16 novembre
San Giuseppe Moscati
Medico
Aggiornato il 30 ottobre 2026
Da Benevento a Napoli
Giuseppe Moscati nacque a Benevento il 25 luglio 1880. Era il settimo figlio di Francesco, magistrato, e di Rosa De Luca. Quando era ancora bambino la famiglia si trasferì a Napoli, dove il padre era stato chiamato alla Corte d'appello, e lì Giuseppe crebbe e studiò.
Scelse di fare il medico perché voleva stare vicino a chi soffre. Si laureò in medicina all'Università di Napoli con il massimo dei voti, poco più che ventenne, e vinse subito i concorsi che gli aprivano la carriera ospedaliera.
Il medico degli Incurabili
Moscati lavorò per tutta la vita all'Ospedale degli Incurabili, uno dei più antichi di Napoli, dove divenne primario. Insegnò all'università fisiologia e chimica fisiologica, pubblicò studi apprezzati anche fuori dall'Italia e seguì con cura la formazione dei giovani medici. Era noto come diagnosta acuto e preciso.
Ai pazienti poveri non chiedeva compenso. Andava a visitarli nelle loro case, anche nei quartieri più miseri della città. Per lui il medico doveva curare insieme il corpo e l'anima.
Il Vesuvio e il colera
Nell'aprile del 1906 il Vesuvio entrò in una violenta eruzione. A Torre del Greco l'ospedale rischiava di crollare sotto il peso della cenere, e il giovane Moscati lavorò senza sosta per mettere in salvo i ricoverati.
Nel 1911, quando a Napoli scoppiò un'epidemia di colera, fu di nuovo in prima linea, impegnato nella cura dei malati e nelle misure di sanità pubblica per fermare il contagio.
«Ama la verità»
Moscati visse da laico, senza sposarsi, dedicando tutto il suo tempo ai malati. La fede sosteneva il suo lavoro: per lui ogni paziente era un'immagine di Cristo. Non inseguiva incarichi e, quando li riceveva, li usava con onestà, denunciando gli abusi che danneggiavano i malati.
In un appunto del 17 ottobre 1922 scrisse: «Ama la verità; mostrati come sei, e senza infingimenti, paure e riguardi». Paolo VI citò queste parole nell'omelia della beatificazione, come sintesi della sua vita.
La morte e la memoria
Il 12 aprile 1927, dopo una mattinata di lavoro in ospedale, Moscati si sentì male nel primo pomeriggio, si sedette nella poltrona del suo studio e morì poco dopo. Aveva quarantasei anni. Napoli lo pianse come il medico dei poveri. Fu sepolto nel cimitero di Poggioreale e il 16 novembre 1930 il suo corpo fu portato nella chiesa del Gesù Nuovo, dove riposa ancora oggi.
Paolo VI lo proclamò beato il 16 novembre 1975. Giovanni Paolo II lo canonizzò il 25 ottobre 1987, durante il Sinodo dei vescovi dedicato alla vocazione dei laici, indicandolo come esempio di laico cristiano nel mondo del lavoro.
Domande frequenti
Quando si festeggia san Giuseppe Moscati?
Il 16 novembre, giorno in cui nel 1930 il suo corpo fu traslato nella chiesa del Gesù Nuovo di Napoli e in cui, nel 1975, fu proclamato beato: è la data della sua memoria liturgica, celebrata soprattutto a Napoli. Il Martirologio Romano lo ricorda invece il 12 aprile, giorno della sua morte nel 1927.
Di chi è patrono san Giuseppe Moscati?
È considerato patrono dei medici, in particolare dei medici cattolici, per il modo in cui ha unito competenza scientifica e carità verso i malati.
Dove si trova il corpo di san Giuseppe Moscati?
Nella chiesa del Gesù Nuovo, a Napoli, sotto l'altare della cappella della Visitazione.
Perché san Giuseppe Moscati è chiamato il medico dei poveri?
Perché ai pazienti poveri non chiedeva compenso e andava a curarli nelle loro case, anche nei quartieri più miseri di Napoli.
A Napoli, san Giuseppe Moscati, che, medico, mai venne meno al suo servizio di quotidiana e infaticabile opera di assistenza ai malati, per la quale non chiedeva alcun compenso ai più poveri, e nel prendersi cura dei corpi accudiva al tempo stesso con grande amore anche le anime. — Martirologio Romano