18 agosto
Beato Rinaldo da Concorezzo
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Dagli studi alla Curia Romana
Rinaldo apparteneva alla nobile famiglia dei Da Concoregio e nacque a Milano in un anno compreso tra il 1240 e il 1250. Nulla si sa della sua giovinezza, ma la sua formazione intellectuale fiorì all'Università di Bologna, dove compì i suoi studi giuridici. A partire dall'ottobre 1286 alcuni messi lodigiani gli proposero di insegnare Diritto a Lodi, riconoscendone la competenza. Nel maggio 1287 il vescovo di Lodi lo interpellò per importanti pareri legali, confermando come egli godesse già di una solida fama di giureconsulto. Nel 1295 ottenne finalmente il prestigioso titolo accademico di magister. La sua abilità non tardò a varcare i confini accademici; nel 1289 entrò infatti nel seguito del cardinale Pietro Peregrosso, vice cancelliere della Curia Romana e originario di Milano. All'interno di questo incarico portò a termine con buoni risultati varie missioni diplomatiche in Francia. Il cardinale Pietro Peregrosso, alla sua morte nel 1295, lo designò persino tra i suoi eredi in virtù delle sue eccezionali capacità. Sulla scia di questi meriti, Rinaldo continuò la sua ascesa nella Curia Romana divenendo segretario del cardinale Benedetto Gaetani e, successivamente, cappellano del papa Bonifacio VIII.
Il ministero episcopale a Vicenza e l'impegno in Romagna
Il tredici ottobre 1296 il papa lo nominò vescovo di Vicenza. Rinaldo raggiunse la sede di Vicenza in modo burrascoso poiché i vicentini avevano eletto un altro vescovo, ma l'autorità del papa prevalse nella contesa per la sede di Vicenza. Le sue doti diplomatiche furono nuovamente sollecitate quando ricevette speciali incarichi di diplomazia e arbitrato nelle contese tra Francia e Inghilterra riguardo alla Guienna. Successivamente, fu nominato vicario in Romagna nel 1302 da re Carlo di Valois, chiamato dal papa a Firenze per appoggiare la fazione dei Neri. In virtù di questo incarico divenne rettore spirituale e temporale della Romagna. Rinaldo si trovò così coinvolto nelle turbolenze e nella continua guerriglia della zona. Avendo come sede Forlì, decise di scendere in piazza per portare personalmente la pace tra le fazioni in lotta. Durante la discesa in piazza fu assalito e ferito gravemente, ma la tradizione riferisce che guarì miracolosamente dalle profonde ferite riportate. Continuò la sua azione di pace senza successo dopo la guarigione, mentre lo schiaffo di Anagni e la successiva morte di Bonifacio VIII, avvenuta l'undici ottobre 1303, decretarono la caduta dell'autorità pontificia in Romagna.
La guida della Chiesa di Ravenna
Nel 1303 morì l'arcivescovo di Ravenna Obizzo Sanvitale. Il clero ravennate ignorò le disposizioni del precedente pontefice che avocava a sé la nomina dei successori e, riunitosi diviso in due partiti, elesse ciascuno un proprio successore. Il nuovo papa Benedetto XI accolse la richiesta di quanti avevano designato Rinaldo da Concorezzo. Nel corso dell'ottobre 1305 egli fu così sostituito nelle sedi di Vicenza e di rettore della Romagna, per poter prendere possesso, nello stesso anno 1305, della nuova sede arcivescovile di Ravenna. Nel 1307 indisse un primo Concilio provinciale a Ravenna, con il quale ricompose le pendenze con Roma ereditate dal suo predecessore. Riprese l'antica pratica delle visite parrocchiali introducendo un preciso cerimoniale per renderle più efficaci. In seguito tenne un secondo concilio provinciale a Bologna nel 1309 e un terzo concilio provinciale a Ravenna nel 1311. Rinaldo viaggiò molto nel corso della sua vita per i grandi e gravosi incarichi ricevuti dal papa e dal re di Francia, e girò anche per le varie città lombarde per tentare riappacificazioni per conto di Enrico VII, re di Germania.
Il Concilio di Ravenna e la difesa dei Templari
Il momento di maggiore rilievo storico e spirituale dell'episcopato ravennate di Rinaldo fu legato alla questione dell'Ordine dei Templari. Egli fu l'artefice dell'assoluzione dei Templari italiani nel Concilio di Ravenna. I Templari erano inquisiti e minacciati dello scioglimento dell'Ordine per volere di Filippo il Bello. Rinaldo, insieme ai suoi vescovi suffraganei, condannò la tortura e il terrore come mezzi per ottenere confessioni, stabilendo fermamente di non accettare confessioni se estorte con metodi di tortura. In questo modo si oppose apertamente alla volontà del papa Clemente V che voleva lo scioglimento dell'Ordine dei Templari. Tuttavia, nel Concilio di Vienne del 1311-1312, papa Clemente V sciolse d'autorità l'Ordine dei Templari. Lo stesso Clemente V, succube del re di Francia, dovette ammettere che nessuna delle accuse contro i Templari era stata provata. Rinaldo partecipò al Concilio di Vienne ottenendo una sorta di conferma al suo retto agire e alla sua integrità morale.
Gli ultimi anni e la memoria dei posteri
Negli ultimi anni del suo episcopato, Rinaldo continuò l'opera di riforma convocando nel 1314 il quarto Concilio provinciale ad Argenta, che aveva lo scopo di recuperare i beni della Chiesa e ripristinare la disciplina del clero, dei fedeli e del culto. Nel 1317 tenne un quinto ed ultimo Concilio provinciale a Bologna. Tra le opere materiali, fece restaurare la cattedrale di San Orso con imponenti lavori e incrementò la predicazione in lingua volgare per avvicinare il popolo alla parola di Dio. Dal 1314, malfermo di salute, si stabilì nel castello di Argenta, governando la sede episcopale di Ravenna tramite vicari a partire da quella data e estraniandosi progressivamente dall'azione politica per limitarsi alla cura spirituale della diocesi. Morì il diciotto agosto 1321, forse nel suo castello di Argenta. Il culto per Rinaldo è stato una costante tradizione della Chiesa ravennate. In un documento del 1340 gli fu attribuito il titolo di beato, e nel 1413 il francescano Niccolò da Rimini scrisse i suoi Atti e miracoli. Nel 1566, durante una ricognizione, il suo corpo fu trovato quasi intatto e con una lunga barba, motivo per cui viene tradizionalmente raffigurato con una lunga barba. Sue reliquie si trovano a Lodi, Concorezzo e Vicenza, ed egli è venerato nei luoghi in cui si trovano le sue reliquie. Il culto ufficiale fu concesso alla diocesi di Ravenna e alle altre città da papa Pio IX il quindici gennaio 1852. Infine, egli è commemorato nel martirologio a Ravenna come beato, vescovo e insigne per prudenza e carità.
Il cammino terreno
Il percorso di vita del Beato Rinaldo da Concorezzo si è sviluppato in un contesto storico complesso e mutevole. Dopo aver maturato una solida preparazione, nel mille duecento novantasei fu nominato vescovo di Vicenza, incarico giunto dopo un periodo di contese locali che richiese da parte sua una grande capacità di mediazione. Il suo ministero si estese ben oltre i confini diocesani, portandolo a servire come Rettore della Romagna, un ufficio che lo vide affrontare le difficili dinamiche politiche del tempo, arrivando a subire un grave ferimento nella città di Forlì, segno della dedizione con cui affrontava i propri incarichi.
Nel mille trecento cinque, la sua missione proseguì con la nomina ad arcivescovo di Ravenna, sede in cui espresse il culmine della sua maturità spirituale e giuridica. In un frangente di grande prova per la Chiesa, egli presiedette il Concilio di Ravenna, dove assunse una posizione di straordinaria rilevanza storica e morale: scelse infatti di assolvere i Templari italiani, sottraendoli alle condanne sommarie che stavano colpendo il loro ordine. In quella stessa sede, espresse una ferma e profetica condanna verso l'uso della tortura come metodo per estorcere confessioni. Questa presa di posizione, lucida e coraggiosa, evidenzia una sensibilità verso la giustizia che superava le logiche del suo tempo, ponendo la tutela della persona al di sopra di ogni altra esigenza. Il suo cammino si concluse ad Argenta nel mille trecento ventuno, lasciando un segno indelebile nelle comunità che aveva guidato con sapienza e fermezza.
La memoria liturgica
Il culto del Beato Rinaldo da Concorezzo è stato ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa universale per mezzo di Papa Pio IX, che il quindici gennaio del mille ottocento cinquantadue ne ha confermato la venerazione. Questo atto solenne ha sancito l'importanza della sua figura nella storia della cristianità, elevandolo a modello di giustizia e integrità vescovile. La memoria liturgica, fissata per il diciotto agosto, rappresenta un invito per i fedeli a riflettere sulla sua testimonianza di pastore attento e coraggioso.
La devozione verso il Beato Rinaldo è profondamente radicata in diverse città, in particolare a Ravenna, Lodi, Concorezzo e Vicenza, luoghi che conservano la memoria del suo passaggio e del suo ministero. I fedeli guardano a lui come a un intercessore che ha saputo coniugare l'autorità del ruolo episcopale con una profonda umanità, sempre proteso a difendere gli innocenti e a promuovere un ordine sociale fondato sull'equità. La sua vita, giunta a compimento dopo anni di dedizione, continua a essere celebrata come un esempio di fedeltà al Vangelo, capace di illuminare ancora oggi il cammino di chi cerca di operare secondo rettitudine e carità.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Rinaldo da Concorezzo?
La memoria liturgica del Beato Rinaldo da Concorezzo si celebra il 18 agosto, giorno della sua nascita al cielo.
Di cosa è patrono il Beato Rinaldo da Concorezzo?
Il Beato Rinaldo è particolarmente legato alle città di Ravenna, Lodi, Concorezzo e Vicenza, luoghi in cui si conservano le sue reliquie e dove è vivo il suo culto.
A Ravenna, beato Rinaldo da Concorezzo, vescovo, insigne per prudenza e carità. — Martirologio Romano