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16 ottobre

San Gerardo Maiella

Religioso redentorista

San Gerardo Maiella

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e i primi anni

San Gerardo Maiella nacque nel diciottesimo secolo, precisamente nel mille settecentoventisei, a Muro Lucano in provincia di Potenza. Il cognome Maiella o Majella deriva dalla forma originaria Machiella o Macchiella, grafia che viene desunta direttamente dagli Atti parrocchiali di Baragiano, in provincia di Potenza, luogo da cui proveniva la famiglia del santo. Il soggetto possedeva una costituzione gracile e la sua salute fu sempre cagionevole. La sua istruzione risultava scarsa e dovette iniziare a lavorare presto per mantenere la famiglia, poiché il padre morì quando lui era ancora un bambino. Il padre non ebbe purtroppo il tempo di insegnargli completamente il suo mestiere di sarto. Per questo motivo lavorò dapprima come apprendista in casa di un sarto esperto, dove subì ingiurie e percosse durante il periodo di apprendistato, accettando tuttavia ogni cosa per amor di Dio. In seguito Gerardo lavorò presso un altro sarto a Muro Lucano, per poi mettersi in proprio aprendo una bottega da sarto. Tuttavia non eccelleva in quell'arte e fu presto costretto a chiudere la bottega, poiché pregava più volentieri di quanto sapesse tagliare e cucire. Rimaneva incollato al tabernacolo o assorto in meditazione, rivelandosi molto più alla ricerca della volontà di Dio che attento ai clienti, tanto che la sua bottega divenne nota come la bottega del sarto fai da te. Non riuscendo a mettere da parte denaro, rifiutò di mettersi in proprio in modo stabile e il denaro guadagnato veniva speso per la mamma e le sorelle, donato ai poveri o usato per far celebrare messe per i defunti. In seguito a queste vicende andò a fare il domestico nella casa del vescovo di Lacedonia. Tale posto di lavoro non era affatto ambito a causa del carattere prepotente, esigente e autoritario del presule, e i precedenti domestici resistevano al massimo tre settimane. Egli restò invece al servizio del vescovo per tre anni, fino alla morte di quest'ultimo, e fu probabilmente l'unico a piangere sinceramente la sua scomparsa, essendo riuscito a scoprire i buoni sentimenti del vescovo sotto quella scorza burbera e insopportabile. Ritornato al paese natale di Muro Lucano, riprese la sua ricerca spirituale e pensò seriamente di farsi religioso.

La chiamata e l'ingresso tra i Redentoristi

I Cappuccini rifiutarono subito la sua richiesta di ammissione alla vita religiosa. Successivamente i Redentoristi giunsero nel paese di Muro Lucano per predicare una missione. Gerardo assediò e perseguitò i Redentoristi guidati da Alfonso de' Liguori per diventare come loro. I sacerdoti rifiutarono tuttavia di accoglierlo a causa della sua gracilità fisica, descrivendolo come eccentrico, senza arte né parte e un buono a nulla. I Redentoristi arrivarono a consigliare alla mamma di chiuderlo in camera per impedirgli di seguirli al momento della partenza. La mamma eseguì il consiglio chiudendolo in camera, ma al mattino trovò nella stanza soltanto un foglio con scritto Vado a farmi santo. Gerardo era infatti fuggito calandosi dalla finestra mediante lenzuola annodate e aveva raggiunto i missionari dopo aver percorso dodici miglia. Grazie alla sua insistenza, alla fine riuscì a farsi accettare dai missionari e a entrare nella Congregazione del Santissimo Redentore. Pronunciò i voti all'età di ventisei anni nel convento di Deliceto in provincia di Foggia, assumendo il rango di fratello coadiutore con posizione subordinata, condizione che accettò sempre di buon grado. Venne mandato come Fratello inutile in vari conventi redentoristi, dove svolse mansioni umili di giardiniere, sacrestano, portinaio, cuoco e addetto alla pulizia della stalla, cercando sempre la volontà di Dio attraverso queste occupazioni. Era ubbidientissimo, mortificato e devoto, rapito da un intenso amore per Dio e capace di abbracciare ovunque un austero tenore di vita.

Il ministero tra la gente e la prova del silenzio

Uscendo regolarmente dal convento per compiere questue e altre incombenze, s'immergeva nella vita dei paesi, delle persone e delle famiglie colpite da miseria e ignoranza. Assisteva popolazioni soggette al potere dei signori, alle epidemie e alle crisi dei raccolti, adottando lo stato d'animo della popolazione e arricchendolo di viva fiducia. Senza assumere il ruolo di riformatore sociale, osservava le persone, la loro sofferenza e quella dei loro animali, arrivando persino a ingegnarsi nel curare i muli, che rappresentavano gli umili strumenti di comunicazione in campagne spesso prive di strade. Seminava amore e concordia mentre faceva la questua, distribuendo tutto ai poveri, compresi i suoi pochi effetti personali. Accorreva ovunque vi fosse un malato o stesse nascendo un bambino, e la sua figura amica lasciava segni profondi nell'animo popolare tramandati per generazioni. In particolare, le partorienti riponevano una grande fiducia in lui, una fiducia che si trasformava in devozione affettuosa e duratura, legando indissolubilmente il suo nome alla protezione delle mamme in gravidanza e al momento del parto. Durante questo cammino ricevette una lettera che gli attribuiva relazioni sospette con una ragazza. Lo stesso Alfonso de' Liguori sembrò credere alle accuse della lettera e Gerardo subì indagini, interrogatori, spostamenti vigilati tra i conventi e il divieto severo di fare la comunione. Pur potendosi discolpare ampiamente, scelse di non farlo e non pronunciò una sola parola per difendersi, preferendo che la verità venisse a galla da sola e interpretando la dolorosa situazione come una prova voluta da Dio per fare la sua volontà. L'accusa crolla infine spontaneamente senza che lui abbia aperto bocca, poiché fu la persona stessa che lo aveva calunniato a discolparlo. Tutti ammirarono il suo eroismo, la sua pazienza, la sua sopportazione e il suo silenzio mite e vittorioso che ammaestrava tutta la comunità, al punto che i confratelli scoprirono di avere un santo in casa e gli chiesero di mettere per iscritto il suo regolamento di vita.

Gli ultimi giorni e la gloria degli altari

Nel mille settecentocinquantacinque, mentre si trovava nel convento di Materdomini presso Caposele in provincia di Avellino, molte famiglie soffrirono la fame a causa del maltempo. Gerardo intervenne prontamente organizzando la distribuzione di viveri per le famiglie affamate, e la sua straordinaria capacità organizzativa fece nascere voci di miracolo, esattamente come era già accaduto in precedenza per i semplici gesti compiuti al suo passaggio, che spingevano la gente a gridare al miracolo. Nello stesso anno fu colpito dalla malaria durante una questua e successivamente fu aggredito anche dalla tubercolosi, che lo costrinse a mettersi a letto. Fece scrivere sulla porta della sua cella queste parole: Qui si fa la volontà di Dio, come vuole Dio e fino a quando vuole Dio. Dopo un breve miglioramento, si addormentò piamente in giovane età, consumato dal fervore per Dio e per le anime. Morì nella notte tra il quindici e il sedici ottobre del mille settecentocinquantacinque, all'età di soli ventinove anni, nel convento di Materdomini presso Caposele. Aveva trascorso appena tre anni in convento, facendo grandi passi verso la santità. Le popolazioni di Irpinia, Basilicata e Puglia lo considerarono immediatamente santo. Il Papa Leone XIII procedette alla sua beatificazione nel mille ottocento novantatré, mentre San Pio X ne proclamò la solenne canonizzazione nel millenovecentoquattro. I fedeli continuano ancora oggi a ricorrere con fiducia alla sua intercessione, mantenendo viva la memoria con feste e pellegrinaggi in suo onore.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Gerardo Maiella?

La festa liturgica si celebra il sedici ottobre, con i momenti di raccoglimento nella notte tra il quindici e il sedici ottobre.

Di cosa è patrono San Gerardo Maiella?

È patrono della Basilicata e del Meridione, ed è protettore delle mamme, della gravidanza e del parto.

A Materdomini in Campania, san Gerardo Majella, religioso della Congregazione del Santissimo Redentore, che, rapito da un intenso amore per Dio, abbracciò ovunque si trovasse un austero tenore di vita e, consumato dal suo fervore per Dio e per le anime, si addormentò piamente ancora in giovane età. — Martirologio Romano