1 giugno
Beato Giovanni Pelingotto
Terziario francescano
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la conversione ad Urbino
Il nome di battesimo o familiare del beato era Pelino Goto. Nacque ad Urbino nel 1240, quattordici anni dopo la morte di san Francesco d'Assisi, e il suo cammino spirituale si inserì nel solco di quella grande esperienza di fede. Suo padre era un facoltoso mercante di stoffe che, all'età di dodici anni, lo inserì nel mondo del commercio. Già in quel tempo il fanciullo mostrava una spiccata inclinazione al raccoglimento e alla preghiera. Da mercante, Giovanni arricchiva gli altri più che se stesso, dimostrando una generosità che superava ogni logica commerciale. Di fronte alla sua ferma decisione, il padre acconsentì a malincuore a lasciargli intraprendere la strada che desiderava. All'età di quindici anni, il giovane compì il passo decisivo aderendo al Terz'Ordine della Penitenza presso la chiesa di Santa Maria degli Angeli, che costituiva la prima fraternità francescana della città. Vestito del rozzo saio, scelse di vivere in modo austero per imitare da vicino l'esempio del santo di Assisi.
Il nascondimento, il pellegrinaggio a Roma e i prodigi
La ricerca di Dio nell'adolescenza si tradusse in un amore viscerale per i bisognosi, arrivando a privarsi del necessario pur di soccorrerli. Si ritirò in una cella, rompendo il suo isolamento soltanto per servire i poveri e i malati, la cui carità era manifesta dentro e fuori le mura di Urbino. Per rifuggire da ogni forma di esibizionismo e custodire il proprio nascondimento, la tradizione riferisce che Giovanni arrivò a fingersi pazzo allo scopo di distogliere da sé le attenzioni dei concittadini. Ciononostante, i suoi sforzi furono vani perché la sua fama cresceva in proporzione alla sua umiltà; molti lo videro in estasi prolungata nella cattedrale e la sua virtù risplendeva agli occhi di tutti. La fama della sua santità lo precedette persino a Roma, dove si recò per partecipare al primo Giubileo del 1300. Tale storico evento fu indetto da papa Bonifacio VIII, vissuto tra il 1235 e il 1303. Per il pio laico si trattava del primo viaggio nell'Urbe e, lungo le strade della città eterna, la gente iniziò ad additarlo spontaneamente come il santo uomo di Urbino. La sua presenza fu accompagnata da alcuni prodigi che confermarono al popolo romano la straordinarietà della sua grazia interiore.
Il transito e il culto secolare
Fatto ritorno ad Urbino, intensificò ulteriormente il proprio impegno spirituale, percorrendo le contrade a piedi nudi e indossando abiti penitenziali. Per conformarsi pienamente al dolore del suo maestro spirituale, sopportò con profonda rassegnazione una gravissima infermità. La malattia lo condusse in fin di vita in brevissimo tempo e gli tolse temporaneamente l'uso della parola. Soltanto negli ultimissimi giorni della sua esistenza terrena, Giovanni riacquistò la facoltà di parlare. Prossimo alla morte e munito dei conforti religiosi, pronunciò le parole: Andiamocene ormai con fiducia, alla gloria del Paradiso. Giovanni si spense serenamente il 1° giugno 1304. Prima di spirare aveva espresso il desiderio di essere sepolto nella chiesa di San Francesco, ma fu invece inumato nel cimitero francescano situato nel chiostro del convento. L'incessante accorrere dei fedeli sulla sua tomba, unito ai numerosi prodigi e alle grazie ottenute per sua intercessione, convinsero i frati a procedere all'esumazione del corpo. Le spoglie furono così traslate all'interno della chiesa di San Francesco. Grazie alle offerte spontanee dei devoti, sulla tomba fu eretto un apposito altare dove venivano celebrate Messe in suo onore. Il culto per il santo Terziario francescano si perpetuò saldamente attraverso i secoli, trovando il suo suggello ufficiale il 13 novembre 1918, quando papa Benedetto XV approvò solennemente la sua venerazione secolare. Nel Martirologio, Giovanni Pelingotto è ricordato a Urbino nelle Marche come appartenente al Terz'Ordine di San Francesco.
La vita
Giovanni Pelingotto nacque a Urbino nell'anno 1240. Fin dalla giovinezza, il suo animo fu toccato dalla grazia, tanto che già all'età di quindici anni scelse di aderire al Terz'Ordine della Penitenza, abbracciando con fervore gli ideali di vita evangelica proposti dal movimento francescano. La sua esistenza si svolse nel segno di una rigorosa ascesi personale e di una dedizione costante verso i poveri, ai quali offriva sollievo attraverso la pratica della carità cristiana. Nonostante la sua condizione di laico, Giovanni seppe elevare la propria quotidianità a una vera e propria liturgia vivente, distinguendosi per la purezza d'intenti e per la mortificazione dei sensi.
Un momento significativo del suo cammino spirituale avvenne nell'anno 1300, quando, spinto dal desiderio di rinnovare la propria fede e lucrare le indulgenze, si recò in pellegrinaggio a Roma in occasione del Giubileo indetto da Papa Bonifacio VIII. Questo viaggio rappresentò per lui una tappa fondamentale di riflessione e di incontro con la Chiesa universale. Tornato a Urbino, continuò la sua esistenza dedita alla penitenza fino a quando, colpito da una grave infermità, concluse il suo pellegrinaggio terreno il primo giugno 1304. Dopo la sua morte, in segno di venerazione, il suo corpo fu traslato nella chiesa di San Francesco in Urbino, luogo dove ancora oggi viene ricordata la sua memoria. Il riconoscimento ufficiale della sua santità giunse secoli dopo, quando Papa Benedetto XV, il tredici novembre 1918, confermò il culto che la Chiesa gli tributava fin dai tempi antichi.
Il culto
Il culto del Beato Giovanni Pelingotto è strettamente legato alla devozione che il popolo di Urbino ha nutrito fin dai giorni successivi alla sua dipartita. La traslazione delle sue spoglie nella chiesa di San Francesco ha segnato l'inizio di una venerazione che ha attraversato i secoli, consolidandosi nel tempo come punto di riferimento per i fedeli del territorio. La figura di Giovanni è particolarmente cara ai membri del Terz'Ordine Francescano, di cui egli è riconosciuto come patrono e luminoso esempio di fedeltà al carisma del Poverello d'Assisi.
La celebrazione liturgica, fissata al primo giugno, richiama ogni anno la comunità a far memoria del suo transito verso la patria eterna. La solennità di questo giorno non è soltanto un atto di ricordo storico, ma un invito a rinnovare l'impegno di carità e di penitenza che caratterizzò l'intera esistenza del Beato. La Chiesa, attraverso la canonizzazione sancita da Papa Benedetto XV, ha inteso porre in luce come la santità non sia riservata a pochi, ma sia una chiamata rivolta a ogni battezzato che, come il Beato Giovanni, sappia porre Dio al centro della propria vita.
Domande frequenti
Quando si festeggia il beato Giovanni Pelingotto?
Si celebra il 1° giugno.
Di cosa è patrono il beato Giovanni Pelingotto?
Le fonti storiche e biografiche non menzionano alcun patronato specifico per il beato.
A Urbino nelle Marche, beato Giovanni Pelingotto, del Terz’Ordine di San Francesco, che, mercante, arricchiva gli altri più che se stesso e, ritiratosi in una cella, ne usciva soltanto per aiutare i poveri e i malati. — Martirologio Romano