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21 ottobre

Beato Giuseppe Puglisi

Sacerdote e martire

Beato Giuseppe Puglisi

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e il cammino sacerdotale

Nato a Palermo nel quartiere Brancaccio il 15 settembre 1937, il Beato Giuseppe Puglisi affonda le sue radici in una famiglia di umili origini, con il papà calzolaio e la mamma sarta. Nel corso del suo ministero sacerdotale, prima di ritornare nel suo quartiere d'origine, ha vissuto un periodo molto significativo di otto anni nella comunità di Godrano. Quel luogo era contrassegnato da una sanguinosa e atavica faida, ma il sacerdote è riuscito a debellarla a colpi di Vangelo e carità. In quella terra difficile, egli ha insegnato la forza trasformante della riconciliazione cristiana e del perdono vicendevole. Nei ventotto anni precedenti al suo rientro a Brancaccio, don Pino ha ricoperto svariati incarichi pastorali ed educativi, tra cui l'insegnamento, la pastorale vocazionale, la direzione spirituale di giovani e religiose, la rettoria del seminario minore e l'accompagnamento delle giovani coppie. In tutte queste esperienze si è rivelato fine educatore, consigliere illuminato e formatore di coscienze, capace di stimolare i suoi interlocutori all'autenticità cristiana. Egli amava definirsi un prete rompiscatole, sempre pronto a scuotere le coscienze con la Parola di Dio.

Il ritorno a Brancaccio e la missione tra i giovani

Nel 1990, don Pino ritorna a Brancaccio come parroco, arrivando umanamente maturo oltre i cinquant'anni e pastoralmente ben collaudato, forte di uno stile pedagogico definito. Trovandosi ad operare in un quartiere palermitano ad alta concentrazione di miseria, delinquenza, corruzione e mafia, avverte una grande passione per i giovani che è aumentata nel tempo. Egli è fermamente convinto che i giovani debbano essere sottratti all'influenza mafiosa per creare una nuova cultura della legalità. Per questo motivo persegue un'autentica promozione umana attraverso il risanamento del quartiere, la creazione di nuove opportunità lavorative, condizioni di vita dignitose e una maggiore scolarizzazione. A coronamento di questo impegno, raccoglie i giovani in un centro intitolato al Padre Nostro. All'interno di questa struttura, fa ripetizione ai bambini poveri che sarebbero altrimenti destinati al disagio o all'asservimento ai boss. La sua azione quotidiana si fondava sulla certezza che non saremo soli a trasformare il quartiere e che se ognuno fa qualcosa si può fare molto.

L'opposizione alla mafia e la testimonianza fino al sangue

L'attività pastorale e sociale di don Pino diventa ben presto un pugno nello stomaco per la malavita locale. Egli pronuncia prediche in chiesa con toni accesi e inequivocabili e promuove in piazza manifestazioni e marce antimafia che raccolgono numerose adesioni. In soli tre anni, il suo lavoro educativo priva progressivamente la mafia di manovalanza e consenso popolare, trasformandosi in una sgradita interferenza per i clan. Di fronte alle prime intimidazioni, caratterizzate da avvertimenti, molotov e porte incendiate, il sacerdote non cede alla paura. Anzi, denuncia coraggiosamente in chiesa di non aver paura delle parole dei violenti ma del silenzio degli onesti. I boss Graviano decretano così la sua condanna a morte. I sicari lo avvicinano davanti alla porta di casa la sera del quindici settembre 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, e lo eliminano con un colpo di pistola alla nuca. I carnefici tentano di far apparire l'omicidio come conseguenza di una rapina finita male, ma la verità del suo martirio emerge con chiarezza nella coscienza della comunità cristiana e nella storia.

La conversione dei sicari e il riconoscimento della Chiesa

Salvatore Grigoli è colui che ha premuto il grilletto contro il sacerdote, ricordando per sempre il suo ultimo sorriso e le parole pronunciate prima di morire: Me l'aspettavo. Don Pino era pienamente cosciente che la morte fosse un rischio concreto del suo ministero. Per Salvatore Grigoli, quell'assassinio sembrò subito come una maledizione, poiché da quel momento in poi cominciò ad andarci tutto storto. Spinto da quel rimorso e dalla memoria della vittima, Grigoli ha iniziato un percorso di conversione, imitato alcuni anni dopo da Gaspare Spatuzza. Entrambi i sicari attribuiscono il proprio ravvedimento alla testimonianza della loro vittima e sono certi di essere stati perdonati da lui. Dopo trent'anni di cammino ecclesiale e giudiziario, la Chiesa ha riconosciuto ufficialmente la morte di don Puglisi come martirio in odio alla fede. Questo fondamentale riconoscimento ha privato definitivamente la mafia di quell'aura di religiosità e devozionismo ostentata da alcuni boss, restituendo alla figura del sacerdote il suo autentico volto evangelico e proclamandolo beato.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Giuseppe Puglisi?

La sua memoria liturgica si celebra il 21 ottobre.