24 ottobre
San Maglorio
Vescovo, abate
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la formazione
Le radici della vita di san Maglorio affondano nel sesto secolo nella diocesi di Vannes, dove nacque nel cinquecento trentacinque nel contesto storico segnato dal pontificato di papa sant'Agapito, dall'impero di Giustiniano primo e dal regno di Hoel secondo nella Bretagna Armorica. Appartenente a una famiglia di stretti legami spirituali, il santo era cugino di san Sansone e di san Macuto. Egli crebbe e fu educato alla scuola di sant'Iltudo nel monastero di Llantwit, nel Galles, dove studiò insieme a Sansone che era suo contemporaneo. Dopo un periodo trascorso in famiglia, la vocazione monastica di Maglorio proseguì quando seguì il cugino nel monastero di san Peirio, situato in un'isola vicina a Llantwit. Alla morte di san Peirio, Sansone assunse la carica di abate e conferì a Maglorio l'ordinazione diaconale, cementando un legame fraterno e spirituale che avrebbe segnato l'intera loro esistenza e la successiva missione ecclesiale.
La missione episcopale e il ministero
La chiamata missionaria spinse san Maglorio ad accompagnare san Sansone quando questi decise di imbarcarsi per l'Armorica, in Bretagna. Insieme, i due santi percorsero le regioni costiere predicando la parola divina e fondando monasteri destinati ad accogliere i nuovi discepoli. All'interno di questa rete monastica, Maglorio assunse la guida come abate di un monastero fondato da Sansone nei pressi di Dol, per poi ricevere i ministeri del presbiterato e dell'episcopato. Intorno all'età di settant'anni, Maglorio succedette a Sansone come vescovo e abate di una diocesi che le fonti definiscono in modo non rigido, opera che va compresa sullo sfondo storico dei vescovi celtici itineranti attivi tra il quinto e il settimo secolo. Quei missionari attraversavano continuamente le acque della Manica, collegando la Bretagna, il Galles e l'Irlanda in un fecondo scambio di fede e di cultura che pose le basi della vita cristiana in quelle terre.
La solitudine nell'isola di Serk e la morte
Desideroso di raccogliersi nella preghiera e nella solitudine della vecchiaia, san Maglorio affidò la diocesi al monaco Budoco e si trasferì nell'isola di Serk, una delle Isole Normanne oggi inglesi ma vicine a Guernesey. Quell'isola fu donata a Maglorio da Loiescon, conte delle Isole della Manica, e ben presto divenne il rifugio spirituale di altri discepoli attratti dalla sua santità. Il santo vi fondò un monastero che accolse sessantadue monaci, vivendo una regola di rigorosa penitenza che prevedeva il digiuno assoluto il mercoledì e il venerdì. Negli altri giorni della settimana riduceva il cibo al minimo, accontentandosi di piccoli pesci soltanto nelle grandi solennità per compiacere i suoi fratelli di comunità. La collocazione temporale della sua morte presenta margini di incertezza, aggravati dalla difficile situazione vissuta dalla comunità monastica di Serk in seguito alla lunga carestia del cinquecento ottantasei, che costrinse i monaci a disperdersi a due a due in Irlanda e nel Galles. L'aggiornata edizione del Martirologio Romano colloca la morte di san Maglorio al ventiquattro ottobre del seicento cinque circa, ricordandolo nella Bretagna come discepolo di sant'Iltudo, successore di san Sansone a Dol e insigne abitante della solitudine di Sark.
La storia delle reliquie e il culto
La memoria di san Maglorio è indissolubilmente legata alle vicende storiche delle sue reliquie e alla celebre opera che ne tramanda le gesta. La Vita Maglorii fu scritta da un monaco dell'abbazia di Lehon, fondata dal re brettone Nominoè nei pressi di Dinan. L'autore anonimo di questo testo fondamentale per l'antica letteratura brettone possedeva una cultura elevata, conosceva la lingua greca, amava la natura e dimostrava una profonda familiarità con i classici come Orazio, Ovidio, Virgilio e con gli scritti di san Girolamo, oltre naturalmente alla Sacra Scrittura. Nel nono secolo, precisamente nell'anno ottocento cinquanta, i monaci di Lehon si impossessarono delle reliquie del santo vescovo-abate trasferendole da Serk a Lehon, dove fu edificata una chiesa apposita; tale traslazione fu compiuta anche perché il re Nominoè offriva terre ai monasteri che custodivano reliquie insigni. Successivamente, per timore delle incursioni normanne durante il decimo secolo, le reliquie furono portate a Parigi e depositate nella cappella del Palazzo reale. Da quel momento il culto di san Maglorio conobbe una nuova e vigorosa diffusione, radicandosi in vari paesi francesi che oggi lo celebrano localmente e nelle espressioni artistiche che lo raffigurano come pellegrino o eremita, come testimonia splendidamente il quadro del pittore romano Antonio Mancini conservato nella chiesa del convento camaldolese di Faenza.
Il cammino di fede
Il percorso terreno di San Maglorio ha avuto inizio nel 535 nella diocesi di Vannes, preludio di un ministero che avrebbe abbracciato diverse regioni. La sua formazione avvenne nel monastero di Llantwit, un luogo benedetto dove, sotto la guida di san Iltudo, egli apprese le vie della disciplina monastica e della sapienza divina. Questa solida base spirituale gli permise di accogliere con prontezza la chiamata a un servizio più ampio, accompagnando san Sansone nelle sue fatiche missionarie in Bretagna. Attraverso la predicazione e l'esempio, egli contribuì a radicare la fede cristiana in terre che cercavano la luce del Vangelo.
Dopo anni di intensa attività apostolica, il suo spirito cercò il silenzio e la preghiera. Nell'isola di Serk, egli diede vita a una comunità monastica composta da sessantadue fratelli, un luogo dove la preghiera corale e il lavoro manuale si fondevano in un'unica offerta a Dio. Qui, lontano dalle distrazioni del mondo, San Maglorio esercitò il suo ministero di vescovo e abate, guidando i suoi confratelli con la dolcezza di un padre e la fermezza di un maestro. La sua morte, avvenuta nell'anno 605, ha segnato la conclusione di una vita vissuta in costante tensione verso il cielo, lasciando un'eredità spirituale che ha continuato a fecondare le terre di Bretagna e del Galles. La sua dedizione al monastero di Serk rimane un esempio luminoso di come l'impegno solitario possa fecondare l'intera Chiesa.
Il culto e la memoria
La venerazione per San Maglorio ha superato i confini della sua isola, trovando espressione nel culto liturgico e nella cura devota delle sue spoglie mortali. Dopo il suo transito, le sue reliquie divennero oggetto di particolare attenzione, venendo traslate nell'anno 850 dall'isola di Serk verso il monastero di Lehon, un luogo che divenne custode della sua memoria. Successivamente, nel corso del decimo secolo, le reliquie furono trasferite a Parigi, segno di una devozione che si era estesa ben oltre le regioni bretoni. Oggi, San Maglorio è ricordato con affetto in vari paesi francesi, che lo riconoscono come protettore e intercessore.
La memoria liturgica, fissata al ventiquattro ottobre nel Martirologio Romano, rappresenta un momento di comunione per tutti coloro che desiderano onorare la sua santità. In alcune località, la celebrazione avviene il venticinque ottobre, a testimonianza di una tradizione viva che continua a tramandarsi. San Maglorio rimane per noi un modello di perseveranza, un vescovo e abate che ha saputo coniugare l'azione apostolica con il raccoglimento interiore, ricordandoci che ogni vita, se consacrata a Dio, diventa una luce che rischiara il cammino dell'umanità.
Domande frequenti
Quando si festeggia san Maglorio?
Il Martirologio Romano riporta la festa di san Maglorio il ventiquattro ottobre, mentre localmente in Francia viene festeggiato il venticinque ottobre.
Di cosa è patrono san Maglorio?
San Maglorio è considerato santo patrono di vari paesi francesi che ne celebrano la memoria liturgica.
Nella Bretagna in Francia, san Maglorio, che, discepolo di sant’Iltuto, si tramanda sia succeduto a san Sansone vescovo di Dol e abbia vissuto in solitudine sull’isola di Sark. — Martirologio Romano