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sabato 18 luglio 2026 · Santo del giorno

San Federico di Utrecht

Vescovo

San Federico di Utrecht

San Federico visse nel nono secolo, guidando la Chiesa come vescovo con profonda dedizione allo studio delle Sacre Scritture e alla cura dell'evangelizzazione dei Frisoni. La sua esistenza si svolse in un tempo di complessi intrecci tra fede e potere, segnato dall'impegno intransigente contro i costumi corrotti e il paganesimo risorto. Egli è ricordato per la coraggiosa testimonianza resa fino al martirio, che suggellò la sua fedeltà al Vangelo e alla giustizia morale.

La memoria di San Federico è legata alla terra d'Olanda e alla città di Utrecht, dove il suo corpo fu accolto e venerato. Nel corso dei secoli la sua figura è stata tramandata attraverso testi antichi, carmi e memorie liturgiche, sebbene la storiografia successiva abbia discusso l'affidabilità delle prime biografie. La Chiesa ne celebra la ricorrenza il 18 luglio, rinnovando il ricordo di un pastore che non esitò a difendere la legge di Dio.

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Gli altri santi di oggi

Sant' Arnolfo di Metz

Vescovo

Sant' Arnolfo di Metz, vissuto tra il 582 e il 641, rappresenta una figura di profonda saggezza nel panorama del settimo secolo. Uomo di grande rilievo politico e spirituale, egli seppe coniugare il servizio al regno con la fedeltà al Vangelo, esercitando il suo ministero in un'epoca di complessi mutamenti per l'Austrasia. Fu consigliere di re Clotario secondo e precettore di Dagoberto, mettendo le sue doti al servizio della stabilità e dell'ordine sociale, pur mantenendo sempre lo sguardo rivolto verso l'eternità.

Il suo ricordo è legato indissolubilmente alla cattedra episcopale di Metz, che egli occupò a partire dall'anno 614, portando il peso del governo pastorale con rigore e dedizione. La sua partecipazione attiva ai concili di Clichy e di Reims testimonia l'impegno profuso per la comunione della Chiesa. La scelta definitiva di abbandonare la vita pubblica, avvenuta nel 627, segnò il culmine del suo cammino: il ritiro nel monastero presso i Vosgi rimane per noi un monito prezioso sul primato della preghiera e sulla ricerca di Dio nel silenzio, lontano dalle ambizioni e dalle logiche del mondo.

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San Bruno di Segni (da Solero)

Vescovo

San Bruno di Segni visse nell'undicesimo secolo e lasciò una traccia luminosa nella storia della Chiesa come vescovo, esegeta e difensore della fede. Nato a Solero tra il 1045 e il 1049, all'epoca parte della diocesi di Asti, ricevette una solida prima educazione che lo mantenne virtuoso e fermo nella fede anche durante gli anni della sua giovinezza trascorsi a studiare a Bologna. Chiamato a Siena come insegnante di teologia e canonico della cattedrale, si distinse per la sua preparazione e per la sua eloquenza, che attrassero l'attenzione di papa Gregorio VII. Il pontefice lo volle a Roma e lo consacrò vescovo della sede suburbicaria di Segni nel 1079. Da quel momento, San Bruno lavorò instancabilmente per il rinnovamento ecclesiale, collaborando strettamente con quattro papi e affrontando persecuzioni, prigionie e aspre lotte contro la simonia e il nicolaismo durante la delicata fase della lotta per le investiture. Uomo di profonda preghiera e di vasta cultura, coltivò sempre l'amore per la solitudine monastica e per lo studio delle Sacre Scritture, lasciando ai posteri una ricca eredità di commentari biblici, trattati teologici e omelie.

Egli è ricordato con profonda venerazione non soltanto nelle terre che lo videro pastore e testimone, come Solero, Segni, Siena e Asti, ma anche nel celebre monastero di Montecassino, di cui fu abate. La sua memoria liturgica si celebra il 18 luglio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta a Segni nel 1123. Fu elevato agli onori degli altari nel 1183 da papa Lucio III nella cattedrale di Segni, dove ancora oggi è custodito il suo sacro cranio. La sua figura di pastore coraggioso, difensore della reale presenza di Cristo nell'Eucaristia e studioso insigne della parola di Dio continua a parlare ai fedeli di ogni tempo, richiamandoli alla fedeltà al Vangelo e alla ricerca della giustizia e della pace.

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Santa Sinforosa e sette figli

Martire

Santa Sinforosa visse nel corso del secondo secolo sulla via Tiburtina al nono miglio, precisamente al chilometro diciassette virgola quattrocentonovantacinque, nei pressi della maestosa villa dell'imperatore Adriano. Ella era la sposa di San Getulio e la madre di sette figli di nome Crescente, Giuliano, Nemesio, Primitivo, Giustino, Statteo ed Eugenio. La sua esistenza e la sua testimonianza di fede si inseriscono in un tempo di dura prova per la comunità cristiana, segnato dalle decisioni del potere imperiale. L'imperatore Adriano aveva infatti ordinato la morte del marito Getulio, del cognato Amanzio e dell'amico Primitivo, intessendo una trama di persecuzione che presto avrebbe coinvolto l'intera famiglia. La tradizione riferisce che l'imperatore volle consultare gli dei prima di inaugurare la sua grandiosa villa, ricevendo dagli oracoli la risposta che Sinforosa e i suoi sette figli li straziavano ogni giorno invocando il loro unico Dio. Gli dei chiesero pertanto che la madre e i ragazzi sacrificassero per loro, affinché l'imperatore ottenesse quanto richiesto. Di fronte al fermo rifiuto della famiglia, Adriano chiamò il prefetto Licinio ordinando l'arresto e conducendo tutti al tempio di Ercole. Qui la Santa affrontò l'imperatore che cercò di farla desistere dal cristianesimo usando lusinghe, minacce e ricatti, ma ella si appellò all'esempio di Getulio e degli altri compagni di martirio. Rimasti irremovibili, madre e figli subirono atroci torture e la morte cruenta per la fede in Cristo.

La memoria di Santa Sinforosa e dei suoi sette figli è custodita con venerazione dalla Chiesa sin dai tempi antichi. La Passio fissa la celebrazione dei martiri al quindicesimo giorno prima delle calende di agosto, mentre il Martirologio Romano riporta la commemorazione a Tivoli e a Roma al nono miglio della via Tiburtina, dove i santi sono ricordati come martiri e fratelli in Cristo. Dopo circa due anni dal martirio, essendosi calmato il furore delle persecuzioni, il corpo di Sinforosa fu recuperato da suo fratello Eugenio, che ricopriva la carica di principale della curia tiburtina. I corpi dei martiri, inizialmente sepolti nella zona suburbana, furono in seguito trasportati a Roma e ritrovati sotto il pontificato di papa Pio IV nella Diaconia di Sant'Angelo in Pescheria. La devozione nei secoli ha lasciato segni profondi nel territorio, come testimoniano l'esistenza di una chiesa dedicata alla Santa nei pressi di Bagni di Tivoli e le cronache delle lotte per le investiture, durante le quali l'imperatore Enrico V si accampò nel luogo anticamente noto come il campo dei sette fratelli, dove sorgevano i ruderi di un'antica chiesa. Nel millenovecentotrentanove, i proprietari del terreno eressero una nuova cappella sulla collinetta di fronte al santuario, rinnovando il perpetuo ricordo di questo luminoso esempio di fedeltà evangelica.

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San Materno di Milano

Vescovo

San Materno visse e operò nel corso del quarto secolo, guidando la comunità cristiana milanese come settimo vescovo della sua storia. Egli succedette immediatamente al vescovo Mirocle e resse la diocesi per un periodo stimato in dodici anni di episcopato, prima di avere come antecessore immediato il vescovo Protasio. Il suo ministero si collocò nel tempo in cui, restituita la libertà alla Chiesa dopo le lunghe persecuzioni, i pastori poterono organizzare pubblicamente il culto e onorare la memoria dei testimoni della fede. La tradizione e i testi antichi lo ricordano per la profonda devozione verso i martiri e per uno stile di governo saggio e premuroso. La sua figura rimase impressa nella memoria della Chiesa di Milano, tanto che un antico racconto del quinto secolo utilizzò un felice gioco di parole tra il nome del vescovo Materno e il grembo materno della Chiesa stessa, sottolineandone la cura spirituale per il popolo a lui affidato.

Il momento culminante della sua opera pastorale fu la traslazione dei corpi dei martiri Nabore e Felice, condotti con tutti gli onori da Lodi fino alla città di Milano. Questa iniziativa fu resa possibile grazie all'incontro con una donna pia e religiosa di nome Sabina, la quale persuase il vescovo Materno ad accogliere i due santi martiri nella Chiesa milanese, forse donandoli personalmente alla comunità. Per custodire degnamente queste reliquie, a Materno si deve con ogni probabilità la costruzione della basilica dei Santi Nabore e Felice. Questa scelta providentielu stabilì un esempio luminoso e duraturo che in seguito ispirò lo stesso vescovo Ambrogio a desiderare di essere deposto tra i corpi dei martiri Gervasio e Protasio. San Materno morì il diciotto luglio, data in cui gli antichi cataloghi dei vescovi milanesi e il Martirologio Romano ne fissano la memoria liturgica, mentre la liturgia ambrosiana la celebra solennemente nello stesso giorno e il Liber notitiae sanctorum Mediolani del quattordicesimo secolo la ricorda il diciannove luglio.

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San Filastrio di Brescia

Vescovo

Nel quarto secolo, la Chiesa di Brescia accolse il ministero di san Filastrio, vescovo la cui vita e morte ricevettero ampie lodi dal suo successore, san Gaudenzio. Le notizie biografiche giunte fino a noi sono scarse, e il luogo di nascita del santo rimane ignoto. La principale fonte di informazioni sulla sua esistenza è costituita da un'approfondita omelia che san Gaudenzio tenne nel quattordicesimo anno dalla morte del predecessore. In quel testo e nei registri del Martirologio, la data della morte viene tradizionalmente fissata al diciotto luglio dell'anno trecentosettantasette o comunque intorno al trecentosettantasette a Brescia. Tra le sue opere letterarie di maggiore rilievo si ricorda la stesura di un catalogo di centotrentasei eresie, composto tra il trecentosettantacinque e il trecentonovantuno.

Prima di ascendere alla cattedra episcopale, la cui data esatta di nomina non è nota, san Filastrio visse un'intensa stagione di predicazione. Dopo essere stato consacrato sacerdote, lasciò presto la sua terra e la famiglia per annunciare la parola di Dio in vari luoghi. Nel corso della sua attività apostolica contrastò i pagani, i giudei e gli eretici ariani. Vissuto per un periodo a Milano prima che san Ambrogio diventasse vescovo, vi si oppose con decisione al vescovo ariano Aussenzio I. In seguito si trasferì a Roma, dove convertì molte persone alla fede cattolica grazie alle sue argomentazioni. Nel trecentosettantuno era già vescovo di Brescia e partecipò al Concilio di Aquileia. Sant'Agostino attesta di averlo visto varie volte tra il trecentosettantaquattro e il trecentosettantasette durante la sua permanenza a Milano come ospite di sant'Ambrogio.

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Santa Maria Greca

Nel corso del diciassettesimo secolo, durante la drammatica pestilenza che colpì il regno di Napoli e le Puglie, la cittadina di Corato visse momenti di profondo dolore e smarrimento. Poiché la scienza non riusciva a trovare rimedi efficaci contro il contagio, il popolo sfiduciato e atterrito si rivolse con fiducia ai santi patroni e soprattutto a Maria Santissima. Gli anziani del luogo custodivano la memoria di un'antica tradizione secondo cui nel sotterraneo di una delle venticinque torri cittadine, precisamente quella che guardava verso sud-ovest e veniva chiamata Torre Greca, si trovava una sacra immagine della Madonna. La ferma convinzione che l'esposizione di quell'icona avrebbe liberato il paese spinse la popolazione a compiere un foro nella struttura della torre, dando inizio a una serie di straordinari eventi che avrebbero segnato per sempre la storia spirituale della comunità.

Oggi Santa Maria Greca è ricordata con profonda devozione quale insigne protettrice della città di Corato, la cui intercessione pose fine al flagello della peste nel diciassettesimo secolo mentre le città vicine continuavano a subire pesanti perdite. Il ritrovamento della sacra tavola dipinta, avvenuto grazie all'impulso del sacerdote Don Francesco Loiodice e suggellato da prodigi celesti come la guarigione della cieca Beatrice Dell'Oglio e il suono misterioso di un campanello, trasformò un oscuro sotterraneo in un centro di fede e di pellegrinaggio. L'icona, giunta intatta fino a noi con i suoi colori vividi e le sue particolari caratteristiche bizantine, continua a testimoniare la materna protezione della Vergine nei confronti di tutti i fedeli.

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San Rufillo di Forlimpopoli

Vescovo

San Rufillo visse nel corso del secolo V e viene venerato come il primo vescovo che resse la Chiesa di Forlimpopoli. La sua figura si colloca in un tempo antico, nel quale le notizie biografiche giungono a noi attraverso fonti letterarie tarde e di scarsa certezza, affiancate tuttavia da un antico sermone scritto in buon latino nell'undicesimo secolo che ne delinea le virtù pastorali. La sua esistenza e la sua opera apostolica trovano una solida testimonianza nella straordinaria ampiezza del suo culto, radicato profondamente in tutta la regione dell'Emilia Romagna attraverso numerosi edifici sacri a lui intitolati.

Il santo vescovo è ricordato per la sua instancabile azione evangelizzatrice, condotta al fianco di altri insigniti pastori dell'epoca per debellare l'idolatria e per contrastare la diffusione dell'eresia ariana, la quale aveva il suo centro propulsore a Rimini. La tradizione tramanda inoltre episodi mirabili della sua vita, tra cui la vittoria su un feroce dragone compiuta insieme a san Mercuriale. La sua memoria liturgica si celebra il diciotto luglio, giorno in cui la Chiesa riconosce il cammino di fede di questo insigne protovescovo.

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Beato Roberto da Salle (di Sala)

Il Beato Roberto da Salle, nato con il nome di Santuccio nel quattordicesimo secolo e precisamente intorno all'anno 1273 a Salle in provincia di Pescara, un paesino alle pendici della Majella da Tommaso e Benvenuta, è una delle figure più luminose e austere dell'eremitismo abruzzese. La sua intera esistenza fu un cammino di profonda ascesi, guidato dapprima dall'incontro con Pietro Angeleri da Isernia, il futuro papa Celestino V, di cui divenne uno dei discepoli più vicini e fedeli. Dalle vette solitarie della Majella fino ai monasteri fondati e restaurati in tutta la regione, Roberto visse una radicale dedizione alla preghiera, al silenzio e alla mortificazione del corpo, incarnando con rigore la regola celestina e superandola persino con ulteriori pratiche penitenziali.

Ricordato per la sua straordinaria carità, per il dono dei miracoli in vita e per le innumerevoli grazie elargite dal suo sepolcro, il Beato Roberto seppe unire le doti di amministratore saggio e infaticabile fondatore di opere alla mitezza di un cuore capace di profondo amore fraterno e di totale perdono. La sua memoria liturgica si celebra il diciotto luglio a Salle e il diciannove maggio a Morrone del Sannio, a testimonianza di una devozione che attraversa i secoli e continua a ispirare il cammino spirituale dei fedeli.

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San Simone da Lipnica

Sacerdote

San Simone da Lipnica nacque in Polonia tra il 1435 e il 1440, distinguendosi fin da giovane per una profonda devozione alla Vergine Maria. Dopo aver studiato presso l'università di Cracovia ed essere entrato in contatto con San Giovanni da Capestrano, decise di seguire la chiamata religiosa entrando nell'ordine dei frati francescani. Ordinato sacerdote entro il 1465, visse il suo ministero sacerdotale tra incarichi di responsabilità, predicazione feconda e intensa carità fraterna. La sua vita si concluse nel 1482 vicino a Cracovia, stroncato dalla peste contratta mentre assisteva i malati. San Simone da Lipnica è ricordato come un sacerdote insigne per la predicazione, la devozione al nome di Gesù e il sacrificio supremo offerto per amore del prossimo durante l'epidemia.

La sua memoria liturgica si celebra il 18 luglio. Il percorso verso la canonizzazione, avviato con la beatificazione nel 1685 da papa Innocenzo XI e la successiva inchiesta diocesana guidata dal cardinale Francesco Macharski, trovò il suo compimento definitivo il 3 giugno 2007, quando papa Benedetto XVI lo elevò agli onori degli altari. Il Martirologio Romano ne custodisce la memoria esemplare, ricordandolo come figlio fedele dell'Ordine dei Minori che seppe tradurre la fede in un servizio instancabile verso i fratelli bisognosi e sofferenti.

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Beata Tarcisia (Olga) Mackiv

Vergine e martire

La Beata Tarcisia, nata Olga Mackiv a Xodoriv nel 1919, è una figura luminosa che ha offerto la propria esistenza nel corso del ventesimo secolo come testimonianza suprema di fedeltà a Cristo. Entrata tra le Ancelle di Maria Immacolata nel 1938, ella ha saputo coniugare la dedizione alla vita consacrata con un ardente spirito di sacrificio, emettendo i primi voti religiosi nel 1940 e vivendo il proprio ministero con umiltà e profonda dedizione spirituale.

La memoria della Beata Tarcisia è indissolubilmente legata al suo eroico voto di offrire la vita per la conversione della Russia, una missione che ha segnato profondamente il suo cammino di fede. Il suo martirio, avvenuto per mano di un militare sovietico il 18 luglio 1944 a Krystynopil, la pone tra le figure più emblematiche di resistenza spirituale durante il regime sovietico. Proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II il 27 giugno 2001, ella resta un esempio di coraggio evangelico per tutti coloro che cercano di vivere la propria fede con coerenza e abnegazione, anche nelle ore più buie della storia umana.

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Beato Carlos de Dios Murias

Sacerdote dei Frati Minori Conventuali, martire

Il Beato Carlos de Dios Murias è stato un sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali, la cui esistenza nel ventesimo secolo ha testimoniato la fedeltà radicale al Vangelo e ai poveri. Nato a Córdoba nel 1945, egli ha dedicato il proprio ministero sacerdotale al servizio delle comunità più fragili, vivendo la propria vocazione con uno spirito di profonda dedizione ecclesiale e sociale. La sua figura è ricordata oggi come quella di un testimone della fede che, nel contesto di una terra argentina segnata da profonde sofferenze, ha saputo incarnare la carità pastorale fino al sacrificio supremo della propria vita.

Il suo cammino spirituale lo condusse a La Rioja, dove svolse il suo apostolato in stretta comunione con il vescovo Enrique Angelelli, che lo ordinò sacerdote nel 1972. Membro del Movimento dei Sacerdoti per il Terzo Mondo, Carlos de Dios Murias scelse di stare accanto agli ultimi, condividendo le loro speranze e le loro angosce. Il suo martirio, avvenuto nel 1976 a El Chamical, rimane un segno indelebile di come la coerenza cristiana possa sfidare le tenebre della violenza, rendendo la sua memoria un invito costante alla giustizia e alla riconciliazione per tutti i fedeli.

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Beato Gabriel-Joseph-Roger Longueville

Sacerdote e martire

Il Beato Gabriel-Joseph-Roger Longueville, sacerdote e martire, nacque il 18 marzo 1931 a Étables, un paesino nel dipartimento francese dell'Ardèche, situato nel territorio della diocesi di Viviers. I suoi genitori erano Joseph-Augustin Longueville e Amélie-Virginie Delhomme, di mestiere contadini, che ebbero in tutto otto figli, di cui cinque femmine e tre maschi. La sua vita fu interamente spesa nell'ascolto della Parola di Dio, nella dedizione ai poveri e nell'annuncio del Vangelo fino al dono supremo della vita in Argentina. Egli visse il proprio ministero con umiltà e profonda vicinanza agli ultimi, dapprima nella sua terra d'origine e successivamente come missionario nelle terre latinoamericane.

Viene ricordato con profonda venerazione per la sua coraggiosa testimonianza di fede e per il martirio subito il 18 luglio 1976 a El Chamical, condiviso con il confratello padre Carlos de Dios Murias. La sua esistenza, segnata dalla preghiera, dal lavoro manuale accanto alla gente e dalla denuncia delle ingiustizie sociali, rappresenta un luminoso esempio di dedizione evangelica. Beatificato il 27 aprile 2019 sotto il pontificato di papa Francesco, la Chiesa ne celebra la memoria liturgica il 17 luglio, giorno che precede la sua nascita al Cielo.

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Beato Tiburzio Arnaiz Muñoz

Sacerdote gesuita, fondatore

Il Beato Tiburcio Arnaiz Muñoz nacque a Valladolid, in Spagna, l'11 agosto 1865 da una famiglia di umili origini e fu battezzato nella parrocchia di Sant'Andrea. Sacerdote e religioso della Compagnia di Gesù, spese la sua esistenza nell'annuncio instancabile del Vangelo, nella predicazione di esercizi spirituali e nell'assistenza ai più umili e dimenticati, fondando le Dottrine Rurali per portare l'istruzione e i Sacramenti nelle zone più isolate dell'Andalusia.

Ricordato per la sua straordinaria dedizione apostolica, la sobrietà di vita e la profonda carità, si spense a Malaga il 18 luglio 1936. La Chiesa cattolica ne onora la memoria liturgica il 18 luglio, dopo che papa Francesco ne ha proclamato la beatificazione celebrata nella cattedrale di Malaga nel corso del 2018.

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Beato Alfonso Tracki

Sacerdote e martire

Il Beato Alfonso Tracki è stato un presbitero che ha offerto la propria vita nel contesto drammatico del ventesimo secolo, lasciando una testimonianza di dedizione incrollabile al Vangelo. Nato in Slesia nel 1896, ha percorso un cammino vocazionale che lo ha condotto lontano dalla sua terra d'origine, portandolo fino in Albania, dove ha esercitato il suo ministero sacerdotale con spirito di servizio e profonda umanità. La sua figura è ricordata per la costante attenzione verso le nuove generazioni e per l'impegno coraggioso profuso in difesa della vita umana durante i tempi bui dell'occupazione.

Il suo sacrificio, culminato con la morte avvenuta a Scutari nel 1946, lo annovera tra i martiri che hanno testimoniato la fedeltà a Cristo sotto regimi oppressivi. Beatificato da Papa Francesco il cinque novembre 2016 come parte del gruppo dei trentotto martiri albanesi, Alfonso Tracki resta un esempio di carità operosa. Egli ha saputo farsi prossimo agli uomini e alle donne del suo tempo, non arretrando di fronte al pericolo e confermando, fino all'ultimo istante, la sua dedizione sacerdotale attraverso l'amministrazione dei sacramenti ai sofferenti, un atto di misericordia che segnò il preludio del suo incontro definitivo con il Signore.

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Santa Marina di Orense

Martire

Santa Teodosia di Costantinopoli

Martire

A Costantinopoli, santa Teodosia, monaca, che patì il martirio per aver difeso un’antica immagine di Cristo, che l’imperatore Leone l’Isaurico aveva ordinato di rimuovere dalla Porta Bronzea del suo Palazzo.

Beato Giovanni Battista de Bruxelles

Martire

All’ancora in mare davanti a Rochefort sulla costa francese, beato Giovanni Battista di Bruxelles, sacerdote di Limoges e martire, che durante la rivoluzione francese morì sfinito dall’inedia e dalla peste in una sordida galera.

San Domenico Nicolao Dinh Dat

Martire

Nella città di Nam Định nel Tonchino, ora Viet Nam, san Domenico Nicola Đinh Đạt, martire, che, soldato, costretto a rinnegare la fede cristiana, dopo atroci supplizi calpestò la croce; ma pentitosi subito, per espiare la colpa dell’apostasia, scrisse all’imperatore Minh Mạng di volere essere di nuovo processato come cristiano, morendo infine strangolato.

Sant’ Emiliano di Durostoro

Martire

A Silistra in Mesia, nell’odierna Bulgaria, sant’Emiliano, martire, che, disobbedendo agli editti di Giuliano l’Apostata e alle minacce del suo vicario Catulino, rovesciò l’altare degli idoli impedendo il sacrificio e, gettato nella fornace, ricevette la palma del martirio.

Sant' Elio di Capodistria

Diacono

Beato Bernardo de Arenis

Mercedario

Dal Martirologio Romano

A Utrecht in Austrasia, nel territorio dell’odierna Olanda, san Federico, vescovo, che rifulse nello studio delle Sacre Scritture e mise cura e impegno nell’evangelizzazione dei Frisoni. — Martirologio Romano