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13 giugno

San Massimo venerato a Cravagliana

Martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il recupero e l'arrivo della reliquia

Nel corso del diciannovesimo secolo, precisamente nel millesimottocentoventicinque, il corpo santo di Massimo venne recuperato dalla catacomba di Ciriaca. Questa sacra reliquia fu generosamente donata alla comunità di Cravagliana da don Giovanni Juva. Il donatore era originario di Cervatto e ricopriva la carica di canonico della cattedrale di Torino. L'atto di liberalità avvenne in memoria dello zio, don Spirito Antonio Juva, anch'egli nativo di Cervatto. Importante figura locale, don Spirito Antonio Juva era stato il primo parroco del paese a fregiarsi del titolo di pievano a partire dal millesimotezzentonottantotto.

La ricognizione e la composizione anatomica

Una volta giunta in paese, la reliquia fu oggetto di un'attenta ricognizione all'interno della sacrestia della chiesa parrocchiale. L'operazione avvenne alla presenza del delegato vescovile don Giacomo Pomi, nativo del posto e parroco a Camasco. Alla solenne ricognizione parteciparono anche don Giovanni de Mattei, parroco ad Ornavasso, e il parroco di Sabbia, don Giovanni Antonio Bertolio. Il dottor Lana compì un'accurata indagine anatomica sui resti, e la sua relazione ufficiale è tuttora conservata e presente nei documenti d'archivio. Poiché i resti si presentavano molto frammentari, essi furono inseriti nei quattro arti e nella maschera di una figura in cera appositamente realizzata per contenere i frammenti e dare all'insieme le sembianze di un corpo umano. Questo manichino fu infine rivestito con un costume di soldato romano, mentre lo stesso costume e l'addobbo dell'urna furono offerti da Giovanni Reffo di Ferrera.

La trasformazione dello spazio sacro

Per la sistemazione della reliquia fu necessario compiere un intervento radicale, che comportò il completo smantellamento dell'altare di San Giuseppe. In questa occasione fu sacrificata l'intera decorazione barocca della cappella. Tale altare e la relativa decorazione barocca erano stati voluti e realizzati pochi anni prima proprio dal compianto don Spirito Antonio Juva. Questa sostituzione riflette il grande valore e il significato attribuito nel diciannovesimo secolo ai corpi santi. Tali sacre presenze non si trovavano soltanto in luoghi di culto prestigiosi, ma anche nelle piccole parrocchie periferiche, rispondendo pienamente alle precise esigenze pastorali di un dato momento storico e sociale. La presenza concreta della reliquia di un presunto martire dei primi secoli era infatti ritenuta molto più importante rispetto al modello di San Giuseppe. Quest'ultimo, infatti, risultava una figura forse troppo discreta per l'attenzione devozionale dei fedeli in un'epoca segnata dal laicismo e dal liberalismo politico anticlericale. Nella parete della cappella fu dunque realizzato un apposito loculo per sistemare l'urna, mentre sopra di esso fu conservato il quadro realizzato dal pittore Corvetti nel millesimoseicentessantasei, raffigurante la morte di San Giuseppe.

Celebrazioni e devozione della comunità

Il venticinque maggio millenovecentotrenta si tenne una solenne celebrazione pubblica per commemorare la ricorrenza centenaria della presenza del presunto martire. La celebrazione centenaria incluse una partecipata processione per le vie del paese. La venerazione per il corpo santo di Massimo si manifestò nel tempo anche a livello personale, attraverso l'imposizione del suo nome a diversi individui della zona. La profonda devozione si espresse inoltre nella commissione di frequenti celebrazioni eucaristiche all'altare dove riposano i resti. Tutte queste pratiche di devozione personale sono ancora oggi presenti e vive nella comunità parrocchiale.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Massimo?

Il ricordo annuale del santo viene celebrato in una domenica all'inizio del mese di giugno.