7 settembre
San Grato di Aosta
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e formazione nel quinto secolo
L'esistenza di san Grato è attestata da due tipi di fonti, una storica ma sintetica e un'altra leggendaria che ha favorito l'ampia diffusione del suo culto anche fuori dalla Valle d'Aosta. Le fonti storiche documentano che Grato era un sacerdote e collaborava con Eustasio, il quale fu il primo vescovo di Aosta. Il primo vescovo di Aosta, Eustasio, è considerato da alcune persone un santo. Sia Grato che Eustasio erano di origine greca, come suggerisce la linguistica del nome del vescovo. Eustasio, presumibilmente più anziano, chiamò con sé il più giovane Grato. Si ritiene che Eustasio e Grato abbiano ricevuto l'istruzione e la formazione religiosa nel monastero fondato da san Eusebio da Vercelli. San Eusebio da Vercelli morì nel 371. San Eusebio da Vercelli, dopo esser rientrato dall'esilio in Oriente impostogli dall'imperatore Costanzo, introdusse la vita monastica nella propria diocesi. Sant'Ambrogio affermò che in quella fase storica tutti i vescovi dell'Italia settentrionale provenivano dalla comunità monastica eusebiana. Eustasio e Grato sono vissuti nella seconda metà del V secolo e, secondo l'affermazione di Sant'Ambrogio, si sono formati nel cenobio di Vercelli. Prima dell'episcopato di Eustasio, la città di Aosta apparteneva alla giurisdizione ecclesiastica della Chiesa di Vercelli. Aosta era conosciuta in epoca romana come Augusta Pretoria ed è stata fondata circa nel 25-24 a.C. Il nome di Augusta Pretoria fu assegnato in omaggio all'imperatore Augusto e alla sua Guardia Pretoriana.
Il Concilio di Milano e l'episcopato
Mentre era ancora un semplice sacerdote, Grato partecipò al Concilio provinciale di Milano del 451 per conto del vescovo Eustasio. In occasione del concilio milanese del 451, Grato firmò il documento che l'assemblea inviò a papa san Leone I Magno. La lettera conciliare era volta a condannare le tesi eretiche di Eutiche. Eutiche era un monaco greco deceduto intorno al 454. Eutiche negava la compresenza delle due nature in Cristo, sostenendo che quella umana venisse assorbita da quella divina. I dati storici provati collocano la vita di san Grato nel V secolo, come attesta la sua partecipazione al Sinodo di Milano del 451. Dopo il 451 e in seguito al decesso di Eustasio, Grato succedette a quest'ultimo come secondo vescovo della diocesi d'Aosta. Durante il suo mandato episcopale, Grato prese parte al trasferimento delle reliquie di san Innocenzo, martire della Legione Tebea. Alla traslazione di san Innocenzo presenziarono anche i vescovi delle città di Agauno e di Sion. La partecipazione dei vescovi alla traslazione di san Innocenzo è menzionata nel testo intitolato Passio Acaunensium Martyrum. San Grato è stato vescovo della città di Aosta.
Il transito e la sepoltura
L'anno preciso della morte di san Grato non è documentato. San Grato è deceduto ad Aosta nella seconda metà del V secolo. Il giorno della sepoltura di san Grato, corrispondente al 7 settembre, è noto grazie a una breve epigrafe tombale. L'iscrizione funeraria riporta il testo Hic requiescit in pace S. M. GRATUS EPS D P SUB D. VII ID. SEPTEMB. La lastra sepolcrale contenente l'epigrafe si trova all'interno della chiesa parrocchiale di Saint-Christophe. Tornato nella sua diocesi, il vescovo Grato continuò a governare la Chiesa di Aosta. Grato era solito ritirarsi periodicamente in preghiera con il monaco Giocondo presso l'eremo denominato Ermitage. San Giocondo fu storicamente un discepolo di san Grato. Alla morte di san Grato, avvenuta negli ultimi decenni del V secolo, san Giocondo gli successe come terzo vescovo di Aosta. San Giocondo partecipò il 23 ottobre 501 al Sinodo romano convocato dal re Teodorico per valutare le accuse contro papa Simmaco. San Giocondo presenziò a un ulteriore Sinodo romano nel 502. La presenza documentata di san Giocondo ai sinodi del 501 e 502 dimostra l'impossibilità della sua presenza in Terrasanta nel IX secolo. La documentazione storica conferma che sia san Grato sia san Giocondo vissero nel V secolo. San Giocondo è venerato tra i santi patroni della città di Aosta. Le reliquie di san Giocondo sono custodite nella Cattedrale di Aosta. La memoria liturgica di san Giocondo ricorre il 30 dicembre.
Le reliquie e lo sviluppo del culto
La venerazione popolare verso san Grato si diffuse ampiamente a partire dal XII o XIII secolo. Tra il XII e il XIII secolo le reliquie di san Grato vennero spostate dalla chiesa paleocristiana di San Lorenzo alla cattedrale di Aosta. La chiesa di San Lorenzo era situata a oriente della città, nell'area dell'odierna collegiata di Sant'Orso. I resti di san Grato sono custoditi nella cattedrale di Aosta dentro una cassa reliquiaria del XV secolo in argento e rame dorato. La tradizione stabilì la ricorrenza della traslazione delle reliquie nella data del 27 marzo di un anno sconosciuto. La celebrazione della traslazione portò all'istituzione del rito della Benedizione di san Grato. Il rito della benedizione prevedeva di benedire per tre volte il terreno, l'acqua e le candele. La Benedizione di san Grato mirava a preservare coltivazioni, contadini e bestiame dalle avversità e ad ingraziarsi la benevolenza divina per i raccolti. Il rito di benedizione derivava da una cerimonia pagana legata all'inizio della stagione primaverile, successivamente convertita in chiave cristiana. La narrazione su san Grato ha generato una forte devozione nei secoli tra la popolazione valdostana. La città e la diocesi di Aosta riconoscono san Grato come patrono e lo festeggiano il 7 settembre.
La Magna Legenda e la tradizione agiografica
Nel XIII secolo le esigue informazioni storiche non bastavano più a giustificare il culto crescente, spingendo il canonico Jacques de Cours a redigere la Magna Legenda Sancti Grati. Jacques de Cours scrisse il testo celebrativo in occasione del trasferimento delle reliquie nel Duomo, guidato da uno zelo eccessivo e senza conoscere le vicende storiche reali. La Magna Legenda Sancti Grati proponeva un racconto ricco di elementi affascinanti ed eroici, adatti ai gusti agiografici dell'epoca. Già nel XVI secolo la veridicità della Magna Legenda fu messa in discussione. Membri del mondo accademico e storiografico, tra cui Cesare Baronio, primo redattore del Martirologio Romano, smentirono la storicità della Legenda. Le polemiche riguardo alla veridicità del testo agiografico di san Grato si sono protratte fino agli anni Sessanta del Novecento. Negli anni Sessanta del Novecento lo storico Aimé Pierre Frutaz dimostrò definitivamente che la Magna Legenda Sancti Grati era una pura invenzione. La Magna Legenda Sancti Grati, pur essendo inventata, rimane fondamentale per comprendere la rappresentazione iconografica del santo e l'ampia diffusione del suo culto in Piemonte, Lombardia, Svizzera e Savoia. Il racconto devozionale su san Grato è privo di fondamento storico. La Magna Legenda colloca anacronisticamente la vita di san Grato tra l'VIII e il IX secolo, all'epoca di Carlo Magno.
Il viaggio leggendario e i miracoli
Secondo un canonico del XIII secolo, san Grato nacque in una famiglia nobile di Sparta. San Grato studiò ad Atene e successivamente prese i voti monastici. Per fuggire alla persecuzione promossa dall'imperatore d'Oriente considerato eretico, Grato lasciò Costantinopoli. Grato cercò rifugio a Roma, dove fu accolto con grandi onori. Il papa nominò Grato suo consigliere. Il papa inviò Grato alla corte di Carlo Magno per convincerlo a intervenire militarmente in Italia contro Desiderio, re dei Longobardi. Dopo la missione alla corte carolingia, Grato fece ritorno a Roma. Mentre pregava nella Chiesa di Santa Maria dei Martiri a Roma, Grato ebbe la visione di una grande valle abbandonata che attendeva il suo arrivo. Nello stesso momento della visione di Grato, un angelo apparve in sogno al papa. L'angelo ordinò al papa di inviare Grato come vescovo ad Aosta. Arrivato nella Valle d'Aosta, Grato avviò un'opera di conversione rivolta ai cristiani tepidi e ai pagani locali. Grato compì prodigi e miracoli che indussero molti pagani a convertirsi. Informato della resistenza opposta da alcuni pagani al cristianesimo, Carlo Magno inviò in Valle d'Aosta il paladino Orlando. Orlando valicò le Alpi innevate e ghiacciate sotto la guida di un angelo. Grato intervenne nuovamente presso i pagani, riuscendo a pacificare le parti ed evitando uno scontro sanguinoso con Orlando. La Magna Legenda presenta un'incongruenza storica indicando san Giocondo come compagno di viaggio di Grato al tempo di Carlo Magno.
Il ritrovamento della reliquia e l'iconografia
Ubbidendo a un messaggio divino, Grato si recò in Terrasanta assieme al monaco san Giocondo. Lo scopo del viaggio in Terrasanta era ritrovare la reliquia del capo di san Giovanni Battista, nascosta nel palazzo di Erode. Giunto in Terrasanta, Grato ritrovò miracolosamente la testa del Battista in fondo a un profondo pozzo. Durante il viaggio verso la Terrasanta si verificarono diversi miracoli, tra cui il placamento di una violenta tempesta. Grato trovò la reliquia della testa di san Giovanni Battista con l'ausilio di un angelo. Grato nascose la reliquia del Battista sotto il proprio mantello. Grato salutò il patriarca di Gerusalemme senza informarlo del ritrovamento della reliquia, per evitare che gli venisse reclamata. Durante il viaggio di ritorno di Grato, le campane dei luoghi attraversati suonavano da sole. Al passaggio di Grato si verificò la resurrezione di due bambini. La leggenda del ritrovamento della testa di san Giovanni Battista ha determinato l'iconografia di san Grato, spesso raffigurato con il capo del Battista tra le mani. Tradizioni precedenti sostenevano che la reliquia del capo del Battista fosse stata portata a Roma da monaci greci. Al suo arrivo a Roma, Grato fu accolto dal papa con un corteo e con il suono festoso e spontaneo delle campane. Nel momento in cui Grato estrasse la reliquia dal mantello per consegnarla al papa, la mandibola si staccò rimanendogli in mano. Il distacco della mandibola fu interpretato come un segno divino indicante che quella porzione di reliquia dovesse restare a Grato. Ottenuto il consenso del papa, Grato portò la reliquia della mandibola ad Aosta. Con la consegna della mandibola a Roma e il ritorno ad Aosta si conclude la narrazione della Magna Legenda sancti Grati.
La vita
La vicenda terrena di San Grato si inserisce nel contesto del quinto secolo, un tempo in cui la Chiesa necessitava di guide ferme e preparate. La sua formazione spirituale avvenne presso il cenobio di Sant'Eusebio da Vercelli, un luogo che ha segnato profondamente la sua visione del ministero sacerdotale e la sua adesione alla vita monastica. Da questa solida base, egli ha saputo trarre la forza necessaria per affrontare le responsabilità che gli sarebbero state affidate nel corso degli anni.
Chiamato a succedere a Eustasio, San Grato divenne il secondo vescovo di Aosta, assumendo il compito di guidare la diocesi con una cura pastorale che attingeva direttamente al rigore e alla carità appresi in gioventù. La sua statura di vescovo è confermata dalla partecipazione al Concilio provinciale di Milano celebrato nell'anno quattrocentocinquantuno, un evento che lo vide protagonista insieme agli altri presuli del tempo, impegnati a difendere e a chiarire la retta dottrina. In quell'occasione, la sua presenza fu segno di una Chiesa unita e concorde.
Tra i momenti salienti del suo servizio episcopale si annovera la partecipazione alla traslazione delle reliquie di San Innocenzo, un gesto che esprimeva la venerazione dei santi e il desiderio di radicare la fede dei fedeli nell'esempio di coloro che li avevano preceduti. San Grato concluse i suoi giorni nella città di Aosta, dove fu sepolto. La sua vita, pur nelle essenziali testimonianze giunte fino a noi, appare come un cammino coerente di dedizione totale al Vangelo e al popolo di Dio a lui affidato, lasciando un'impronta di santità che ha superato i secoli.
Il culto
La venerazione per San Grato di Aosta si è consolidata nel tempo, legandosi indissolubilmente alla terra valdostana che egli ha protetto con la sua preghiera. La data del sette settembre, giorno della sua sepoltura, rimane il fulcro della celebrazione liturgica in suo onore, momento in cui la comunità rinnova il ricordo del suo vescovo. Il culto del Santo non si è limitato ai confini della cattedrale, ma si è diffuso capillarmente tra i fedeli, che lo hanno eletto a intercessore privilegiato.
Egli è infatti invocato come patrono dell'agricoltura e protettore contro le calamità naturali. Questa peculiare forma di devozione testimonia come la figura del pastore sia stata percepita dal popolo come una presenza benevola, capace di intercedere presso il Signore per la custodia dei raccolti e per la salvezza dei luoghi abitati dalle intemperie e dai pericoli. Tale legame tra la cura spirituale esercitata dal vescovo durante la vita e la protezione invocata per il sostentamento materiale della comunità sottolinea l'importanza di San Grato come punto di riferimento costante per la vita quotidiana degli abitanti di Aosta.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Grato di Aosta?
San Grato viene celebrato il 7 settembre. La traslazione e il rito della benedizione si tengono invece il 27 marzo.
Di cosa è patrono San Grato di Aosta?
San Grato è patrono di Aosta ed è invocato per la protezione dai cataclismi naturali, inondazioni, siccità, grandine, incendi nei fienili, parassiti e infestazioni nei campi, oltre che per la protezione da streghe e diavoli.
Ad Aosta, san Grato, vescovo. — Martirologio Romano