Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

18 luglio

San Materno di Milano

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il ministero episcopale e la successione

L'anno d'inizio del pontificato di Materno non è noto con certezza, sebbene gli storici suppongano che sia il trecentosedici. Egli fu il successore immediato del vescovo Mirocle, figura che a sua volta partecipò ai concili di Roma del trecentotredici e di Arles del trecentoquattordici. A sua volta, San Materno fu l'antecessore immediato del vescovo Protasio, il quale prese parte al concilio di Sardica tra il trecentoquarantatré e il trecentoquarantaquattro. Alla guida della diocesi gli vengono tradizionalmente attribuiti dodici anni di episcopato. Sebbene la successione storica sia ben definita dai documenti, gli Atti leggendari della vita di Materno lo collocano erroneamente prima del predecessore Mirocle. Tali Atti leggendari collocano inoltre l'episcopato di Materno durante la persecuzione di Diocleziano e mettono il santo vescovo in relazione con una schiera più ampia di martiri milanesi, tra i quali figurano Nabore, Felice, Vittore, Fedele, Carpoforo ed Alessandro. L'anno della morte di Materno non è noto con certezza ma si ipotizza sia il trecentodiretto ottavo, avvenuto proprio il diciotto luglio come attestato dagli antichi cataloghi dei vescovi milanesi.

La devozione ai martiri e la basilica

Il Martirologio ricorda San Materno a Milano come il vescovo che, restituita la libertà alla Chiesa, traslò con tutti gli onori i corpi dei martiri Nabore e Felice da Lodi alla sua città. Questa sacra operazione sembra doversi all'intervento di una donna pia e religiosa di nome Sabina, la quale persuase il vescovo Materno ad accogliere i due martiri nella Chiesa di Milano e forse glieli donò. Per dare degna dimora a queste spoglie, a Materno si deve con ogni probabilità la costruzione della basilica dei Santi Nabore e Felice. La basilica fu fatta costruire proprio per accogliere i corpi dei martiri come esempio luminoso per i posteri e in particolare per Ambrogio, il quale volle analogamente essere deposto tra Gervasio e Protasio. Alla sua morte, lo stesso vescovo Materno fu sepolto all'interno della basilica dei martiri Nabore e Felice. Secoli dopo, le reliquie di San Materno furono oggetto di una ricognizione privata da parte di San Carlo Borromeo nell'anno quindici settantuno.

Memoria iconografica e fonti storiche

La più antica rappresentazione iconografica del santo si trova in un mosaico del quinto secolo conservato nella basilichetta di San Vittore in Ciel d'oro. Questa basilichetta è attualmente incorporata nella basilica di Sant'Ambrogio. Nel mosaico San Materno è raffigurato barbato e vestito di dalmatica, collocato visivamente tra i santi Nabore e Felice. Il volto di San Materno è così conservato in modo mirabile nei mosaici di San Vittore in Ciel d'oro nella basilica di Sant'Ambrogio. Un'ulteriore testimonianza di questo patrimonio spirituale è offerta da un antico racconto del quinto secolo che utilizza un gioco di parole tra il nome del vescovo Materno e il grembo materno della Chiesa. Questo medesimo racconto del quinto secolo testimonia la nota devozione di Materno per i martiri e il suo stile di governo. L'autore di questo testo di studio e approfondimento è Ennio Apeciti. La memoria del santo continua a vivere anche nei testi liturgici antichi, come il Liber notitiae sanctorum Mediolani del quattordicesimo secolo, che ricorda Materno il diciannove luglio.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Materno di Milano?

La memoria liturgica di San Materno è celebrata il diciotto luglio nella liturgia ambrosiana e nel Martirologio Romano, mentre il Liber notitiae sanctorum Mediolani lo ricorda il diciannove luglio.

A Milano, san Materno, vescovo, che, restituita la libertà alla Chiesa, traslò con tutti gli onori i corpi dei martiri Nábore e Felice da Lodi nella sua città. — Martirologio Romano