10 giugno
San Getulio
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e il martirio
La tradizione riferisce che il nome Getulio derivi dall'appartenenza etnica ai Getulli, antica tribù del Nord Africa. La Passio racconta che egli nacque nella città di Gabio in Sabina, situata nei pressi di Cures e successivamente distrutta dai popoli barbari, motivo per cui fu chiamato anche Getulio gabiese. San Getulio è descritto come un uomo chiarissimo e dottissimo, ed era sposo della santa moglie Sinforosa, dalla quale ebbe sette figli che furono anch'essi martiri. I compagni della sua testimonianza di fede furono i santi Amanzio, Cereale e Primitivo. Tutti furono catturati per ordine dell'imperatore Adriano da Licinio Consolare. Condotti al supplizio, furono prima flagellati, poi chiusi in prigione e infine legati a un palo per essere bruciati. La leggenda narra che le fiamme non toccarono affatto San Getulio e i suoi compagni; per compiere il martirio, i carnefici li uccisero a colpi di bastone fracassandogli il capo e infine decapitandoli. Secondo il Martirologio Romano e le fonti antiche, il martirio avvenne nel corso del secondo secolo, precisamente nell'anno centotrentotto, non lontano dal luogo di nascita, su quel tratto della via Salaria noto come fondo Capriolis o Capris, situato a circa tredici miglia da Roma, sopra il fiume Tevere, nella parte dei Sabini.
La custodia e la storia delle reliquie
Santa Sinforosa, moglie del martire, raccolse con pietà le spoglie di San Getulio insieme a quelle dei compagni e le seppellì onorevolmente nell'arenario del suo podere di Capris in Sabina. Nel corso del Medioevo, il territorio del fondo prese il nome di Corte di San Getulio, e in quel luogo fu innalzata una chiesa in onore del martire dove le sue spoglie rimasero custodite per molto tempo. Nell'anno ottocentosessantasette, per evitare che i Saraceni potessero profanare il corpo del santo, l'abate Pietro di Farfa lo traslocò all'interno del monastero farfense con una solenne cerimonia e una grande partecipazione di fedeli. Successivamente, tra il quattordici ottantasette e il quattordici novanta, il territorio della corte, oggi detto di Villa Caprola, fu concesso agli abitanti di Montopoli dall'abate farfense Nicolò secondo, appartenendo da allora stabilmente al comune sabino. Le reliquie del santo si trovano oggi a Roma all'altare maggiore della chiesa di Sant'Angelo in Pescheria. Esse furono rinvenute in quel luogo insieme a quelle di Santa Sinforosa e dei sette figli da papa Pio IV tra il quindici sessanta e il quindici sessantacinque, e lo stesso pontefice le fece esporre alla venerazione dei fedeli in un'urna di vetro. Nel quindici ottantaquattro, parte delle reliquie, tra cui il capo di Getulio, furono donate da papa Gregorio XIII ai Gesuiti e collocate in una cappella presso Villa d'Este, mentre altre porzioni vennero portate il venticinque giugno quindici settantadue nei collegi gesuiti dell'India e della Spagna, oltre che in alcune chiese di Roma. Per frenare la dispersione delle reliquie, il ventisei settembre quindici ottantasette il governatore di Roma Mariano Perbenedetti le fece chiudere nel sarcofago di marmo oggi posto all'altare maggiore della stessa chiesa, dove furono collocati anche i resti dei santi Ciro e Giovanni.
La vita
San Getulio nacque a Gabio, nella regione della Sabina, in un tempo in cui professare il nome di Cristo richiedeva una ferma risoluzione interiore. La sua testimonianza si colloca storicamente nel secondo secolo, sotto il governo dell'imperatore Adriano, figura che segnò duramente il cammino dei primi cristiani. Arrestato a causa della sua fede, San Getulio fu sottoposto a processo, affrontando le autorità con la dignità di chi sa di appartenere a un regno non di questo mondo. Il martirio fu per lui il compimento di un percorso di fede vissuto nella quotidianità, culminato nel sacrificio estremo avvenuto presso Capris, lungo la via Salaria, nell'anno centotrentotto. Le cronache della passione narrano che egli subì il tormento della flagellazione e feroci percosse al capo, sopportate con una fortezza che ha commosso i contemporanei e i posteri.
Dopo la morte, fu la sposa Sinforosa a compiere l'ultimo atto di pietà, provvedendo alla sepoltura del suo corpo nel fondo di Capris. Questo gesto di amore coniugale, unito alla testimonianza di fede, ha reso la memoria di San Getulio un punto di riferimento spirituale fondamentale. Nei secoli successivi, la venerazione per il martire si è consolidata attraverso la cura delle sue reliquie, che nell'anno ottocentosessantasette furono traslate presso il monastero di Farfa. Molto più tardi, nel contesto di una riscoperta devozionale, le sante reliquie furono rinvenute dal pontefice Pio Quarto all'interno della chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, in Roma, confermando come la memoria dei martiri sia un tesoro custodito dalla Chiesa attraverso le generazioni, capace di attraversare le epoche e di giungere fino a noi come monito di dedizione totale.
Il culto
Il culto di San Getulio si inserisce profondamente nella tradizione devozionale della Sabina, terra che lo riconosce come proprio patrono e protettore. La liturgia lo celebra il dieci giugno, in una memoria corale che lo vede unito alla figura della moglie Sinforosa e ai compagni di martirio, sottolineando il valore della testimonianza condivisa nella fede e nell'amore familiare. Questa ricorrenza non è soltanto un atto di commemorazione storica, ma un momento in cui la comunità cristiana si raccoglie per rinnovare il proprio impegno di fedeltà al Vangelo, guardando all'esempio di colui che ha saputo donare tutto per amore del Signore.
La presenza delle reliquie, che hanno trovato dimora in luoghi significativi come il monastero di Farfa e la città di Roma, ha favorito la diffusione di una preghiera costante e sentita. Il popolo cristiano, nel volgere lo sguardo a San Getulio, trova un intercessore che conosce la sofferenza e la prova, offrendo conforto a chiunque si trovi in difficoltà. La sua figura rimane un faro per i fedeli, un invito a vivere la propria appartenenza a Cristo con sobrietà e coraggio, nella certezza che il martirio, inteso come testimonianza di vita, è la via maestra per giungere alla pienezza della gloria celeste.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Getulio?
La festa di San Getulio si celebra il dieci giugno.
Di cosa è patrono San Getulio?
San Getulio è considerato il protomartire dei Sabini.