5 marzo
San Giovan Giuseppe della Croce (Carlo Gaetano Calosirto)
Sacerdote dei Frati Minori
Aggiornato il 15 settembre 2026
La nascita e i primi anni a Ischia
Il quindici agosto del millesicentosessantaquattro, nel borgo di Ischia Ponte, donna Laura Gargiulo viene colta dalle doglie mentre sta passeggiando. Il parto avviene lontano dal signorile e fortificato palazzo in cui la donna risiede, poiché la madre lo dà alla luce nella casa di una popolana che ha accolto la donna mentre sta facendo ritorno verso la propria abitazione. Il neonato, registrato con il nome di Carlo Gaetano Calosirto, è il terzo figlio del nobile Giuseppe e di donna Laura Gargiulo. La famiglia dei Calosirto è una delle più facoltose e in vista dell'isola di Ischia, ed è profondamente religiosa, incline a lunghe preghiere e al digiuno a pane e acqua nelle vigilie delle feste comandate. In questa casa si nutre una grande devozione verso la Madonna, che plasma fin dall'infanzia la sensibilità spirituale del fanciullo. I genitori affidano la formazione culturale e religiosa del bambino ai padri agostiniani, che operano sull'isola. Durante la giovinezza, Carlo Gaetano mostra un carattere mite ed è incline all'obbedienza, distinguendosi per la purezza dei costumi e l'inclinazione alla meditazione.
La vocazione e la professione religiosa
A quindici e sedici anni il ragazzo non sceglie gli agostiniani per la sua vocazione definitiva, ma si rivolge ai frati alcantarini, sentendosi fortemente attratto dall'austerità di vita di questi francescani che seguono la riforma di san Pietro d'Alcántara, legati al convento di Santa Lucia al Monte a Napoli. Nel giugno millesicentosettanta viene accolto nel convento di Santa Lucia al Monte a Napoli. Il ventitré giugno millesicentosettanta inizia il periodo di noviziato sotto la guida ascetica di padre Giuseppe Robles, un ispirato Maestro dei novizi che imprime un forte impulso alla sua vita ascetica. Nel corso del noviziato assume il nuovo nome di fra Giovan Giuseppe della Croce. Il ventiquattro giugno millesicentosettantauno emette la professione solenne dei voti religiosi. Il dodici luglio millesicentosettantaquattro viene inviato a Piedimonte d'Alife insieme ad altri dieci frati, risultando il più giovane del gruppo, con l'incarico di edificare un nuovo convento presso il santuario di Santa Maria Occorrevole. Viene ordinato sacerdote il diciotto settembre millesicentosettantasette.
Il ministero e l'austerità della vita
Durante gli anni trascorsi a Piedimonte fa costruire nel bosco un piccolo convento isolato denominato La Solitudine, pensato per ritirarsi a pregare in disparte. Il conventino La Solitudine è ancora oggi un luogo frequentato dai pellegrini. Durante questo periodo sviluppa un forte amore per il silenzio, per la preghiera prolungata e per la meditazione. La preghiera e la meditazione non lo estranciano dal mondo, ma ne accrescono la sensibilità verso le miserie e le contraddizioni di Napoli. Gira continuamente a piedi scalzi per Napoli in qualsiasi condizione atmosferica, superando quanto prescritto dalla sua Regola. L'abito religioso da lui indossato è talmente rammendato da diventare famoso e da fargli guadagnare il soprannome di frate cento pezze. A causa delle intemperie e della condotta di vita si ammala gravemente, arrivando a temere per la propria vita. Subito dopo la guarigione ricomincia a percorrere le strade per curare i malati e assistere i moribondi. Padre Giovan Giuseppe va a cercare personalmente i poveri nei loro tuguri e nelle loro soffitte senza attendere che siano loro a cercarlo. Nel corso della sua esistenza, in vita torna sull'isola di Ischia soltanto due volte, una per stare accanto alla madre inferma e un'altra per curare la propria salute.
Responsabilità di governo e la riunificazione dell'ordine
Gli vengono affidate importanti responsabilità all'interno della sua famiglia religiosa, che egli svolge con umiltà e successo. Nel millesicentonovantasette gli venne affidato il ruolo di maestro dei novizi nella città di Napoli. Assunse la carica di superiore, ovvero guardiano, presso il convento situato a Piedimonte d'Alife. In seguito ricoprì la medesima carica di superiore nei conventi di Santa Lucia al Monte e di Santa Maria Capua Vetere. Si impegnò attivamente nel promuovere l'edificazione del convento di San Pasquale al Granatello, situato a Portici in provincia di Napoli. All'inizio del diciottesimo secolo il Movimento Francescano fu attraversato da una grave crisi organizzativa a causa di profondi attriti tra gli Alcantarini di origine spagnola e quelli italiani. Affronta la complessa divisione verificatasi tra gli Alcantarini di Spagna e quelli d'Italia. I frati Alcantarini italiani costituivano la maggioranza del movimento, contando circa duecento membri. La Santa Sede approvò la divisione dell'ordine in distinte Province religiose. A seguito della scissione, ai frati spagnoli vennero assegnati i conventi di Santa Lucia al Monte e di San Pasquale. Il sedici aprile millesettecentotre Padre Giovan Giuseppe ricevette l'elezione a ministro provinciale per la componente italiana degli Alcantarini. Diventa il superiore dei frati alcantarini d'Italia. Nell'esercizio del suo mandato operò per superare le ostilità poste dai religiosi spagnoli, sollecitò i confratelli a un'osservanza più rigorosa della Regola e riorganizzò le attività di studio. Lavora per vent'anni per ottenere la ricongiunzione della famiglia alcantarina, riuscendo infine nell'intento. Durante i vent'anni di impegno per la riunificazione subisce numerose critiche e calunnie. Reagisce alle calunnie con il silenzio e perdonando generosamente i suoi persecutori senza ricambiare il male. Concluso il triennio del suo mandato, fu incaricato dal cardinale Francesco Pignatelli, arcivescovo di Napoli, di guidare settanta strutture tra monasteri e ritiri situati nell'area napoletana. Ricevette un analogo compito di direzione dal cardinale Innico Caracciolo per i contesti religiosi della diocesi di Aversa. Il ventidue giugno millesettecentoventidue un decreto del Papa dispose la riunificazione dei due rami degli Alcantarini. La riunificazione permise ai frati italiani di rientrare in possesso del convento di Santa Lucia al Monte. Padre Giovan Giuseppe risiedette nel convento di Santa Lucia al Monte per i suoi ultimi dodici anni di vita.
I doni spirituali e il ministero della confessione
Esercita in modo primario il ministero sacerdotale, diventando un ricercato confessore e guida spirituale. Per la sua elevata competenza come guida spirituale, fu scelto come confessore e consigliere da eminenti ecclesiastici e da esponenti della nobiltà. Tra le persone che si rivolgono a lui per la direzione spirituale vi sono anche santi come Alfonso Maria de' Liguori e Francesco de Geronimo. Sia Francesco de Geronimo sia Alfonso Maria de' Liguori avevano conosciuto personalmente il santo e ne avevano ricevuto indicazioni spirituali. Gli vengono attribuiti vari eventi miracolosi, quali bilocazioni, levitazioni, profezie, guarigioni, moltiplicazioni e la risurrezione di un bambino. Gli vennero attribuiti doni carismatici straordinari, quali manifestazioni mistiche della Vergine e di Gesù Bambino, capacità di bilocazione, doti profetiche, introspezione dei cuori e levitazione. Testimoni affermarono di averlo visto camminare per le vie napoletane sollevato da terra di un palmo durante stati di estasi. Condotto al letto del giovane marchese Gennaro Spada, ne ottenne la rianimazione o guarigione prodigiosa.
Il transito e la glorificazione sugli altari
Muore all'età di ottant'anni il cinque marzo millesettecentotrentaquattro. Nacque a Ischia il quindici agosto millesicentosessantaquattro e morì a Napoli il cinque marzo millesettecentotrentaquattro. La sua morte avviene nello stesso convento napoletano in cui era entrato sessantacinque anni prima. La sua sepoltura all'interno del convento divenne luogo di intensa venerazione per il popolo napoletano. I cittadini di Napoli lo proclamarono loro compatrono nel millesettecentonovanta. Papa Pio VI lo proclamò beato il ventiquattro maggio millesettecentottantanove. Padre Giovan Giuseppe della Croce viene canonizzato nel millesettecentotrentanove, nello stesso evento in cui vengono canonizzati Alfonso Maria de' Liguori e Francesco de Geronimo. Papa Gregorio XVI lo canonizzò il ventisei maggio millesettecentotrentanove. Fu canonizzato contemporaneamente ad altri quattro beati, ossia Francesco de Geronimo, Alfonso Maria de' Liguori, Pacifico di San Severino e Veronica Giuliani. Il Martirologio lo registra con il nome di san Giovanni Giuseppe della Croce al secolo Carlo Gaetano Calosirto, presbitero dell'Ordine dei Frati Minori. Secondo il Martirologio, promosse il ripristino della disciplina religiosa in numerosi conventi della provincia napoletana seguendo il modello di san Pietro di Alcántara.
Il culto e la memoria nei luoghi della sua terra
L'isola d'Ischia lo considera un suo illustre cittadino e lo venera come patrono insieme a santa Restituta. La festività in suo onore viene celebrata la prima domenica del mese di settembre. In virtù del suo profondo legame con Ischia, venne promossa una richiesta per trasferire i suoi resti mortali da Santa Lucia al Monte al convento dei Frati Minori situato sull'isola. Le sue spoglie furono portate temporaneamente a Ischia nel millenovecentottantacinque. La traslazione definitiva delle reliquie è avvenuta il trenta settembre duemilatre presso la chiesa conventuale dei Frati Minori di Sant'Antonio alla Mandra, a Ischia Ponte. A suo nome è stata intitolata una cappella situata all'interno del Castello Aragonese ad Ischia. Negli anni Ottanta del Novecento gli è stata dedicata una chiesa parrocchiale nel borgo Tofari ad Alife, località di cui è anche patrono. La casa in cui è nato rappresenta una meta frequentata da pellegrini. L'Unità Pastorale della città di Alife è intitolata alla sua figura.
Il cammino di fede
Nato nell'isola di Ischia nell'anno milleoseicentocinquantaquattro, Carlo Gaetano Calosirto scelse presto di abbandonare le prospettive del mondo per abbracciare la povertà evangelica. Nel milleoseicentosettanta, egli varcò la soglia del convento dei Frati Minori Scalzi a Napoli, mutando il proprio nome in Giovan Giuseppe della Croce. Da quel momento, il suo percorso fu un continuo incedere verso la santità, vissuto con la semplicità del saio e la fermezza di un animo che non conosceva compromessi con la mediocrità. Il suo apostolato si estese tra Napoli, Ischia, Piedimonte d'Alife e Portici, luoghi dove la sua presenza divenne segno tangibile della vicinanza del Signore.
La sua opera di edificazione non si limitò alla preghiera e alla penitenza, ma si espresse concretamente nella fondazione del convento denominato La Solitudine a Piedimonte d'Alife, un luogo destinato al silenzio e all'incontro con l'Altissimo. La sua saggezza spirituale fu presto riconosciuta dai confratelli, che nel diciassettecentotré lo elessero ministro provinciale degli Alcantarini italiani. In questo ruolo di guida, San Giovan Giuseppe dimostrò doti di mediatore e di costruttore di pace, culminate nel grande traguardo del diciassettecentoventidue, quando riuscì con tenacia e spirito di comunione a riunificare i rami spagnolo e italiano degli Alcantarini. Fino al termine dei suoi giorni, avvenuto a Napoli nel diciassettecentotrentaquattro, egli rimase un servo fedele, capace di unire le anime e di guidare i passi di molti verso la luce del Vangelo, lasciando dietro di sé una scia di carità che il tempo non ha potuto cancellare.
Memoria e devozione
La figura di San Giovan Giuseppe della Croce occupa un posto privilegiato nella devozione popolare, specialmente nei luoghi che lo videro operare. La Chiesa universale ne celebra la memoria il giorno cinque di marzo, invitando i fedeli a riflettere sulla purezza del suo zelo sacerdotale. A Ischia, in particolare, il legame con il santo è testimoniato da una solenne festa patronale che si rinnova ogni anno nella prima domenica di settembre, momento in cui l'intera isola si stringe attorno al suo protettore con devozione filiale.
La canonizzazione, avvenuta nel milleottocentotrentanove, ha confermato ufficialmente quella santità che il popolo aveva già da tempo riconosciuto nella vita e nelle opere del frate. Egli è venerato come patrono nelle città di Napoli, Ischia e Alife, dove la sua intercessione è invocata con fiducia. Il culto di San Giovan Giuseppe non è soltanto un ricordo del passato, ma un invito attuale a vivere la fede con lo stesso spirito di servizio e di umiltà che ha caratterizzato ogni istante della sua esistenza terrena, ricordando a ogni generazione che la vera grandezza risiede nel farsi piccoli per servire il Regno di Dio.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Giovan Giuseppe della Croce?
La festa liturgica si celebra il 5 marzo, mentre la festa patronale viene solennizzata la prima domenica del mese di settembre.
Di cosa è patrono San Giovan Giuseppe della Croce?
San Giovan Giuseppe della Croce è patrono di Ischia e di Alife, ed è inoltre compatrono di Napoli.
Sempre a Napoli, san Giovanni Giuseppe della Croce (Carlo Gaetano) Calosirto, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, che, sulle orme di san Pietro di Alcántara, ripristinò la disciplina religiosa in molti conventi della provincia napoletana. — Martirologio Romano