4 maggio
Beato Giovanni Martino Moye
Fondatore
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e formazione
Il fondatore delle Suore della Divina Provvidenza di Porthieu è nato il 27 gennaio 1730 a Cutting, nella Mosella, all'interno della diocesi francese di Metz. I suoi genitori erano modesti contadini e avevano tredici figli, tra i quali egli era il sesto. La vocazione al sacerdozio si manifestò precocemente in Martino e in altri due suoi fratelli. Compi gli studi nei collegi dei Gesuiti situati a Pont-à-Mousson e a Strasburgo. Svolse la preparazione al sacerdozio presso il seminario di Metz. Il rettore del seminario desiderava che diventasse professore di belle lettere. Dopo l'ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1754, il beato scelse di dedicarsi al ministero pastorale come vicario in differenti parrocchie. Era caratterizzato da una profonda pietà e da una severa austerità verso se stesso e verso gli altri. Svolse l'attività di predicatore a Metz e nelle località rurali più isolate. Pur non essendo un oratore abile, esponeva il suo pensiero e la sua condotta di vita con semplicità e fermezza. I fedeli venivano impressi dalla sua povertà spirituale, dall'attenzione ai bisognosi, dalle pratiche penitenziali e dalla devozione alla Passione di Cristo. Moye era un uomo di temperamento timido. Moye confidò al fratello, che era un parroco, il suo modo di comportarsi nei confronti dei viaggiatori. Moye dichiarò di evitare gli uomini per preferire la conversazione con Dio e con i santi. Moye affermò di sentirsi infiammare il cuore quando si presentava l'occasione di compiere una buona azione o di guadagnare un'anima. Moye considerava le conversazioni sulle cose del mondo come le più insipide. Moye affermò di non attendersi più alcun piacere umano sulla terra. Moye riconobbe che Dio lo aveva preservato da numerosi pericoli nel corso della sua vita. Moye sostenne di aver provato molte umiliazioni e tribolazioni nella propria esistenza e di averne avuto bisogno.
Le prime fondazioni e le difficoltà
Notando la miseria materiale e spirituale delle popolazioni rurali durante le predicazioni, ideò la fondazione delle Suore della Provvidenza per l'istruzione dei giovani analfabeti. Trovò in breve tempo alcune candidate alla vita religiosa pronte a sostenere il suo progetto. Ottenuta l'autorizzazione del vicario capitolare, inaugurò le prime due scuole a Vigy e a Béfey nel 1672, confidando esclusivamente nel sostegno dei benefattori. A Metz, laici ed ecclesiastici di rilievo criticarono lo zelo del beato, ritenendo l'opera destinata al fallimento poiché priva di rendite finanziarie fisse. Inizialmente il vescovo gli proibì di inaugurare ulteriori scuole, ma successivamente gli concesse piena libertà d'azione vedendo i frutti spirituali dell'iniziativa. Le sole scuole rurali non appagavano del tutto lo zelo del beato. A contatto con la popolazione, constatava con rammarico la frequente morte di bambini privi del sacramento del battesimo. Redasse un opuscolo per denunciare la negligenza delle ostetriche e dei parroci della città nei confronti dei battesimi. Gli ostetrici e i parroci non accolsero favorevolmente le critiche contenute nell'opuscolo. Per placare le polemiche, i vicari generali rimossero Moye dall'incarico di direttore spirituale del seminario e lo nominarono vicario a Dieuze. Il beato sfruttò il nuovo incarico per reclutare altre istitutrici e fondare nuove scuole senza scoraggiarsi. Per strutturare saldamente l'opera, redasse il Progetto delle scuole delle Figlie dette della Provvidenza per le campagne, insieme a Regole e Istruzioni per la condotta delle religiose. Insegnava ai suoi diretti spirituali l'abbandono alla Provvidenza, la semplicità, la povertà e la carità. Sapeva che la scelta di vivere senza rendite fisse venisse considerata una follia da molti. Affermava che se il progetto era conforme alla volontà omnipotente di Dio avrebbe trovato i mezzi per realizzarsi, altrimenti vi avrebbe rinunciato immediatamente. Istruiva le suore a mantenere una santa indifferenza senza ostinarsi, per conoscere e assecondare la volontà divina. L'operato del beato incontrò l'opposizione di diverse persone. Chiamato da una madre il cui figlio era caduto nel fuoco, le disse di pregare senza disperarsi perché il bambino sarebbe guarito. Il fanciullo guarì come predetto e la madre diffuse la voce che il vicario compiva miracoli. Alcune persone si scandalizzarono per l'accaduto e denunciarono il vicario al vescovo, accusando Moye di comportarsi da profeta e taumaturgo. Durante la settimana santa del 1767 gli fu revocata l'autorizzazione a esercitare il ministero sacerdotale a Dieuze. Privo di una sede fissa, approfittò della situazione per predicare in varie località e aprire altre scuole. Nel 1768 il prevosto del capitolo di St-Dié gli offrì la direzione del seminario locale, situato in un territorio 'nullius diocesis'. La struttura del seminario di St-Dié venne chiusa dopo un solo anno di attività. Rimasto di nuovo senza un incarico stabile, Moye decise di realizzare il desiderio di diventare missionario.
La partenza per la Cina e le lettere alle Suore
Alla fine del 1769 si trasferì al seminario delle Missioni Estere di Parigi, trascorrendovi diversi mesi. Mentre attendeva l'imbarco per Macao, tornò nella propria diocesi per predicare e fondare ulteriori scuole. Il 7 settembre 1771 partì per la missione nel Se-Tchuen, in Cina, affidando la comunità delle Suore alla Provvidenza. Da Parigi inviò una lettera alle suore esortandole alla fiducia nella Provvidenza, all'amore per la povertà, alla gioia nelle sofferenze e persecuzioni, al rispetto reciproco e all'obbedienza alle superiori. Ordinò alle suore di preferire i luoghi più umili, difficili e meno redditizi, insegnando gratuitamente e accettando il disprezzo come ricompensa. Moye esortò le sue religiose ad accettare di essere considerate stolte e a cercare consolazione nel Santissimo Sacramento e ai piedi della croce. Durante il suo viaggio verso Macao, Moye scrisse alle religiose raccomandando di non attaccarsi ai beni materiali né al denaro e di non fare provviste per il futuro. Moye sosteneva la necessità di uno spogliamento completo, di una fiducia totale nella Provvidenza e di donare i propri pochi beni ai poveri. Il 21 aprile 1775 il beato raccomandò alle sue Suore di riporre la fiducia esclusivamente in Dio e di amare le croci per ottenere la gioia spirituale. Il beato affermò di aver generato le Suore attraverso la croce e di aver sofferto pene interiori straordinarie per causa loro. Il beato dichiarò di patire ulteriori sofferenze per ottenere la conversione dei pagani. Il beato esortò le Suore a soffrire per lo sviluppo delle scuole e per la conversione dei bambini. Il beato evidenziò la similitudine tra il proprio stile di vita e quello delle Suore, caratterizzato da povertà e assenza di una dimora fissa. Il beato raccontò che le persone che fornivano loro il cibo spesso difettavano del necessario e che egli si sarebbe considerato felice di avere delle patate da mangiare. Il beato spiegò che le Suore dormivano su un saccone, mentre egli riposava su una semplice stuoia adagiata sul duro legno, non avendo frequentemente neppure due dita di paglia. Il beato precisò che le sue descrizioni non erano lamentele, ma un motivo di consolazione e di gioia per l'amore verso il proprio stato. Nell'ottobre del 1775 il beato scrisse un'altra lettera alle Suore per stimolarle alla pratica della povertà. Il beato riferì che sulle montagne si viveva in estrema povertà e che egli consumava insieme ai cristiani del posto grano saraceno schiacciato e bollito in acqua con legumi o erba salata. Il beato dichiarò che la gioia di vedere gli stranieri convertedirsi al cristianesimo gli procurava un appagamento superiore a quello delle carni più prelibate. Il 19 febbraio 1776 il beato confidò alle Suore di considerarsi più povero di loro sotto diversi aspetti. Il 15 aprile 1773 Moye scrisse una lettera alle sue suore esprimendo la gioia di essere considerato un criminale per Gesù Cristo. Nella lettera del 15 aprile 1773, Moye affermò che la sofferenza eleva l'anima verso Dio e la rende conforme a Gesù Cristo. Moye dichiarò alle suore che si sentiva felice di partecipare alle pene e alle umiliazioni di Gesù Cristo. Moye affermò che in certi momenti avrebbe accolto con favore la morte, se ciò fosse stato conforme alla volontà di Dio.
Il ministero apostolico in terra cinese
Moye dovette travestirsi da mercante a Macao per poter raggiungere la sua residenza. L'ingresso in Cina era vietato ai missionari. Moye viaggiò per tre mesi sul fiume Azzurro prima di giungere a destinazione. Il vicario apostolico Monsignor Pottier affidò a Moye l'evangelizzazione della parte orientale della Cina, conferendogli il titolo di provicario. Moye imparò la lingua cinese con notevole rapidità. Moye percorse interamente il vasto distretto a lui assegnato, nonostante le persecuzioni in corso. Per invocare la benedizione divina sulla cristianità verso cui si dirigeva, Moye indiceva immediatamente digiuni e preghiere. Durante il suo ministero, Moye teneva due prediche oltre alle istruzioni particolari. Moye compose personalmente diverse raccolte di orazioni in lingua cinese per facilitare la preghiera dei fedeli. Moye celebrava la Messa di notte, venendo ospitato dai cristiani locali che usavano precauzioni per la sua sicurezza. Nonostante le sue cautele e le attenzioni dei fedeli, Moye fu catturato dai persecutori almeno due volte. Durante le prigionie, Moye fu percosso con schiaffi e bastonate. Moye fu liberato dalle mani dei persecutori in modo ritenuto quasi miracoloso. Moye manteneva un atteggiamento di costante preghiera durante i suoi trasferimenti tra le diverse comunità cristiane. In una lettera a un amico, Moye raccontò che la recita dei suoi rosari poteva durare da quasi un'ora fino a mezza giornata. Moye dichiarò di non lasciarsi distrarre dai discorsi dei battellieri pagani mentre viaggiava in barca. Moye salutava tre volte al giorno le cinque piaghe, l'adorabile Volto e il santo Nome di Gesù con preghiere tratte dalla Sacra Scrittura. Moye recitava l'ufficio dei morti il lunedì, quando il tempo glielo permetteva. Moye recitava i salmi graduali il mercoledì. Moye recitava i salmi penitenziali e le preghiere degli agonizzanti il venerdì. Moye raccomandò alle sue suore di adorare il Sacro Cuore di Gesù ogni mattina e sera. Moye affermò di avere incessantemente sulla bocca e nel cuore il Sacro Cuore di Gesù. Lo zelo di Moye non fu fermato dalle persecuzioni, dalle fatiche dei viaggi e dalle difficoltà di adattamento all'alimentazione cinese a base di riso. Moye giunse in Cina in età matura ed era caratterizzato da una solida esperienza e da un temperamento poco incline alle concessioni. Moye possedeva soltanto due camicie, indossate da due o tre anni, un solo fazzoletto e un solo lenzuolo. Moye non disponeva di sedie, ma unicamente di un piccolo banco largo quanto una mano. Moye abitava all'interno di capanne. Moye considerava una fortuna poter mangiare pane di grano saraceno cotto sotto la cenere, non riuscendo ad abituarsi all'alimentazione cinese. A causa del regime alimentare insufficiente, il beato Moye non riusciva a praticare i digiuni né ad applicare le macerazioni corporali con flagelli e cilici come era solito fare in Lorena. Per mortificarsi, verso sera il beato si recava nascostamente tra i canneti e i cespugli delle zone acquitrinose per farsi pungere dalle zanzare sulle spalle fino a sanguinare. Il beato nutriva un forte desiderio di partecipare alle sofferenze di Gesù Cristo. Il beato considerava la Passione del Signore come il suo tesoro e ripassava ogni giorno i suoi misteri come principale devozione. Il beato rimaneva profondamente commosso dalle sofferenze del Signore, in particolare il venerdì, risvegliandosi già pervaso dal ricordo di un mistero o di un dettaglio della Passione. A causa di questa forte impressione spirituale, il beato si asteneva da qualsiasi piacere o sollievo naturale, evitando di bere, mangiare, scaldarsi o sedersi fino alle tre del pomeriggio, ora della morte di Cristo. Alla sera il beato si cibava unicamente di pane e acqua. Il beato considerava tale devozione per la Passione come una delle più grandi grazie concessegli da Dio nella vita.
Questioni pastorali e le Vergini Cinesi
Moye ebbe divergenze e difficoltà di relazione con i suoi confratelli missionari. Moye dichiarò immorali i contratti di pignoramento con cui i prestatori tenevano in pegno gli immobili dei debitori per somme inferiori al loro valore. La posizione di Moye sui contratti di pignoramento causò aspre discussioni con i confratelli. Il 15 febbraio 1781 la Congregazione di Propaganda Fede dichiarò illeciti i contratti di pignoramento e tutti i missionari vi si sottomisero. Moye affrontò la questione del battesimo da somministrare ai bambini in terra cinese. Moye riteneva lecito battezzare tutti i figli dei pagani che si trovavano in probabile pericolo di morte. Durante la peste e la carestia del 1778 e 1779, Moye fece battezzare 30.000 bambini nel suo distretto. I battesimi dei fanciulli furono realizzati con il sostegno delle donne raggruppate nell'Opera angelica per il battesimo dei fanciulli. Gli altri missionari contestarono l'operato di Moye sul battesimo dei bambini ricorrendo a Roma. La Congregazione di Propaganda Fede stabilì che si potessero battezzare solo i bambini già colpiti da una grave malattia. Moye si adeguò alla decisione della Congregazione di Propaganda Fede senza sollevare discussioni. I confratelli muovevano a Moye il rimprovero di seguire un eccessivo rigorismo. Il beato consigliava ai cristiani di astenersi dall'uso del grasso durante i giorni di digiuno, nonostante avessero ottenuto la relativa dispensa. Il beato organizzava prolungate riunioni di preghiera. Il beato imponeva penitenze severe agli apostati che chiedevano di rientrare nella Chiesa. Le rigide penitenze imposte dal beato non concordavano con le disposizioni più miti previste da papa Benedetto XIII. I missionari constatavano con stupore che i cristiani catechizzati dal beato erano i più ferventi. I frutti spirituali del suo operato derivavano dall'intensa vita interiore del beato. Nelle sue lettere il beato si firmava abitualmente come 'Moyè, l'ultimo e il più indegno di tutti i missionari'. Fin dal suo arrivo in Cina il beato concepì l'idea di creare delle scuole, ma diede inizio al progetto soltanto dopo sei anni. Il beato istruì adeguatamente un gruppo composto da alcune vedove e giovani donne per poi avviarle all'attività. Il beato affidò alle vedove la gestione amministrativa e l'assistenza, mentre incaricò le giovani dell'insegnamento casalingo ai bambini. Le giovani maestre vivevano come vere e proprie religiose e ricevevano dal beato una solida e vasta formazione spirituale. I risultati positivi dell'iniziativa indussero diversi confratelli a chiedere al beato l'invio di vergini cristiane nei loro distretti o la formazione di altre giovani presso la sua scuola. Il 13 marzo 1778 il beato, in veste di fondatore, propose queste giovani come modello da imitare alle sue Suore. Il beato descrisse queste giovani come persone che pregavano con grande fervore, digiunavano frequentemente e possedevano un talento straordinario nel parlare in modo solido, metodico e chiaro. Il beato sottolineò che persino i pagani portavano rispetto e ascoltavano queste giovani maestre. Il beato definì queste donne dei veri e propri miracoli della Provvidenza. Il beato Giovanni Martino Moye svolse numerose opere di zelo. Il beato incontrò varie contrarietà nell'esercizio del suo ministero. Il suo avversario più duro fu Giovanni Didier de St-Martin. Giovanni Didier de St-Martin non tollerava l'influenza che il Moye esercitava sul vicariato. Il Moye aveva espresso osservazioni a St-Martin sulla cattiva gestione del suo vicariato, che era il meno fiorente tra tutti. Monsignor Pottier fu influenzato da St-Martin, smettendo di incoraggiare il Moye come faceva inizialmente. St-Martin pubblicò con modifiche sostanziose le preghiere diffuse dal Moye, senza avvisare quest'ultimo. Le Vergini Cinesi rischiarono di vedere soppressa la propria opera. A causa delle forti tensioni e delle prepotenze subite, una delle Vergini Cinesi morì di dolore.
Il rientro in Europa e la morte
L'ostilità dei pagani, l'incomprensione dei confratelli e la mancanza di sostentamento spinsero il Moye a chiedere il rientro in patria. Il Moye lasciò la Cina in modo definitivo il 2 luglio 1783. Il viaggio di ritorno in Europa durò circa un anno. Durante la navigazione di ritorno, il Moye redasse un resoconto dei suoi dieci anni di attività missionaria. I superiori delle Missioni Estere di Parigi avevano ricevuto rapporti negativi sul Moye prima del suo arrivo. I vertici delle Missioni Estere rimasero scontenti delle notizie sul Moye. I dirigenti non espulsero il Moye dal seminario, ma gli concessero di rientrare al paese natale. Gli fu concesso di dedicarsi alla predicazione, alla formazione delle Suore della Provvidenza e alla raccolta fondi per le missioni in Cina. Pochi mesi dopo il rientro del Moye in Europa, la Congregazione di Propaganda Fede approvò formalmente le sue fondazioni cinesi, incluso l'Istituto delle Vergini Cristiane. Il successo e lo sviluppo di tali opere indussero i missionari a rivedere in positivo il giudizio sul Moye. Il Moye è ritenuto un precursore dell'Opera della Santa Infanzia. Durante la rivoluzione francese venne preteso il giuramento dei sacerdoti alla costituzione civile del clero. Il Moye esortò i confratelli a rifiutare il giuramento alla costituzione civile. Il Moye fu costretto all'esilio a Treviri insieme alle Suore e alle novizie. A Treviri si dedicò alla preghiera, al sostegno dei poveri e alla cura dei malati in ospedale. Accudendo i malati in ospedale contrasse una malattia contagiosa. Il morbo contratto lo condusse alla morte il 4 maggio 1793. Fu inumato nel cimitero cittadino di San Lorenzo. Nel 1803 il cimitero di San Lorenzo fu spianato e convertito in piazza d'armi. I resti mortali del Moye andarono dispersi e non furono più ritrovati. Papa Pio XII lo proclamò beato il 21 novembre 1954.
Il cammino sacerdotale e missionario
Il percorso terreno del Beato Giovanni Martino Moye si è snodato attraverso diverse città e regioni, segnando profondamente la vita di coloro che hanno incrociato il suo ministero. Dalla sua terra natale di Cutting, il suo cammino sacerdotale lo ha condotto a prestare servizio in luoghi come Metz, Pont-à-Mousson, Strasburgo, Vigy, Béfey, Dieuze e Saint-Dié. In ogni città, il suo impegno fu orientato alla cura delle anime e all'edificazione di opere che potessero durare nel tempo. Il desiderio di evangelizzare lo spinse, nel 1771, a intraprendere un lungo viaggio missionario verso la Cina. In quel lontano oriente, il suo zelo si concretizzò nell'istituzione dell'Opera delle Vergini Cristiane, una realtà che ha testimoniato la fecondità del suo spirito apostolico. Dopo un decennio speso interamente al servizio del Vangelo in terra cinese, egli rientrò in Europa nel 1783, portando con sé il bagaglio di un'esperienza spirituale profonda e universale.
Gli ultimi anni della sua vita furono segnati dai gravi sconvolgimenti sociali della Rivoluzione Francese, che imposero al sacerdote di cercare protezione lontano dalla sua terra d'origine. Egli si rifugiò a Treviri, in Germania, dove concluse il suo pellegrinaggio terreno nel 1793. La sua vita, compresa tra il 1730 e la fine del diciottesimo secolo, è stata un continuo atto di affidamento alla Divina Provvidenza, che egli ha sempre invocato come guida suprema del suo operato. Nonostante le avversità e i mutamenti politici, il suo cuore è rimasto ancorato alla missione che Dio gli aveva affidato, dimostrando come il vero sacerdote sia sempre un pellegrino al servizio della verità e della carità cristiana.
Il ricordo nella Chiesa
La figura del Beato Giovanni Martino Moye è oggi custodita con devozione dalla Chiesa, che ne riconosce la santità e l'eroicità delle virtù. La sua beatificazione, avvenuta per opera di papa Pio Dodicesimo nel 1954, ha solennemente sancito il valore universale della sua testimonianza. Egli è ricordato non soltanto come fondatore delle Suore della Divina Provvidenza in Lorena, ma anche come un autentico modello di missionario che ha saputo unire l'azione instancabile alla preghiera profonda. La sua memoria, celebrata il 4 maggio, invita i fedeli a riflettere sulla fiducia incrollabile in Dio, specialmente nei momenti di prova e di esilio.
Il culto che la Chiesa tributa al Beato Giovanni Martino Moye si intreccia con la storia stessa delle comunità che egli ha servito e delle istituzioni che ha generato. La sua eredità spirituale continua a vivere nell'impegno di chi, seguendo il suo esempio, si dedica all'istruzione e al soccorso dei bisognosi, confidando sempre nella Provvidenza divina. In un mondo spesso incerto, il ricordo della sua vita sobria e dedita totalmente al prossimo rappresenta un richiamo costante alla coerenza evangelica e al dovere di portare la speranza cristiana in ogni angolo della terra, superando ogni barriera geografica o culturale.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Giovanni Martino Moye?
La memoria liturgica del beato si celebra il 4 maggio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1793.
Di cosa è fondatore il Beato Giovanni Martino Moye?
È fondatore delle Suore della Divina Provvidenza in Lorena e delle vergini insegnanti, note come Vergini Cinesi, operanti nel distretto a lui affidato.
A Treviri in Germania, beato Giovanni Martino Moyë, sacerdote della Società per le Missioni Estere di Parigi, che in Lorena istituì le Suore della Provvidenza e in Cina le vergini insegnanti e, espulso dalla patria durante la rivoluzione francese, si mostrò sempre animato da vero zelo per le anime. — Martirologio Romano