18 luglio
Santa Sinforosa e sette figli
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il martirio della madre e dei figli
L'imperatore Adriano, desideroso di inaugurare la sua grandiosa villa sulla via Tiburtina, volle consultare gli dei e ricevette l'ammonimento che Santa Sinforosa e i suoi sette figli li straziavano ogni giorno invocando il loro Dio. Gli idoli pretesero che la donna e la sua discendenza offrissero sacrifici affinché l'imperatore vedesse esauditi i suoi desideri. Per adempiere a tale richiesta, Adriano ordinò al prefetto Licinio di arrestare la famiglia e di condurla al tempio di Ercole. Sotto il principe Adriano, Sinforosa fu dapprima percossa con guanciate e sospesa per i capelli, subendo tentativi di persuasione fondati su lusinghe, minacce e ricatti. Fortificata dall'esempio del defunto sposo Getulio, la Santa si mantenne irremovibile nel rifiutarsi di sacrificare agli dei pagani. L'imperatore ordinò allora che fosse torturata a sangue; le guardie le legarono un grosso sasso al collo e la gettarono nel fiume Aniene per farla annegare. I sette figli, presi da parte e interrogati dallo stesso sovrano, furono condotti al tempio di Ercole per subire analoghi tentativi di persuasione. Legati a pali e stirati con gli argani prima di affrontare il supplizio supremo, tutti i ragazzi rimasero saldi nella fede cristiana. I sette fratelli furono infine trafitti con la spada, e i loro corpi vennero gettati in una fossa comune e profonda del territorio tiburtino, che i pontefici chiamarono la fossa dei sette assassinati.
Il ritrovamento e il culto
Dopo circa due anni, placato il furore delle persecuzioni contro i cristiani, il corpo di Santa Sinforosa fu amorevolmente recuperato da Eugenio, fratello della martire e principale della curia tiburtina. I corpi della Santa e dei suoi figli trovarono sepoltura nella zona suburbana della medesima città, sebbene le reliquie siano state in seguito trasportate a Roma e collocate stabilmente sulla via Tiburtina al nono miglio. Nei secoli successivi, la memoria di questi eventi rimase viva nei luoghi e nelle pietre del territorio. Durante le lotte per le investiture, l'imperatore Enrico V si accampò nel luogo anticamente chiamato campo dei sette fratelli, dove ancora si potevano ammirare i ruderi di un'antica chiesa dedicata a Santa Sinforosa e ai suoi figli. Secoli dopo, esattamente sotto il pontificato di papa Pio IV, i corpi dei martiri furono ritrovati nella Diaconia di Sant'Angelo in Pescheria a Roma. La testimonianza di fede di questa madre e dei suoi sette figli continua a vivere nella memoria della Chiesa, che ne custodisce il nome e il sacrificio lungo la via consolare che fu teatro della loro testimonianza.
La testimonianza
Il cammino di Santa Sinforosa si compì nel corso del secondo secolo, in un contesto storico segnato da una forte ostilità verso coloro che professavano la fede in Cristo. Quando l'imperatore Adriano impose il culto solenne agli dei pagani, Sinforosa manifestò un netto rifiuto, ponendo la propria fedeltà a Dio al di sopra di ogni decreto imperiale. Questo fermo diniego scatenò la reazione violenta del potere costituito, portando alla condanna a morte di Sinforosa e dei suoi sette figli. La madre affrontò il martirio presso il fiume Aniene, dove trovò la morte per annegamento, mentre i suoi figli subirono atroci torture e furono infine trafitti con la spada. Tale evento drammatico, avvenuto nell'anno centotrentotto, si consumò tra Tivoli e la zona della Via Tiburtina, territori che divennero custodi di una memoria così dolorosa quanto gloriosa.
Dopo la morte, il fratello Eugenio ebbe il pietoso incarico di provvedere alla sepoltura dei corpi, sottraendoli all'oblio e garantendo loro una degna dimora. Il sacrificio di questa famiglia non svanì nel tempo; al contrario, il ricordo della loro dedizione si radicò profondamente nella comunità cristiana. Secoli dopo, la provvidenza volle che le loro reliquie fossero nuovamente riportate alla luce sotto il pontificato di Papa Pio IV, offrendo ai fedeli un segno tangibile del passaggio di questi testimoni della fede. La loro vicenda rimane impressa nella storia come un richiamo alla fermezza del cuore, capace di resistere alle pressioni del mondo per restare fedeli alla verità del Vangelo, confermando come il seme del martirio sia sempre stato sorgente di speranza per le generazioni successive.
Il culto
Il culto di Santa Sinforosa e dei suoi sette figli si è consolidato nel tempo attorno ai luoghi che videro il compimento del loro martirio, in particolare nell'area di Tivoli e lungo il tracciato della Via Tiburtina. La memoria liturgica, che la Chiesa celebra il diciotto luglio, invita i fedeli a rinnovare la propria devozione verso chi ha saputo offrire la vita per testimoniare l'appartenenza a Dio. Il ritrovamento delle loro reliquie, avvenuto per iniziativa di Papa Pio IV, ha rappresentato un momento significativo per la riscoperta della loro vicenda, permettendo al popolo cristiano di venerare con rinnovato fervore questi martiri del secondo secolo.
La loro storia, pur nella sua tragicità, continua a parlare al cuore dei fedeli, offrendo un modello di coerenza e di amore filiale e materno consacrato al Signore. In un mondo che spesso chiede compromessi, l'esempio di Sinforosa e dei suoi figli risuona come un invito alla perseveranza. La preghiera liturgica del diciotto luglio non è soltanto un atto di commemorazione del passato, ma un impegno a vivere con la medesima integrità la propria vocazione cristiana, onorando la memoria di coloro che, sulle rive dell'Aniene, hanno sigillato con il sangue la fedeltà alla propria coscienza e alla fede ricevuta.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Sinforosa?
La memoria liturgica di Santa Sinforosa si celebra il diciotto luglio, data in cui il Martirologio Romano ne ricorda la commemorazione a Tivoli e sulla via Tiburtina.
A Roma al nono miglio della via Tiburtina, commemorazione dei santi Sinforosa e sette compagni, Crescente, Giuliano, Nemesio, Primitivo, Giustino, Stacteo ed Eugenio, martiri, che subirono il martirio con diversi generi di tortura, divenendo fratelli in Cristo. — Martirologio Romano