24 febbraio
Beato Josef Mayr-Nusser
Padre di famiglia, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza a Bolzano
Josef Mayr-Nusser nacque il 27 dicembre 1910 a Bolzano, venendo alla luce in un maso di media grandezza situato ai Piani di Bolzano, nelle immediate vicinanze del fiume Isarco. La famiglia, dedita alla viticoltura con il lavoro del padre, pur non essendo benestante non fece mai mancare il necessario ai suoi cari, sebbene la tragica morte del genitore in guerra, avvenuta nel 1915, lasciò la madre sola a crescere sette figli. Josef, che era il terzogenito ed era amorevolmente chiamato Pepi in famiglia, crebbe nel maso Nusser imparando fin da piccolo l'importanza della condivisione del pane con chi non aveva nulla, poiché la porta della tenuta rimase sempre aperta per accogliere i bisognosi e offrire loro il necessario. A Pepi piacevano molto le stelle e si incantava a fissare il cielo, coltivando nel profondo del cuore il sogno di fare l'astronomo da grande, pur dovendo accontentarsi di frequentare soltanto una scuola commerciale a causa delle ristrette condizioni economiche familiari. Questa formazione gli permise comunque di trovare un impiego stabile come cassiere e impiegato in un paio di aziende a Bolzano, lavorando infine presso le manifatture Eccel, una ditta tessile della città. Aveva lo sport nel sangue e amava sinceramente il pattinaggio, ma la sua vera passione risiedeva nella lettura avidamente rivolta a libri impegnati, spaziando costantemente dalla Sacra Scrittura fino a San Tommaso d'Aquino e dedicandosi con particolare fervore alle lettere scritte in carcere da san Tommaso Moro, cancelliere inglese oppositore del re e da questi fatto decapitare per la fede. Coltivava una intensa vita spirituale che orientava ogni suo singolo passo, sostenuta da una giornata che regolarmente iniziava con la partecipazione alla Messa delle sei e trenta del mattino e da momenti prolungati di preghiera personale e comunitaria.
L'impegno sociale e la testimonianza giovanile
La sensibilità verso i più deboli spinse molto presto Josef ad avvicinarsi alle Conferenze di San Vincenzo de' Paoli, rimanendo profondamente affascinato dalla figura e dall'opera del beato Federico Ozanam, fondatore di tale benemerito sodalizio. A soli ventidue anni divenne confratello della Conferenza di Bolzano Centro, per poi entrare a far parte della Conferenza del quartiere Piani, fondata nel 1937, della quale assunse ben presto la carica di presidente grazie a una spiccata e precoce attenzione verso i poveri che stupiva per la sua tenera età. In una lettera scritta nel 1940 raccomandava calorosamente ai soci di dedicare almeno dieci o quindici minuti alla visita mirata di una famiglia bisognosa, esortandoli a evitare con cura ogni forma di fredda condiscendenza, di paternalismo e di frasi fatte. Nel frattempo, seguendo l'invito rivolto da papa Pio XI nel 1936 sul necessario coinvolgimento dei laici nell'impegno ecclesiale, entrò a far parte del gruppo giovanile dell'Azione Cattolica avviato da don Friedrich Pfister. La situazione dell'Azione Cattolica in Italia era già protetta dal Concordato del 1929 ma violentemente osteggiata dal regime fascista, e a Bolzano il clima si presentava ancora più preoccupante, costringendo i giovani a tenere le riunioni in un convento di Lana per sfuggire a occhi indiscreti. Ritenuto dai compagni il più assiduo e motivato del gruppo, Josef venne eletto presidente e, il giorno di Pentecoste del 1936, pronunciò un discorso memorabile indirizzato ai giovani nel quale criticò severamente l'entusiasmo e la dedizione cieca e passionale delle masse verso i leader temporali, definendo tale fenomeno un culto che rasentava l'idolatria. Sottolineò con forza come tale fiducia cieca stupisse in un'epoca di grandi realizzazioni scientifiche e tecniche e di scetticismo verso il singolo, indicando risolutamente in Cristo l'unica guida che possiede il diritto al dominio e alla leadership illimitata. I giovani di Azione Cattolica, guidati per la parte italiana dall'assistente diocesano don Josef Ferrari, pulirono e addobbarono la chiesa abbandonata di san Giovanni in Villa nel centro storico di Bolzano, eleggendola a luogo privilegiato di riunione e di preghiera dove poter maturare le proprie scelte cristiane. Josef nutriva la ferma convinzione che dare testimonianza fosse l'unica arma efficace contro la deriva del tempo, avvertendo nettamente il pericolo dei cupi nuvoloni del nazionalsocialismo che avanzavano sull'Europa e denunciando apertamente il buio della miscredenza, dell'indifferenza, del disprezzo e della persecuzione che lo circondavano. La sua autorevolezza morale indusse le autorità a considerarlo un pericoloso formatore di coscienze e un temutissimo testimone, mentre la Chiesa accolse il suo zelo offrendogli la presidenza della Gioventù Cattolica Sudtirolese.
Il matrimonio e le prove della storia
Nel contesto della sua attività lavorativa, Josef conobbe Hildegard Staub, una impiegata che prestava servizio nella sua stessa ditta tessile, e se ne innamorò profondamente riconoscendo in lei una perfetta sintonia di idee e di impegni ecclesiali. Convinto fermamente che il matrimonio cristiano offrisse uno spazio autentico per testimoniare la fede e aspirare alla santità, le fece una corte tenace e appassionata, vincendo le sue iniziali esitazioni giacché la giovane stava seriamente pensando di farsi suora. Condividendo ideali elevati e un'evidente affinità spirituale, i due fidanzati convolarono a giuste nozze il 26 maggio 1942, e l'anno successivo nacque il loro amato figlio Albert, senza che tuttavia il fidanzamento e il matrimonio potessero interrompere la sua multiforme attività sociale e religiosa. La situazione in Alto Adige si faceva intanto sempre più complessa e dolorosa a causa delle imposizioni del regime fascista, il quale aveva proibito ai tirolesi di parlare la loro lingua madre e di coltivare le antiche tradizioni allo scopo di forzare la loro integrazione nella società italiana. Con l'accordo stipulato nel 1939 tra Benito Mussolini e Adolf Hitler sulle cosiddette Opzioni, la situazione precipitò ulteriormente, poiché chi desiderava mantenere l'identità tedesca era costretto a trasferirsi in Germania, mentre chi decideva di rimanere doveva adeguarsi alle direttive statali. L'ottanta percento della popolazione scelse la via dell'esodo a causa delle forti convinzioni o delle minacce subite, ma Josef volle rimanere decisamente in Alto Adige, adoperandosi con tutte le forze per convincere la gente a non partire, avvalendosi della preziosa collaborazione dei circoli cattolici di Bolzano e della maggioranza del clero locale. Questa posizione coraggiosa si poneva in netto e aperto disaccordo con il vescovo di Bressanone, monsignor Geisler, il quale aveva invece optato per il trasferimento in Germania, motivato da Josef con le notizie tutt'altro che confortanti provenienti dal Reich e dalla palese persecuzione anticristiana scatenata da Hitler. La vita quotidiana non risultava affatto facile per coloro che decidevano di restare, noti come i Dableiber, i quali subivano pesanti repressioni e limitazioni ma trovavano sostegno nel movimento di resistenza clandestino denominato Andreas Hofer-Bund. Josef aderì con convinzione a tale movimento di resistenza, offrendo generosamente una pertinenza del proprio maso familiare per consentire lo svolgersi in sicurezza degli incontri segreti. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, le truppe tedesche assunsero il controllo diretto dell'Alto Adige, e nel settembre del 1944 il Führer ordinò l'arruolamento forzato di quanti più uomini abili possibile per difendere fino all'ultimo il suo regime in crollo.
Il rifiuto del giuramento e l'arresto
In seguito a tali disposizioni coatte, Josef si trovò arruolato a forza nelle divisioni dell'esercito nazista, precisamente tra le file delle Schutz-Staffeln, comunemente note come SS, insieme a moltissimi altri concittadini Dableiber. Il 7 settembre i giovani furono stipati in tre vagoni merci alla stazione ferroviaria di Bolzano e sottoposti a un viaggio estenuante durato quattro giorni, che li condusse fino a Konitz in Germania, località situata nell'odierna Polonia con il nome di Chojnice. Presso la caserma locale, ricavata nell'area di un ex manicomio cittadino, le reclute furono sottoposte a un addestramento militare mirato al combattimento e a un rigido indottrinamento politico finalizzato a trasformarli in perfette SS. La mattina del 4 ottobre 1944 le reclute vennero schierate nel grande piazzale della caserma per prestare il solenne giuramento di fedeltà e obbedienza ad Adolf Hitler, momento in cui il sergente istruttore tenne una lezione di propaganda esaltando la causa del Terzo Reich. A quel punto la recluta Mayr-Nusser chiese con grande fermezza di poter parlare di fronte all'intero reparto e dichiarò a voce alta di non poter prestare in alcun modo quel giuramento, affermando con coraggio di non sentirsi nazionalsocialista per inderogabili motivi religiosi. Il sergente, rimasto sbalordito da un simile affronto, ordinò immediatamente di chiamare il comandante della compagnia, il quale interrogò direttamente il giovane per comprendere le ragioni di un comportamento tanto insolito quanto sovversivo. Mayr-Nusser ribadì senza esitazioni che la sua obiezione riposava esclusivamente su motivi di coscienza religiosa, ricordando come già nel 1936 avesse scritto che il culto del leader in Europa rasentava pericolosamente l'idolatria e che un cristiano non può elevare alcun uomo a idolo né coinvolgere Dio in simili ideologie blasfeme. Il comandante ordinò allora a Josef di mettere per iscritto la propria dichiarazione di rifiuto e, tra lo stupore di alcuni commilitoni e la rabbia feroce di altri, il giovane firmò quella che sapeva perfettamente essere la sua condanna a morte. Prima che la dichiarazione venisse consegnata ufficialmente, il commilitone Franz Treibenreif lo raggiunse per sussurrargli che non credeva possibile che il Signore potesse chiedere un sacrificio così estremo a un padre di famiglia. La risposta ferma e illuminata di Josef fu che, se nessuno avesse mai trovato il coraggio di dire loro chiaramente che non era d'accordo con le idee nazionalsocialiste, le cose non sarebbero mai cambiate in Europa. Verso le sei di sera dello stesso giorno, dopo essere stato sottoposto a un addestramento speciale punitivo che comportava l'obbligo di stendersi, rialzarsi e strisciare ripetutamente nel fango, Josef fu tratto in arresto e condotto nelle celle della prigione militare.
La prigionia e il martirio
Il 14 novembre 1944 Josef fu trasferito nel carcere di Danzica, che fungeva da sede del tribunale militare competente per il giudizio, subendo una detenzione severa ma affrontata con straordinaria serenità interiore. Dalle celle del carcere riuscì a far pervenire alla moglie Hildegard la sua ultima lettera, datata 5 dicembre, nella quale la esortava con dolcezza a pazientare e ad avere fiducia nel Signore, rassicurandola sul fatto che Dio non avrebbe mai abbandonato la loro famiglia. Per la sposa e per i familiari iniziò un periodo di angosciosa attesa durante il quale non giunse più alcuna notizia diretta del congiunto, fino alla dolorosa comunicazione pervenuta il 5 aprile 1945. Un telegramma proveniente dal lazzaretto militare di Erlangen, giunto alla famiglia che nel frattempo si era sfollata a Renon, attestava infatti che Josef era deceduto nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 1945. La morte era sopraggiunta a causa di una grave broncopolmonite contratta su un treno merci in sosta nella stazione di Erlangen, mentre il convoglio, partito da Buchenwald con quaranta obiettori a bordo, si trovava bloccato a causa della linea ferroviaria interrotta dai bombardamenti alleati mentre era diretto al campo di concentramento di Dachau. Durante la detenzione e il viaggio estenuante, Pepi era stato descritto dai compagni di sventura come un uomo stremato dalla fame e dalla dissenteria, ma sempre pronto a donare un sorriso e una parola di speranza a chi soffriva più di lui, arrivando persino a compiere l'ultimo gesto di carità cristiana passando il proprio scarso cibo ai prigionieri più affamati. A causa delle condizioni disperate in cui versava, un soldato che fungeva da guardia carceraria ed era un ex seminarista di nome Fritz Habicher si era adoperato per ottenere il permesso di farlo visitare, organizzando un faticoso viaggio a piedi della durata di tre ore per condurlo da un medico nazista a Erlangen. Il medico tedesco, tuttavia, compiendo una valutazione superficiale, aveva giudicato il prigioniero privo di problemi gravi e aveva ordinato la sua immediata ripresa del viaggio sul treno. Il tragitto a piedi di ritorno, affrontato con le ultime forze residue, si era rivelato fatale per il suo fisico debilitato, mentre Josef continuava commoventemente a ringraziare chiunque stesse cercando di aiutarlo in quelle ore drammatiche. Tra i pochi effetti personali restituiti alla famiglia dopo la sua scomparsa furono rinvenuti un Vangelo, un messalino bilingue e una corona del Rosario, segni tangibili della sua profonda dedizione spirituale. La Chiesa Cattolica ha ufficialmente sancito che la sua morte è avvenuta in odio alla fede, riconoscendo pienamente il martirio di un uomo che ha sacrificato la vita terrena per amore di Cristo e della retta coscienza morale.
Il processo di beatificazione e la memoria
La nobile vicenda terrena di Josef Mayr-Nusser ha diviso per molti anni la sensibilità della popolazione tirolese, poiché coloro che avevano prestato giuramento di fedeltà a Hitler tendevano inizialmente a considerarlo un traditore della patria. Soltanto con il trascorrere del tempo e con l'apertura del processo canonico si è potuto leggere il suo luminoso sacrificio con una luce autenticamente evangelica ed ecclesiale. Poiché la diocesi competente per territorio in cui era avvenuto il decesso sarebbe dovuta formalmente essere quella di Bamberga, il 23 febbraio 1991 fu operato il fondamentale trasferimento della causa al tribunale ecclesiastico della diocesi di Bolzano-Bressanone, superando i primi ostacoli burocratici. Successivamente, la Santa Sede concesse il nulla osta ufficiale il 30 settembre 2005, permettendo così l'avvio formale dell'iter diocesano che fu aperto solennemente il 24 febbraio 2006 e si concluse con successo il 19 marzo 2007. L'intero incartamento della fase diocesana ricevette la convalida ufficiale il 23 aprile 2010, aprendo la strada alla fase romana presso la Congregazione delle Cause dei Santi. L'11 novembre 2014 si tenne la riunione decisiva dei periti storici incaricati di trattare tutte le questioni ancora aperte sul conto di Josef, dirimendo ogni dubbio sulla linearità della sua testimonianza di fede. In seguito, l'8 luglio 2016 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto che dichiarava ufficialmente Josef martire della fede, ricevendo in udienza il cardinale prefetto Angelo Amato. La solenne celebrazione della beatificazione fu celebrata la mattina del 18 marzo 2017 nel Duomo di Bolzano, presieduta dallo stesso cardinale Angelo Amato in qualità di legato pontificio inviato dal Santo Padre, tra la commozione e la gioia di una immensa assemblea di fedeli. I resti mortali del Beato, inizialmente sepolti nel cimitero di Erlangen dove era deceduto, erano stati coraggiosamente riportati in Alto Adige nel 1958 per trovare prima una collocazione nel 1963 all'interno delle mura esterne della chiesa parrocchiale di San Giuseppe a Stella di Renon, paese in cui il Beato e sua moglie possedevano la loro villa estiva. Dopo la solenne beatificazione del 2017, le sue reliquie sono state traslate e collocate definitivamente nel Duomo di Trento, custodite presso l'altare di san Floriano situato nella parte meridionale della cattedrale, dove i fedeli possono continuare a venerarne la memoria e a invocarne la potente intercessione celeste.
La vita e la testimonianza
La vita di Josef Mayr-Nusser si è dipanata tra le montagne dell'Alto Adige e le dure realtà del secondo conflitto mondiale. Formatosi nell'impegno laicale a Bolzano, ha trovato nella preghiera e nel servizio ai poveri il nutrimento costante per la propria anima. Il matrimonio con Hildegard nel 1942 ha rappresentato per lui il compimento di una vocazione domestica vissuta nella carità, arricchita dalla gioia di divenire padre. Tuttavia, la chiamata alle armi nel 1944 ha interrotto bruscamente la serenità di questo disegno familiare, proiettandolo in una condizione di prova estrema.
Inserito nei ranghi delle SS, Josef si è trovato dinanzi a un bivio morale che non ammetteva compromessi. Consapevole che il giuramento richiesto contrastava con la sua appartenenza a Cristo, ha manifestato il suo rifiuto con fermezza e umiltà, consapevole delle conseguenze mortali che tale opposizione avrebbe comportato. Il suo percorso verso la morte, avvenuta a Erlangen nel 1945 a causa degli stenti subiti, è divenuto un calvario silenzioso. Attraverso Konitz e Danzica, il suo cammino si è fatto preghiera vivente, offrendo la propria esistenza in sacrificio per la libertà della coscienza. La sua morte, lontana dagli affetti più cari, non è stata una sconfitta, ma il suggello di una vita interamente donata, che ancora oggi interpella la coscienza di chiunque cerchi la giustizia nel nome del Signore.
Il culto e la memoria
La figura del Beato Josef Mayr-Nusser è oggi custodita con particolare devozione dalla Diocesi di Bolzano-Bressanone, che lo riconosce come guida e intercessore. La sua beatificazione, proclamata da Papa Francesco nel 2017, ha sollevato il velo su una testimonianza che trascende i confini locali per divenire patrimonio della Chiesa universale. Egli rappresenta il volto del laicato che, pur immerso nelle pieghe della storia umana, non smarrisce il senso ultimo dell'appartenenza a Dio.
Il suo culto, celebrato con solennità, invita i fedeli a riflettere sul valore della coerenza evangelica nelle scelte quotidiane. San Vincenzo de' Paoli, di cui Josef seguì l'esempio nelle opere di carità, rivive oggi nella memoria di questo padre di famiglia che ha saputo donare tutto per non tradire la propria fede. La sua testimonianza rimane un pilastro di speranza, ricordandoci che la luce del Vangelo è in grado di risplendere anche nelle notti più oscure dell'umanità.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Josef Mayr-Nusser?
La memoria liturgica del Beato Josef Mayr-Nusser si celebra il 24 febbraio nel giorno della sua nascita al cielo e il 3 ottobre per la diocesi di Bolzano-Bressanone.
Di cosa è patrono il Beato Josef Mayr-Nusser?
Il testo non menziona specifici patronati ufficiali attribuiti al Beato Josef Mayr-Nusser.