San Nicasio Camuto de Burgio

Cavaliere di Malta, martire

Aggiornato il 22 luglio 2026

Le origini e la famiglia

Le informazioni storiche sulla vita e il martirio di San Nicasio sono scarse. L'autenticità delle informazioni sul Santo è avvalorata dalle testimonianze dei suoi parenti. Negli archivi sono conservati documenti originali dell'epoca in cui visse San Nicasio che consentono di tracciarne la biografia essenziale. San Nicasio nacque in un intervallo di tempo compreso tra il 1130 e il 1140. Il Santo era di origini siciliane e molto probabilmente nacque a Palermo. La linea paterna di San Nicasio era di origine saracena, mentre quella materna era normanna. L'emiro di Girgenti e Castrogiovanni era il saraceno Hammud, noto anche come Kamut, Kamet o Achmet. A seguito della conquista di Girgenti da parte del Conte Ruggero nel 1086, Hammud si rifugiò a Castrogiovanni, dove resistette a lungo prima di negoziare la resa. Hammud si convertì al cristianesimo insieme a tutti i suoi familiari nel 1088. Il battesimo di Hammud fu celebrato a Sciacca dal vescovo di Girgenti, Gerlando. Il Conte Ruggero fece da padrino di battesimo ad Hammud, il quale ne assunse il nome cristiano diventando Ruggero Camuto. Il 4 luglio 1088 il Conte Ruggero concesse a Ruggero Camuto il castello situato nella terra di Burgio, nella Valle di Mazara. La concessione del feudo di Burgio diede origine al cognome della casata Burgio per i discendenti di Ruggero Camuto. Roberto de Burgio era figlio di Ruggero Camuto. Roberto de Burgio prese in sposa Aldegonda, una nobile normanna imparentata con la famiglia degli Hauteville. Dall'unione tra Roberto e Aldegonda nacquero quattro figli: Ruggero, Guglielmo, Ferrandino e Nicasio. Ruggero ricevette l'investitura del castello di Sciacca dalla Contessa Giulia il 14 ottobre 1144. Guglielmo presenziò all'incoronazione del Re Guglielmo II nel 1166 in qualità di Grande del Regno.

La vocazione e la Terra Santa

Ferrandino e Nicasio intrapresero la vita religiosa entrando nell'Ordine Ospedaliero dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, oggi noto come Ordine di Malta. Ferrandino e Nicasio diventarono frati laici emettendo i voti di Povertà, Castità e Obbedienza. I due fratelli pronunciarono un quarto voto di restare in armi, finalizzato al conforto degli afflitti, all'assistenza di pellegrini e malati e alla difesa dei territori cristiani in Terra Santa. I due fratelli condividevano appieno i principi dell'Ordine Ospedaliero, basati su difesa della fede, soccorso ai pellegrini e agli infermi, solidarietà, giustizia e pace secondo i Vangeli e in comunione con la Santa Sede. I due fratelli accolsero l'appello di Ruggero Des Moulins, Gran Maestro dei Gerosolimitani, che chiedeva aiuto ai principi cristiani per liberare la Terra Santa. Nel 1185 Ferrandino e Nicasio salparono da Trapani al seguito di Ruggero Des Moulins, scortati da due galere del Re Guglielmo II. Giunti in Terra Santa, i due fratelli prestarono servizio presso l'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme accudendo malati e pellegrini. Il 30 giugno 1187 il Sultano Saladino, il cui dominio si estendeva dal deserto libico alla valle del Tigri circondando i regni crociati su tre fronti, invase il regno di Gerusalemme. I Cristiani, dopo aver difeso il castello di Tiberiade, si ritrovarono stremati e decimati, cercando rifugio sulla collina dei Corni di Hattin. Il 4 luglio 1187 i Cristiani vennero definitivamente sconfitti a Hattin, fatti prigionieri e consegnati ai carnefici. La battaglia di Hattin portò alla resa delle città di Tiberiade e Tolemaide. Durante il combattimento a Hattin persero la vita Ruggero Des Moulins e la maggior parte degli Ospitalieri. San Nicasio partecipò alla battaglia di Hattin con la carica di capitano al seguito di Ruggero Des Moulins e fu catturato dalle forze nemiche. San Nicasio si rifiutò di abjurare la fede cristiana e fu per questo decapitato in odio alla fede alla presenza del Sultano Saladino. Nell'estate del 1187 l'Arcivescovo di Tiro, Josias, giunse a Palermo e informò il Re Guglielmo II della morte dei fratelli Ferrandino e Nicasio. Appresa la notizia del martirio dei due fratelli, il Re Guglielmo II si stracciò le vesti di seta, indossò un saio e si ritirò in penitenza per quattro giorni.

Il martirio e i simboli della fede

La venerazione di Nicasio come Martire iniziò subito nei primi anni successivi alla sua morte, confermando la sua fine da cristiano in difesa della fede. San Nicasio fu un crociato che morì martire per la propria fede, incarnando il modello delle beatitudini evangeliche. L'abito dei Cavalieri Gerosolimitani indossato da San Nicasio recava la croce ottagonale bianca, simbolo delle otto beatitudini. San Nicasio rinunciò alle ricchezze della propria casa per abbracciare la povertà nel nome di Dio. San Nicasio affrontò i disagi del viaggio in Terra Santa per servire Cristo negli ammalati e nei pellegrini. San Nicasio operò con la volontà di restituire ai cristiani la possibilità di venerare i luoghi della vita del Salvatore, agendo per misericordia e amore anche durante le persecuzioni. Il 24 agosto 1232 l'imperatore Federico II concesse a Guglielmo de Burgio i territori di Caltagirone, nominando viceré della Valle di Noto. Nel documento di investitura, Federico II richiamò le glorie della famiglia Burgio menzionando i due fratelli Ferrandino e Nicasio. Federico II descrisse Ferrandino e Nicasio come crociati dell'Ospedale che versarono il proprio sangue al servizio della Maestà umana e divina. Il Martirologio Romano definisce san Nicasio come cavaliere dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme e martire, catturato e decapitato dai Saraceni a Tolemaide in Palestina mentre difendeva la Terra Santa. San Nicasio risiede in Cielo, dove fruisce della visione eterna di Dio. San Nicasio ha subito il martirio, accumulando meriti spirituali.

La diffusione del culto a Caccamo e le reliquie

Si ritiene che la venerazione verso il martire Nicasio abbia avuto origine nella località di Caccamo. Nel 1305 un altare dedicato a san Nicasio era già presente nella chiesa arcipretale di San Pietro a Trapani. Nel 1762 il sacerdote Vincenzo Venuti pubblicò un discorso storico-critico incentrato su san Nicasio martire. Vincenzo Venuti ipotizzò che il culto di san Nicasio a Caccamo si fosse introdotto gradualmente grazie alla vicinanza dei domini della famiglia Burgio, alla devozione della famiglia Cabrera o a una combinazione di entrambi i fattori. La famiglia Burgio non deteneva la signoria di Caccamo, ma possedeva un casale denominato Caccamo minore situato nei pressi della città. Il casale di Caccamo minore distava quattro miglia da Caccamo e confinava con il territorio di Termini Imerese. Il testamento di Roberto Lo Burgio, datato 4 luglio 1230, attestava l'investitura a favore di Rubertello del feudo e del casale di Caccamo minore con le relative terre estese fino al fiume Imera. Nicolò Lo Burgio, discendente della famiglia Burgio, contrasse matrimonio con Leonora Maria Cabrera, antica signora di Caccamo. La diffusione del culto di san Nicasio in Sicilia partì da Caccamo ad opera della famiglia Cabrera. La famiglia Cabrera considerava san Nicasio un proprio antenato e lo promosse come patrono della città per esaltare il prestigio del casato e proteggere la propria casata. L'opera del beato Giovanni Liccio contribuì in modo decisivo all'intensificazione e al raggiungimento del picco della devozione per san Nicasio a Caccamo. Un atto notarile del 1573 attesta la presenza di numerose immagini raffiguranti san Nicasio dipinte nelle strade e nelle abitazioni private di Caccamo. A Caccamo fu eretta una chiesa dedicata a san Nicasio, situata di fronte al centro abitato con la funzione simbolica di proteggere la popolazione. San Nicasio è riconosciuto come il protettore più antico della città di Caccamo.

I prodigi e il patrocinio cittadino

La tradizione attribuisce all'intercessione di san Nicasio molteplici eventi miracolosi verificatisi a Caccamo. San Nicasio venne ritenuto responsabile della liberazione della città di Caccamo dalle epidemie di peste negli anni 1575 e 1624. San Nicasio veniva invocato dai fedeli per ottenere la guarigione dallo struma, nota anche come scrofola, un'affezione del collo. La fama di guaritore della scrofola favorì la propagazione del culto di san Nicasio nell'intera isola siciliana. A Caccamo nacque una confraternita intitolata a san Nicasio. Il 5 agosto 1596 l'arcivescovo di Palermo Diego De Haedo approvò ufficialmente la confraternita di San Nicasio. Il 29 agosto 1604 l'arcivescovo Diego De Haedo donò ai cittadini di Caccamo una reliquia di san Nicasio per consolidare la loro devozione. La reliquia donata era stata rinvenuta sotto la pietra dell'altare maggiore della cattedrale di Palermo. La collocazione della reliquia nell'altare della cattedrale di Palermo avvenne alcuni anni dopo la morte di Guglielmo Lo Burgio. Il testamento di Guglielmo Lo Burgio, datato 4 agosto 1347, imponeva al figlio Francesco di confermare la donazione della reliquia di san Nicasio alla chiesa di Palermo. Nel medesimo testamento, Guglielmo Lo Burgio definì san Nicasio suo parente e spiegò che la reliquia era stata consegnata al defunto Roberto di Lo Burgio da un cavaliere di nome Vestul. Il cavaliere Vestul aveva servito sotto il comando di san Nicasio, il quale era stato duce e capitano combattendo per la fede di Cristo tra i cavalieri dell'Ospedale di Gerusalemme. Il 17 ottobre 1609 il cardinale Giannettino Doria stabilì che la solennità di san Nicasio divenisse festa di precetto per la città di Caccamo. Il cardinale Giannettino Doria concesse cento giorni di indulgenza a chiunque avesse visitato la chiesa di San Nicasio tra la vigilia e il tramonto del giorno della festa, in aggiunta all'indulgenza plenaria pontificia già accordata all'edificio sacro. Il 31 maggio 1625 il clero, il sindaco e i giurati di Caccamo stipularono un atto ufficiale presso il notaio Pietro Ciuffo, eleggendo san Nicasio martire a patrono e protettore della città. Le autorità cittadine di Caccamo sancirono il voto perpetuo di finanziare a spese del comune la festa patronale, da celebrarsi l'ultima domenica di agosto e il lunedì successivo. Il giorno del lunedì dell'ultima domenica di agosto corrisponde all'anniversario della traslazione della reliquia del santo. Il 4 ottobre 1996 l'arcivescovo di Palermo, il cardinale Salvatore De Giorgi, ha ripristinato l'antica confraternita di San Nicasio tramite un decreto arcivescovile. Il Martyrologium Romanum, promulgato da papa Giovanni Paolo II nel 2001, fissa la memoria liturgica di san Nicasio martire al primo luglio. Ogni anno la comunità di Caccamo festeggia san Nicasio sia nella data liturgica del primo luglio sia nella solennità della traslazione della reliquia, celebrata nell'ultima domenica di agosto e il lunedì seguente. La città di Caccamo considera San Nicasio come proprio santo patrono e protettore. A San Nicasio viene attribuito il potere di intercedere presso Dio per il popolo di Caccamo. Il testo attribuisce all'intercessione di San Nicasio la capacità di ottenere da Dio la forza per la testimonianza della fede. San Nicasio viene invocato per la protezione dai pericoli materiali e spirituali. San Nicasio è considerato un sostegno nelle infermità fisiche. A San Nicasio si richiede assistenza nelle situazioni di necessità. San Nicasio viene invocato per recare consolazione nelle sofferenze della vita. Il santo viene invocato per offrire soccorso al momento della morte. I devoti chiedono di poter sperimentare in modo continuo le grazie derivanti dal patrocinio di San Nicasio. L'obiettivo finale della devozione al santo è il cammino entusiasta verso Cristo, definito come Vita e Salvezza.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Nicasio Camuto de Burgio?

La festa liturgica si celebra il primo luglio, mentre la solennità della traslazione della reliquia a Caccamo si festeggia nell'ultima domenica di agosto e il lunedì successivo.

Di cosa è patrono San Nicasio Camuto de Burgio?

San Nicasio è riconosciuto come il patrono e il protettore della città di Caccamo.