13 settembre
Beato José Cano García
Sacerdote e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e i primi anni di sacerdozio
José Cano García nacque a Tíjola, nella provincia e diocesi di Almería, il 23 febbraio 1904. I suoi genitori erano semplici contadini di profonda fede, che trasmisero al figlio i valori cristiani fondamentali. Grazie alla sua vocazione e al sostegno della famiglia, poté compiere i suoi studi nel Seminario Conciliare di San Indalecio ad Almería. All'interno di quello stesso seminario ricevette l'ordinazione sacerdotale il 2 giugno 1928, coronando il cammino di preparazione al ministero ordinato. Subito dopo l'ordinazione, fu inviato come coadiutore a Tabernas per la durata di un anno, iniziando così a sperimentare la cura pastorale del popolo di Dio. In seguito fu nominato parroco-economo di Castro de Filabres, incarico che svolse per tre anni. Continuò il suo servizio generoso come parroco incaricato di Alcudia e Benitorafe fino al 1933. Nello stesso anno 1933 prese possesso della parrocchia di Tahal, dove la sua azione pastorale si radicò profondamente nel territorio. Tre anni dopo aver preso possesso della parrocchia di Tahal, a riconoscimento del suo impegno e della maturità dimostrata, fu nominato arciprete.
Il carattere, la cultura e il ministero pastorale
Il sacerdote era dotato di un carattere simpatico e visse il suo apostolato con dinamismo e spirito d'iniziativa. Nutriva una grande passione per la musica religiosa, arrivando a comporre alcuni pezzi musicali e impegnandosi a insegnare cultura musicale ai propri parrocchiani per arricchire la vita della comunità. La sua spiritualità poggiava su solide basi, essendo egli profondamente innamorato dell'Eucaristia e della Madonna. Nel ministero quotidiano si distingueva per la capacità oratoria e per la straordinaria delicatezza con cui accoglieva i fedeli nel confessionale. Era inoltre un pastore sensibile ai bisogni del prossimo, sempre pronto a soccorrere chi era nel bisogno, mentre manteneva uno stile di vita rigoroso ed era molto esigente con se stesso.
L'arresto e le sofferenze della persecuzione
La persecuzione religiosa toccò il suo apice nella violenza della guerra civile spagnola. Il 26 luglio 1936 fu arrestato in casa sua da una trentina di miliziani, che lo sorpresero insieme a suo padre. Durante l'irruenta operazione, sua madre perse i sensi per lo spavento provocato dalla violenza della situazione. A causa di questo svenimento, ai miliziani fu chiesto di lasciarlo restare sotto vigilanza nella propria abitazione per assistere la donna. In seguito fu comunque prelevato dai miliziani di Tahal che lo trascinarono in città. Fu sottoposto a torture da parte dei miliziani per dieci giorni consecutivi. Durante questo periodo di vessazioni, i persecutori provarono a farlo ubriacare per indurlo a confessare ciò che non aveva mai compiuto. In uno dei tentativi più dissacranti, gli fecero bere del liquore all'anice servendosene da un calice destinato alla celebrazione della Messa. Nonostante la durezza della prigionia e le sofferenze patite, egli riuscì a far pervenire alcune lettere a sua madre per rassicurarla nei giorni del dolore. Successivamente, fu trasportato ad Almería il 10 settembre, condividendo la prigionia con don José Álvarez–Benavides de la Torre, Decano dei Canonici della Cattedrale di Almería.
Il martirio e la memoria dei fedeli
Nella notte tra il 12 e il 13 settembre, don José e il Decano furono condotti alla località denominata Pozo de Cantavieja. Furono accompagnati al pozzo insieme ad altri otto sacerdoti, due Fratelli delle Scuole Cristiane e nove laici. Accortosi improvvisamente che stava per essere fucilato, don José provò ad avvisare i suoi compagni di sventura. Per impedirglielo, i carnefici gli strinsero una corda al collo e lo impiccarono direttamente sullo stesso camion che lo conduceva al luogo del martirio. Il suo corpo fu gettato nel pozzo prima che iniziasse formalmente l'esecuzione degli altri condannati. I miliziani conducevano i prigionieri uno ad uno sul bordo del pozzo. I prigionieri venivano uccisi con un colpo alla testa o al petto e gettati nell'abisso spingendoli con un forcone. I prigionieri restanti assistettero alla sorte dei compagni, venendo spesso spinti dentro l'abisso ancora vivi. I persecutori udirono chiaramente i lamenti e le lodi a Cristo Re levarsi dai prigionieri. Per far tacere ogni voce, i persecutori finirono i prigionieri sparando loro dalla bocca del pozzo. Don José Cano García morì all'età di trentadue anni, di cui otto trascorsi nell'esercizio del ministero sacerdotale. Suo nipote, il canonico don Juan Torrecillas, ha dichiarato che egli gode di una consolidata fama di martire tra i parrocchiani e che lo considera un vero martire della fede. Lo stesso don Juan Torrecillas ha affermato di ammirarlo profondamente a livello personale e di aver percepito costantemente il suo aiuto nella propria vita sacerdotale. Don José è stato inserito ufficialmente nel gruppo di centoquindici martiri della diocesi di Almería capeggiati da don José Álvarez–Benavides de la Torre. Infine, è stato solennemente beatificato ad Aguadulce presso Almería il 25 marzo 2017.
Il cammino sacerdotale
Il percorso di fede di José Cano García ha avuto inizio nella sua terra natale di Tíjola, nel cuore della provincia di Almería. Animato da un profondo desiderio di servire il Signore, egli ha intrapreso il cammino di formazione presso il Seminario di Almería, dove ha maturato la scelta di dedicare la propria esistenza al ministero ordinato. La sua ordinazione sacerdotale, avvenuta nel millenovecentoventotto, ha segnato l'inizio di un fecondo apostolato che lo ha condotto a operare con dedizione in numerose comunità locali. Tra le terre che hanno beneficiato del suo zelo pastorale si ricordano Tabernas, Castro de Filabres, Alcudia e Benitorafe, luoghi dove il sacerdote ha cercato di seminare speranza e conforto tra i fedeli.
L'anno millenovecentotrentasei ha rappresentato per lui un momento di ulteriore responsabilità, con la nomina ad arciprete di Tahal. Tuttavia, tale incarico si è svolto in un clima di crescente ostilità sociale e politica. In un contesto segnato dalla guerra civile spagnola, il suo ufficio sacerdotale non è stato soltanto un dovere amministrativo, ma una missione di testimonianza vissuta in condizioni di estrema precarietà. Nonostante le avversità del tempo, il Beato José Cano García ha mantenuto ferma la propria missione, restando al fianco del popolo a lui affidato, consapevole che la fedeltà al proprio ministero avrebbe richiesto un prezzo altissimo.
Il martirio e la gloria
Il sacrificio del Beato José Cano García si è consumato durante i tragici eventi della guerra civile spagnola. Arrestato dai miliziani, egli è stato sottoposto a dure torture, affrontando con fermezza le sofferenze inflitte a causa della sua appartenenza alla Chiesa e del suo ruolo di pastore. La sua testimonianza terrena si è conclusa in modo tragico presso il pozzo di Cantavieja, ad Almería, dove fu ucciso per impiccagione e il suo corpo gettato nel profondo della terra.
Questo atto di violenza non ha però spento la luce della sua testimonianza, che è stata pienamente riconosciuta dalla Chiesa universale. Membro del gruppo dei centoquindici martiri della diocesi di Almería, egli ha trovato il suo compimento definitivo nella beatificazione celebrata il venticinque marzo duemilassette. La sua vita, seppur breve, resta un segno indelebile di come la grazia sacerdotale possa vincere l'odio, trasformando il dolore del martirio in un seme di speranza per le generazioni future.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato José Cano García?
La memoria liturgica del Beato José Cano García si celebra il 13 settembre.
Quali riconoscimenti ufficiali ha ricevuto dalla Chiesa?
È stato beatificato ad Aguadulce presso Almería il 25 marzo 2017, come parte del gruppo dei centoquindici martiri della diocesi di Almería.