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5 marzo

Beato Lazzaro Shantoja

Sacerdote e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e i primi anni di sacerdozio

Lazër Shantoja è nato a Scutari, in Albania, il due settembre 1892. Ha maturato la vocazione al sacerdozio ispirandosi all'esempio di uno zio e ha svolto i primi studi nel Seminario della sua città natale, diretto dai padri Gesuiti. In seguito ha proseguito il proprio percorso formativo a Innsbruck, in Austria, apprendendo la lingua tedesca. Dotato di carattere vivace e curioso, ha seguito attentamente le vicende del popolo albanese intese a liberarsi dal dominio dell'Impero Ottomano. Parallelamente agli studi religiosi, ha studiato pianoforte e ha iniziato a cimentarsi nelle prime composizioni letterarie. Nel 1920 è stato ordinato sacerdote e, subito dopo l'ordinazione, è rientrato in Albania dove è stato nominato parroco di Sheldija, un centro montano situato a est di Scutari. Una volta insediatosi a Sheldija, si è fatto trasportare il proprio pianoforte a dorso d'asino, fatto che gli è valso il soprannome di il parroco col piano. Ha avviato il ministero pastorale venendo stimato dai parrocchiani per le sue doti naturali di guida spirituale e umana.

Nel 1924, mentre l'Albania indipendente era coinvolta in conflitti con le nazioni confinanti, il nuovo arcivescovo di Scutari, monsignor Lazër Mjeda, lo ha scelto come proprio segretario. Egli ha accettato l'incarico per obbedienza, mentre i suoi parrocchiani di Sheldija si sono opposti inizialmente alla sua partenza. I parrocchiani hanno ceduto solo dopo aver compreso l'impossibilità di contrastare la decisione dell'autorità vescovile. I fedeli lo hanno quindi accompagnato amareggiati alla nuova sede, insieme all'asino che trasportava il pianoforte, i libri e gli spartiti musicali. La sera, durante il tempo libero dai doveri d'ufficio, don Lazër suonava il pianoforte, attirando molti passanti che si radunavano sotto le finestre del palazzo arcivescovile per ascoltarlo. Oltre ad assistere il vescovo, il suo compito principale era promuovere iniziative dirette a parificare l'Albania alle altre nazioni europee. Ha collaborato attivamente alla redazione del quotidiano Ora e maleve, vale a dire La Difesa delle Montagne, che era l'organo ufficiale della Democrazia Cristiana albanese. Il quotidiano ha raggiunto una diffusione ampia, superando i confini del partito, dell'ambiente cattolico e del contesto nazionale. I suoi articoli, caratterizzati da uno stile arguto e polemico, gli hanno procurato il rispetto degli avversari politici per la qualità delle argomentazioni trattate.

L'esilio, gli studi e il ritorno in patria

In seguito all'autoproclamazione a re del capo militare Ahmet Zogu, noto anche come Zog I, e all'instaurazione di un regime repressivo, molti intellettuali e partigiani albanesi sono stati costretti all'esilio. Don Lazër è fuggito dall'Albania riparando prima in Jugoslavia, poi a Vienna e infine stabilendosi in Svizzera. In territorio svizzero ha risieduto inizialmente a Berna, per poi esercitare il ministero pastorale a La Motte, sulle Alpi bernesi, tra il 1935 e il 1939. Durante l'esilio ha proseguito l'attività culturale traducendo in albanese opere di Goethe, Schiller e di alcuni poeti italiani. Ha composto saggi brevi, articoli e testi poetici, e intendeva realizzare un'opera incentrata sui valori tradizionali del focolare e della libertà fondata sulla fede in Dio. Ha vissuto l'esilio con una profonda nostalgia per la patria, come confidato al poeta Ernest Koliqi durante una visita di quest'ultimo. Ha manifestato la necessità di mantenere un legame concreto con le proprie origini culturali e umane. Durante il periodo di esilio è stato accompagnato dalla madre, la quale parlava esclusivamente la lingua albanese.

Nel 1938 è potuto rientrare in Albania, stabilendosi a Tirana con la madre in una piccola abitazione per dedicarsi interamente alla letteratura. Dopo la sua morte si è scoperta l'esistenza di alcuni sonetti anonimi che aveva dedicato a una figura femminile. La scoperta di questi versi ha suscitato scalpore in alcuni, venendo tuttavia considerata dimostrazione della sua sensibilità verso la bellezza umana. Durante gli anni della seconda guerra mondiale si era inizialmente avvicinato ai fascisti italiani, prendendone tuttavia presto le distanze. Con l'avvento del regime comunista in Albania è diventato oggetto di persecuzione politica e religiosa.

Il martirio e la gloria degli altari

Con l'instaurazione della dittatura comunista, don Lazër Shantoja è stato arrestato e sottoposto a severe torture che gli hanno provocato la frattura delle braccia e delle gambe. A causa delle mutilazioni subite, poteva muoversi all'interno della cella solo trascinandosi sulle ginocchia e sui gomiti. Sua madre, ammessa a visitarlo in carcere, vedendo le sue condizioni fisiche ha supplicato i soldati di ucciderlo con un proiettile pur di porre fine ai suoi patimenti. Dopo un ulteriore periodo di detenzione, una soldatessa lo ha ucciso sparandogli un colpo alla nuca. È morto a Tirana il cinque marzo 1945.

Per la sua testimonianza di fede e di fedeltà al Vangelo, è stato inserito nel gruppo dei trentotto martiri albanesi guidati da monsignor Vinçenc Prennushi. La Chiesa ha riconosciuto il valore sovrumano della sua prova, culminata nella proclamazione a beato avvenuta a Scutari il cinque novembre 2016.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Lazzaro Shantoja?

La sua memoria liturgica si celebra il cinque marzo, giorno della sua nascita al cielo.