18 luglio
San Rufillo di Forlimpopoli
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'episcopato e la lotta contro l'idolatria
Le notizie storiche concernenti san Rufillo derivano da fonti letterarie tarde e di poca certezza, integrate tuttavia da un antico sermone dell'undicesimo secolo, recitato nel giorno della festa del santo e redatto in buon latino. Questo documento descrive san Rufillo come un pastore dotato di tutte le virtù proprie del vescovo. Egli è riconosciuto dalla tradizione come il primo vescovo che abbia governato la Chiesa di Forlimpopoli. La collocazione del suo episcopato nella prima metà del secolo V è resa possibile grazie ai documenti relativi ai vescovi contemporanei e a san Pietro Crisologo di Ravenna. San Rufillo fu il protovescovo di Forlimpopoli che lottò con fermezza per debellare l'idolatria, operando insieme ad altri santi vescovi contemporanei della regione emiliano-romagnola. Tra questi santi pastori impegnati nella medesima opera di conversione figuravano Mercuriale di Forlì, Leo di Montefeltro, Gaudenzio di Rimini e Geminiano di Modena. Oltre alla lotta contro i residui pagani, san Rufillo e gli altri vescovi contemporanei furono profondamente impegnati a contrastare la diffusione della insidiosa eresia ariana, il cui principale centro propulsore era situato nella città di Rimini. La dedizione del vescovo portò frutti abbondanti, poiché san Rufillo condusse l'intera popolazione rurale a Cristo, edificando la comunità cristiana delle origini.
Il prodigio del drago e le fonti della tradizione
Il venerabile sermone dell'undicesimo secolo tramanda anche il racconto di un celebre prodigio, narrando l'episodio della vittoria di san Rufillo sul drago. La tradizione riferisce che nello spazio compreso tra Forlimpopoli e Forlì, distanti otto chilometri l'una dall'altra, si annidava un mostruoso dragone il quale, col solo fiato, ammorbidiva l'aria e provocava la morte di diverse persone. Davanti a tale flagello, il vescovo Rufillo esortò i fedeli a raccogliersi in preghiera e a praticare il digiuno per ottenere la liberazione della zona dal mostro. Successivamente, san Rufillo invitò il vescovo di Forlì, san Mercuriale, a partecipare all'impresa contro la fiera. Accogliendo l'invito, i due vescovi si recarono insieme direttamente alla tana del drago. Giunti sul luogo, Rufillo e Mercuriale strinsero le loro stole attorno alla gola del drago e lo gettarono in un profondo pozzo. Per suggellare l'avvenuta liberazione, i due vescovi chiusero l'imboccatura del pozzo con un memoriale, ossia un monumento o una iscrizione commemorativa. L'episodio prodigioso del drago non rimane isolato nella letteratura agiografica locale, poiché esso risulta narrato anche nella cosiddetta 'Vita' di san Mercuriale e nelle vite dei santi Grato e Marcello. Gli studiosi leggono in questo racconto simbolico la chiara rappresentazione del dragone come simbolo dell'idolatria ancora fortemente diffusa tra le popolazioni del territorio.
La basilica di Forlimpopoli e la diffusione del culto
Esistono ampie testimonianze del culto di san Rufillo in tutta l'Emilia Romagna, le quali dimostrano indirettamente la santa vita e la feconda opera apostolica svolta dal vescovo tra la popolazione. Le fonti medioevali citano ben tredici chiese dedicate a san Rufillo nella regione emiliano-romagnola. Tra gli edifici di culto particolari, una chiesa dedicata al santo si trova a Bologna, nei pressi del ponte San Rufillo, mentre un'altra sorge a Casola Valsenio, nel territorio della diocesi di Imola. Una chiesa è ubicata a Vitignano di Meldola, in provincia di Forlì, e un'altra intitolazione si trova nella città di Ravenna. La diocesi di Faenza custodisce tre chiese dedicate al santo, così come tre chiese intitolate a san Rufillo si trovano nella diocesi di Forlimpopoli. Infine, una ulteriore chiesa dedicata al santo è attestata nella città di Firenze. Nel cuore di Forlimpopoli sorge la Basilica sepolcrale del santo, oggi nota come Collegiata di San Rufillo ed unica chiesa paleocristiana della città. Al tempo della sua originaria costruzione, la basilica era situata fuori dalle mura cittadine. Recenti scavi archeologici hanno permesso di far risalire l'abside della basilica al secolo V. L'antico edificio di culto subì nel corso dei secoli varie distruzioni, ricostruzioni e rifacimenti fino a giungere alla struttura attuale risalente al 1378. Eminenti studiosi ritennero che questa basilica fosse la primitiva cattedrale di Forlimpopoli. Verso l'anno 971 la basilica fu ceduta ai monaci Benedettini e trasformata in abbazia, mentre la sede cattedrale venne trasferita in un'altra chiesa situata all'interno delle mura di difesa. La vecchia sede cattedrale era probabilmente la basilica rintracciata dagli studiosi sotto le fondamenta della Rocca del secolo XIV, edificio che oggi ospita un Museo Archeologico. Secondo alcune fonti della tradizione, san Rufillo morì in età avanzata, all'età di novant'anni, a Forlimpopoli. Nel 1362, in seguito alla distruzione della città di Forlimpopoli operata dalle truppe dello Stato Pontificio guidate dal cardinale Gil Alvarez Carrillo de Albornoz, le sacre reliquie del santo furono temporaneamente trasportate a Forlì, nella chiesa di San Giacomo in Strada. Successivamente, nel mese di maggio del 1964, le reliquie di san Rufillo fecero il loro solenne ritorno nella Basilica collegiata di Forlimpopoli, dove tuttora riposano.
Il ministero episcopale
La storia di San Rufillo si colloca nel quinto secolo, un'epoca di fervore e grandi prove per le comunità cristiane in Italia. In qualità di primo vescovo di Forlimpopoli, egli ricevette il compito gravoso di reggere la Chiesa locale in un contesto sociale complesso. La sua opera non fu soltanto amministrativa, ma profondamente pastorale e dottrinale. Il santo si distinse per il vigore con cui contrastò la diffusione dell'eresia ariana, una dottrina che minacciava l'integrità della fede sulla divinità di Cristo. In questo impegno, San Rufillo non fu solo, ma trovò un alleato prezioso in San Mercuriale di Forlì. L'intesa tra i due vescovi permise un'azione coordinata e risoluta contro il persistere dell'idolatria, contribuendo a purificare il tessuto religioso della regione. La loro testimonianza rimane un esempio di come la comunione tra i pastori sia essenziale per la custodia del deposito della fede. San Rufillo dedicò ogni energia al consolidamento della comunità, ponendo le basi spirituali per la vita cristiana a Forlimpopoli. La sua vita, spesa interamente al servizio del gregge affidatogli, riflette la dedizione tipica dei grandi padri della Chiesa delle origini, uomini che seppero coniugare la fermezza del comando con la mitezza del pastore.
Le vicende delle reliquie
Il legame tra San Rufillo e la sua gente è testimoniato in modo singolare dalla storia delle sue reliquie. Nel corso dei secoli, il corpo del santo fu traslato a Forlì, evento che avvenne nel mille trecento sessantadue e che sottolineò l'importanza del legame storico tra le due città romagnole. Per lungo tempo, Forlì ha custodito il prezioso deposito, onorando la memoria di colui che fu tra i fondatori della fede nel territorio. Tuttavia, il desiderio di ricongiungere il pastore alla sua cattedra originale non si spense mai. Nel mille novecento sessantaquattro, dopo secoli di lontananza, le reliquie di San Rufillo fecero il loro solenne ritorno a Forlimpopoli. Questo evento non fu solo un momento di devozione popolare, ma un segno di riconciliazione e di rinnovata appartenenza. Ancora oggi, la presenza del santo nella sua città richiama i fedeli a riflettere sulle radici della propria identità cristiana, onorando il primo vescovo che, con la sua vita e il suo ministero, ha tracciato il cammino della fede nella terra di Romagna.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Rufillo di Forlimpopoli?
La festa di San Rufillo di Forlimpopoli si celebra il diciotto luglio, data stabilita dall'antico sermone dell'undicialesimo secolo.
A Forlimpopoli in Emilia, san Ruffillo, vescovo, che si ritiene abbia per primo governato questa Chiesa e condotto l’intera popolazione rurale a Cristo. — Martirologio Romano