma della validità del cammino di conversione proposto dal Beato, che continua a intercedere per quanti, come lui, cercano nel silenzio il volto del Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Giovanni Bono?
Si festeggia il ventitré ottobre insieme a Saint Guglielmo eremita, mentre nella diocesi di Mantova la memoria liturgica si celebra il sedici ottobre.
Quale regola seguiva la Congregazione fondata dal Beato Giovanni Bono?
La sua Congregazione di eremiti adottò la Regola di Sant'Agostino, ottenuta a Roma e consegnata dallo stesso fondatore ai suoi compagni.
A Mantova, beato Giovanni Bono, eremita, che, da giovane, lasciata la madre, errò per varie regioni d’Italia esercitando il mestiere di giocoliere e di attore comico, ma all’età di quarant’anni, dopo essersi gravemente ammalato, fece voto a Dio di abbandonare il mondo per donarsi interamente in penitenza e amore a Cristo e alla Chiesa e fondò una Congregazione sotto la regola di sant’Agostino. — Martirologio Romano