Santa Rosa da Viterbo visse nel corso del tredicesimo secolo, spegnendosi in giovanissima età dopo un'esistenza interamente spesa nella sua città natale. I suoi genitori, Giovanni e Caterina, risiedevano forse nella contrada viterbese di Santa Maria in Poggio ed erano probabilmente dediti all'agricoltura. La fanciulla, appartenente al Terz'Ordine di San Francesco, si distinse per una profonda dedizione alle opere di carità e per una intensa attività spirituale vissuta in un contesto cittadino profondamente segnato da lacerazioni politiche e religiose. Il suo cammino terreno fu breve ma intenso, contrassegnato da una grave malattia giovanile che segnò l'inizio della sua vocazione e culminato nella morte avvenuta nel medesimo territorio viterbese.
La memoria di Santa Rosa è rimasta profondamente viva nei secoli, alimentata da una fama di santità cresciuta spontaneamente nel tempo fino al suo inserimento nel Martirologio romano. Ella è ricordata come patrona della città di Viterbo, compatrona della relativa diocesi e protettrice della Gioventù Femminile di Azione Cattolica. La comunità cristiana ne celebra la testimonianza luminosa attraverso ricorrenze liturgiche e solenni festeggiamenti popolari, che culminano ogni anno nel tradizionale e spettacolare trasporto della Macchina di Santa Rosa per le vie cittadine.
Santa Coletta Boylet, vergine e fondatrice vissuta tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo, nacque a Corbie, nella regione delle Fiandre, il tredici gennaio 1381. La sua nascita avvenne per intercessione di san Nicola di Bari, invocato dai genitori Roberto Boellet e Caterina dopo anni di attesa, quando la madre aveva già raggiunto l'età di sessanta anni. Fin dall'infanzia mostrò un'indole seria e dedita alla carità. Rimasta orfana in giovane età, intraprese un cammino di ricerca spirituale che la condusse tra le beghine, le terziarie francescane, le benedettine e a vivere come reclusa in una cella a Corbie. Su consiglio del francescano Enrico di Baume, concluse questa fase e maturò la vocazione di riformare l'ordine delle Clarisse. Papa Pio VII la proclamò santa il ventiquattro maggio 1807, e le sue spoglie mortali sono oggi custodite a Poligny.
La santa è ricordata come la seconda madre dell'Ordine delle Clarisse per la sua opera di restaurazione della regola originaria, incentrata sulla povertà assoluta e sulla penitenza. Durante la sua vita si distinse per una profonda esperienza mistica, caratterizzata da estasi, levitazioni, profezie e interventi angelici. La sua vicenda si svolse nel complesso contesto dello Scisma d'Occidente. Nonostante le difficoltà iniziali, fondò e riformò diciassette nuovi monasteri, le cui monache presero il nome di colette. Si spense il sei marzo 1447 a Gent, in Belgio, lasciando un duraturo movimento spirituale che nel corso del ventesimo secolo contava circa centoquaranta monasteri attivi nel mondo.
San Fridolino è una figura centrale nella tradizione monastica e cristiana del settimo secolo, sebbene la sua identità e la sua collocazione temporale siano state oggetto di ampie discussioni tra gli storici. Tra ipotesi che lo vedono monaco franco-irlandese, missionario o abate originario dell'Irlanda, il santo è profondamente legato alla fondazione del monastero di Säckingen e alla diffusione del cristianesimo lungo la regione del Reno e nei territori svizzeri. La sua memoria attraversa i secoli attraverso una ricca tradizione agiografica, una devozione popolare radicata e una vasta iconografia che lo vede spesso accompagnato dallo scheletro di Urso di Glarona.
Il culto di san Fridolino si diffuse ampiamente nel sud del Baden, nei cantoni svizzeri lungo il Reno e in particolare nel cantone di Glarona, dove viene venerato come apostolo e patrono. Egli è inoltre riconosciuto come patrono dei contadini in Alsazia, dove viene invocato per la protezione del bestiame. La sua festa liturgica si celebra il sei marzo ed è inclusa nei Propri di diverse diocesi, mentre la sua testimonianza continua a vivere nella conservazione delle sue reliquie, custodite principalmente nella chiesa abbaziale di Säckingen e venerate dai fedeli in cammino verso la riscoperta delle radici cristiane d'Europa.
San Crodegando nacque nel settecentododici a Hesbaye, località situata vicino a Liegi nell'attuale Belgio, da una nobile famiglia di stirpe franca. I suoi genitori gli garantirono un accurato percorso di studi presso l'abbazia di Saint-Trond, durante il quale il giovane si distinse per la spiccata avvenenza fisica, le buone maniere e un'eccellente competenza linguistica. Notato da Carlo Martello, il quale ne rimase profondamente colpito, fu posto a capo del prestigioso apparato diplomatico e giuridico del regno. Alla morte di Carlo Martello, il successore lo designò vescovo della diocesi di Metz nell'anno settecentoquarantadue, sebbene al momento della nomina episcopale egli fosse ancora un laico e privo degli ordini sacri. Per adempiere a tale chiamata, dovette percorrere con dedizione tutte le tappe delle ordinazioni diaconale e presbiterale prima di ricevere la definitiva consacrazione.
Nel corso del suo episcopato in Austrasia, evidenziato dal Martirologio per la vigorosa azione pastorale, San Crodegando seppe unire mirabilmente gli incarichi di governo civile e spirituale. Egli operò come autorevole inviato diplomatico di Pipino presso papa Stefano II, trovandosi direttamente coinvolto nelle vicende storiche che portarono alla sconfitta dei Longobardi in Italia e al trasferimento alla Chiesa dell'esarcato di Ravenna e di altri domini. La sua testimonianza di fede e di governo si espresse soprattutto attraverso una profonda opera di riforma del clero locale, segnato da un grave degrado morale. Per sanare tale crisi, introdusse la vita claustrale per i sacerdoti, promosse la diffusione del canto liturgico romano e fondò importanti complessi monastici, lasciando un'impronta indelebile nella Chiesa d'Occidente fino alla sua morte, avvenuta il sei marzo del settecentosessantasei.
La vicenda di questi santi si colloca nel contesto storico del nono secolo, segnato dalle guerre nell'Asia Minore e dalle scorrerie arabe durante il regno dell'imperatore d'Oriente Teofilo l'Iconoclasta. Il ventiquattro settembre dell'anno ottocentotrentotto, la splendida città di Amorio, situata in Frigia e patria dell'imperatore Michele secondo, fu conquistata e saccheggiata dai Saraceni dopo il tradimento del cristiano apostata Baditze. La popolazione subì una feroce persecuzione, tra uccisioni e deportazioni, ma quarantadue tra capi militari e alti funzionari furono risparmiati e condotti in Mesopotamia. Tra di essi figuravano i funzionari Teodoro Cratere, Costantino e Callisto, i patrizi Teofilo e Bassoe, e i patrizi e generali Ezio e Melisseno. Dopo una lunga prigionia in Siria fatta di stenti e continui tentativi di conversione all'Islam, tutti resistettero nella fede fino al martirio.
I quarantadue prigionieri affrontarono la morte nel marzo dell'ottocentoquarantacinque sulle sponde del fiume Eufrate, dove furono decapitati dopo il rifiuto definitivo di abiurare. La tradizione riferisce che i loro corpi riaffiorarono miracolosamente intatti e ricongiunti alle teste, mentre i coccodrilli divorarono soltanto il corpo del traditore Baditze. Recuperati dai cristiani locali, i resti ricevettero devota sepoltura. Il loro culto fiorì rapidamente, tanto che l'imperatore Basilio primo fece edificare un oratorio nel palazzo reale. La Chiesa ne celebra la memoria il sei marzo nel Martirologio Romano, nei menei greci e nel martirologio siriaco di Rabban Sliba.
San Giuliano nacque a Toledo, in Spagna, intorno al 620, e visse nel corso del settimo secolo. Le preziose informazioni sulla sua vita sono giunte sino a noi grazie alla testimonianza del suo successore sulla cattedra episcopale, il vescovo Felice. Nato da genitori di origine ebraica ma di ferma fede cristiana, ricevette il sacramento del battesimo presso la cattedrale di Santa Maria nella sua città natale. Ancora bambino, fu affidato dalla famiglia alla medesima cattedrale come oblato, avviandosi così a un cammino di totale dedizione alla Chiesa. Ebbe la grazia di avere come maestro Eugenio, celebre poeta del tempo, futuro arcivescovo e santo. Dopo aver valutato in gioventù l'opportunità di abbracciare la vita monastica, scelse infine il clero diocesano, ricevendo l'ordinazione sacerdotale. Nel suo servizio pastorale percorse con dedizione le tappe della gerarchia ecclesiastica, distinguendosi sempre per le preclare doti naturali, la spiccata personalità e la prudenza nell'amministrare gli incarichi affidatigli.
Alla morte del metropolita Quirico, avvenuta nei primi giorni del 680, San Giuliano fu eletto arcivescovo di Toledo il sedici gennaio dello stesso anno, all'età stimata di sessant'anni. Con tale nomina assunse anche il prestigioso titolo di vescovo della corte e metropolita della provincia ecclesiastica di Cartagena, giunta a comprendere circa venti diocesi. La sua guida spirituale e culturale fu intensa e feconda, segnata da una vasta produzione letteraria interamente giunta sino a noi, che comprende lettere, apologie, testi poetici e opere liturgiche da lui composte o attentamente revisionate. Visse la sua missione terrena tra prove complesse e generosa carità verso i poveri, spegnendosi il sei marzo 690 e lasciando un segno indelebile nella storia della Chiesa di Spagna.
Il beato Ponzio visse nel dodicesimo secolo e nacque da un'importante famiglia feudale dell'Alvernia. La sua esistenza si divise tra la rigorosa vita monastica e un eminente servizio diplomatico a livello europeo, guidato dalla ricerca della pace e dalla fedeltà alla Chiesa. Entrato tra i religiosi cistercensi presso l'abbazia di Grandselve, situata nella diocesi di Tolosa, Ponzio fu eletto abate della medesima abbazia nel 1158. Il suo nome è menzionato frequentemente nel Cartulario dell'abbazia di Grandselve. Successivamente, nel 1165 Ponzio fu nominato abate di Clairvaux, carica che mantenne per un periodo di cinque anni. La sua autorevolezza spirituale lo condusse presto a ricoprire incarichi di grande responsabilità politica durante le tensioni tra il papato e l'impero.
Alla fine dell'inverno del 1162, papa Alessandro III giunse in Francia per sfuggire al conflitto con l'imperatore Federico Barbarossa. Poco dopo il suo arrivo in Francia, papa Alessandro III presiedette il concilio di Montpellier, occasione in cui Ponzio si recò dal pontefice. Il papa inviò Ponzio in missione diplomatica presso il re di Francia Luigi VII, segnando l'inizio di una carriera diplomatica protrattasi per circa quindici anni. Ponzio partecipò a delicate trattative di pace e fu in seguito nominato vescovo di Clermont nel 1170. La sua memoria liturgica e la sua venerazione sono legate al Menologio cistercense e al Martirologio Gallicano.
A Treviri nella Gallia belgica, ora in Germania, san Quiriaco, sacerdote.
Sant' Evagrio di Costantinopoli
Vescovo
Commemorazione di sant’Evagrio, vescovo di Costantinopoli, che, mandato in esilio dall’imperatore Valente, tornò al Signore come insigne testimone della fede.
Sant' Ollegario di Tarragona
Vescovo
A Barcellona nella Catalogna in Spagna, sant’Olegario, vescovo, che tenne anche la cattedra di Tarragona, quando questa antichissima sede fu liberata dalla dominazione dei Mori.
San Vittore e compagni
Martiri di Nicomedia
A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, san Vittorino, martire.
San Marciano (Marziano) di Tortona
Vescovo e martire
A Tortona in Piemonte, san Marciano, venerato come vescovo e martire.
Beato Guglielmo Giraldi
Mercedario
San Vittore di Piacenza
Diacono
Dal Martirologio Romano
A Viterbo, beata Rosa, vergine, del Terz’Ordine di San Francesco, che fu assidua nelle opere di carità e a soli diciotto anni concluse anzitempo la sua breve esistenza. — Martirologio Romano