Nel panorama spirituale del ventesimo secolo, la figura di Sant'Alberto Hurtado Cruchaga risplende per la sua dedizione radicale agli ultimi, vissuta nella piena adesione al Vangelo e alla regola della Compagnia di Gesù. Nato a Viña del Mar in Cile il ventidue gennaio 1901, egli sperimenta in prima persona la fragilità della condizione umana quando, all'età di quattro anni, la morte del padre precipita la famiglia in una grave rovina economica. La madre si vede costretta a vendere ogni cosa, compresa la casa, per estinguere i debiti, lasciando Alberto e il fratello minore senza fissa dimora e costretti a trovare un rifugio provvisorio presso i parenti, dove avvertono dolorosamente il peso dell'estraneità. Questa esperienza segna profondamente la sua sensibilità, lasciandogli un ricordo indelebile degli anni dell'abbandono e della condizione di figlio di nessuno, un dolore che in seguito riconoscerà nei tanti bambini costretti a vagare per le strade a causa della miseria. Grazie a una provvidenziale borsa di studio, entra nel collegio dei Gesuiti in Santiago, avviandosi verso un percorso di formazione che lo porterà a laurearsi in legge nell'agosto del 1923, all'età di ventidue anni, sebbene decida subito di non esercitare la professione di avvocato o di magistrato, assecondando quel desiderio di consacrazione che nutriva fin da ragazzo.
Poche settimane dopo il conseguimento della laurea, viene accolto nel noviziato della casa dei Gesuiti a Chillán, nel Cile centrale, e prosegue il suo lungo corso di studi in Argentina, in Spagna e a Lovanio, in Belgio, dove riceve l'ordinazione sacerdotale nel 1933 e, due anni dopo, consegue anche la laurea in pedagogia. Rientrato in patria all'inizio del 1936, si trova immerso in una difficile realtà storica segnata dalla profonda depressione economica seguita alla crisi mondiale del 1929 e dalle conseguenze della dittatura di Carlos Ibáñez del Campo tra il 1925 e il 1931, un periodo in cui l'esportazione del rame si era dimezzata e due terzi dei minatori avevano perduto il lavoro. Di fronte a tanta disperazione, il sacerdote passa dallo studio all'azione, mobilitando le coscienze per fondare nel 1944 l'opera El Hogar de Cristo, un focolare domestico capace di offrire una vera casa ai diseredati, ai vecchi e ai bambini, strutturato per funzionare anche come centro sanitario, scuola e luogo di formazione professionale. Consumato da un cancro devastante che gli scava il viso, si spegne a Santiago del Cile il diciotto agosto 1952, all'età di soli cinquantuno anni, lasciando un'eredità di carità riconosciuta dalla Chiesa che lo proclama beato con Giovanni Paolo II il quattordici ottobre 1994 e santo con Papa Benedetto XVI il ventitré ottobre 2005 in piazza San Pietro.