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9 gennaio

San Marcellino di Ancona

Vescovo

San Marcellino di Ancona

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la testimonianza di san Gregorio Magno

La figura storica del vescovo Marcellino affonda le sue radici nel quinto secolo, periodo in cui la tradizione locale colloca la sua guida pastorale sulla diocesi anconitana. Nonostante manchino indicazioni precise sull'anno di nascita o di morte e sul luogo natale, la sua esistenza e il suo ministero episcopale godono di una solida attestazione documentaria. San Marcellino è infatti il primo nome storicamente documentato con certezza tra i pastori della Chiesa di Ancona. La principale e autorevole testimonianza sulla sua vita proviene da san Gregorio Magno, il quale lo menziona nei suoi celebri Dialogi attribuendogli senza incertezze la carica di vescovo della città adriatica. Pur non specificando il periodo esatto in cui Marcellino resse la diocesi, il grande pontefice inserisce la sua figura in un contesto cronologico coerente. Tale attribuzione temporale alla seconda metà del quinto secolo è considerata del tutto attendibile dagli studiosi, poiché san Gregorio tratta esclusivamente di vescovi vissuti nel quinto e nel sesto secolo, da lui conosciuti personalmente o attraverso testimoni diretti e affidabili. Lo stesso san Gregorio Magno manifesta una profonda stima per il vescovo Marcellino, definendolo un uomo di vita venerabile e lodandone apertamente la santità, la quale rifulgeva in modo particolare attraverso l'intercessione e le opere miracolose compiute per il bene del popolo affidato alle sue cure.

Intorno alla figura del santo si è sviluppata nel tempo anche una tradizione genealogica che lo vorrebbe appartenente alla nobile famiglia dei Boccamaiori. Tale casata, sebbene oggi risulti estinta, ha rappresentato una delle famiglie storiche più antiche della città di Ancona. Gli storici precisano tuttavia che il valore di questa tradizione circa l'appartenenza familiare del vescovo non possiede riscontri verificabili con certezza documentaria, rimanendo affidata alla memoria della tradizione cittadina. Al di là dei dati genealogici, la grandezza spirituale del pastore emerge con chiarezza dalle fonti agiografiche e dal segno indelebile che il suo episcopato ha lasciato nella coscienza religiosa della comunità anconitana, la quale ha tramandato la sua memoria di generazione in generazione fino ai nostri giorni.

Il miracolo dell'incendio e l'Evangeliario

Tra i prodigi più celebri attribuiti dalla tradizione al vescovo Marcellino spicca l'intervento diretto per salvare Ancona da un devastante incendio che ne minacciava la totale distruzione. Secondo il racconto tramandato, le fiamme divampavano con tanta violenza che la popolazione locale cercava inutilmente di domarle, assistendo impotente alla distrazione di una parte dei fabbricati della città. In quel tempo il santo presule era gravemente affetto da podagra e non poteva muoversi autonomamente. Spinto dalla carità pastorale e dal desiderio di soccorrere il suo popolo, il vescovo si fece trasportare dai propri familiari proprio nel punto in cui il fuoco infuriava con maggiore intensità. Al sopraggiungere di Marcellino sul luogo del disastro, il fuoco si ritirò improvvisamente e si estinse del tutto, risparmiando il resto dell'abitato. La memoria di questo memorabile evento è indissolubilmente associata a un antico e prezioso testo liturgico. La tradizione narra infatti che il santo tenesse in mano un codice evangelico durante il miracolo dell'estinzione del fuoco e che l'annerimento e la consumazione dei margini di quei fogli in pergamena fossero stati provocati proprio dal contatto diretto con le fiamme. Il Martirologio Romano conferma che il vescovo liberò Ancona da un incendio per virtù divina, ratificando la testimonianza tramandata da papa san Gregorio Magno.

Il codice scampato al rogo è stato considerato da tempo immemorabile come una preziosa reliquia di san Marcellino ed è stato a lungo adoperato per scopi liturgici e come oggetto sacro da venerare. Nel corso dei secoli, i fedeli in cerca di grazie erano soliti baciare e toccare il volume, e proprio questo uso devozionale diretto viene ipotizzato come la causa principale del grave deperimento del manoscritto. Sotto l'aspetto artistico, culturale e storico, il volume costituisce un documento liturgico di rilevante valore. I fogli pergamenacei superstiti contengono passi dei Vangeli sinottici destinati alla lettura durante le festività e le domeniche dell'anno liturgico. Il testo è redatto in caratteri onciali, impreziosito da brevi didascalie in scrittura longobarda e da lettere iniziali recanti tracce di miniature in giallo oro. Alcuni studiosi hanno formulato l'ipotesi paleografica che questo Evangeliario di Ancona risalga al settimo o ottavo secolo, ma non sussistono elementi sufficienti per smentire la tradizione locale che ne attribuisce l'origine diretta al vescovo Marcellino. Per preservare quanto rimaneva di questo inestimabile patrimonio, nel millenovecentodieci la Biblioteca Vaticana curò il restauro e il riordino dei fogli superstiti, un intervento provvidenziale promosso da monsignor Achille Ratti, allora titolare della struttura. A ulteriore custodia del manoscritto, nel diciassettesimo secolo fu realizzata una preziosa custodia in argento, sulla cui faccia è finemente incisa la scena del miracolo dell'incendio.

Le reliquie, il culto e le testimonianze iconografiche

Il culto tributato a san Marcellino nella diocesi di Ancona possiede radici profondissime, attestate fin dai secoli passati dall'invocazione inserita accanto a quella di altri santi locali nei frammenti di un antico rituale anconitano. Inizialmente la venerata salma del vescovo ricevette sepoltura e fu custodita nella vecchia cattedrale cittadina dedicata a santo Stefano. Successivamente, nel milletrentanove, le reliquie del santo furono solennemente trasferite nella nuova cattedrale edificata sulla sommità del colle Guasco, un evento di cui dava notizia l'iscrizione scolpita su una grezza arca in pietra. Secoli dopo, nel diciassettesimo secolo e precisamente nel mille settecentocinquantasei, venne eseguita una ricognizione ufficiale delle spoglie mortali. Al termine di tale verifica, le ossa furono deposte con cura in un'urna artistica e collocate nella cripta dei santi protettori, dove si trovano tuttora custodite alla venerazione dei fedeli. La festività liturgica del santo è fissata stabilmente nel calendario al giorno nove gennaio. In passato questa ricorrenza rivestiva una solennità particolare per la città adriatica, poiché san Marcellino era annoverato a tutti gli effetti tra i compatroni di Ancona, ricevendo l'omaggio devozionale dell'intera popolazione.

La memoria del vescovo ha ispirato nel corso dei secoli importanti espressioni artistiche e iconografiche. Si ipotizza che l'effigie di Marcellino fosse già presente nelle lastre graffite risalenti all'undicesimo e dodicesimo secolo della cattedrale di San Ciriaco, dove compaiono le immagini di altri santi locali. La raffigurazione tridimensionale più antica giunta fino all'epoca moderna era costituita da una statua del tredicesimo secolo situata nei pressi della chiesa di San Pietro, indicata dalla tradizione come il luogo esatto in cui avvenne il miracolo dell'estinzione dell'incendio. Purtroppo la chiesa di San Pietro e l'antica statua medievale furono irrimediabilmente distrutte dai bombardamenti aerei durante la seconda guerra mondiale. Tra le testimonianze pittoriche e scultoree sopravvissute figurano una tavola del quindicesimo secolo, che ritrae il santo insieme ad altri protettori locali al cospetto del trono della Vergine Maria, e i resti di una statua lignea risalente anch'essa al quindicesimo secolo. Nelle rappresentazioni artistiche, san Marcellino viene costantemente raffigurato in venerabili abiti pontificali, tenendo tradizionalmente in mano il libro del Vangelo aperto, spesso ornato dall'immagine delle fiamme a imperituro ricordo del prodigio compiuto per la salvezza della sua città.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Marcellino di Ancona?

La festività liturgica di san Marcellino si celebra il nove gennaio, come stabilito anche all'interno del Martirologio Romano.

Di cosa è patrono San Marcellino di Ancona?

San Marcellino è tradizionalmente uno dei compatroni della città e della diocesi di Ancona.

Ad Ancona, san Marcellino, vescovo, che, come scrive il papa san Gregorio Magno, con la potenza divina liberò la sua città da un incendio. — Martirologio Romano