23 agosto
Beato Giovanni Bourdon (Protasio da Sees)
Sacerdote e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la formazione religiosa
Le notizie biografiche riguardanti padre Protasio Bourdon non sono particolarmente numerose, ma ci restituiscono il ritratto di un uomo radicato nella propria terra d'origine. Nacque il 3 aprile 1747 nel dipartimento dell'Orne, precisamente a Séez, e fu battezzato il giorno successivo nella parrocchia di Saint-Pierre. La sua famiglia apparteneva a un contesto agiato; suo padre Simone esercitava la professione di carraio, mentre sua madre si chiamava Maria Luigia Le Fou. Sebbene non si conoscano particolari dettagli sulla sua fanciullezza o sulla prima educazione cristiana, è certo che la formazione ricevuta nel tempo fertile della giovinezza operò in lui un profondo discernimento, orientandone stabilmente i passi verso la consacrazione a Dio.
All'età di vent'anni compì il passo decisivo entrando tra i cappuccini di Bayeux. Emise la professione religiosa il 27 novembre 1768, assumendo il nuovo nome di frate Protasio, e successivamente ricevette la consacrazione sacerdotale nel 1775. Negli anni successivi visse e operò in diverse comunità religiose della regione. Abitò per un periodo nella casa di Honfleur, situata nelle immediate vicinanze del celebre santuario di Notre-Dame des Grâces, di cui ebbe anche la direzione spirituale e materiale. Successivamente, i suoi impegni lo condussero nel convento di Caen il 29 novembre 1783, per poi giungere nel 1789 a ricoprire la carica di segretario del ministro provinciale di Normandia. La sua ultima destinazione fu il convento di Sotteville, vicino alla città di Rouen, dove svolse con dedizione i compiti di segretario provinciale e di guardiano della comunità.
La persecuzione rivoluzionaria e il rifiuto del giuramento
La tempesta della rivoluzione francese interruppe bruscamente la vita conventuale e pastorale di padre Protasio. Gli agenti municipali si recarono nel convento di Sotteville per compiere una perquisizione e imporre ai religiosi il giuramento alla costituzione civile del clero. In quell'occasione decisiva, padre Protasio e i suoi confratelli scelsero compatti di rifiutare l'imposizione statale. Il sacerdote ribadì in due distinte circostanze la propria ferma volontà di perseverare fedelmente nella vita religiosa, manifestando tale determinazione in modo inequivocabile il 26 agosto 1791, durante l'ultima verifica dell'inventario del convento. L'anno successivo i religiosi furono definitivamente espulsi dalla struttura e costretti a vivere sulla strada.
Nonostante la durezza del provvedimento, padre Protasio decise di rimanere a Rouen, rifiutando decisamente la via dell'esilio. Trovò accoglienza e ospitalità presso un fedele signore e riuscì a mantenersi economicamente grazie a una parte della sua pensione e alle offerte ricevute per la celebrazione segreta delle sante messe. La sua tenacia non passò inosservata alle autorità rivoluzionarie e portò al suo arresto, avvenuto il 10 aprile 1793. Subì un interrogatorio da parte di due fanatici cittadini, un confronto il cui testo è stato fortunatamente conservato fino a noi. Durante l'esame rispose con grande libertà, dichiarando apertamente di aver rifiutato il giuramento e di voler continuare a vivere secondo la regola del suo ordine. Nel corso della perquisizione della casa che lo ospitava vennero rinvenuti manoscritti e libri stampati in difesa dei sacerdoti refrattari, elementi che furono immediatamente utilizzati come capi d'accusa.
La prigionia e il martirio a Rochefort
Da buon normanno, padre Protasio mantenne un atteggiamento estremamente reticente e prudente durante gli accertamenti, evitando accuratamente di pronunciare parole che potessero svelare il coinvolgimento di altre persone. Non rivelò i nomi dei benefattori che lo avevano protetto e custodito, né svelò l'identità di coloro che partecipavano alle sue celebrazioni eucaristiche clandestine. La sua condotta fu mossa unicamente da ragioni di fede, affrontando ogni pericolo per preservare un legame limpido e integro con il Vangelo, senza alcuna motivazione di carattere politico. Subito dopo l'interrogatorio fu rinchiuso nell'antico seminario di Rouen Saint-Vivien, adibito dai rivoluzionari a casa di detenzione provvisoria.
La sentenza definitiva giunse il 10 gennaio 1794. Il cittadino Jean Bourdon fu condannato alla deportazione nella Guiana con l'accusa di aver celebrato illegalmente la santa messa e di custodire documenti sospetti. Il 9 marzo fu avviato verso Rochefort, dove giunse il 12 aprile dopo un viaggio estenuante. All'arrivo fu sottoposto a una rigorosa perquisizione, venendo privato di tutti i beni personali che conservava, tra cui un orologio d'oro provvisto di scatoletta, probabilmente utilizzato come custodia eucaristica, e la somma di milleduecentotré lire. Fu quindi imbarcato sul famigerato vascello 'Deux-Associés', dove si trovava anche il beato Jean-Louis di Besançon, condividendo la medesima sorte degli altri prigionieri.
La permanenza a bordo fu caratterizzata da sofferenze inaudite, agonie quotidiane e condizioni disumane del tutto simili a quelle documentate per gli altri confessori della fede. Un sopravvissuto alla tremenda prova rilasciò in seguito una preziosa testimonianza in cui lodò le iniziative intraprese da padre Protasio a favore dei confratelli deportati, sottolineandone le doti fisiche e morali, la fermezza nella fede, la prudenza, l'equilibrio e la regolarità di condotta. Consumato da un male contagioso, terminò il suo pellegrinaggio terreno dopo quattro mesi di durissima prigionia, spirando nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1794 mentre continuava a portare conforto spirituale ai compagni di reclusione nel mare antistante Rochefort.
Il cammino di fede
Giovanni Bourdon vide la luce a Séez nell'anno millesettecentoquarantasette. La sua vocazione religiosa trovò compimento nel millecentosessantotto, quando decise di varcare la soglia del convento dei frati minori cappuccini di Bayeux, assumendo il nome di Protasio. Per anni, la sua missione sacerdotale si svolse tra le città di Honfleur, Caen, Sotteville e Rouen, luoghi dove esercitò il ministero con dedizione, radicandosi profondamente nella vita del popolo cristiano. Tuttavia, il mutare del clima politico nel diciottesimo secolo impose una scelta di campo dolorosa e decisiva per la sua coscienza.
Quando la costituzione civile del clero pretese un giuramento che egli ritenne inconciliabile con la fedeltà al mandato apostolico, il Beato Giovanni scelse la via della coerenza, rifiutando fermamente di sottoscrivere il documento. Tale diniego lo espose all'ira del potere civile. Il dieci aprile del millecentosettantatre, a Rouen, egli fu tratto in arresto, dando inizio al suo calvario personale. Dopo mesi di detenzione, il dieci gennaio del millesettecentonovantaquattro, giunse la condanna alla deportazione verso la Guyana, una sentenza che equivaleva, nella prassi dell'epoca, a una condanna a morte. Trasferito a Rochefort, fu imbarcato sul vascello denominato Deux-Associés. Fu proprio tra le mura galleggianti di quella nave, in condizioni di estrema precarietà, che la malattia stroncò le sue forze. Il ventiquattro agosto del millesettecentonovantaquattro, egli rese l'anima a Dio, offrendo la propria esistenza come estremo atto di fedeltà al ministero sacerdotale ricevuto.
Il culto e la memoria
La figura del Beato Giovanni Bourdon è venerata dalla Chiesa che riconosce nella sua testimonianza la grazia del martirio vissuto nella privazione e nella solitudine della prigionia. La sua memoria liturgica, che la tradizione fissa al ventiquattro agosto, giorno in cui compì il suo passaggio verso la vita eterna, invita i fedeli a riflettere sulla dignità del sacerdozio e sulla fedeltà che non teme le catene o l'esilio.
Il ricordo del Beato Protasio da Séez non si esaurisce nel tempo della storia, ma continua a parlare alla Chiesa contemporanea come esempio di rigore morale e di abbandono fiducioso alla Provvidenza. La sua vicenda, pur priva di una pubblica canonizzazione come santo, è stata riconosciuta dalla Chiesa con la beatificazione, elevando la sua testimonianza a modello di vita cristiana per quanti, in ogni secolo, sono chiamati a rendere ragione della propria speranza. La sua vita, trascorsa tra le strade della Francia e terminata nel cuore di una nave prigione, resta un segno indelebile di come la fede possa trasformare il dolore in una offerta gradita al Signore, capace di illuminare il cammino di chi cerca la verità.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Giovanni Bourdon?
La memoria liturgica del beato Giovanni Bourdon viene celebrata il 23 agosto.
Di cosa è patrono il Beato Giovanni Bourdon?
Nei documenti storici e nella tradizione non sono menzionati specifici patronati legati alla sua figura.
All’ancora nel mare antistante Rochefort sulla costa francese, beato Giovanni (Protasio) Bourdon, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappucini e martire, che, messo in una galera durante la rivoluzione francese insieme a molti altri sacerdoti, morì consunto da malattia mentre portava conforto ai compagni di reclusione. — Martirologio Romano