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venerdì 16 ottobre 2026 · Santo del giorno

San Gerardo Maiella

Religioso redentorista

San Gerardo Maiella

San Gerardo Maiella, nato nel diciottesimo secolo e vissuto intensamente seppure per pochi anni, fu un religioso della Congregazione del Santissimo Redentore che seppe incarnare la carità più autentica tra le zolle umili del Meridione d'Italia. La sua esistenza terrena, consumata tra Muro Lucano e i conventi campani, fu segnata da una salute fragile ma da un amore smisurato per Dio e per i fratelli, che lo portò a servire gli ultimi, ad accettare in silenzio pesanti calunnie e a prodigarsi per i poveri affamati. La sua memoria spirituale è rimasta profondamente radicata nell'anima popolare, consegnandolo alla devozione universale come protettore delle madri e delle partorienti.

Oggi la Chiesa lo ricorda con gratitudine nella ricorrenza liturgica che si celebra stabilmente il sedici ottobre, preceduta dai momenti di preghiera nella notte tra il quindici e il sedici ottobre. Beatificato da Leone XIII nel mille ottocento novantatré e proclamato santo da Pio X nel millenovecentoquattro, San Gerardo continua a essere uno dei santi più venerati del Meridione d'Italia, invocato con affetto filiale da quanti affidano alla sua potente intercedere la gioia della vita che nasce e il conforto nelle prove quotidiane.

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Gli altri santi di oggi

San Bertrando di Cominges

Vescovo

San Bertrando di Cominges, vissuto tra l'undicesimo e il dodicesimo secolo, rappresenta una figura luminosa di pastore e restauratore. Originario di l'Isle-Jourdain, egli ha dedicato la propria esistenza al servizio della Chiesa, muovendosi con dedizione tra Tolosa, Auch e la diocesi di Comminges. La sua opera non si è limitata alla cura delle anime, ma ha lasciato un segno indelebile nel territorio attraverso una lungimirante azione di ricostruzione civile e spirituale, che ha saputo riedificare le fondamenta della comunità cristiana in un tempo di profondo rinnovamento.

Ricordato per la sua instancabile dedizione, San Bertrando è venerato per aver saputo coniugare la sollecitudine pastorale con la costruzione di spazi sacri destinati alla preghiera e alla vita comune. La sua memoria, onorata ufficialmente dalla Chiesa poco dopo l'anno milleduecentoventi, rimane un esempio di fedeltà al ministero episcopale. Attraverso il restauro della città di Lugdunum Convenarum e la fondazione del capitolo dei canonici, egli ha tracciato una via di santità fondata sulla stabilità della regola e sulla bellezza del culto divino, rendendo la sua figura un punto di riferimento ancora vivo per la devozione dei fedeli.

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Beato Agostino Thevarparampil (Kunjachan)

Sacerdote

Il Beato Agostino Thevarparampil, conosciuto affettuosamente come Kunjachan, visse nel ventesimo secolo come sacerdote diocesano in India, distinguendosi per una straordinaria dedizione agli ultimi della terra. Nato il primo aprile 1891 a Ramapuran, nella diocesi di Palai dello Stato del Kerala, in una famiglia cristiana, completò gli studi nel seminario locale e ricevette l'ordinazione sacerdotale il diciassette dicembre 1921 dal vescovo Mar Tommasi Kurialacherry. Dopo un breve incarico come vice parroco a Kadanad, una grave malattia lo costrinse a tornare a Ramapuran, dove iniziò la sua vera missione tra gli intoccabili, dedicando cinquantadue anni di sacerdozio al servizio dei più poveri e vulnerabili. La sua opera infaticabile di evangelizzazione e promozione umana, condotta con umiltà e semplicità, lo rese l'apostolo dei paria e una figura paragonabile al Curato d'Ars per spirito di dedizione.

Kunjachan morì il sedici ottobre 1973 all'età di ottantadue anni, sfiancato dal suo pellegrinaggio porta a porta e dalle lunghe ore trascorse in confessionale, dopo aver avvicinato alla fede migliaia di persone e combattuto l'ignoranza e i pregiudizi sociali. Fu sepolto nella chiesa parrocchiale di Ramapuran davanti all'altare di Sant'Agostino, e la sua tomba è divenuta meta di continui pellegrinaggi da tutta l'India. Riconosciuto per la sua santità di vita, è stato beatificato il trenta aprile 2006 durante una solenne cerimonia celebrata nella sua parrocchia alla presenza di sessantamila persone. La sua memoria liturgica si celebra il sedici ottobre, ricordando un pastore che ha saputo restituire dignità e speranza ai dimenticati della società.

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Beato Aniceto (Wojciech) Koplinski

Sacerdote cappuccino, martire

Il Beato Aniceto Koplinski, sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martire, ha speso la sua esistenza nel corso del ventesimo secolo offrendo una testimonianza luminosa di fede, carità operosa e totale dedizione agli ultimi. Nato in Germania nel 1875 con il nome di Adalberto e cresciuto in una famiglia di umili condizioni operaie, ha saputo coniugare mirabilmente l'amore per la sua terra d'origine con una radicale solidarietà verso il popolo polacco, guadagnandosi l'appellativo di san Francesco di Varsavia per il suo infaticabile servizio ai poveri e ai disoccupati. La sua vita si è compiuta nel tragico scenario del campo di sterminio di Auschwitz, dove ha affrontato la persecuzione nazista e la morte il sedici ottobre 1941, rimanendo saldo nella sua vocazione sacerdotale e nella speranza della resurrezione.

La Chiesa cattolica ne onora la memoria il sedici ottobre, ricordando il suo eroico sacrificio riconosciuto solennemente il tredici giugno 1999, quando papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato a Varsavia durante il suo ottavo viaggio apostolico in Polonia. La sua figura rimane un punto di riferimento spirituale fondamentale per la capacità di farsi mediatore tra i ricchi e i bisognosi, di accogliere ogni persona nel confessionale senza distinzioni e di opporsi con coraggio allo spirito anticristiano del nazionalsocialismo. Attraverso la preghiera costante, la forza fisica messa al servizio del bene e il silenzio vissuto nelle sofferenze del lager, padre Aniceto ha incarnato pienamente il Vangelo della carità, morendo nella fede che il suo sacrificio potesse contribuire alla riconciliazione degli animi divisi.

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San Lullo di Magonza

Vescovo

San Lullo nacque nel Wessex, in Inghilterra, nel settecentodieci. Compiuta la scelta monastica a Malmesbury, egli scelse di raggiungere suo cugino San Bonifacio per collaborare con lui all'evangelizzazione della Germania, distinguendosi come compagno e collaboratore nella predicazione. San Bonifacio lo ordinò sacerdote e successivamente vescovo, affinché fosse guida per i sacerdoti, maestro della regola per i monaci e predicatore e pastore fedele per il popolo cristiano.

Nel corso della sua vita pastorale, San Lullo resse la Chiesa di Magonza con grande zelo, fondando importanti monasteri e promuovendo la formazione del clero attraverso la cura dei libri e dello studio. Egli è ricordato per la sua instancabile dedizione al ministero episcopale, per la fedeltà al diritto canonico, alla preghiera e ai sacramenti, nonché per aver custodito la comunione con la sede di Roma. Morì nel settecentottantasei nel monastero di Hersfeld.

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Beato Józef Jankowski

Sacerdote pallottino, martire

Il Beato Józef Jankowski nacque nel ventesimo secolo, precisamente il diciassette novembre 1910 a Czyczkowy, nel voivodato della Pomerania, nella Polonia del nord. Egli visse la sua esistenza terrena come sacerdote appartenente alla Società dell'Apostolato Cattolico, distinguendosi fin dalla giovinezza per una profonda religiosità e per uno spiccato amore verso la preghiera e i bisogni del prossimo. La sua breve ma intensa parabola umana e sacerdotale si consumò tra l'impegno apostolico, l'educazione dei giovani e la carità operosa durante i tragici anni della seconda guerra mondiale. Arrestato dalle forze di occupazione naziste, subì la deportazione e il martirio nel campo di sterminio di Auschwitz, vicino a Cracovia in Polonia, dove offrì la propria vita per testimoniare la fede in Cristo di fronte all'odio di un'empia dottrina ostile agli uomini e alla fede. La tradizione ne custodisce la memoria luminosa come modello di dedizione e di fortezza cristiana.

Oggi il Beato Józef Jankowski è ricordato con particolare venerazione ed è incluso nel gruppo dei centootto martiri polacchi della seconda guerra mondiale. La sua memoria liturgica si celebra il sedici ottobre, data che coincide con il giorno della sua nascita al cielo nel campo di Auschwitz. La fama di martirio, sorta subito dopo la sua morte, trovò conferma nella solenne beatificazione proclamata da san Giovanni Paolo II a Varsavia il tredici giugno 1999. Egli è invocato quale santo patrono della parrocchia di Ołtarzew, del vicariato foraneo di Laski, della comunità di Brusy, di Ożarów Mazowiecki con le sue frazioni, e di una scuola situata proprio a Czyczkowy, sua terra natale. Alla sua intercessione i fedeli attribuiscono diverse grazie, mentre la sua testimonianza continua a ispirare le comunità cristiane e a illuminare il cammino della Chiesa.

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San Longino

Martire

San Longino occupa un posto di rilievo nella memoria della Chiesa, essendo menzionato in tutti i sinassari orientali, nei Vangeli, nelle epistole dei Santi Padri, nei vangeli apocrifi e nei martirologi orientali e occidentali. La figura di Longino risulta dalla combinazione di tre diversi personaggi storici o leggendari, unendo il soldato che trafisse con una lancia il costato di Cristo sulla croce, il centurione presente alla morte di Gesù che ne affermò la divinità tra gli insulti generali, e il centurione a capo del picchetto di guardia al sepolcro di Cristo. Secondo alcuni testi, i soldati a guardia del sepolcro sono gli stessi che presenziarono alla crocifissione, e il nome Longino deriverebbe proprio dalla lancia. La tradizione orientale celebra Longino come il centurione che riconobbe la divinità di Gesù e ne custodì il sepolcro, mentre la tradizione occidentale lo celebra sia come il soldato del colpo di lancia sia come il centurione sotto la croce.

Nel corso dei secoli, la figura del santo ha ispirato profondamente la devozione e l'arte cristiana, come dimostra la grande statua scolpita dal Bernini alla base di uno dei quattro piloni della cupola nella basilica di San Pietro a Roma, dove il santo è raffigurato come il centurione che per primo riconobbe la divinità di Cristo. Molti artisti nel corso del tempo sono stati attratti dalla figura di Longino rappresentandolo con o senza lancia nella scena della crocifissione. L'Epistola diciassette, quindici di san Gregorio Nisseno, morto intorno al 394, costituisce il più antico testo letterario che parla di Longino, e già nel quarto secolo il santo era considerato l'evangelizzatore della Cappadocia al pari degli Apostoli per altre regioni. Il santo è ricordato in numerosi giorni diversi dell'anno nei vari martirologi, sinassari e calendari, manifestando una venerazione diffusa che attraversa le diverse tradizioni liturgiche d'Oriente e d'Occidente.

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Sant' Edvige

Religiosa e Duchessa di Slesia e di Polonia

Sant'Edvige, vissuta nel tredicesimo secolo, nacque ad Andescj in Baviera nel mille centosettantaquattro da Bertoldo e Agnese, esponenti dell'alta nobiltà bavarese che la prepararono a un matrimonio importante. Sposò a sedici anni a Breslavia il giovane Enrico il Barbuto, erede del ducato della Bassa Slesia, diventando duchessa quattro anni più tardi alla morte del padre di lui Boleslao. In un territorio slesiano conteso tra l'Impero germanico e il regno di Polonia, segnato da una forte immigrazione tedesca che si mescolava alla popolazione polacca di stirpe, la duchessa fu una valida collaboratrice nel governo del marito. Ella seppe guadagnarsi la simpatia dei sudditi polacchi imparando la loro lingua e promuovendo l'assistenza ai poveri attraverso la fondazione di appositi ospizi, vivendo la povertà in prima persona con regole severissime. Affrontò con straordinario rigore spirituale la dolorosa perdita della maggior parte dei figli e la morte del marito nel milleseicentotrentotto, seguita dalla tragica scomparsa del figlio Enrico il Pio, ucciso nel milleseicentoquarantuno in combattimento contro i mongoli presso Liegnitz.

Negli ultimi anni della sua esistenza, trascorsi nel monastero cistercense di Trebnitz da lei fondato nel milleduecentodue e dove la figlia Gertrude era badessa, visse come monaca superpenitente fino alla morte avvenuta a Trzebnica in Polonia il quindici ottobre milleduecentoquarantatré. Tedeschi e polacchi di Slesia furono concordi nel chiamarla santa fin da subito, e la causa per la sua canonizzazione fu avviata nel milleseicentodue sotto papa Urbano IV, per poi culminare nel milleseicent sessanta sette quando papa Clemente IV la iscrisse ufficialmente tra i santi. Il suo corpo, inizialmente sepolto nella tomba comune del monastero come ella stessa aveva chiesto, fu in seguito trasferito nella chiesa del monastero, lasciando una memoria indelebile di carità evangelica e di profonda dedizione spirituale.

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San Gallo

Eremita a Bregenz

San Gallo visse come sacerdote, monaco ed eremita tra il sesto secolo e il settimo secolo, lasciando un segno profondo nella storia spirituale dell'Europa centrale. Nato in Irlanda verso la metà del sesto secolo, fu accolto ancora fanciullo nel monastero di Bangor e in seguito fu uno dei dodici discepoli che accompagnarono san Colombano nel continente europeo. Dopo aver vissuto inizialmente a Luxeuil insieme al maestro, san Gallo lo seguì nei vari spostamenti e durante l'esilio iniziato nel seicento dieci, giungendo fino a Bregenz, sulle rive del lago di Costanza. Lì si dedicò con grande zelo alla predicazione alle popolazioni locali, alla distruzione degli idoli e alla propagazione del Vangelo nella regione di Arbon e Bregenz, insegnando inoltre ai suoi confratelli l'osservanza della regola monastica. La sua memoria è indissolubilmente legata alla Svevia, dove visse come eremita presso la sorgente dello Steinach con alcuni compagni e fedeli.

Il santo è ricordato per la sua vita di preghiera, per i prodigi attribuiti alla sua intercessione e per il legame profondo con il territorio elvetico e tedesco, dove il suo culto è tuttora vivo nell'est della Svizzera, nel sud-ovest della Germania e in Alsazia. Nonostante le diverse biografie esistenti, san Gallo rimane storicamente poco conosciuto nei dettagli della sua giovinezza, ma la sua figura emerse con forza attraverso le tradizioni monastiche e la fondazione della celebre abbazia che porta il suo nome, sorta intorno alla sua tomba. La sua testimonianza di fede attraversa i secoli attraverso la protezione invocata sui volatili e sui gallinacei, e la sua ricorrenza liturgica continua a unire le comunità cristiane nel ricordo della sua dedizione al Signore.

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Santi Martiniano, Saturiano e Massima

Martiri

Nel corso del quinto secolo, durante la drammatica persecuzione vandalica promossa dal re ariano Genserico, emersa con forza nella Storia scritta da Vittore di Vita a partire dal quattrocentottantotto, si consumò la luminosa testimonianza di fede dei Santi Martiniano, Saturiano e Massima. Massima, schiava virtuosa e di bella presenza appartenente a un ricco proprietario vandalo, aveva consacrato la propria verginità a Cristo e custodiva nel cuore il suo celestiale e vero sposo. Il padrone decise tuttavia di darla in moglie a Martiniano, un giovane schiavo distintosi come fabbricatore d'armi, il quale accolse subito con gioia la prospettiva delle nozze, pur trovandosi di fronte al rifiuto iniziale della sposa. Celebrato ugualmente il matrimonio, nella prima notte Massima rivelò al marito il proprio voto, trovando in lui una pronta adesione alla perfetta castità che contagiò anche gli altri tre fratelli di Martiniano. I quattro giovani e Massima decisero allora di fuggire per dedicarsi alla vita ascetica, rifugiandosi gli uomini nel monastero di Thabraca, località situata tra Bona e Biserta e oggi nota come Tabarka, e la donna in un monastero femminile.

Rintracciati dal padrone, furono imprigionati con l'obiettivo di costringerli a convertirsi all'arianesimo, subendo torture atroci con bastoni acuminati che causarono lesioni ossee e mutilazioni nella carne, presto risanate da un prodigioso intervento confermato dai cristiani in visita. Dopo la morte del padrone e le sventure abbattutesi sulla sua famiglia, i servi passarono a Sersaon e infine i quattro fratelli furono inviati dal re Genserico al re dei Mori, Capso, subendo l'esilio. Nella regione di Caprapicta operarono molte conversioni e chiesero sacerdoti a Roma, finché Genserico ordinò il loro martirio per trascinamento dietro a una quadriga. Massima, invece, ottenne la libertà e visse santamente come badessa, morendo nel monastero dove era divenuta madre di molte vergini. La loro memoria liturgica è fissata nel Martirologio Romano al sedicesimo giorno di ottobre.

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Santi Amando e Giuniano

Nel corso del quinto secolo, nel territorio di Limoges in Aquitania, ora in Francia, vissero due insigni eremiti ricordati insieme dalla tradizione cristiana: sant'Amando e san Giuniano. Non si sa nulla di certo sull'origine di sant'Amando, sebbene venga descritto come di nobile famiglia e di nazione ungaro. Poco prima dell'anno 490, Amando giunse nella diocesi di Limoges, allora governata dal vescovo Ruricio I. L'eremita si fermò in un luogo solitario non lontano dal villaggio di Comodoliac nel Limousin, guidato da una profonda brama di penitenza. Il vescovo Ruricio I, venuto a conoscenza della sua presenza, lo prese sotto la propria protezione e gli permise di costruirsi una piccola cella. Amando morì intorno all'anno 500, lasciando dietro di sé una memoria inizialmente nascosta, al punto che della sua tomba si era perduta persino la memoria. A un certo punto della sua vita eremitica, si era unito ad Amando un giovane quindicenne di nome Giuniano, ritenuto figlio del conte di Cambrai. Giuniano diede sepoltura al suo maestro e si prese cura di continuare a vivere nello stesso modo, nella mortificazione e nella preghiera, compiendo anche numerosi miracoli.

Tra i prodigi operati da Giuniano si ricorda la liberazione dal demonio o da una grave infermità del nipote del vescovo Ruricio I, il quale sarebbe poi succeduto allo zio nella guida della diocesi con il nome di Ruricio II. Il vescovo Ruricio I morì poco prima del 510, mentre Giuniano visse da eremita per quarant'anni prima di compiere il suo transito. Dopo la morte di Giuniano, Ruricio II ne depose i resti mortali in un sarcofago e, sopra di esso, innalzò una chiesa intitolata a sant'Andrea apostolo, desiderando egli stesso di essere sepolto nella medesima chiesa. Nel corso dei secoli la memoria dei due santi è stata custodita attraverso il ritrovamento delle reliquie e la cura dei luoghi di culto. Oggi la festa dei due santi eremiti Amando e Giuniano si celebra il sedici ottobre, mentre sant'Amando viene ricordato anche da solo il ventisei agosto dal Martirologio.

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San Vitale

Eremita in Bretagna

Nel territorio di Retz vicino a Nantes in Bretagna, san Vitale, eremita.

San Gauderico

Nel territorio di Mirepoix presso i Pirenei in Francia, san Gauderíco, contadino, insigne per la pietà verso la Madre di Dio.

Santa Bonita di Brioude

A Brioude presso Clermont-Ferrand in Aquitania, sempre in Francia, santa Bonita, vergine.

Beato Gerardo da Chiaravalle

Abate, protomartire cistercense

Nel monastero di Igny nel territorio di Reims in Francia, transito del beato Gerardo da Chiaravalle, abate, ucciso da un monaco malvagio mentre era in visita in questo cenobio.

Beata Lutgarda di Wittichen

Badessa

San Mommolino di Noyon

Vescovo

A Noyon in Neustria, ora in Francia, san Mummolino, vescovo, che dapprima da monaco aiutò sant’Audomaro nel lavoro missionario e succedette poi a sant’Eligio nella sede episcopale.

Sant' Anastasio di Cluny

A Pamiers presso i Pirenei sempre in Francia, sant’Anastasio, monaco, che, nato a Venezia, condusse dapprima vita eremitica nell’isola di Rocher de Tombelaine vicino a Mont-Saint-Michel, poi monastica a Cluny, per ritirarsi infine negli ultimi anni in solitudine.

Santi Ferdinand Perez e Luigi Blanc

Martiri mercedari

Beato Bononato Marimondi

Mercedario

Santa Gerburga

Badessa di Nottuln

Beato Umberto di Fritzlar

Monaco

Santi Grato e Assunto

Eremiti e martiri

Santa Chiara (Kiara) di Kilkeary

Vergine

San Conogano di Quimper

Vescovo

San Troesio

Abate

Sant' Elifio

Martire

Nel territorio di Toul in Francia, sant’Elifio, che si tramanda abbia ricevuto la corona del martirio.

Dal Martirologio Romano

A Materdomini in Campania, san Gerardo Majella, religioso della Congregazione del Santissimo Redentore, che, rapito da un intenso amore per Dio, abbracciò ovunque si trovasse un austero tenore di vita e, consumato dal suo fervore per Dio e per le anime, si addormentò piamente ancora in giovane età. — Martirologio Romano