Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

18 agosto

Sant' Agapito

Martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e formazione

Sant'Agapito nacque a Praeneste, l'odierna Palestrina, intorno alla seconda metà del terzo secolo dopo Cristo. La sua famiglia apparteneva all'alto rango sociale e vantava origini proprio nella stessa città laziale. In giovane età Agapito fu avviato allo studio del diritto romano per inserirsi nei contesti amministrativi dell'epoca. Per compiere questi studi di diritto, il giovane dovette lasciare la sua terra d'origine e trasferirsi nella città di Roma. Nella capitale dell'impero, oltre ad apprendere le leggi e i codici giuridici, entrò in contatto con i primi fondamenti della vita di Cristo. Il suo precettore e maestro di fede cristiana si chiamava Porfirio, sotto la cui guida il giovane compì un passo decisivo. Sant'Agapito si convertì immediatamente alla religione cristiana, accogliendo il Vangelo con sincerità di cuore. Come nuovo adepto della comunità cristiana, il giovane cadde ben presto vittima delle persecuzioni che colpivano i credenti. Fu pertanto arrestato e condotto alla presenza dell'imperatore Aureliano, il quale regnò tra il 270 e il 275 dopo Cristo. L'imperatore Aureliano esortò con insistenza Agapito a rinunciare alla fede cristiana professata con tanta convinzione. In particolare, il sovrano gli chiese di celebrare un pubblico sacrificio agli dèi pagani come evidente prova di rinnegamento. Tale richiesta si inseriva nella più ampia strategia politica dell'imperatore, il quale voleva frenare la grave crisi socio-economica dell'Impero rilanciando il culto tradizionale delle divinità romane. Aureliano sostenne fortemente la diffusione del culto ufficiale dello Stato al Sol Invictus per risollevare le sorti della società. Questa politica serviva a rianimare la religiosità pagana che appariva seriamente minacciata dalla diffusione dei nuovi culti orientali, spirituali e personali. Per questo motivo, Aureliano sostenne la soppressione e l'ostacolo del nuovo culto cristiano, specie tra i giovani. Gli storici dell'epoca precisano tuttavia che il tentativo di Aureliano non è da intendersi come una vera e propria persecuzione sistematica in senso moderno. Le azioni intraprese contro i cristiani rientravano piuttosto nelle attività quotidiane di polizia urbana volte a controllare e limitare le altre religioni non ufficiali. Di fronte a queste pressioni imperiali, Agapito oppose un fermo e irremovibile rifiuto alle richieste dell'imperatore Aureliano.

Il martirio e i prodigi

L'imperatore Aureliano, irritato dalla resistenza del giovane, ordinò che fosse severamente punito. Il Prefetto di Roma, identificato nelle fonti come Flavio Antioco oppure Antiochiano, fu incaricato di seguire i supplizi e di eseguire la sentenza di morte. Le pene inflitte ad Agapito divennero progressivamente più crudeli nel tentativo di piegarne la volontà. Dapprima il giovane fu lasciato senza cibo e acqua per giorni interi, alternando lusinghe e minacce per farlo cedere. Poiché tali tentativi fallirono completamente, si decise di ricorrere a un supplizio atroce, rovesciandogli addosso un vaso di braci ardenti. Sant'Agapito non urlò né si contorse per il dolore alla vista e al contatto delle braci. Con voce limpida e serena, il giovane ringraziò Dio per aver messo alla prova la sua fede in quel modo. Il Prefetto, fortemente irritato da tale contegno, ordinò che fosse nuovamente percosso con violenza. Gli aguzzini tuttavia smisero di percuoterlo perché furono sopraffatti da una stanchezza improvvisa e inspiegabile. Successivamente fu ordinato di legarlo a un albero a testa in giù e di esporlo alle fiamme dirette di un focolare. Trascorsi cinque giorni in questa condizione, i persecutori credevano ormai che il giovane fosse morto per i gravissimi patimenti. Grande fu lo stupore quando il Prefetto trovò Agapito slegato, in ottima salute, con le ferite completamente sanate e coperto da una candida veste. La tradizione riferisce che un angelo era stato inviato da Dio per scioglierlo dai suoi affanni e proteggerlo. Non volendosi arrendere, i carnefici gli inflissero anche la condanna di subire il lancio di acqua bollente sul corpo. Durante queste prove, il carceriere di Agapito, di nome Anastasio, assistette agli atti di fede del giovane e decise di convertirsi al cristianesimo. L'imperatore decise allora di far tornare Agapito nella sua città d'origine, Praeneste. La cittadina laziale vantava all'epoca uno dei più grandi e importanti santuari del paganesimo, ovvero quello dedicato alla Dea Fortuna Primigenia. Il ritorno in quella terra serviva forse a fargli cambiare idea davanti alla maestosità del grande santuario pagano. Ciononostante, giunto sul posto, Agapito si rifiutò ancora una volta di adorare le divinità del pantheon romano. Fu decretato quindi che fosse condotto nell'anfiteatro di Praeneste per essere dato in pasto ai leoni durante i pubblici giochi di metà agosto. Le feroci belve non lo sbranarono affatto, ma si limitarono a lambirgli i piedi per un evidente aiuto divino. Presi dallo sconcerto, i funzionari imperiali decisero una morte definitiva e decretarono la sua esecuzione capitale. Agapito fu condotto in un luogo indicato dalle fonti come il sito in cui si incrociano due vie o due colonne. In quel luogo Sant'Agapito fu decapitato il diciotto agosto dell'anno 274. Durante la notte il corpo del santo fu trasportato in un campo da alcuni fedeli seguaci di Cristo. Il corpo ricevette una pia sepoltura all'interno di un apposito sarcofago di pietra. Intorno a quel sepolcro la prima comunità cristiana di Praeneste riconobbe ed espresse con fervore la propria spiritualità.

La tradizione agiografica

La storia della vita e del martirio di Sant'Agapito prenestino fu elaborata e redatta per la prima volta intorno all'anno Mille o forse già nel nono secolo dopo Cristo. Questa prima redazione avvenne probabilmente all'interno di un monastero situato nell'Europa centrale. Il racconto fu allestito a partire da informazioni storiche originariamente scarne e in parte dimenticate dal tempo. Gli studiosi riconoscono che il racconto agiografico è per larga parte di fantasia e volto soprattutto a diffondere l'esperienza di fede dei martiri della tarda antichità. Nel corso dei secoli sono state tramandate tre versioni differenti della passio relativa alla vita del santo. La prima versione tramandata è la passio detta Mombriziana, risalente proprio al nono secolo dopo Cristo. Le altre due versioni del racconto agiografico sono invece contenute all'interno della celebre edizione seicentesca degli Acta Sanctorum. Il Martirologio attesta ufficialmente il martirio di Sant'Agapito a Palestrina nel Lazio, fissandone la morte terrena al diciotto agosto del 274. Le preghiere liturgiche della Chiesa ricordano costantemente il giorno del martirio e la morte terrena del santo, la quale risulta orientata alla dimora eterna nel cielo. L'orazione colletta della messa menziona esplicitamente la palma del martirio donata da Dio al santo per la sua fedeltà.

Il culto e le reliquie

Il martire è venerato da secoli in un paese in provincia di Isernia che prende proprio il suo nome. Il culto locale nacque probabilmente all'epoca della dominazione Longobarda e Normanna nel territorio molisano. Questo culto originario si svolgeva anticamente nell'ormai distrutta Abbazia di Sant'Agapito in Valle. L'Abbazia di Sant'Agapito in Valle era sita tra Isernia e l'attuale località di Sant'Agapito Scalo. Nella Chiesa Parrocchiale odierna è custodito e venerato un antico busto ligneo risalente al sedicesimo secolo o a un'epoca poco posteriore. Le reliquie originarie del santo furono donate dall'imperatore Arnolfo di Carinzia all'Abbazia Benedettina di Kremsmunsten in Austria. Tali venerate reliquie sono ancora oggi conservate all'interno della medesima Abbazia di Kremsmunsten. Nel mese di settembre del 2011 le reliquie furono eccezionalmente portate a Sant'Agapito per una breve visita in mezzo a un trionfo di popolo in festa. Successivamente, il trenta gennaio 2014, l'Abate e la comunità di Kremsmunsten donarono una insigne reliquia alla Parrocchia molisana su specifica richiesta del Parroco Canonico don Luigi Russo. La reliquia donata in quella circostanza consiste precisamente in un osso metacarpale del santo martire. Il ventotto marzo dello stesso anno, una delegazione dell'Abbazia guidata dall'Abate Ambros Ebhart e una delegazione del Municipio guidata dal Borgomastro portarono solennemente la reliquia in paese. La reliquia fu collocata con devozione in un artistico reliquiario antropomorfo modellato a forma di braccio benedicente. Questo prezioso reliquiario costituisce un'opera d'arte realizzata dal Maestro Domenico Sepe. Da quel giorno della sua collocazione, la reliquia continua a essere profondamente venerata dai fedeli nella Chiesa parrocchiale.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Agapito?

La ricorrenza liturgica di Sant'Agapito si celebra annualmente il diciotto agosto, data che ricorda il suo martirio.

Dove sono conservate le reliquie di Sant'Agapito?

Le reliquie principali sono custodite nell'Abbazia di Kremsmunsten in Austria, mentre una insigne reliquia è venerata nella Chiesa parrocchiale del paese molisano intitolato al santo.

A Palestrina nel Lazio, sant’Agapíto, martire. — Martirologio Romano