11 maggio
Beato Gregorio Celli da Verucchio
Religioso
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'infanzia e la chiamata alla vita religiosa
Le notizie sulla vita del santo risalgono al Diciassettesimo secolo, circa tre secoli dopo la sua morte, presentando incertezze per il tempo trascorso. Il beato Gregorio Celli nacque intorno al 1225 a Verucchio, e più precisamente sulla rocca di Verucchio nel 1225. Verucchio si trova oggi in provincia di Rimini e un tempo faceva parte di quella di Forlì. Il beato fu battezzato nell'antica pieve di San Martino. Da bambino Gregorio non partecipava alle battaglie con le spade di legno insieme ai compagni. Rimase orfano di padre all'età di tre anni. Dopo la morte del padre, Gregorio divenne solitario e aveva occhioni tristi. La madre andava a prendere Gregorio ogni sera all'ora del Vespro nella chiesetta dei frati di Giovanni Bono. La chiesetta dei frati di Giovanni Bono si trovava a strapiombo sulla rocca. Gregorio restava estasiato nell'ascolto del canto gregoriano nella chiesetta. I parenti di Gregorio temevano che non sarebbe mai diventato dottore in legge come suo padre. A quindici anni Gregorio chiese di entrare in convento. Intorno ai quindici anni indossò l'abito degli Eremiti di Sant'Agostino come frate laico. Il monastero agostiniano si trovava nel suo paese natale. La madre di Gregorio divenne terziaria, ovvero Sorella della Penitenza. Il priore accompagnò Gregorio a Cesena a dorso della mula del convento per fare il noviziato nell'eremo di fra Giovanni Bono. Il noviziato durò due anni di preghiera e penitenza alla scuola di un eremita ritenuto santo. Gregorio emise i voti nelle mani di fra Matteo da Modena, superiore dell'Ordine. Gregorio promise obbedienza a Dio, alla Beata Maria e a fra Matteo secondo le Costituzioni del luogo. Con la Professione, Gregorio fece testamento d'accordo con la madre. Gregorio e la madre destinarono tutti i loro averi al convento di Verucchio per farlo restaurare e ingrandire. Al termine del noviziato, Gregorio fu avviato agli studi per diventare sacerdote.
La predicazione e il cammino di penitenza
Il Papa aveva affidato agli Eremiti di Giovanni Bono il compito di aiutare le parrocchie con la predicazione e la confessione. Fra Matteo scelse Gregorio per andare a predicare contro l'eresia dei Càtari su richiesta dei Vescovi. I Càtari seminavano il disprezzo dei sacerdoti e negavano che pane e vino consacrati diventassero il Corpo e il sangue di Cristo. Nelle Romagne erano precedentemente passati san Francesco, sant'Antonio da Padova e san Domenico. Gregorio si dedicò intensamente alla predicazione contro i Càtari. Gregorio incontrò presumibilmente il celebre eretico Armanno Pungilupo. Gregorio visse gran parte della vita stimato dalla gente per la sua cristallina santità di vita. Trascorse circa dieci anni dimostrando perfezione di vita evangelica. La sua condotta suscitò l'invidia dei religiosi del convento che gli resero la permanenza insopportabile. All'età di settantacinque anni, Gregorio decise di partecipare al primo Giubileo del 1300 e partì per Roma. A Roma visitò e pregò sulle tombe degli Apostoli. Gregorio si fece ricevere dal Generale dell'Ordine agostiniano, il beato Agostino Novello. Gregorio espresse il desiderio di ritirarsi a vita penitente sui monti di Rieti tra gli agostiniani eremiti. Agostino Novello acconsentì alla richiesta, abbracciò Gregorio e si raccomandò alle sue preghiere. Gregorio si allontanò dal convento e da Verucchio rifugiandosi in un eremo sul Monte Carnerio, vicino a Fonte Colombo in provincia di Rieti. Il Martirologio indica che il beato Gregorio Celli era sacerdote dell'Ordine degli Eremiti di Sant'Agostino, e riporta che, scacciato dal monastero dai confratelli, morì tra i Frati Minori sul monte Carnerio. Gregorio visse in una grotta pregando, digiunando e attendendo la morte. Visse molti anni sul Monte Carnerio e morì in età molto avanzata nel 1343. Gregorio superò abbondantemente i cento anni di età.
Il ritorno prodigioso e il culto
Un giorno una mula si fermò davanti alla sua grotta e Gregorio capì che era giunto il momento di tornare a casa. A Verucchio, nel cuore della notte, tutte le campane iniziarono a suonare come a mezzogiorno. Una mula con un carico indistinto sulla groppa si fermò davanti alla porta della rocca di Verucchio. Le sentinelle abbassarono il ponte levatoio e aprirono la porta. La mula si diresse verso il convento seguita dalla gente uscita con armi e torce. La mula giunse sul sagrato della chiesa e si fermò davanti al Priore e ai frati. La mula crollò a terra fulminata dalla fatica. Un priore sollevò una coperta trovando il cadavere di un vecchio frate con la lunga barba bianca trasportato da una mula. Il defunto era frate Gregorio, ritornato tra la sua gente dopo molti anni. Frate Gregorio fu sepolto sotto un altare della chiesa ed è stato venerato come un santo ritornato per proteggere la popolazione. La mula ricevette una degna sepoltura per aver portato a termine una grande missione. La mula fu sepolta davanti alla porta della chiesa, sotto i ciottoli calpestati dalla gente. Il corpo di frate Gregorio rimase sul posto, sorvegliato affinché nessuno potesse portarlo via. La testa di frate Gregorio veniva portata in processione per i campi quando la campagna necessitava di acqua. La tradizione riferisce che la processione della testa del santo produceva pioggia prima del rientro in chiesa. Si narra che le sue spoglie siano prodigiosamente tornate a Verucchio. Le reliquie sono attualmente venerate nella Chiesa di Sant'Agostino a Verucchio. Nei secoli successivi artisti insigni arricchirono il suo altare con opere in legno e oro. L'altare ospita una tribuna in stile berniniano che incornicia un quadro del fiorentino Giovanni Maria Morandi. Il quadro di Giovanni Maria Morandi raffigura il beato Gregorio Celli in preghiera davanti alla Croce. Si persero i documenti autentici sul culto, incluso il decreto di beatificazione del 1357 emesso da papa Innocenzo VI. Nel 1757 fu istruito un processo presso la Curia di Rimini per ribadire l'autenticità del culto. Il culto fu confermato il 6 settembre 1769 da papa Clemente XIV. Papa Clemente XIV era corregionale del beato ed era cresciuto in giovinezza a Verucchio. Il beato Gregorio Celli viene invocato durante le grandi calamità. Il Martyrologium Romanum ricorda il beato l'undici maggio. Il beato era ricordato anche il ventitré ottobre. L'autore del testo è Padre Mario Mattei, e la fonte citata è il sito internet www.historiaaugustiniana.net.
Il cammino di una vita
Il percorso terreno del Beato Gregorio Celli ebbe inizio a Verucchio nel milletrecentoventicinque. Fin dalla prima giovinezza, il suo cuore fu orientato verso l'eterno, spingendolo a varcare la soglia dell'ordine degli Eremiti di Sant'Agostino all'età di soli quindici anni. Questa scelta segnò l'inizio di una vita spesa interamente nell'obbedienza e nell'ascolto della Parola. Nel corso dei decenni, Gregorio non si limitò a una dimensione puramente domestica, ma seppe aprirsi alla vastità della Chiesa universale, prendendo parte al primo Giubileo indetto nell'anno milletrecento a Roma. Tale esperienza rappresentò un momento cruciale, un incontro con la comunione dei santi che certamente alimentò il suo desiderio di una ricerca spirituale sempre più pura.
Dopo aver esercitato il suo ministero sacerdotale in luoghi come Cesena, il Beato Gregorio avvertì il richiamo di una solitudine più radicale. Si ritirò dunque tra le vette di Monte Carnerio, presso Rieti, dove trascorse i suoi ultimi anni in una stretta unione con il Creatore, lontano dal clamore del mondo ma vicino alle sofferenze e alle preghiere del popolo cristiano. La sua morte, avvenuta nel milletrecentoquarantatré, non segnò la fine della sua missione. Le sue spoglie furono oggetto di una traslazione prodigiosa che le ricondusse a Verucchio, ristabilendo un legame indissolubile con la comunità che lo aveva visto nascere. La sua canonizzazione, ratificata da Papa Clemente Quattordicesimo nel millecentosessantanove, ha confermato ufficialmente la santità di una vita che, pur essendosi svolta nel nascondimento di una grotta o nell'ombra di un chiostro, continua a risplendere come esempio di fedeltà assoluta al Vangelo.
La memoria e la protezione
Il culto del Beato Gregorio Celli si è consolidato nel tempo attorno alla sua figura di intercessore, capace di porsi come scudo spirituale per i fedeli. La sua memoria liturgica, celebrata l'undici maggio secondo il Martyrologium Romanum, rappresenta per la Chiesa un richiamo costante alla virtù della perseveranza. In particolare, la tradizione popolare e la devozione locale gli riconoscono un ruolo speciale nella protezione contro le calamità, invocando il suo nome affinché le forze della natura e le avversità della vita non travolgano la serenità delle famiglie e dei raccolti.
Oltre alla data ufficiale, la comunità di Verucchio conserva una memoria affettuosa anche il ventitré ottobre, segno tangibile di un legame che supera il trascorrere delle epoche. Affidarsi al Beato Gregorio significa accogliere l'invito a una vita sobria, centrata su Dio, capace di trasformare il dolore in preghiera e la solitudine in comunione. Egli ci insegna che, anche nel silenzio di un monte lontano, il servizio verso il prossimo non viene mai meno, poiché chi si offre totalmente a Dio diviene, per grazia, una presenza benefica e costante per l'intera umanità, specialmente per chi vive nell'angoscia e nel bisogno.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Gregorio Celli?
La memoria liturgica si celebra l'undici maggio, mentre in passato veniva ricordato anche il ventitré ottobre.
Di cosa è patrono il Beato Gregorio Celli?
Il Beato Gregorio Celli viene invocato durante le grandi calamità.
A Verrucchio in Romagna, beato Gregorio Celli, sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, che, scacciato dal monastero dai suoi confratelli, si dice sia morto tra i Frati Minori sul monte Carnerio. — Martirologio Romano