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giovedì 5 marzo 2026 · Santo del giorno

Sant' Adriano di Cesarea

Martire

Sant' Adriano di Cesarea

Sant'Adriano di Cesarea è una delle figure più luminose e generose della prima era cristiana, un martire che scelse di non sottrarsi al pericolo pur di portare conforto e vicinanza a coloro che soffrivano per la fede. La sua memoria è giunta fino a noi come testimonianza di una carità concreta, spinta fino al dono supremo della propria vita in un tempo di durissima prova per la Chiesa delle origini.

Egli è ricordato principalmente per il suo coraggioso viaggio verso Cesarea in Palestina, intrapreso con il solo scopo di assistere i cristiani perseguitati. In quel luogo, anziché cercare la propria sicurezza, condivise la sorte dei fratelli, affrontando il martirio sotto l'impero di Diocleziano e rimanendo nei secoli come un esempio di devozione incrollabile e di amore fraterno.

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Gli altri santi di oggi

San Ciarano (Kieran)

Vescovo

San Ciarano, conosciuto anche come Cìarán in gaelico e Kieran in irlandese, è una delle figure più antiche e venerate della Chiesa d'Irlanda. Nato nel territorio di Ossory, il santo ha legato indissolubilmente la sua opera e la sua memoria alla località di Saighir, dove fu vescovo e abate, guidando la comunità cristiana e portando a compimento l'evangelizzazione del territorio circostante. La sua esistenza si colloca in un tempo antico e sfuggente alla cronologia certa, sebbene la tradizione lo ricordi con titoli altissimi, tra cui quello di primogenito dei santi irlandesi e precursore di san Patrizio, giungendo persino a definirlo vescovo dei vescovi.

La sua memoria liturgica si celebra il 5 marzo in molte parti d'Irlanda, mentre la diocesi di Ossory lo riconosce quale suo primo vescovo e lo venera come patrono principale. Attorno alla sua figura si intrecciano dati storici, una profonda opera di fondazione monastica e una ricca tradizione agiografica che narra della sua vita eremitica in armonia con gli animali selvatici. La testimonianza di San Ciarano continua a vivere nei luoghi della sua missione e nella devozione di quanti ne custodiscono l'eredità spirituale.

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San Foca l'Ortolano

Martire

San Foca l'Ortolano è una figura luminosa della Chiesa del quarto secolo, la cui memoria ci giunge dalla città di Sinope. Egli viene celebrato come un martire che ha saputo coniugare la semplicità della vita quotidiana, dedicata alla cura della terra, con una straordinaria fortezza d'animo nel momento della prova suprema. La sua esistenza, spesa nel lavoro umile di giardiniere, è diventata per i secoli a venire un esempio fulgido di accoglienza cristiana e di serena accettazione del disegno divino.

Il santo è ricordato in modo particolare per aver vissuto la carità fino alle sue estreme conseguenze. Egli non cercò la fuga di fronte ai sicari inviati per togliergli la vita, ma scelse di accoglierli con ospitalità, offrendo loro ristoro prima di compiere il gesto definitivo. La sua testimonianza rimane un richiamo costante alla pace interiore e alla dedizione verso il prossimo, rendendolo un protettore amato da coloro che lavorano a contatto con la natura e da chi solca le vie del mare, affidandosi alla sua intercessione per trovare conforto e protezione.

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San Giovan Giuseppe della Croce (Carlo Gaetano Calosirto)

Sacerdote dei Frati Minori

San Giovan Giuseppe della Croce, al secolo Carlo Gaetano Calosirto, nacque a Ischia il 15 agosto 1654 ed è ricordato come un insigne sacerdote dei Frati Minori Scalzi della Riforma di San Pietro d'Alcántara. La sua esistenza si dipanò tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo, segnata da un profondo spirito di ascesi, da un amore incrollabile per i poveri e i sofferenti delle strade di Napoli e da straordinari doni carismatici che lo accompagnarono per tutta la vita. Uomo di pacificazione e di rigorosa osservanza, guidò con umiltà la sua famiglia religiosa attraverso complesse traversie istituzionali fino alla riunificazione dei rami dell'ordine.

La memoria di questo santo pastore e mistico rimane profondamente viva nei luoghi che calpestò e servì durante il suo cammino terreno, in particolare a Napoli, a Ischia e ad Alife, dove la sua protezione viene invocata con devozione filiale. Canonizzato nel 1839 insieme ad altre grandi figure della Chiesa, San Giovan Giuseppe della Croce continua a indicare ai fedeli la via del silenzio interiore, della carità operosa e della dedizione totale al ministero sacerdotale.

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San Conone l'ortolano

Martire in Panfilia

San Conone è una figura venerata nella tradizione cristiana, conosciuto anche con i soprannomi di l'Ortolano e il Taumaturgo. Vissuto nel terzo secolo, la sua testimonianza di fede si colloca nel contesto delle persecuzioni imperiali, precisamente durante il regno dell'imperatore Decio, intorno all'anno 250. La sua vicenda terrena e spirituale emerge attraverso le testimonianze dei sinassari bizantini e del Martirologio Romano, sebbene la ricostruzione storica presenti diverse sovrapposizioni e complessità agiografiche. Conone visse in Panfilia, regione che oggi corrisponde al territorio della Turchia, conducendo una vita di estrema semplicità dedita al lavoro della terra e alla preghiera. La tradizione ne tramanda il martirio cruento, affrontato con incrollabile fermezza e concluso in un dialogo costante con Dio.

Il santo è particolarmente ricordato per la sua testimonianza estrema e per la complessità delle fonti che ne tramandano la memoria liturgica. Il Martirologio Romano ne fissa la commemorazione al sei marzo, collocandone il martirio a Cipro, mentre i sinassari bizantini anticipano la celebrazione al cinque marzo. Gli studiosi ipotizzano che la menzione cipriota derivi da un errore di traduzione del termine greco originario per ortolano. Intorno alla sua figura si intrecciano le memorie di altri testimoni della fede in Panfilia, come il vescovo Nestore e altri martiri legati alla Chiesa delle origini, delineando un mosaico di santità e di sangue versato per Cristo che continua a nutrire la devozione dei fedeli.

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Beato Geremia da Valacchia (Giovanni) Kostistik

Il beato Geremia da Valacchia, nato con il nome di Giovanni Kostistik, visse tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo e spese la sua esistenza terrena nell'ascolto e nel soccorso dei più deboli. Nato nel villaggio di Tzazo, in Valacchia, il ventinove giugno 1556 da genitori agricoltori e di condizione benestante di nome Stoika Kostist e Margherita Barbat, nutrì fin dalla giovinezza il profondo desiderio di trasferirsi in Italia, nazione che riteneva abitata dai cristiani più esemplari del pianeta. All'età di diciannov'anni ottenne il permesso di partire e, dopo aver sostato a lungo ad Alba Iulia al servizio di un medico, giunse a Bari all'età di ventidue anni al termine di un lungo spostamento, senza tuttavia trovare ciò che si attendeva. Durante la Quaresima del 1578 arrivò a Napoli presso i frati cappuccini, dove fu accolto come fratello laico senza accedere agli Ordini sacri e assumendo il nome di fra Geremia da Valacchia. Visse in diversi conventi dell'ordine e dal 1584 si stabilì nel convento di Sant'Eframio Nuovo a Napoli, città allora sotto il dominio della Corona spagnola, rimanendovi per la restante parte della sua vita fino al decesso avvenuto il cinque marzo 1625.

Egli è ricordato per la sua straordinaria dedizione agli infermi e agli emarginati, esercitata con carità e letizia per quarant'anni ininterrotti come attesta il Martirologio, che lo ricorda con il nome di beato Geremia Giovanni Kostistik da Valacchia. Svolse i servizi più umili e sgradevoli della comunità, dedicandosi alla questua per i poveri e rinunciando alla propria razione di cibo. La sua profonda empatia attirò indigenti, dotti teologi e personalità di rilievo sociale che cercavano i suoi consigli, nonostante fosse un fratello laico analfabeta che si esprimeva con un linguaggio peculiare fatto di italiano, rumeno e napoletano. Dopo la morte, avvenuta a Napoli, la sua salma fu sepolta segretamente di notte con l'intervento dei soldati per contenere la folla che voleva strappare reliquie dal suo saio, che dovette essere sostituito sei volte. Proclamato beato nel 1983 da papa Giovanni Paolo II, le sue spoglie sono oggi custodite a Napoli all'interno della chiesa dell'Immacolata Concezione.

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San Gerasimo

Anacoreta

San Gerasimo visse nel corso del quinto secolo, incarnando la via dell'anacoresi e del monachesimo in terra di Palestina e di Giordania. Nato in Licia in un luogo e in una data che ci restano sconosciuti, mosse i primi passi spirituali in un monastero della sua provincia d'origine, per poi orientare la propria esistenza verso il silenzio e la solitudine del deserto. La sua memoria liturgica si celebra il 5 marzo nel Martirologio Romano e in alcuni calendari siriaci, mentre la Chiesa bizantina ne fissa la ricorrenza al 4 marzo.

Il santo è particolarmente ricordato per aver fondato un monastero cenobitico nei pressi del fiume Giordano e un sistema di eremitaggi destinati a quanti desideravano la vita solitaria. La sua figura è legata a importanti vicende dottrinali del suo tempo, tra cui l'iniziale adesione alle idee di Eutiche e il successivo ritorno all'ortodossia grazie alla guida di sant'Eutimio il Grande. La tradizione e le fonti antiche ne tramandano la disciplina rigorosa, le opere di penitenza e il celebre episodio del leone guarito, che rese la sua laura celebre nei secoli.

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Beato Lazzaro Shantoja

Sacerdote e martire

Il Beato Lazzaro Shantoja, sacerdote e martire del ventesimo secolo, ha offerto la sua intera esistenza al servizio di Dio e del popolo albanese, unendo allo zelo pastorale una raffinata sensibilità culturale. Nato a Scutari nel 1892 e formatosi tra la sua terra natale e Innsbruck, ha speso i suoi giorni tra l'impegno ecclesiale, la promozione della giustizia sociale, la scrittura e la musica, distinguendosi come un intellettuale libero e appassionato. La sua fedeltà al Vangelo e alla dignità umana lo ha esposto prima all'esilio durante il regime di Ahmet Zogu e poi alla persecuzione feroce sotto la dittatura comunista, che lo ha condotto al martirio a Tirana nel 1945.

La sua testimonianza di fede eroica, consumata attraverso la sofferenza e le torture estreme, brilla oggi nella Chiesa universale. Annoverato nel gruppo dei trentotto martiri albanesi guidati da monsignor Vinçenc Prennushi, è stato proclamato beato a Scutari il cinque novembre 2016. La sua memoria liturgica si celebra il cinque marzo, giorno della sua nascita al cielo, ricordando un pastore che ha saputo custodire la speranza cristiana in tempi di tenebre e oppressione, offrendo la vita per amore della verità e della libertà.

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San Lucio I

Papa

A Roma sulla via Appia nel cimitero di Callisto, deposizione di san Lucio, papa, che, successore di san Cornelio, subì l’esilio per la fede in Cristo e, insigne testimone della fede, affrontò le difficoltà del suo tempo con moderazione e prudenza.

San Virgilio di Arles

Vescovo

Ad Arles in Provenza, in Francia, san Virgilio, vescovo, che ospitò sant’Agostino e i monaci che, su mandato del papa san Gregorio Magno, erano in viaggio per l’Inghilterra.

San Teofilo di Cesarea di Palestina

Vescovo

Commemorazione di san Teofilo, vescovo di Cesarea in Palestina, che, sotto l’imperatore Settimio Severo, rifulse per sapienza e integrità di vita.

Beato Cristoforo Macassoli da Milano

Francescano

A Vigevano in Lombardia, beato Cristoforo Macassoli, sacerdote dell’Ordine dei Minori, insigne per la predicazione e la carità verso i poveri.

Beata Giovanna Irrizaldi

Vergine mercedaria

San Ponzio

Abate

San Rheithian

San Framboldo di Bayeux

Vescovo

Dal Martirologio Romano

A Cesarea in Palestina, sant’Adriano, martire, che, durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, nel giorno in cui gli abitanti erano soliti celebrare la festa della Fortuna, per ordine del governatore Firmiliano, fu per la sua fede in Cristo dapprima fu gettato in pasto a un leone e poi sgozzato con la spada. — Martirologio Romano