18 maggio
San Felice di Spalato (Salona)
Vescovo e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il martirio e le fonti storiche
Nel Prologus Paschae, scritto nell'anno 395, si menziona la sesta persecuzione dei cristiani avvenuta durante il settimo consolato di Diocleziano e il sesto di Massimiano. Il medesimo documento attesta che in quella persecuzione subirono il martirio Pietro e Marcellino a Roma e i martiri Domnio e Felice a Salona. La testimonianza del Prologus è confermata da documenti sincroni e ritenuta attendibile dagli studiosi, fatta eccezione per la data consolare da anticipare almeno all'anno 303. Tale anno trecentotre corrisponde esattamente all'inizio della persecuzione di Diocleziano. Il Martirologio ricorda san Felice a Spalato in Dalmazia, nell'odierna Croazia, come martire durante la persecuzione dello stesso imperatore Diocleziano.
Il culto e la diffusione della memoria
Il culto di san Felice è tuttora vivo a Spalato, che corrisponde all'antica Salona. Nella chiesa dei Conventuali alla Marina a Spalato si conservano, o si ritiene si conservino, le reliquie di san Felice. San Felice viene festeggiato a Spalato da tempo immemorabile il diciotto maggio. Il diciotto maggio il santo viene onorato anche a Stobrec, località antica Epetium situata a poche miglia da Spalato. Nelle vicinanze di Stobrec sono stati portati alla luce i ruderi di una chiesa intitolata a san Felice.
Gli equivoci storici e le sedi attribuite
La cittadina di Stobrec considera erroneamente san Felice come un suo antico vescovo, sebbene la cittadina di Stobrec non fu mai sede episcopale. Nel Martirologio di Usuardo del nono secolo, alla data del diciotto maggio, si loda san Felice vescovo che ottenne la palma del martirio presso la città di Spellantensem sotto l'imperatore Massimiano. Il nome e il giorno di culto di Felice di Spalato coincidono con quelli menzionati nel Martirologio di Usuardo. Studiosi come Delehaye e Lanzoni hanno concluso che Felice di Spello non è altro che l'omonimo Felice di Spalato. È probabile che l'assonanza delle parole abbia contribuito alla genesi dell'errore storico tra Felice di Spello e Felice di Spalato. Il cardinale Baronio ha creato la figura di Felice vescovo di Spoleto esclusivamente a causa della somiglianza tra le parole spalantesis e spoletensis, come egli stesso confessa. Felice è stato ritenuto vescovo non solo di Epetium, di Spello e di Spoleto, ma anche di Martana. Martana è un'altra diocesi che non è mai esistita. A Martana san Felice viene festeggiato il trenta ottobre. La passio di Felice di Martana risulta identica a quella di Felice di Spello, ad eccezione delle note topografiche. Poiché Martana sorge nel territorio di Todi e Felice non poteva esserne vescovo, gli storici di Todi gli assegnarono la sede episcopale tudertina.
La testimonianza del martirio
La vita di San Felice si inserisce nel contesto drammatico del quarto secolo, un periodo in cui la Chiesa antica affrontò una delle pagine più sofferte della sua storia. In qualità di vescovo di Salona, egli ha guidato il gregge a lui affidato con saggezza e fermezza, consapevole che la missione del pastore richiede talvolta di camminare incontro al sacrificio. Quando la persecuzione ordinata dall'imperatore Diocleziano si abbatté con inaudita violenza contro i seguaci di Cristo, San Felice non cercò vie di fuga o compromessi che potessero incrinare la sua testimonianza.
Il martirio, avvenuto nell'anno trecentotre, rappresenta l'atto conclusivo di una esistenza spesa interamente nell'annuncio del Vangelo. Affrontando le sofferenze imposte dal potere imperiale, egli confermò la verità della sua fede attraverso l'effusione del sangue, divenendo segno di contraddizione e di speranza per i contemporanei. La sua morte non fu una fine, ma un transito verso la gloria, lasciando in eredità alla comunità di Salona un esempio di fedeltà che oltrepassa i confini della storia umana. La sua figura si staglia oggi come una colonna salda, capace di infondere coraggio anche nei cuori più stanchi, ricordando a ogni generazione che la vera libertà nasce dall'adesione sincera alla volontà del Signore, anche quando il costo richiesto è quello della vita stessa.
Il culto e la memoria
Il ricordo di San Felice di Salona è custodito con viva devozione nel corso dei secoli, trovando il suo fulcro nella città che ne ha accolto le spoglie mortali. La presenza delle sue reliquie all'interno della chiesa dei Conventuali a Spalato non costituisce soltanto un retaggio storico di grande valore, ma rappresenta un richiamo costante alla preghiera e alla comunione con i santi che ci hanno preceduto. Tale venerazione esprime la gratitudine del popolo cristiano verso colui che ha donato tutto per la difesa della verità.
La solenne celebrazione che avviene ogni anno il diciotto maggio a Spalato e a Stobrec rinnova il legame spirituale tra il martire e i fedeli. In questi luoghi, la memoria del vescovo Felice viene onorata non come un evento remoto, ma come una presenza viva che continua a intercedere per la terra di Dalmazia. Il culto di San Felice invita i fedeli a guardare oltre le apparenze del mondo, incoraggiando una vita vissuta nella coerenza del Vangelo e nella carità fraterna, in attesa della pienezza della vita eterna promessa a chi persevera sino alla fine.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Felice di Spalato?
San Felice viene festeggiato a Spalato da tempo immemorabile il diciotto maggio.
Di cosa è patrono San Felice di Spalato?
Le fonti storiche e i documenti non menzionano alcun patronato specifico per il santo.
A Spalato in Dalmazia, nell’odierna Croazia, san Felice, martire durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano. — Martirologio Romano