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5 giugno

San Franco da Assergi

Eremita

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e la vita monastica

Il santo nacque a Roio, in provincia di L'Aquila. La nascita avvenne sotto il pontificato di papa Adriano IV, tra il 1154 e il 1159. La sua famiglia apparteneva al ceto dei contadini benestanti, garantendogli una crescita semplice ma dignitosa nella terra d'Abruzzo. Ricevette i primi studi sotto la guida di un sacerdote del paese di nome Palmerio, il quale curò la sua prima formazione umana e spirituale. Successivamente entrò nel monastero benedettino di San Giovanni Battista di Lucoli, accogliendo la chiamata alla vita consacrata nel silenzio del chiostro. Rimase nel monastero di Lucoli per un periodo di venti anni, tempo fecondo di preghiera, di lavoro e di ascolto della regola di san Benedetto che avrebbe segnato per sempre il suo cammino di fede e di ascesi spirituale.

Il cammino eremitico e le asprezze dei monti

Dopo il periodo monastico si allontanò per vivere come eremita, cercando una solitudine ancora più radicale per unirsi a Dio. Il primo periodo da eremita fu trascorso nei boschi di Lucoli, dove il santo si adattò a una condizione di estrema povertà e raccoglimento. Si cibava nei boschi di erbe, ghiandole e frutti selvatici, mostrando un totale distacco dai beni materiali. Il secondo periodo da eremita fu caratterizzato da un girovagare incerto sulla catena centrale dell'Appennino abruzzese. L'Appennino abruzzese culmina nella vetta del Velino, testimoniando la maestosità dei luoghi che videro il passaggio del solitario pellegrino dello spirito. Dall'Appennino passò alla catena del Gran Sasso, muovendosi tra cime impervie e valli nascoste. Il terzo periodo da eremita fu vissuto sui monti di Assergi, dove la sua ricerca di Dio trovò una stabilità definitiva. Trascorse cinque anni nella localita del Vasto e quindici sui monti Sabini, dimorando nei luoghi più solitari e nascosti della terra aquilana. Al Vasto si scelse un luogo erto, pittoresco, arido e privo di rifugi, ideale per la sua penitenza. Al Vasto si costruì una capanna seguendo il sistema tradizionale dei pastori, adoperando rami e pietre per ripararsi dalle intemperie. Si trasferì sui monti Sabini per sfuggire ai visitatori che cercavano la sua guida turbando il suo silenzio. Nei monti Sabini si fermò in una località più vicina ad Assergi ma più impervia, continuando la sua vita di preghiera incessante.

I prodigi e la vita nella natura

Durante gli anni trascorsi tra le montagne, la vita di San Franco fu accompagnata da segni straordinari tramandati dalla memoria popolare. A seguito delle sue preghiere, dalla rupe zampillò dell'acqua, offrendo un dono prezioso in un luogo altrimenti arido e inospitale. La sorgente creata dalle preghiere si trova a circa milleottocento metri sul mare ed è detta l'acqua di san Franco. I pellegrini bevono devotamente l'acqua e vi si lavano per guarire da malattie, specialmente della pelle, rinnovando una tradizione di fede antica quanto il santo. Secondo la leggenda, un'orsa con tre orsacchiotti lo guidò a una grotta e gli tenne compagnia a lungo, in un racconto che evoca la pace ritrovata tra le creature del Creatore. Nelle feste principali dell'anno si recava ad Assergi per ricevere la Comunione, probabilmente nella chiesa di Santa Maria in Silice, mantenendo il legame con la comunità dei credenti. Presso la chiesa di Santa Maria in Silice avvenne l'episodio del bambino in fasce salvato dalla bocca di un lupo, un evento che segnò profondamente la devozione popolare. L'agiografo descrive il salvataggio del bambino in termini moderati e realistici, attenendosi alla sobrietà della cronaca medievale. La fantasia di pittori e scultori si è ispirata all'episodio del lupo fin dai tempi più antichi, traducendo in arte la protezione misteriosa accordata dal santo. Il santo viene costantemente rappresentato con accanto un lupo che tiene un bambino in bocca, iconografia che è giunta intatta fino ai nostri giorni.

Il transito e i segni della morte

Sentendo vicina la fine a causa della salute malferma, volle ricevere gli ultimi sacramenti, preparandosi con animo sereno all'incontro definitivo con il Padre. Dopo aver ricevuto i sacramenti, fu lasciato solo con le braccia incrociate, in atteggiamento di totale abbandono a Dio nella sua grotta solitaria. Durante la notte della sua morte, le campane della chiesa di Santa Maria in Silice suonaronono da sole prima del solito, destando lo stupore dei fedeli. I galli del paese cantarono in modo insolito nella notte della sua morte, accompagnando con un segreto raccoglimento il passaggio del santo da questa terra. La popolazione si svegliò, intuì l'accaduto, guardò verso la grotta e vide una luce, un chiarore inspiegabile che indicava il luogo del transito. La gente accorse alla grotta e trovò l'eremita morto, composto nella pace dei giusti e circondato da un silenzio carico di riverenza. Il corpo fu portato al paese con grande venerazione e sepolto nella cripta della chiesa del monastero, divenendo subito meta di preghiera. I resti mortali furono inizialmente raccolti in un tumulo di pietra, che custodiva con semplicità le reliquie del venerato eremita. Nel 1480-1481 i resti furono trasferiti in un'artistica urna d'argento realizzata dal maestro Giacomo di Paolo da Sulmona, a testimonianza della crescente importanza del culto. Numerosi miracoli avvennero per sua intercessione, confermando la potenza della sua preghiera anche dopo la morte.

Il culto, i pellegrinaggi e la memoria liturgica

La festa liturgica del santo fu istituita precocemente dalla Chiesa locale, riconoscendo la santità della sua vita. Un calendario manoscritto dei monaci di Santa Maria in Silice risalente ai primi anni del Trecento riportava già la festa di san Franco, celebrata fin dai primi anni del Trecento. Intorno al Trecento il monastero di Assergi scomparve e fu sostituito da un capitolo secolare, ma la vitalità spirituale del luogo rimase intatta. La devozione popolare continuò tanto che nei primi del Quattrocento la chiesa di Santa Maria in Silice si arricchì di una facciata in pietra in stile romanico, tuttora ammirata dai visitatori. In tutti i secoli folle di pellegrini, soprattutto provenienti dall'Aquilano e dal Teramano, si sono recate a pregare sulla sua tomba. I pellegrinaggi al sepolcro continuano ancora oggi, sebbene in forma più ridotta, testimoniando la persistenza di una fede radicata nel territorio. Nel 1757 il vescovo dell'Aquila Sabatini ottenne dalla Sacra Congregazione dei Riti l'estensione della festa liturgica a tutta la diocesi, consolidando la memoria ufficiale di San Franco. La festa fu così estesa a tutta la diocesi nel 1757, coronando secoli di devozione ininterrotta verso questo insigne figlio della terra d'Abruzzo.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Franco da Assergi?

San Franco da Assergi si festeggia il cinque giugno, data in cui la Chiesa ne ricorda la memoria liturgica fin dai primi secoli.

Presso Assergi in Abruzzo, san Franco, eremita, che si costruì una stretta cella in una grotta tra le rocce, dove condussse una vita aspra e umile. — Martirologio Romano