14 gennaio
San Lazzaro Devasahayam Pillai
Padre di famiglia, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e conversione
Nilak nacque il ventitré aprile del 1712 a Nattalam, nel distretto di Kanyakumari, all'interno dello Stato indiano del Tamil Nadu. Suo padre era Vasudevan Namboodhiri, un brahmino, mentre sua madre rispondeva al nome di Devaki Amma e apparteneva al gruppo guerriero multicasta dei Nair. Educato secondo il proprio rango sociale, raggiunse un notevole livello culturale, padroneggiando le lingue tamil e malayam e distinguendosi per la sua abilità nell'arte della guerra. Questa preparazione gli permise di entrare al servizio di Marthanda Varma, maharaja di Travancore, ricoprendo l'incarico di alto funzionario di corte. In quel periodo sposò una giovane di nome Bhargaviamma, appartenente al suo medesimo ceto sociale. Nel 1742 la sua esistenza incrociò quella di Eustachius de Lannoy, un ufficiale di marina francese fatto prigioniero di guerra dallo stesso maharaja. Il sovrano aveva risparmiato la vita a de Lannoy a condizione che questi diventasse suo consigliere militare e addestratore delle guardie del palazzo. Tra il funzionario indiano e l'ufficiale francese nacque una profonda amicizia, durante la quale de Lannoy iniziò a introdurlo ai contenuti della fede cristiana. Successivamente, a causa di una cattiva amministrazione, Neelakanta perse i propri beni e cadde in una severa povertà, temendo soprattutto di perdere il rispetto altrui. Il capitano de Lannoy notò la sua profonda tristezza, lo invitò a confidarsi e gli spiegò il senso autentico della sofferenza umana raccontandogli la storia biblica di Giobbe. Toccato da questa vicinanza e dalla luce della Parola, Neelakanta espresse il desiderio convinto di diventare cristiano. Il capitano lo presentò allora al gesuita padre Giovanni Battista Buttari, il quale lo seguì con cura durante i nove mesi del cammino di catecumenato. Il quattordici maggio del 1745 Neelakanta ricevette il sacramento del Battesimo secondo il rito latino della Chiesa Cattolica. Al momento di ricevere l'acqua santa, dichiarò pubblicamente di non essere stato in alcun modo costretto, di agire per propria e libera volontà, di conoscere il proprio cuore e di aver deciso fermamente di servire Dio per il resto della sua vita. In quell'occasione assunse il nome cristiano di Lazzaro, che significa Aiuto di Dio, reso nella lingua tamil con il nome di Devasahayam. Subito dopo la conversione, iniziò a predicare il Vangelo a chiunque gli stesse attorno, proclamando con forza che tutti gli uomini sono uguali dinanzi a Dio e privi di distinzioni di casta. Anche sua moglie chiese e ottenne il Battesimo, assumendo il nome cristiano di Teresa, che in tamil corrisponde a Gnanapoo Ammaal.
La prigionia e il martirio
L'intensa opera di diffusione della fede cristiana portata avanti da Lazzaro provocò la forte ostilità di alcuni brahmani locali. Il ventitré febbraio del 1749 il maharaja ordinò il suo arresto con l'accusa di alto tradimento, imponendogli il ritorno immediato alla religione induista. Lazzaro fu rinchiuso in una cella strettissima e sottoposto al peso di pesanti catene. La sua condanna a morte fu pronunciata il giorno successivo all'arresto, ma venne temporaneamente rinviata per ragioni politiche e di opportunità. Durante la lunga e dolorosa prigionia, subì svariate umiliazioni e torture fisiche e morali. Fu condotto per sedici giorni lungo le vie della capitale indossando una ghirlanda di fiori della corona collegati alla divinità di Shiva, accompagnato dal suono assiduo dei tamburi e rispondendo agli insulti dei persecutori unicamente con la preghiera. In seguito fu caricato in groppa a un bufalo, che la tradizione riconosceva come la cavalcatura della divinità induista della morte Yama. Venne inoltre flagellato ripetutamente con bastoni fatti di legno di tamarindo e legato a un albero nella località di Peruvillai, completamente esposto alle intemperie. Nonostante le sofferenze corporali, non smise mai di pregare, di predicare e di raccontare con passione la Passione di Cristo. Incoraggiava i numerosi visitatori a restare saldi nella fede e insegnava con semplicità agli induisti i rudimenti della dottrina cattolica. Subì una nuova condanna capitale per aver esortato i cittadini a non ubbidire a una legge ingiusta che imponeva tasse ulteriori ai cristiani, ma anche questa volta la sentenza fu revocata. Il suo ultimo luogo di prigionia fu stabilito ad Aral Kurusady, conosciuto anche come Aralvaimozhy, situato agli estremi confini del regno. Per ordine del maharaja gli fu vietato di ricevere visite, ma molti fedeli cristiani delle vicinanze si recarono comunque da lui per ricevere conforto. Sua moglie andò a fargli visita in lacrime e lui la congedò esortandola a confidare unicamente in Gesù. Riuscì a ricevere i sacramenti in modo clandestino, specialmente durante le ore notturne, sebbene con scarsa frequenza. Trascorreva il tempo pregando incessantemente, praticando il digiuno anche nei giorni non prescritti dalla regola e leggendo ad alta voce testi religiosi e le vite dei santi. I soldati del maharaja eseguirono infine la sentenza mortale uccidendolo a colpi d'arma da fuoco il quattordici gennaio del 1752. Il suo corpo fu sprezzantemente gettato nei contrafforti montani di Kattadimalai. Dopo cinque giorni di ricerche, alcuni fedeli cristiani recuperarono le sue ossa e le deposero nella chiesa di San Francesco Saverio a Kottar, edificio che in seguito sarebbe diventato la cattedrale della diocesi.
Il cammino verso gli altari
La fama di santità e di martirio circondò fin dal primo istante la figura di Lazzaro. Nel 1780 Kariattil Ouseph Malpan inoltrò alla Santa Sede una prima richiesta ufficiale per la sua canonizzazione. Tuttavia, la complessa e difficile situazione vissuta dai cattolici di rito latino in India impedì per molti secoli di avviare formalmente il processo canonico sul presunto martirio. La svolta si registrò nei primi anni del ventunesimo secolo, quando la diocesi di Kottar e la Conferenza Episcopale Indiana decisero di promuovere con vigore la causa. La Santa Sede concesse il nulla osta il ventidue dicembre del 2003, dando il via all'iter ufficiale. Il processo diocesano si svolse a Kottar dal tre luglio del 2006 al sette settembre del 2008, e gli atti dell'inchiesta furono solennemente convalidati il diciotto marzo del 2010. Alcuni storici di fede induista avanzarono dubbi sull'effettiva persecuzione contro i cristiani nel regno di Travancore durante il periodo dei fatti storici. Ciononostante, fonti coeve, tra cui l'importante opera intitolata Viaggio nelle Indie Orientali del padre carmelitano Paolino di San Bartolomeo, dimostrarono inequivocabilmente che il re puniva con la prigione e con la morte i nobili che sceglievano di convertirsi al cristianesimo. La Positio super martyrio fu consegnata nel 2011 e venne attentamente esaminata il quindici novembre dello stesso anno dai Consultori Storici della Congregazione delle Cause dei Santi. Poiché Devasahayam era deceduto da oltre cinquant'anni, la causa di beatificazione seguì la tipologia antica o storica. Il sette febbraio del 2012 i Consultori Teologi si espressero favorevolmente sull'effettivo martirio avvenuto in odio alla fede cattolica. Tale parere positivo fu confermato l'otto maggio del 2012 dai cardinali e dai vescovi membri della Congregazione. Il ventotto giugno del 2012 papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto di riconoscimento del martirio, ricevendo in udienza il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. La solenne beatificazione si tenne il due dicembre del 2012 presso il Carmel Higher Secondary School Campus a Nagercoil, nei pressi di Kottar, presieduta dallo stesso cardinale Amato in qualità di delegato del Santo Padre. La memoria liturgica del primo martire laico indiano fu fissata al quattordici gennaio, giorno della sua nascita al cielo. Per giungere alla canonizzazione fu esaminato un evento straordinario accaduto in India nel 2013, come documentato dai rapporti ufficiali della Congregazione delle Cause dei Santi. Gli esami ecografici effettuati su una donna alla quarta settimana di gravidanza avevano rilevato l'assenza totale di battito cardiaco e di movimento fetale. La donna, di fede cattolica e profondamente devota al Beato Lazzaro, ricevette dai genitori dell'acqua proveniente dal pozzo di Nattalam, luogo natale del beato. La madre bevve quell'acqua e continuò a pregare con fiducia. Circa un'ora dopo aver assunto il liquido, la donna avvertì chiaramente il movimento del feto. Ulteriori accertamenti ecografici confermarono l'avvenuta ripresa dell'attività cardiaca fetale. Il bambino nacque successivamente sano, in buone condizioni cliniche generali e senza la necessità di ricorrere al taglio cesareo. Il ventuno febbraio del 2020 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto che attribuiva tale prodigioso evento all'intercessione del Beato Lazzaro, ricevendo in udienza il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Tale decreto aprì definitivamente la strada alla canonizzazione del martire indiano.
Il cammino terreno
La parabola umana di Lazzaro Devasahayam Pillai si è svolta interamente nel contesto dell'India del XVIII secolo, muovendo i passi tra Nattalam, Travancore e Kottar. Uomo di elevata posizione, egli ricopriva un ruolo di prestigio come alto funzionario alla corte del maharaja di Travancore, godendo di stima e autorità. Tuttavia, l'incontro con il Vangelo ha trasformato la sua esistenza in una sequela radicale del Signore. Con il battesimo ricevuto nel 1745, Lazzaro non ha cercato il conforto di una fede privata, ma ha scelto di farsi voce di una verità universale: l'uguaglianza di ogni persona dinanzi a Dio, indipendentemente dalla casta di appartenenza. Questo messaggio di fraternità, che sovvertiva gli equilibri sociali e politici del regno, ha suscitato l'ostilità di quanti vedevano nel suo operato una minaccia al potere costituito.
Nonostante le pressioni e il prestigio che avrebbe potuto mantenere rinunciando alla sua nuova fede, Lazzaro ha perseverato con fermezza. La sua testimonianza è passata attraverso la prova del dolore, subendo persecuzioni e torture che non hanno scalfito la sua dedizione al messaggio cristiano. Il suo percorso si è compiuto ad Aral Kurusady, dove affrontò l'esecuzione capitale il 14 gennaio 1752. Il sacrificio della sua vita, offerto per ordine del maharaja, ha sigillato una testimonianza che ha varcato i confini del tempo. Il riconoscimento della Chiesa, culminato nella canonizzazione avvenuta per mano di Papa Francesco nel 2022, ha confermato la santità di questo padre di famiglia, la cui memoria continua a interrogare le coscienze sull'importanza dell'uguaglianza e della giustizia in ogni tempo.
Il culto e la memoria
Il culto di San Lazzaro Devasahayam Pillai trova il suo fulcro nella celebrazione della sua nascita al cielo, avvenuta il 14 gennaio. La Chiesa cattolica, riconoscendo la validità del martirio e il miracolo attribuito alla sua intercessione, ha elevato questo laico agli onori degli altari, offrendolo come modello di santità laicale. La sua figura è particolarmente cara ai fedeli indiani, che riconoscono in lui un patrono capace di intercedere per la dignità e la concordia sociale.
La memoria di Lazzaro non è soltanto un atto di devozione storica, ma un richiamo vivo ai valori di giustizia che egli ha difeso fino al sacrificio estremo. La sua canonizzazione, celebrata da Papa Francesco, ha dato nuovo impulso alla venerazione di questo martire, la cui esistenza rimane un seme fecondo per la crescita della fede in terra indiana. Il ricordo del suo passaggio ad Aral Kurusady è oggi un invito costante per i fedeli a vivere la propria vocazione cristiana con coraggio, testimoniando la carità in ogni ambito della vita quotidiana.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Lazzaro Devasahayam Pillai?
La memoria liturgica di San Lazzaro Devasahayam Pillai si celebra il quattordici gennaio, giorno della sua nascita al cielo.
Di cosa è patrono San Lazzaro Devasahayam Pillai?
San Lazzaro Devasahayam Pillai è ricordato storicamente come il primo martire laico indiano.