18 luglio
Beato Roberto da Salle (di Sala)
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la chiamata alla vita eremitica
Il Beato Roberto nacque a Salle, in provincia di Pescara, un paesino alle pendici della Majella. La nascita avvenne intorno all'anno 1273. I genitori di Roberto si chiamavano Tommaso e Benvenuta. Al battesimo gli fu imposto il nome di Santuccio. San Pier Celestino chiamava successivamente Santuccio per vezzo. Dall'età di sette anni Roberto rivelò un grande senso di amore fraterno e del perdono. Un vicino di casa uccise un animale della sorella di Roberto quasi per sfregio, gettandoglielo davanti alla porta di casa. La sorella sconvolta chiese vendetta al fratellino. Durante la messa domenicale, al momento del segno della pace dopo l'Agnus Dei, il piccolo Santuccio ricevette il segno di pace dal celebrante. Santuccio corse subito a restituire il segno di pace al dichiarato nemico della sorella. All'età di sedici anni, seguendo una forte vocazione, conobbe e seguì Pietro Angeleri da Isernia, l'eremita del Morrone e futuro papa Celestino V. Nel 1294 Roberto, terminato il noviziato, era tra i più cari discepoli di Pietro Angeleri. Roberto era dedito con tutta l'anima alla pratica della virtù, al culto del silenzio e alla mortificazione del proprio corpo.
Il rifiuto del pontificato e il legame con Celestino V
All'alba del sette luglio 1294, presso l'eremo di Santo Spirito a Majella, Pietro da Morrone accettò di diventare il sommo pontefice Celestino V dopo vari ripensamenti e preghiere. Celestino V chiese al discepolo Roberto di seguirlo nel nuovo ruolo papale. Il giovane Roberto rifiutò di seguire il maestro nonostante il grande amore e rispetto. Roberto decise di impegnarsi come successore di Celestino V nell'esaltazione del suo esempio tra gli aspri eremi abruzzesi. Nell'iconografia Roberto viene spesso rappresentato con una croce sulle spalle e il cappello cardinalizio ai piedi, probabilmente a causa della sua scelta di rifiutare il seguito papale. Il Petrarca parlò di Roberto e del suo dialogo nel momento del diniego a Celestino V all'interno dell'opera De Vita Solitaria. Durante il pontificato di Celestino V, Roberto si trasferì presso il monastero di San Giorgio a Roccamorice, continuando le sue pratiche. Il ventiquattro dicembre 1294 Celestino V rinunciò al soglio pontificio. Bonifacio VIII fu eletto come successore di Celestino V. L'eremita Pietro da Morrone tornò sui suoi monti presso i confratelli. La gioia del beato Roberto nell'accogliere Celestino fu grande ma di breve durata. Celestino fu ricercato da Bonifacio VIII per timore di uno scisma. Celestino seguì dapprima il papa ad Anagni e fu poi tenuto a Rocca di Fumone in una specie di eremo-prigione. Pietro da Morrone morì a Rocca di Fumone il diciannove maggio 1296. Il giorno della morte di Celestino V, distante centinaia di chilometri, il beato Roberto ebbe l'apparizione del maestro che rendeva l'anima a Dio. Roberto capì immediatamente l'accaduto e avvisò i confratelli della morte del santo. La notizia della morte di Celestino giunse al monastero qualche giorno più tardi.
Il sacerdozio e la fondazione di monasteri
La tradizione celestina ammetteva il sacerdozio solo dopo i trentuno anni di età. Per Roberto fu applicata un'eccezione e fu ordinato sacerdote nel 1298 all'età di soli venticinque anni. Per oltre dodici anni Roberto rimase quasi sepolto presso il monastero di San Giorgio a Roccamorice. Dal 1310 al 1317 Roberto fu nominato procuratore a Santo Spirito a Majella. Da Santo Spirito si trasferì a Roccamontepiano, dove si pensa abbia fondato il monastero di Santa Croce. Nel 1320 fu inviato a Gessopalena, dove fondò un altro monastero. A Gessopalena rimase come priore fino al 1321. Tornò a Roccamontepiano, stabilendovisi per sei anni. Nel 1327 fu nominato procuratore generale della Congregazione dei Celestini. Come procuratore generale fondò, visitò e restaurò parecchi monasteri, tra cui San Tommaso a Caramanico, Lama dei Peligni, Atessa e Gessopalena. Oltre ai sei monasteri più conosciuti, secondo informazioni non controllabili Roberto avrebbe fondato alcuni ospizi per i pellegrini. Tra le opere da lui volute e seguite, tre furono particolarmente care: il monastero della Civitella a Chieti, Santo Spirito a Majella con opere ancora oggi riconoscibili ordinate e dirette da lui, e la basilica della Madonna a Lama dei Peligni. Fu un amministratore dei beni della Congregazione tanto perfetto quanto estremo eremita, eguagliando o superando il maestro Celestino V.
La regola rigorosa e le prove della vita
La regola celestina ordinava il digiuno tutto l'anno eccetto la domenica e le feste. La regola celestina prevedeva tre quaresime l'anno: la normale, quella dell'Assunta e quella dell'Avvento. La regola celestina imponeva la recita settimanale del salterio. La regola celestina prevedeva cento prostrazioni di giorno e altrettante di notte. La regola celestina imponeva una vigilia rigorosa il mercoledì e il sabato a base di pane nero e acqua di fonte. La regola celestina prescriveva la confessione pubblica dei peccati prima del mattutino. La regola celestina imponeva vesti ruvidissime e l'uso del cilicio. Il beato Roberto aggiungeva ulteriori pratiche penitenziali di sua sponte. A causa del clamore suscitato dalle sue opere e dalle sue fondazioni fu costretto a discolparsi davanti al Vescovo di Chieti. Affrontò un'accusa fantomatica di presunti abusi delle elemosine. L'accusa fu probabilmente la croce più onerosa che dovette portare e ne soffrì in maniera indicibile.
I miracoli e la potenza taumaturgica
Si registrano notizie di segni miracolosi e veri e propri miracoli compiuti da Roberto, alla presenza di parecchi confratelli. Il beato è associato a predizioni, segni premonitori, apparizioni, estasi, colloqui mistici e miracoli a cui assistettero i confratelli. Tra i miracoli si annoverano innumerevoli guarigioni. Guarì un confratello dalla lebbra segnando con un segno di croce le piaghe dopo averle baciate. Rinsavì un uomo furioso di nome Roberto Galtieri imponendo sulla sua testa il Breviario. L'imposizione del Breviario procurò a Roberto Galtieri un sonno profondo al risveglio del quale era guarito. A Morrone del Sannio nel Molise il beato è profondamente venerato ancor oggi. A Morrone del Sannio guarì una bambina di nome Maria celebrando per lei una santa Messa. Al termine della Messa la bambina Maria riacquistò l'uso delle membra atrofizzate. Il miracolo più eclatante fu la risurrezione di un monaco morto in peccato mortale. Il monaco resuscitato dalle preghiere di Roberto si svegliò, confessò pubblicamente i suoi peccati e si riaddormentò nella morte. Il potere taumaturgico del beato era grande. La sua fama divenne grande in poco tempo. Il beato ottenne tante conversioni. Riuscì a raccogliere tantissime donazioni intorno ai suoi monasteri. Realizzò tantissime opere ed elargì grandissima carità attorno a sé.
Il transito e il culto perenne
A sessantotto anni iniziò ad ammalarsi. Morì il diciotto luglio del 1341 tra il conforto dei suoi numerosi confratelli. Morì all'età di sessantanove anni. Visse cinquantadue anni nella vita religiosa. Si ricordano oltre trenta miracoli post mortem di Roberto da Salle. Molti dei miracoli post mortem si verificarono sul suo sepolcro. Nel 1342 la sua salma fu trasportata da Morrone del Sannio alla Badia di Santo Spirito a Sulmona. Si presume che nel 1342 sia stato proclamato Beato. A Salle si venera il diciotto luglio. Il diciannove maggio, giorno della morte di Celestino, il Beato Roberto viene festeggiato a Morrone del Sannio. L'urna contenente i suoi resti si trova attualmente presso la chiesa parrocchiale di Salle Vecchia. Nella statua della chiesa di Salle Vecchia sono incapsulate le sue ossa. Tra le ossa conservate vi sono per intero le ossa del braccio con il quale soleva benedire e guarire. La sua nascita è avvenuta a Salle in provincia di Pescara nel 1273.
Il cammino monastico
La vocazione del Beato Roberto ebbe inizio quando, all'età di soli sedici anni, divenne discepolo di Pietro da Morrone. In questa scuola di santità, egli apprese l'arte della preghiera e il distacco dai beni terreni, trovando nell'eremo di Santo Spirito a Majella e nei territori montani circostanti la dimora ideale per lo spirito. La sua dedizione fu tale che nel mille duecentonovantotto, ottenuta una dispensa speciale, ricevette l'ordinazione sacerdotale, passo che segnò l'inizio di una missione pastorale vissuta in profonda umiltà. Il suo legame con il maestro fu assoluto, tanto che Roberto scelse di non seguire Celestino V quando questi fu chiamato alla cattedra di Pietro, preferendo la stabilità del chiostro e il servizio ai fratelli nella solitudine della Majella.
Negli anni successivi, Roberto divenne un punto di riferimento per la Congregazione dei Celestini. Nel mille trecento ventisette fu nominato Procuratore Generale, un incarico di grande responsabilità che lo portò a viaggiare intensamente attraverso l'Abruzzo. La sua impronta è ancora oggi visibile in luoghi come Roccamorice, Roccamontepiano, Gessopalena, Chieti e Lama dei Peligni, dove si adoperò per il restauro e la fondazione di numerose strutture monastiche. Questo impegno, sebbene animato da zelo spirituale, fu anche occasione di prova: egli subì infatti un processo canonico a causa di accuse riguardanti presunti abusi delle elemosine. Tale vicenda, pur dolorosa, non scalfì la fama di santità di cui godeva, culminata nella sua morte avvenuta nel mille trecento quarantuno a Morrone del Sannio e nella rapida canonizzazione avvenuta già nel mille trecento quarantadue.
Il culto e la memoria
La venerazione verso il Beato Roberto da Salle si è radicata profondamente nelle terre abruzzesi e molisane, dove la sua memoria liturgica viene celebrata con particolare devozione. Egli è riconosciuto come patrono di Salle, suo paese natale, e di Morrone del Sannio, il luogo che custodì il suo ultimo respiro terreno. La fedeltà di queste comunità al proprio protettore si manifesta attraverso il ricordo della sua vita esemplare, segnata dall'obbedienza alla regola e dalla carità verso i poveri.
Il culto verso il Beato Roberto invita ancora oggi i fedeli a riflettere sulla bellezza di una vita spesa nel silenzio e nella dedizione, lontano dalle logiche del potere e vicina alla semplicità del Vangelo. Le celebrazioni in suo onore, fissate nel calendario liturgico per il diciotto luglio a Salle e il diciannove maggio a Morrone del Sannio, rappresentano momenti di incontro e di preghiera, in cui la figura del monaco di Salle continua a parlare al cuore dei fedeli contemporanei, richiamandoli alla ricerca dell'essenziale e alla fiducia in Dio, anche nelle traversie delle vicende umane.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Roberto da Salle?
Il Beato Roberto si venera il diciotto luglio a Salle e il diciannove maggio a Morrone del Sannio.