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18 luglio

San Bruno di Segni (da Solero)

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

La formazione e i primi incarichi

San Bruno nacque a Solero, in provincia di Alessandria, tra il 1045 ed il 1049, sebbene alcune fonti indichino l'anno 1040. In quel periodo Solero faceva parte della diocesi di Asti. Il cammino spirituale del giovane ebbe inizio con i monaci martiniani presso il cenobio locale di San Perpetuo, dove mosse i primi passi nella vita religiosa. In seguito si trasferì a Bologna per frequentare la Scuola di Grammatica e Retorica, conseguendo in giovane età il titolo di dottore e la laurea all'Università di Bologna. Nonostante l'ambiente universitario non fosse sempre favorevole alla vita cristiana, egli seppe conservarsi virtuoso e saldo nella fede ricevuta durante l'infanzia. Durante un viaggio che lo conduceva verso Montecassino, si fermò a Siena, dove fu trattenuto per disposizione di Dio e chiamato dal vescovo Rodolfo a insegnare teologia. A Siena ricevette la nomina di canonico della cattedrale e vi rimase fino al 1076. Per sbrigare alcuni importanti impegni della diocesi senese fu successivamente inviato a Roma, dove ricevette l'incarico di confutare l'eretico Berengario. In quella circostanza seguì il cardinale Pietro Igneo, che lo introdusse alla corte papale, dove la sua preparazione teologica e la sua eloquenza non passarono inosservate a papa Gregorio VII.

L'episcopato a Segni e la lotta per la Chiesa

Nel 1079 San Bruno partecipò al sinodo romano e, insieme al monaco Alberico, confutò così sapientemente davanti al Pontefice l'eresia di Berengario di Tours che negava la reale presenza di Cristo nell'Eucaristia, da meritare la consacrazione episcopale. Nello stesso anno papa Gregorio VII lo consacrò vescovo della sede suburbicaria di Segni. A Segni svolse il suo ministero come fervente banditore della Buona Novella e insigne apostolo di carità. Nel corso della sua vita di pastore collaborò da vicino con quattro papi e fu ripetutamente nominato legato pontificio in Francia e nell'Italia meridionale. Visse e operò intensamente a Segni nel Lazio, lavorando e soffrendo molto per il rinnovamento della Chiesa. Partecipò alla gigantesca lotta contro l'incontinenza del clero, le elezioni simoniache, il nicolaismo e la prepotenza dell'imperatore Enrico IV, schierandosi saldamente a fianco di Gregorio VII durante la dura lotta per le investiture. Nel 1082, mentre viaggiava da Roma per fare ritorno alla sua diocesi dopo aver resistito ai due assalti portati da Enrico IV, fu imprigionato dal conte Adolfo di Segni. La tradizione riferisce che fu liberato da quella prigionia grazie a un miracolo ripetuto per tre volte. Rientrato a Roma, subì nuove sofferenze nell'aprile del 1082, venendo nuovamente incarcerato insieme al Papa nella mole Adriana. A causa del suo costante impegno per il rinnovamento ecclesiale, fu persino costretto in seguito a lasciare la sua sede episcopale. La cattedrale di Asti fu consacrata tra la fine del 1095 e l'inizio del 1096 da papa Urbano II insieme a San Bruno, il quale viene ascritto dallo stesso Capitolo tra i suoi canonici, mentre la diocesi astese lo onora devotamente fra i suoi santi.

La vita monastica e l'eredità spirituale

Accanto agli impegni pastorali e politici, San Bruno coltivava una profonda vocazione per lo studio delle Sacre Scritture e una forte aspirazione alla pace, alla solitudine e alla vita monastica. Nel 1102 si ritirò nel monastero di Montecassino per abbracciare la vita monastica benedettina, adempiendo diligentemente la regola di san Benedetto nella pietà, nello studio e nel lavoro. Dopo soli cinque anni di vita monastica, nel 1107 fu eletto abate di Montecassino, trovando rifugio in quel luogo nei momenti di difficoltà. Nel 1111 fu tuttavia costretto a lasciare Montecassino a causa di dissidi sorti con papa Pasquale II, nati dal fatto che il pontefice aveva concesso a Enrico V il diritto alle investiture dei vescovi germanici. Nel 1112, secondo altre fonti nel 1111, fece ritorno a Segni per riprendere la guida della sua sede episcopale. Nonostante i molti e gravosi incarichi, trovò sempre il tempo per dedicarsi alla ricerca teologica e al commento di tredici libri della Sacra Bibbia. Gli studiosi tengono in altissima considerazione le sue opere e la sua figura di esegeta. Scrisse commentari sul Pentateuco, sui Salmi, sul Cantico dei Cantici, su Isaia e numerose omelie sui Vangeli. A noi sono giunte centoquarantacinque omelie e sei libri di sentenze, oltre a un trattato sui Sacramenti, un trattato sul santo Sacrificio della Messa, la vita di san Leone IX e la vita di san Pietro vescovo di Anagni. Lasciò la vita terrena per quella celeste il 18 luglio 1123 a Segni, in provincia di Roma. Nel 1183, secondo alcune fonti nel 1181, papa Lucio III lo elevò agli onori degli altari nella cattedrale di Segni.

Il culto e i patronati

La memoria liturgica di San Bruno viene celebrata il diciannove luglio secondo alcune consuetudini, ma la ricorrenza ufficiale si festeggia il diciotto luglio. La festa del santo è solennemente celebrata a Solero, Segni, Siena, Montecassino, Colleferro e Asti. Nella collegiata di Solero, sulla pala d'altare del Concivium Patronus, egli viene raffigurato nelle vesti di confutatore di Berengario. A Colleferro la chiesa parrocchiale è a lui intitolata, mentre ad Asti sorge una cappella sotto il suo titolo. Presso la medesima cappella astese era possibile lucrare l'indulgenza plenaria concessa da papa Benedetto XIV con un Breve del 5 aprile 1758. San Bruno è riconosciuto come venerato patrono di Solero, Segni, Siena, Montecassino, Colleferro e Asti, a perenne ricordo di un pastore che ha speso ogni istante della sua esistenza terrena per la gloria di Dio e per il bene della Chiesa.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Bruno di Segni?

San Bruno di Segni si celebra il 18 luglio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1123.

Di cosa è patrono San Bruno di Segni?

San Bruno di Segni è patrono di Solero, Segni, Siena, Montecassino, Colleferro e Asti.

A Segni nel Lazio, san Bruno, vescovo, che molto lavorò e soffrì per il rinnovamento della Chiesa e, costretto per questo a lasciare la sua sede, trovò rifugio a Montecassino, dove divenne abate temporaneo del monastero. — Martirologio Romano