Beato Lanfranco di Canterbury

Vescovo

Aggiornato il 22 luglio 2026

Dalle origini pavesi alla conversione monastica

Lanfranco, denominato anche Lanfranco da Pavia, nacque nella città lombarda intorno al millecinque da una famiglia di condizioni agiate. Dopo la morte del padre, avvenuta quando era ancora giovane, esercitò la magistratura nella sua città natale e l'ufficio di letterato e di avvocato, avendo compiuto la propria formazione alla scuola giuridica pavese. Non vi è una sicura documentazione di una presenza di Lanfranco nello studio bolognese. Per motivi che rimasero avvolti nel mistero, abbandonò Pavia nel mille trentacinque, ipotizzando gli storici che tale allontanamento sia avvenuto a causa di contrasti sorti fra famiglie nobili locali. Si trasferì quindi ad Avranches, in Normandia, dove aprì una scuola di lettere e dialettica per poter vivere. A causa della mancanza di successo e di tranquillità in quella località, pensò di trovare migliore fortuna nella città di Rouen. Durante il viaggio intrapreso verso la nuova meta, fu catturato da alcuni predoni. L'episodio della cattura lo impressionò a tal punto da fargli formulare il proposito di farsi monaco se avesse avuto salva la vita, un evento collocabile intorno al mille quarantadue. Mantenne fedelmente il voto emesso entrando nel monastero di Bec, fondato da poco tempo da Erluino. I primi anni trascorsi all'interno del cenobio non furono facili per lui, al punto che giunse a pensare di ritirarsi in eremitaggio poiché non riteneva buona la vita condotta nella comunità monastica. Fu l'abate Erluino a dissuaderlo da tale proposito, dimostrandogli grande fiducia e nominandolo infine priore, affidandogli contestualmente la direzione della scuola monastica. Sotto il suo fortissimo impulso, la scuola di Bec divenne una delle più celebri e frequentate dell'epoca. In essa si formarono figure di altissimo spessore spirituale e culturale, tra cui Ivo di Chartres, Anselmo di Aosta, Anselmo di Lucca, il cardinale Guitmondo e Teodorico di Paderborn. La risonanza e la notorietà di quella scuola furono tali che papa Niccolò II inviò a Lanfranco alcuni cappellani romani affinché si esercitassero nella dialettica e nella retorica, e successivamente papa Alessandro II vi inviò i propri nipoti per le medesime ragioni di studio.

La controversia eucaristica e la fama di teologo

La straordinaria notorietà della scuola di Bec fu strettamente connessa con la controversia eucaristica suscitata dalle dottrine di Berengario di Tours. Lanfranco contrastò con decisione e fermezza la dottrina di Berengario, difendendo la presenza reale del corpo e del sangue di Cristo nel sacramento dell'altare. Partecipò attivamente a numerosi sinodi convocati per affrontare la questione, tra i quali si ricordano quelli celebrati a Roma e a Vercelli nel mille cinquanta e quello di Tours nel mille cinquantacinque. La sua voce dottrinale trovò espressione mirabile nella stesura del famoso opuscolo intitolato Libellus de sacramento corporis et sanguinis Christi contra Berengarium. Questo importante scritto contro Berengario gli meritò da parte dei contemporanei la fama incontestata di miglior teologo dell'Occidente. Egli ebbe il grande merito di denunciare l'errore teologico nella controversia sull'Eucaristia, proponendo la dottrina tradizionale senza tuttavia avviare approfondimenti speculativi ulteriori. Delle sue fatiche letterarie e dottrinali restano vari scritti di importanza generalmente molto relativa, fatta eccezione per il citato opuscolo contro l'eresia berengariana. Tra le sue compilazioni si ricordano i Commentari sui Salmi, opera oggi purtroppo perduta, e i Commentari su San Paolo. Scrisse inoltre gli Statuta sive decreta pro ordine S. Benedicti, che consistono in una minuziosa spiegazione della Regola monastica, e alcune note sulle Collationes di Cassiano giudicate di scarso valore. Compose anche il trattato Liber de celanda confessione, incentrato sul sigillo sacramentale e sul modo di ovviare alla mancanza del sacerdote confessore in casi estremi. Di notevole interesse storico e giuridico sono le sue Epistolae, tra le quali si segnala la trentatreesima, indirizzata al vescovo Domnaldo d'Irlanda e dedicata al tema della Comunione ai bambini. Il più antico biografo di Lanfranco fu Milone Crispino, appartenente all'abbazia di Bec, il quale intorno al mille cento quaranta narrò dettagliatamente le attività del santo svolte come abate e arcivescovo. Alcuni dati biografici originari di Lanfranco furono in seguito deformati nella Cronaca di Enrico di Knighton e dagli scritti di Guglielmo di Thorn.

Il servizio in Normandia e l'ascesa a Canterbury

Lanfranco divenne nel tempo stimato consigliere di Guglielmo il Conquistatore, sebbene le loro prime relazioni non fossero state affatto facili. Sembra infatti che il monaco non fosse affatto favorevole alle nozze contratte da Guglielmo con la cugina Matilde di Fiandra nel mille cinquanta tre, un'opposizione al matrimonio che era stata sancita anche dalle autorità ecclesiastiche di Roma. A causa di questa ferma opposizione, il duca aveva persino nutrito l'intenzione di espellere il monaco dalla Normandia. Nel mille cinquanta nove Lanfranco si recò personalmente a Roma, dove ottenne da papa Niccolò II la dispensa di parentela necessaria per regolarizzare il matrimonio del duca. Il pieno successo di quella delicata missione fece entrare definitivamente il monaco nelle grazie del sovrano. Come penitenza per la dispensa ottenuta, Guglielmo accettò volentieri di costruire un monastero maschile intitolato a Santo Stefano e un monastero femminile nella città di Caen. Lanfranco fu nominato abate del monastero di Santo Stefano nel mille sessantasei. Nell'anno seguente si era diffusa l'intenzione di eleggere Lanfranco alla prestigiosa sede vescovile di Rouen. Per tale motivo, egli si recò nuovamente a Roma nel mille sessantasetto per ottenere il trasferimento a quella sede del vescovo Giovanni. Durante questa permanenza romana, si interessò attivamente affinché venisse inviata una legazione papale in Inghilterra. Nel regno inglese si discuteva apertamente sulla sistemazione della gerarchia ecclesiastica dopo la conquista portata a termine da Guglielmo nel mille sessantasei. La tendenza politica del re era quella di sostituire la gerarchia locale con persone provenienti dalla Normandia. Per raggiungere questo obiettivo, il re ottenne la nomina di Lanfranco ad arcivescovo di Canterbury nell'anno mille settanta. Nel primo anno del suo episcopato inglese, egli incontrò difficoltà talmente gravi da spingerlo ad offrire la propria rinuncia formale a papa Alessandro II.

La riforma della Chiesa inglese e gli ultimi anni

Appena insediato, Lanfranco dovette affrontare una dura controversia sorta con Tommaso di York in merito alla sede primaziale di Canterbury. La sede di Canterbury era stata diminuita di importanza e di prestigio negli anni precedenti, e il vescovo di York non intendeva più dipendere dalla sua giurisdizione, tendendo anzi a sottrargli anche i vescovadi di Worcester, Lichfield e Rochester. Il conflitto fu deferito a Roma, ma papa Alessandro II preferì rimettere la soluzione a un concilio inglese. Tale assise si tenne prima a Winchester nella Pasqua del mille settantadue e poi a Windsor nella Pentecoste dello stesso anno, sotto la presidenza del cardinale Uberto, legato pontificio. Lanfranco giustificò il diritto di supremazia della sua sede avvalendosi della narrazione storica di Beda e facendo riferimento a precedenti decisioni papali e conciliari, sebbene i critici abbiano in seguito dimostrato che i documenti conciliari citati fossero dei falsi, pur restando seri dubbi sulla loro eventuale compilazione da parte dello stesso arcivescovo. Il concilio riconobbe comunque i diritti primaziali di Canterbury. Grazie a questo accresciuto prestigio, egli poté svolgere un'efficace azione direttiva e riformatrice in Inghilterra e in Irlanda. La sua azione si dispiegò ampiamente nel campo delle costruzioni, che videro la riedificazione della cattedrale di Canterbury, del chiostro, dell'ospizio e il miglioramento di numerose chiese e monasteri. Egli operò soprattutto nell'opera di riforma della Chiesa inglese, forte della sua precedente esperienza come abate di Caen, dove aveva iniziato in Normandia un'efficace riforma monastica. Si era adoperato per restaurare la disciplina cenobitica al fine di riportare i monaci al genuino spirito della regola, insistendo in particolare sulla clausura e sul distacco rigoroso dalle ricchezze terrene. Questa opera riformatrice ebbe continuità in Inghilterra attraverso il trasferimento mirato di monaci provenienti dalla Normandia nei monasteri dell'isola. Egli rivolse eguale cura pastorale verso il clero secolare, attuando in Inghilterra le riforme che erano già in atto sul continente europeo per opera dei papi, e specialmente di Gregorio VII. Tuttavia, Lanfranco non corse sempre di buon accordo con papa Gregorio VII, poiché il monaco Ildebrando aveva tramato anni prima per impedire che le decisioni del sinodo di Windsor fossero approvate a Roma, vedendo in esse un'accentuata e pericolosa autonomia della Chiesa inglese. Nonostante ciò, Lanfranco conservò una posizione di prudente neutralità nella controversia sorta tra Gregorio VII e l'antipapa Guiberto, pur distaccandosi in alcuni punti specifici dall'azione riformatrice gregoriana. Riconobbe infatti valido il matrimonio dei parroci di campagna e non proibì l'investitura compiuta dai principi laici durante il concilio di Winchester del mille settantasei. Riorganizzò profondamente le circoscrizioni e le giurisdizioni ecclesiastiche, trasferendo le sedi episcopali dai villaggi secondari di campagna alle città più importanti, e prese una disposizione analoga anche per le parrocchie. L'opera di riorganizzazione delle sedi episcopali e parrocchiali ebbe il suo segno più visibile nel concilio di Londra del mille settantacinque. In tutto questo operato fu assecondato dal pieno appoggio di Guglielmo, il quale gli affidò persino la direzione della vita politica durante i frequenti periodi di assenza dal regno d'Inghilterra. Successivamente, ebbe relazioni molto fredde con Guglielmo il Rosso dopo la morte del padre. Lanfranco morì serenamente il ventotto maggio dell'anno mille ottanntanove e fu sepolto nella cattedrale di Canterbury sotto l'altare di San Martino.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Lanfranco di Canterbury?

Nei repertori liturgici e nel martirologio, il Beato Lanfranco viene registrato e ricordato principalmente il ventotto maggio, e raramente il ventiquattro dello stesso mese.

Quali furono i principali ruoli rivestiti dal Beato Lanfranco?

Il Beato Lanfranco è stato monaco di Bec in Normandia dove fondò una celebre scuola, abate di Caen, e infine arcivescovo di Canterbury in Inghilterra, distinguendosi come vescovo, giurista, insigne teologo e riformatore della disciplina ecclesiastica.

A Canterbury in Inghilterra, beato Lanfranco, vescovo, che, monaco di Bec in Normandia, fondò una celebre scuola e disputò contro Berengario circa la presenza reale del corpo e del sangue di Cristo nel Sacramento eucaristico; eletto poi alla sede di Canterbury, si adoperò per la riforma della disciplina ecclesiastica in Inghilterra. — Martirologio Romano