Beato Matteo Guimerà di Agrigento
Vescovo
Aggiornato il 22 luglio 2026
La giovinezza e la formazione
Il Beato Matteo Gallo de Gimena nacque ad Agrigento tra il 1376 e il 1377, precisamente nel quartiere chiamato Rabbato. La tradizione riferisce che la sua nascita sia avvenuta nell'attuale via Arco di San Francesco di Paola, in una abitazione quasi addossata all'abside della chiesa dei Minimi. Nel periodo compreso tra il 1391 e il 1392, il giovane entrò nell'Ordine serafico presso il convento di San Francesco d'Assisi ad Agrigento. Nello stesso convento agrigentino emise la professione religiosa nel 1394. Successivamente fu inviato a Bologna per intraprendere i suoi studi teologici. Completò la propria formazione teologica a Barcellona, dove probabilmente ottenne il titolo di Magister. Nel corso dell'anno 1400 fu ordinato sacerdote e, sempre nel 1400, diede inizio alla sua intensa attività di predicatore nella città di Tarragona. Tra il 1405 e il 1416 risieduto nel convento di Sant'Antonio a Padova con la carica di maestro dei novizi o magister professionis.
L'adesione all'Osservanza e la collaborazione con San Bernardino
Dopo il soggiorno padovano, il religioso rientrò in Spagna, rimanendovi fino verso la fine del 1417. Tale permanenza in terra spagnola è attestata da una lettera del re Alfonso datata ventotto novembre 1417. La missiva del sovrano chiarisce che il suo ritorno in Italia era motivato dal profondo desiderio di incontrare San Bernardino da Siena, conoscere il movimento dell'Osservanza e aderirvi pienamente. Il movimento francescano dell'Osservanza nacque nel quindicesimo secolo con l'obiettivo di rispettare la regola originaria di San Francesco senza alcuna attenuazione. Tale movimento si organizzò e diffuse sempre nel corso del quindicesimo secolo sotto la guida di San Bernardino degli Albizzeschi di Siena, vissuto tra il 1380 e il 1450. San Bernardino fu affiancato da validi collaboratori quali San Giovanni da Capestrano, vissuto tra il 1386 e il 1456, Alberto di Sarteano, vissuto tra il 1385 e il 1459, San Giacomo della Marca, vissuto tra il 1394 e il 1476, e il Beato Matteo di Agrigento, vissuto tra il 1376 e il 1450. San Bernardino e il Beato Matteo si incontrarono in Italia nel 1418, ipoteticamente a Mantova durante il Capitolo Generale. In seguito a tale incontro, il Beato Matteo aderì ufficialmente al movimento dell'Osservanza. Al momento dell'adesione, il frate agrigentino aveva circa quarant'anni. Secondo quanto annotato da padre Serafino, all'epoca l'Agrigentino era al culmine delle sue forze fisiche, saldamente formato nella virtù, dotato di una solida cultura e di un'ampia esperienza umana e religiosa che gli permise di progredire alla sequela di San Bernardino, distinguendosi per santità e zelo per le anime.
Gli scritti e la predicazione
Fino a pochi decenni fa si conosceva unicamente la fama di predicatore del Beato Matteo, mentre ne venivano totalmente ignorati gli scritti e la fitta corrispondenza intercorsa con i sovrani d'Aragona, San Bernardino e altri destinatari. Nel 1960 padre Agostino Amore dell'Ordine dei Frati Minori pubblicò i Sermones varii, composti da trentatré discorsi, rinvenuti all'interno di un codice di San Giovanni da Capestrano a cui erano stati precedentemente attribuiti. Successivamente padre Serafino Maria Gozzo scoprì altri quarantaquattro sermoni nel codice diciotto-romano-secondo della Biblioteca vescovile di Nocera. Padre Serafino Maria Gozzo trascrisse e predispose per la stampa i quarantaquattro sermoni, ma la sua morte improvvisa gli impedì di pubblicarli. Egli aveva comunque elencato questi discorsi nel suo volume intitolato Ricerche e Studi. I sermoni furono redatti in parte in volgare e in parte in latino, e consistono generalmente in commenti a testi biblici articolati in due, tre o più punti. Alcuni sermoni presentano un testo completo, argomentazioni estese e istruzioni didascaliche sulle modalità di recitazione. Altri sermoni sono costituiti invece da semplici appunti o da una traccia sintetica dei temi principali. I testi dei sermoni evidenziano chiaramente la cultura teologica dell'autore, la struttura logica dei ragionamenti, il senso pratico, lo zelo apostolico e la profonda sensibilità interiore del santo.
Le fondazioni e l'episcopato
Nel 1425 papa Martino V concesse al Beato Matteo la facoltà di fondare conventi appartenenti all'Osservanza. Tra i conventi dell'Osservanza fondati dal Beato Matteo figurano quelli di Santa Maria di Gesù a Messina, a Palermo, San Nicolò ad Agrigento, San Vito ad Agrigento, Cammarata, Caltagirone e Siracusa. In terra spagnola il religioso fondò inoltre due conventi nella città di Barcellona. All'interno del proprio ordine ricoprì il ruolo di vicario provinciale nei bienni 1425-1427 e 1428-1420. Nel 1432 fu nominato Commissario Generale della provincia di Sicilia, mantenendo tale incarico fino al 1440. Il diciassette settembre 1442 papa Eugenio IV lo nominò vescovo di Agrigento. Il trenta giugno 1443 ricevette la consacrazione episcopale nella chiesa madre di Sciacca ad opera del vescovo Nicola, ausiliare dell'arcivescovo di Palermo. A motivo della sua straordinaria carità verso i bisognosi, una parte del clero a lui ostile lo accusò presso la Santa Sede di sperperare il patrimonio ecclesiastico. Diverse fonti attestano che egli aveva rinunciato a tutte le entrate della diocesi a favore dei poveri, tenendo per sé e per i suoi collaboratori solo il minimo indispensabile per vivere. Oltre alle accuse patrimoniali, fu calunniato di aver avuto rapporti carnali con una donna. Durante il processo celebrato presso la corte pontificia fu dimostrata la sua completa innocenza. Il papa lo prosciolse da tutte le accuse, gli rinnovò la propria fiducia e lo reintegrò nella carica di vescovo di Agrigento. Poiché le persecuzioni nei suoi confronti continuavano, il Beato Matteo decise di rinunciare alla carica episcopale dopo essersi debitamente consultato con San Bernardino da Siena. Egli morì a Palermo il sette gennaio 1450.
Il cammino di santità
Il percorso terreno del Beato Matteo iniziò nella sua Agrigento, dove nel 1391 entrò nell'Ordine francescano, abbracciando con fervore la regola del poverello di Assisi. Dopo aver ricevuto l'ordinazione sacerdotale nell'anno 1400, il suo spirito inquieto e desideroso di perfezione lo condusse, nel 1418, ad aderire con decisione al movimento dell'Osservanza, che cercava di riportare la vita religiosa alla sua purezza originaria. Questa scelta segnò profondamente il suo apostolato, rendendolo protagonista di una vasta opera di fondazione di conventi non solo in Sicilia, ma anche in Spagna, toccando città come Barcellona e Tarragona, oltre ai centri siciliani di Messina, Cammarata, Caltagirone e Siracusa. Il suo ministero fu itinerante e fecondo, nutrito da una costante ricerca di luoghi dove la preghiera potesse fiorire in solitudine e in comunione fraterna.
La stima di cui godeva lo portò, nel 1442, a essere nominato vescovo di Agrigento. Tuttavia, il suo ministero episcopale fu presto oscurato da accuse calunniose che lo colpirono profondamente. Con spirito di umiltà e distacco dai beni terreni, egli scelse di rinunciare al vescovado, preferendo la pace della propria coscienza alla difesa del potere temporale. Questo atto di grande coraggio spirituale non segnò la fine del suo impegno, ma piuttosto una purificazione del suo servizio. Trascorse i suoi ultimi anni in cammino tra diverse città, tra cui Bologna, Padova e Palermo, dove infine concluse la sua esistenza terrena nel 1450. La sua vita rimane una testimonianza di come la fede possa trasformare il dolore in una offerta gradita a Dio, mantenendo sempre fisso lo sguardo sull'essenziale del Vangelo.
Il culto e la memoria
Il culto del Beato Matteo Guimerà si è consolidato nei secoli grazie alla fama della sua santità e al ricordo indelebile che egli ha lasciato nelle terre dove ha operato. La Chiesa, riconoscendo la rettitudine della sua vita e la coerenza della sua fede, ha solennemente confermato tale venerazione per mezzo di Papa Clemente tredicesimo nell'anno 1767. Egli è particolarmente onorato come fervente propugnatore del Santissimo Nome di Gesù, una devozione che ha saputo infondere nei cuori dei fedeli attraverso la sua predicazione e il suo esempio di vita austera.
Oggi, la memoria del Beato Matteo ci invita a guardare oltre le apparenze e le vicende umane, spesso segnate da incomprensioni, per ritrovare la luce della verità che solo il Signore può donare. La sua figura di vescovo, che ha saputo rinunciare a tutto per amore di Dio, continua a parlare agli uomini e alle donne del nostro tempo, ricordandoci che la vera grandezza non risiede nei titoli o nel prestigio, ma nella capacità di restare fedeli alla propria vocazione anche quando la prova si fa più ardua. La sua intercessione è invocata con fiducia da quanti cercano la pace interiore e la forza di perdonare, seguendo le tracce di colui che, nella povertà e nell'umiltà, ha saputo servire Cristo con cuore indiviso.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Matteo Guimerà di Agrigento?
La sua memoria liturgica si festeggia il giorno otto febbraio.
Di cosa è patrono il Beato Matteo Guimerà di Agrigento?
I documenti storici e le fonti biografiche non menzionano titoli di patronato specifici per questo santo.
A Palermo, transito del beato Matteo Guimerá, vescovo di Agrigento, dell’Ordine dei Minori, cultore e propugnatore del Santissimo Nome di Gesù. — Martirologio Romano