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19 novembre

San Narsete (Nerses) I il Parto

Katholicos degli Armeni

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la giovinezza

San Narsete nacque intorno al trecentotrenta in Armenia, inserito fin dalla nascita in una stirpe di grande rilievo ecclesiale e civile. Egli discendeva direttamente dalla famiglia di san Gregorio Illuminatore ed era nipote di san Iusik. Il padre, di nome Athanagines, era a sua volta figlio di san Iusik, mentre la madre, chiamata Bambish, era figlia del re armeno Tiran. Questa illustre appartenenza familiare dispose il giovane a un percorso di crescita rigoroso e completo. Narsete ricevette infatti un'educazione perfettamente corrispondente al suo stato principesco, che lo preparò alle future responsabilità pubbliche e spirituali. Negli anni della formazione, Narsete frequentò le scuole elleniche di Cesarea, arricchendo il proprio sapere con gli studi classici e la conoscenza della cultura del tempo. Rientrato in patria, contrasse matrimonio con Sahaktucht, figlia del principe Vardan Mamikonian. Da questa unione nacque un figlio di nome Sahak, destinato a diventare in seguito un grande Katholicos e a sua volta venerato come santo. Dopo soli tre anni di matrimonio, la sposa di Narsete morì, chiudendo una stagione serena della sua vita. In seguito a questo lutto, Narsete ritornò definitivamente nella terra natia, dove il re lo accolse e lo assunse con incarichi di corte in qualità di camerlengo reale.

La chiamata al ministero episcopale

Nel trecentoscinquanta Arshak, figlio di Tiran, succedette al padre sul trono del regno armeno. Il nuovo sovrano cominciò subito a ristabilire l'ordine fra i principi locali, affidando a ciascuno il proprio ufficio e il rispettivo posto di successione, poiché il re precedente Tiran aveva usurpato tutti i diritti dei nobili. I principi, desiderosi di ristabilire la tradizione e la giustizia, chiesero al re di affidare nuovamente la sede katholicossale a un discendente della famiglia di san Gregorio, secondo una consuetudine radicata. Il re acconsentì alla proposta e, d'accordo con i principi e con il popolo, scelse proprio il camerlengo reale Narsete. Le cronache di Fausto descrivono Narsete come un uomo alto di statura, di bellezza eccezionale, profondamente timoroso di Dio e osservante dei precetti divini. Egli era riconosciuto da tutti come sapiente, modesto, caritatevole, misericordioso, casto, sobrio nella vita coniugale ed esemplare nel servizio militare. Nonostante la stima unanime, saputo dell'acclamazione e del beneplacito collettivo, Narsete rifiutò in un primo momento l'elezione per profonda umiltà. Per convincere i presenti, Narsete cominciò ad accusarsi di peccati che non aveva mai commesso, ma il popolo si assunse tutta la responsabilità di quei peccati, rimanendo incredulo e irremovibile nella richiesta. Per troncare ogni resistenza e risolvere la questione, il re prese la spada dalle mani di Narsete e gli tagliò la chioma. In seguito a questo gesto risolutivo, i vescovi armeni si radunarono in un sinodo su invito del re per eleggere canonicamente Narsete Katholicos dell'Armenia. Narsete fu quindi inviato a Cesarea per l'ordinazione sacerdotale e la consacrazione episcopale, accompagnato da otto principi e da una parata militare, secondo la consuetudine osservata dai tempi di san Gregorio. Fausto afferma che a Cesarea Narsete fu consacrato dal metropolita Eusebio. L'analisi dei dati storici colloca la data di tale consacrazione nel trecentocinquantatré. Secondo la Series Episcoporum di Gams, il metropolita di Cesarea all'epoca era Dianeo, in carica dal trecentoquarantuno al trecentosessantadue. Un documento armeno antico che riporta la serie dei vescovi di Cesarea attesta tuttavia che Eusebio consacrò Narsete e rimase sulla sede per diciannove anni. La data della morte di Eusebio è nota ed è il trecentosettanta, il che colloca l'inizio della sua carriera episcopale, secondo il documento, proprio nell'anno trecentocinquantadue. Tutti questi dati convergono nel confermare l'anno trecentocinquantatré come la data certa della consacrazione episcopale di Narsete.

Le riforme e l'opera pastorale

Dopo il ritorno alla sua sede episcopale, Narsete convocò immediatamente un sinodo, di cui ci è pervenuto un prezioso riassunto conservato dallo storico Fausto. Tra le prime disposizioni, Narsete ordinò la costruzione di ospedali e di ospizi destinati ai lebbrosi e a tutti i poveri della città. I poveri dovevano essere ricoverati in queste strutture e mantenuti stabilmente attraverso la carità generosa dei fedeli. Per sostenere queste iniziative, furono emanati canoni penali che infliggevano come pena pecuniaria o lavorativa il supporto diretto a tali ospizi. Questa organizzazione assistenziale fondata da Narsete rappresenta una delle prime opere sociali strutturate nella storia della Chiesa. Con l'istituzione degli ospizi e dei lebbrosari prese così avvio in Armenia quell'opera sociale che sarebbe stata continuata nei secoli seguenti dalla Chiesa armena. La sollecitudine del vescovo si estese a ogni ambito della vita civile e religiosa. Narsete vietò sotto severe pene l'usanza superstiziosa di piangere i morti secondo i riti pagani e decretò leggi precise per regolare il matrimonio cristiano e la vita coniugale. Narsete inflisse inoltre pene severissime contro tutti i vizi e i delitti. Nello stesso tempo, esortò il re, i principi e le autorità a essere miti verso i sudditi e a non gravarli di tasse eccessive, mentre ordinò ai sudditi di rendere perfetta obbedienza e fedeltà alle legittime autorità. Per l'educazione della gioventù e del clero, Narsete istituì in diversi luoghi scuole di lingua greca e siriaca. Fausto loda ampiamente l'ordine e la prosperità della Chiesa armena ai tempi di Narsete, un periodo in cui le chiese godevano di una pace profonda e i vescovi erano circondati di grande rispetto in tutto il paese. Le assemblee liturgiche erano colme di pompa e di magnificenza, e il clero aumentava costantemente di numero. Narsete curò personalmente la costruzione di nuove chiese e monasteri per i monaci in tutto il territorio. Il suo cuore rimase sempre aperto ai bisognosi: Narsete liberò molte persone dalla schiavitù, aiutava regolarmente le vedove e gli orfani e ogni giorno ospitava moltissimi poveri alla propria tavola. Nonostante avesse istituito gli ospizi, Narsete accettava nel suo palazzo chiunque venisse a chiedere aiuto, arrivando a lavare, ungere e distribuire personalmente il cibo a chiunque bussasse alla sua porta. Tutti i fedeli erano costantemente invitati a collaborare a queste opere di misericordia.

Le missioni diplomatiche e la frattura con il re

Come capo della Chiesa armena, Narsete svolgeva compiti di primaria importanza anche nella vita civile e politica del regno, arrivando ad avere la responsabilità diretta del tribunale. In virtù di questo autorevole ruolo pubblico, il re lo inviò alla corte di Bisanzio per trattare direttamente con l'imperatore. La prima missione di Narsete avvenne nel trecentocinquantaquattro presso l'imperatore Costanzo secondo. Durante questa delicata missione, Narsete riuscì a stipulare un trattato di alleanza con l'imperatore Costanzo secondo, consolidando i rapporti politici del regno. Al termine delle trattative, Narsete ritornò in patria portando con sé i due nipoti del re Arshak, che erano trattenuti come ostaggi presso la corte imperiale. Narsete condusse inoltre in Armenia Olimpia, figlia di un prefetto dei pretoriani, affinché diventasse sposa del re Arshak. Tuttavia, la collaborazione tra Narsete e il re Arshak non durò a lungo a causa del comportamento sconsiderato del sovrano, dedito unicamente ai propri interessi personali e del tutto sordo alle ammonizioni spirituali del vescovo. Il motivo fondamentale e decisivo che determinò la rottura definitiva tra Narsete e Arshak fu l'uccisione di Gnel, nipote del re, avvenuta nel trecentocinquantanove. Narsete aveva strenuamente esortato il sovrano a desistere da quel delitto, ma il re Arshak non solo non ritirò l'ordine di uccisione di Gnel, ma prese anche con sé la moglie della vittima. A seguito di questo grave delitto, il vescovo Narsete scomunicò il re e si ritirò dal suo ufficio pastorale. Arshak cercò allora di sostituirlo eleggendo Ciunak al posto di Narsete e invitando i vescovi armeni a consacrarlo. Soltanto due vescovi accettarono l'invito del re a consacrare Ciunak. Di conseguenza, Ciunak non ebbe alcuna giurisdizione ecclesiastica, si accontentò di accompagnare il re nei suoi spostamenti e non fu mai preso in considerazione dai vescovi armeni. I vescovi preferirono invece affidare l'ufficio di Narsete a Iussik. Quest'ultimo rappresentò autorevolmente la Chiesa armena nel sinodo di Antiochia del trecentosessantaquattro e figura tra i firmatari della lettera sinodale indirizzata all'imperatore Gioviano, come attesta lo storico Socrate nella sua Historia Ecclesiastica. Il ritiro di Narsete nei suoi possedimenti ad Ashtishat durò per tutto il periodo del regno di Arshak.

Il ritorno, i sinodi e il martirio

Verso il trecentosessantasette, su pressante invito dei principi armeni che resistevano all'invasione straniera, Narsete accettò di nuovo di riprendere l'incarico vescovile. I principi armeni che lo avevano chiamato opponevano resistenza all'invasione del re sassanide Shapuh, il quale aveva fatto prigioniero il re Arshak. Prima di rientrare stabilmente, Narsete ritornò a Costantinopoli per stringere amicizia con l'imperatore Valentiniano primo, che regnò dal trecentosessantaquattro al trecentosettantacinque. Durante questo soggiorno nella capitale, Narsete ottenne l'approvazione per far incoronare re d'Armenia Pap, figlio di Arshak. L'imperatore Valentiniano primo accolse favorevolmente la proposta di Narsete e si impegnò a sostenere militarmente il nuovo re Pap. Tornato in patria dopo questa missione diplomatica, Narsete portò con sé importanti aiuti militari e poté assistere direttamente alla battaglia di Zirav, in cui gli armeni riportarono una decisiva vittoria. Dopo tale successo, il re Pap poté stabilirsi legittimamente sul proprio trono. Ripreso pienamente il suo ufficio, Narsete si dedicò con rinnovato vigore alla cura pastorale del popolo e partecipò ai sinodi provinciali di Cesarea. Nel trecentosettantadue il nome di Narsete compare, insieme a quello di altri due vescovi armeni, nella lettera del sinodo di Cesarea presieduto da san Basilio. Purtroppo, il re Pap, analogamente a quanto aveva fatto suo padre, si dimostrò insoffriente e non volle ascoltare le ammonizioni morali di Narsete. Risentito dei continui rimproveri pastorali, il re Pap decise di sbarazzarsi del vescovo e lo fece avvelenare durante un banchetto a cui lo aveva invitato con il pretesto di volersi riconciliare. Narsete morì nel trecentosettantatré dopo essere ritornato al suo palazzo, circondato dall'affetto dei suoi amici e discepoli. Gli storiografi moderni non concordano circa l'uccisione di Narsete da parte del re armeno, ma il contemporaneo Fausto asserisce apertamente l'uccisione del presule per mano del sovrano, e non vi sono motivi storici seri per negarla. L'ipotesi di un esilio di Narsete imposto dall'imperatore Valentiniano a seguito di una presunta discussione teologica sull'arianesimo non è accettata dagli storici, così come va scartata la partecipazione di Narsete al concilio di Costantinopoli nel trecentoottantuno, essendo la sua morte fissata con certezza al trecentosettantatré.

Il culto e le reliquie

Dopo la morte, il corpo di Narsete fu sepolto a Thil, nella chiesa del villaggio di Erzerum. In quel luogo sacro erano già stati sepolti tutti i santi antenati di Narsete, raccogliendo le spoglie di una stirpe consacrata a Dio. La tomba del santo divenne ben presto meta di continui pellegrinaggi da parte dei fedeli, devozione che si protrasse ininterrottamente fino all'invasione araba del settimo secolo. Durante l'invasione araba del settimo secolo, la chiesa fu distrutta e per lungo tempo si curò meno della tomba del santo, il cui ricordo rimase comunque vivo nella memoria della comunità cristiana. Nel milleduecentosettantadue, in seguito a una visione provvidenziale, furono miracolosamente ritrovate le reliquie di Narsete. Subito dopo il ritrovamento, il vescovo della diocesi, di nome Sarkis, ordinò di costruire sul luogo esatto una nuova chiesa dedicata a san Narsete. La chiesa edificata per volere del vescovo Sarkis divenne da quel momento in poi la cattedrale della sede vescovile. La Chiesa armena celebra solennemente la festa di san Narsete nella settimana della quarta domenica dopo Pentecoste, rinnovando ogni anno la memoria della sua luminosa testimonianza cristiana.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Narsete I il Parto?

La Chiesa armena celebra la festa di san Narsete nella settimana della quarta domenica dopo Pentecoste, il diciannovesimo giorno di novembre secondo la memoria liturgica generale.

Di cosa è patrono San Narsete I il Parto?

I fatti storici forniti non menzionano specifici patronati ufficiali attribuiti a san Narsete.