5 maggio
San Nunzio Sulprizio
Giovane laico
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e l'infanzia in Abruzzo
Il borgo di Pescosansonesco si trova in provincia di Pescara, a 540 metri di altitudine, adagiato su uno sperone roccioso lungo le pendici del monte Picca. Nunzio Sulprizio è nato a Pescosansonesco il 13 aprile 1817, ed è nato precisamente nello stesso giorno della sua venuta alla luce, coincidente con la festività della Domenica in albis. Suo padre Domenico Sulprizio faceva il calzolaio, mentre sua madre Domenica Rosa Luciani era una filatrice. Il neonato fu battezzato con il nome di Nunzio il giorno stesso della sua nascita, prima del tramonto, nella parrocchia di San Giovanni Battista, la cui chiesa parrocchiale è crollata nel 1933 a causa di una frana. Il paese natale del santo si trovava in provincia di Pescara e nella diocesi di Penne, oggi diocesi di Pescara-Penne. Per lungo tempo l'esistenza di Nunzio rimase documentata unicamente nei registri battesimali della sua parrocchia.
Il 16 maggio 1820, all'età di tre anni, Nunzio fu condotto dai genitori nel vicino paese di Popoli per ricevere il sacramento della Cresima dal vescovo di Sulmona, monsignor Francesco Tiberi, durante una visita pastorale. La data della Cresima rappresentò l'unico momento felice dell'infanzia di Nunzio prima dell'inizio delle sue sofferenze. Nell'agosto del 1820 il padre Domenico morì all'età di 26 anni, lasciando Nunzio orfano di padre. Circa due anni dopo la morte del marito, la madre Rosa si risposò con Giacomo Antonio De Fabiis, che non si curò quasi per nulla di Nunzio, per ottenere sostegno finanziario. Il patrigno riservò a Nunzio un trattamento duro e rozzo. Nunzio sviluppò un profondo legame affettivo con la madre e con la nonna materna.
Nunzio iniziò a frequentare la scuola infantile aperta dal sacerdote don De Fabiis nel comune di Corvara, dove la famiglia si era trasferita. Il periodo scolastico a Corvara fu l'epoca più tranquilla della vita di Nunzio. Sotto la guida di don De Fabiis, Nunzio apprese i rudimenti della fede cristiana, la figura di Gesù e il valore del suo sacrificio per l'umanità. Sempre a Corvara, Nunzio imparò a pregare, a prendere a modello Gesù e i santi, a leggere e a scrivere, oltre a socializzare con i coetanei. Tre anni dopo la morte del padre morì anche la madre di Nunzio, precisamente il 5 marzo 1823, quando il bambino aveva sei anni. A seguito della morte della madre, Nunzio fu accolto e accudito dalla nonna materna Anna Rosaria del Rosso, residente a Corvara. La nonna si prese cura di lui con attenzione e premura, seguendo la sua formazione religiosa, ed era analfabetissima ma dotata di grande fede e bontà, condividendo con Nunzio le preghiere, la Messa e le faccende domestiche. La nonna lo accompagnava a Messa ogni mattina e gli insegnò a recitare il Rosario.
Nunzio continuò gli studi frequentando la scuola per bambini indigenti fondata da don Fantacci, distinguendosi per virtù e condotta morale. In quel periodo, Nunzio serviva regolarmente la Messa, faceva frequenti visite al Tabernacolo, mostrava un forte rifiuto per il peccato e il desiderio di conformarsi a Gesù. La nonna materna morì il 4 aprile 1826, quando Nunzio aveva nove anni. Rimasto completamente solo, a causa della morte della nonna dovette tornare a Pescosansonesco, dove cominciò un periodo di intense sofferenze assimilate alla Passione di Cristo.
Il lavoro alla bottega e l'inizio della malattia
Dopo la morte della nonna, lo zio materno Domenico Luciani, soprannominato Mingo, accolse Nunzio come garzone. Lo zio Mingo tolse immediatamente Nunzio dalla scuola per impiegarlo nella sua bottega di fabbro ferraio. Nonostante la fatica eccessiva per la sua età, Nunzio accettava il lavoro pensando alle sofferenze di Gesù e offrendolo per i peccati del mondo. Nel laboratorio dello zio, Nunzio fu sottoposto a lavori fisicamente gravosi, sproporzionati alla sua età e privi del rispetto delle sue necessità primarie. Lo zio puniva spesso Nunzio privandolo del cibo quando riteneva il suo lavoro insoddisfacente. Nunzio veniva inviato a svolgere commissioni senza tutele riguardo alle distanze, ai carichi pesanti, alle condizioni meteorologiche e ai pericoli del tragitto. Nunzio era costretto a lavorare ed uscire sempre con gli stessi abiti, ed era soggetto a percosse, insulti e bestemmie da parte dello zio. Nonostante i maltrattamenti, Nunzio mantenne una salda fede religiosa. Durante il lavoro d'officina, Nunzio pregava e offriva le sue fatiche a Gesù Crocifisso come riparazione per i peccati del mondo, in sottomissione alla volontà divina e per la salvezza eterna. Ogni domenica Nunzio si recava spontaneamente alla Messa, trovandovi il suo unico conforto settimanale.
Un mattino d'inverno, lo zio Mingo inviò Nunzio a trasportare un carico di materiale in ferro verso un casolare isolato sulle pendici di Rocca Tagliata. Nel viaggio di ritorno corse per riportare la paga allo zio, ma sudò e prese un forte raffreddamento. A causa delle avverse condizioni atmosferiche con vento, freddo e ghiaccio, Nunzio rientrò la sera stremato, febbricitante, con forti dolori alla testa e una gamba tumefatta. Il giorno seguente, non riuscendo ad alzarsi dal letto per la febbre alta e la gamba sinistra gonfiata all'altezza del collo del piede, Nunzio venne sollecitato dallo zio a tornare al lavoro con la minaccia che non avrebbe mangiato senza lavorare. Lo zio gli impose di andare comunque a lavorare e Nunzio ubbidì ritenendola volontà di Dio. A causa della privazione del sostentamento da parte dello zio, Nunzio dovette talvolta elemosinare il pane dai vicini. Nunzio affrontò le avversità con atteggiamento pacifico, sorridendo, pregando, perdonando gli aguzzini e accettando la volontà di Dio. Nunzio cercava rifugio nella preghiera davanti al Tabernacolo, trovando nell'Eucarestia la forza morale per dispensare saggi consigli ai contadini del luogo che a lui si rivolgevano.
Sulla gamba di Nunzio si sviluppò una grave piaga che andò rapidamente incontro a cancrena. Lo zio del protagonista gli ordina di manovrare il mantice poiché non è più in grado di sollevare il maglio. Il lavoro al mantice rappresenta per Nunzio una tortura estremamente dolorosa. La piaga di Nunzio necessita di essere pulita costantemente. Nunzio si trascina alla grande fontana del paese per lavarsi la ferita. Le donne del paese che lavano i panni alla fontana scacciano Nunzio come un cane rognoso, temendo che egli contamini l'acqua. Era solito lavare le bende della gamba alla fontana del paese, ma la gente smise di usarla per paura di contagio. Nunzio individua una sorgente d'acqua a Riparossa, dove riesce a curare la propria igiene personale in autonomia. Nel periodo trascorso a Riparossa, Nunzio recita numerosi Rosari dedicati alla Madonna. A causa delle proteste del paese, iniziò a lavarsi a una fonte lontana chiamata Riparossa, dove recitava il Rosario.
Nel 1831 l'aggravarsi della malattia lo costrinse a tre mesi di ricovero all'ospedale San Salvatore de L'Aquila, e tra l'aprile e il giugno del 1831 Nunzio viene ricoverato presso lo stesso ospedale dell'Aquila. I trattamenti medici dell'ospedale dell'Aquila si rivelarono inefficaci per la guarigione di Nunzio, e i trattamenti medici ricevuti a L'Aquila non ebbero successo. Tornato all'officina, non fu più in grado di lavorare. Le settimane trascorse in ospedale rappresentano per Nunzio un tempo di riposo, di intensa preghiera e di carità verso gli altri degenti. Dopo essere tornato a casa, Nunzio viene costretto dallo zio a mendicare per riuscire a sopravvivere. Nunzio commenta la sua sofferenza affermando che patire è poca cosa se serve a salvare la propria anima attraverso l'amore per Dio. Nunzio trova unico conforto e guida morale nel Crocifisso.
Il trasferimento a Napoli e la protezione del colonnello Wochinger
Francesco Sulprizio, zio paterno di Nunzio e militare di stanza a Napoli, fu avvisato delle sue gravi condizioni da un certo Galante di Pescosansonesco, un uomo del suo stesso paese. Francesco Sulprizio fece trasferire Nunzio a casa sua a Napoli e lo presentò al Colonnello Felice Wochinger. Nell'estate del 1832 lo zio Francesco portò Nunzio a casa sua a Napoli e lo presentò al colonnello Felice Wochinger, quando Nunzio aveva 15 anni. Il Colonnello Felice Wochinger è noto come il padre dei poveri per via della sua profonda fede e delle sue opere caritatevoli. Wochinger prese ad amarlo e curarlo come un figlio. L'incontro con Wochinger avviene nell'estate del 1832, quando Nunzio ha 15 anni. Wochinger riconosce subito in Nunzio una persona di grande elevazione spirituale nel patimento e nell'amore per Cristo, definendolo un piccolo martire. Tra Wochinger e Nunzio si instaura un profondo legame affettivo paragonabile a quello tra padre e figlio.
Il 20 giugno 1832, grazie all'aiuto del colonnello, Nunzio fu ricoverato all'ospedale di Santa Maria del Popolo, detto degli Incurabili, per cercare di curare la sua malattia. In ospedale gli venne diagnosticata una carie ossea, corrispondente a un tumore o a una grave patologia ossea. Il Colonnello Wochinger si fa carico finanziariamente e materialmente di tutte le necessità di Nunzio. Il personale medico e i degenti dell'ospedale accostano la figura di Nunzio a quella di San Luigi Gonzaga per la sua virtù. Un sacerdote chiede a Nunzio quanto soffra, e il ragazzo risponde di accettare la sofferenza per compiere la volontà di Dio. Al suo arrivo in ospedale, Nunzio chiese di poter accostarsi per la prima volta alla Comunione. Nunzio spiega al sacerdote di non aver ancora fatto la prima Comunione poiché nel suo paese d'origine la consuetudine prevede di attendere il compimento dei 15 anni, motivo per cui non l'aveva ancora ricevuta. La Cresima gli era stata invece conferita in data 16 maggio 1820. Nunzio rivela al sacerdote che entrambi i suoi genitori sono deceduti. Nunzio afferma che è la Provvidenza divina a prendersi cura di lui. Nunzio viene immediatamente preparato ad accostarsi al sacramento della prima Comunione, che egli considererà il giorno più felice della sua vita. Il confessore di Nunzio attesta che dopo la prima Comunione la grazia divina cominciò ad agire eccezionalmente in lui, facendolo crescere nelle virtù e trasmettere amore per Dio e per Gesù Cristo.
Per circa due anni Nunzio alterna la permanenza all'ospedale di Napoli con cure termali sull'isola d'Ischia. Per i due anni successivi, il giovane fu sottoposto alle cure mediche che gli erano state prescritte, comprese quelle termali presso l'isola d'Ischia. I trattamenti termali a Ischia apportano un temporaneo e parziale miglioramento della salute di Nunzio. Nunzio riesce ad abbandonare le stampelle, arrivando a camminare utilizzando soltanto un bastone. Ottenuti alcuni miglioramenti di salute, iniziò a recarsi personalmente in visita presso gli altri infermi, dedicandosi in particolare ai suoi coetanei. Nunzio ritrova una maggiore serenità e dedica molto tempo alla preghiera a letto o nella cappella, davanti al Tabernacolo, al Crocifisso e all'Addolorata. Nunzio si dedica all'assistenza degli altri ammalati, insegnando il catechismo ai bambini ricoverati e preparandoli ai sacramenti di Confessione e Comunione. Nunzio preparava gli altri malati alla ricezione dei Sacramenti, pregava insieme a loro e li confortava a non cedere alla disperazione. Nunzio insegna ai bambini del ricovero a vivere la fede e a dare un valore spirituale alle proprie sofferenze. Le persone che frequentano Nunzio percepiscono la sua aurea di santità. Nunzio raccomanda frequentemente ai malati di rimanere uniti al Signore, di accettare il dolore per amore di Dio e con spirito gioioso, ripetendo spesso che ogni bene proviene da Dio. Nunzio recita spesso un'invocazione alla Madonna chiedendo di essere aiutato a compiere la volontà divina.
Il 4 aprile 1834 Nunzio venne dimesso dall'ospedale, dato che i medici non garantivano la sua completa guarigione. Dall'11 aprile 1834, conclusi i tentativi di cura, Nunzio si trasferisce a vivere nell'abitazione del colonnello Wochinger situata presso il Maschio Angioino. Un colonnello lo condusse quindi al Maschio Angioino, antico castello dei sovrani napoletani all'epoca adibito a caserma. Wochinger si prende grande cura di Nunzio, ammirandone le virtù, ed è ricambiato dal giovane con profonda gratitudine. Nella nuova sistemazione il giovane dovette affrontare ulteriori disagi e patimenti, che sopportò costantemente con pazienza. I servitori della struttura, sotto la guida di Antonio Carbone, lo percuotevano e gli negavano il cibo. Nunzio non alimentò mai desideri di vendetta e si astenne dal denunciare i maltrattamenti al colonnello. Il servo Carbone aveva il compito di scortare il ragazzo a pregare, in particolare presso la chiesa napoletana di Santa Brigida. Il servitore trovava difficoltà nel sollecitare il ragazzo a concludere le sue preghiere per rientrare al castello.
La regola di vita, la vocazione e gli ultimi giorni
Nunzio desiderava consacrarsi a Dio all'interno di una comunità religiosa e manifestò l'intenzione di consacrarsi a Dio. Nell'attesa, adotta una rigida regola di vita approvata dal suo confessore. Per questa ragione riprese gli studi scolastici, apprendendo anche nozioni di lingua latina. La regola di vita di Nunzio prevede preghiera, meditazione e Messa al mattino, studio con maestri durante il giorno e il Rosario serale. Nunzio porta pace, gioia e un clima di santità nell'ambiente in cui vive. Il colonnello, avendo intuito o saputo delle sue intenzioni, gli fece conoscere don Gaetano Errico. Don Gaetano Errico aveva da poco istituito a Secondigliano, nei pressi di Napoli, i Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria. San Gaetano Errico, fondatore di questa congregazione, promette a Nunzio di accoglierlo nella propria congregazione non appena avviata. Don Gaetano Errico, che sarebbe stato canonizzato nel 2008, comprese l'autenticità della vocazione di Nunzio. San Gaetano Errico dichiara di voler accogliere Nunzio come primo membro della congregazione in quanto giovane santo, a prescindere dalle sue condizioni di salute. La sorella di don Gaetano Errico cercò di dissuaderlo dall'accoglierlo, ritenendo sconveniente l'ingresso nella congregazione di un individuo malato. Don Gaetano rispose che il giovane era un santo e che gli premeva accogliere un santo come primo membro della congregazione, a prescindere dalle sue condizioni di salute. L'ingresso nella comunità non si concretizzò a causa del peggioramento dello stato di salute di Nunzio.
Fra Filippo, appartenente all'Ordine degli Alcantarini, fa spesso visita a Nunzio e lo accompagna a pie' zoppo nella chiesa di Santa Barbara all'interno del castello. Nunzio redasse autonomamente una regola di vita e la seguì fedelmente per evitare di commettere anche le più piccole mancanze. Egli mantenne una costante e amorosa devozione verso la Madonna, considerata la sua Mamma celeste. Il ragazzo iniziò a indossare un abito distintivo, formato da gilet e pantaloni marroni, che fece benedire da un religioso carmelitano. Dopo i temporanei miglioramenti, lo stato di salute di Nunzio peggiora irreversibilmente a causa di un cancro alle ossa incurabile. Nunzio vive la sua inguaribile malattia come un'offerta di sé unita al Crocifisso. Il colonnello Wochinger esprime il suo affetto paterno chiamando Nunzio Figlio mio o bambino mio, mentre Nunzio lo chiama papà mio. Wochinger comprende che la fine di Nunzio è vicina e trova conforto unicamente nella speranza cristiana della vita eterna.
Durante l'autunno del 1835 Nunzio subì un grave aggravamento della malattia. Nel mese di marzo del 1836 le condizioni di salute di Nunzio subiscono un definitivo e grave precipitato. I medici valutarono l'amputazione della gamba, ma dovettero rinunciare all'intervento a causa dell'estrema debilitazione del giovane. Il protagonista soffre in punto di morte di febbre altissima, problemi cardiaci e dolori molto acuti. Durante la malattia pregava e offriva le sue sofferenze per la Chiesa, per i sacerdoti e per la conversione dei peccatori. A chi andava a trovarlo ricordava la sofferenza di Gesù e la promessa del Paradiso per chi soffre con lui. Affermava di non capire perché non dovesse soffrire per Gesù visto quanto Gesù aveva patito per lui. Dichiarava di voler morire pur di convertire anche un solo peccatore.
Il 5 maggio 1836 si fece portare il Crocifisso e chiamò il confessore. Ricevette i Sacramenti dimostrando profonda santità. Consolò il proprio benefattore promettendogli assistenza dal Cielo. Verso sera esclamò con gioia di vedere la Madonna e la sua bellezza. Il progredire del male lo condusse alla morte il 5 maggio 1836, a meno di un mese dal compimento del suo diciannovesimo anno di età, morendo all'età di 19 anni. Nunzio Sulprizio è morto a Napoli il 5 maggio 1836. Nunzio Sulprizio era orfano, affetto da cancrena ad una gamba e di costituzione fisica debole. Egli affrontò tutte le sue sofferenze con spirito sereno e gioioso. Nunzio si prese cura degli altri, consolò con bontà i compagni di malattia e cercò di alleviare la miseria dei poveri nonostante la sua personale indigenza. Al momento della sua morte si diffuse attorno a lui un profumo di rose. Il suo corpo, distrutto dalla malattia, divenne improvvisamente bello e fresco e restò esposto per cinque giorni all'omaggio dei fedeli. La salma fu inizialmente sepolta nella chiesa palatina di Santa Barbara, situata all'interno del Maschio Angioino. Successivamente i resti vennero trasferiti nella chiesa di San Michele, situata in piazza Dante. Nel 1936 la salma fu spostata nella chiesa di Santa Maria Avvocata. Nello stesso anno del 1936 il corpo trovò la sua collocazione definitiva nella chiesa parrocchiale di San Domenico Soriano, in piazza Dante.
Il processo di canonizzazione e i prodigi
Nonostante fosse un giovane sconosciuto giunto dalle montagne dell'Abruzzo con la qualifica di operaio fabbro, la sua sofferenza attirò l'attenzione delle autorità ecclesiastiche, e la sua tomba divenne immediatamente meta di pellegrinaggi. Ferdinando II, re di Napoli, donò mille ducati per sostenere le spese di apertura della causa di beatificazione. Il processo informativo diocesano fu celebrato a Napoli tra il 3 luglio 1843 e il 5 settembre 1856, con l'integrazione di testimonianze provenienti dalla diocesi di Penne. Il 9 luglio 1859 papa Pio IX lo dichiarò eroico nelle sue virtù e quindi venerabile, e la fase romana della causa si aprì ufficialmente lo stesso giorno con il decreto d'introduzione. A seguito del decreto sugli scritti emanato il 7 settembre 1871, fu avviato il processo apostolico. Il decreto di convalida del processo informativo fu emesso il 20 settembre 1877. Dopo la congregazione antepreparatoria del settembre 1884 e la preparatoria dell'ottobre 1889, il 6 febbraio 1891 si svolse la congregazione generale della Sacra Congregazione dei Riti. Il 21 luglio 1891 papa Leone XIII autorizzò il decreto che attestava l'esercizio delle virtù cristiane in grado eroico da parte di Nunzio. Papa Leone XIII paragonò Nunzio a san Luigi Gonzaga e lo additò come modello per i giovani lavoratori.
In conformità alle procedure previste all'epoca, per giungere alla beatificazione si dovette esaminare la presunta natura miracolosa di due eventi. Il primo evento ritenuto miracoloso fu la guarigione, avvenuta nel 1929, di Donato Romano da Pescosansonesco, affetto da otite purulenta. Donato Romano era andato a bagnarsi presso la fonte di Riparossa, la medesima dove Nunzio si recava a detergere le garze delle proprie ferite. Il secondo evento prodigioso riguardò Maria di Lauro, una giovane napoletana di diciannove anni guarita nel 1942 da un tumore localizzato nella fossa iliaca destra. L'8 gennaio 1963 il Collegio dei Medici della Sacra Congregazione dei Riti si pronunciò a favore dell'inspiegabilità scientifica di due miracoli. La Sacra Congregazione dei Riti era all'epoca l'organismo competente per le cause di beatificazione e canonizzazione. Il 5 marzo 1963 la Plenaria dei Cardinali e dei Vescovi della medesima Congregazione confermò il nesso tra le guarigioni e l'intercessione di Nunzio. Papa San Giovanni XXIII approvò il decreto riguardante i due miracoli. Papa Giovanni XXIII avrebbe dovuto celebrare la beatificazione di Nunzio, ma morì pochi mesi dopo la promulgazione del decreto. Papa Paolo VI, successore di Giovanni XXIII, beatificò Nunzio il 1° dicembre 1963, e il 1° dicembre 1963 papa Paolo VI lo proclamò beato davanti ai Vescovi del Concilio Vaticano II. La beatificazione avvenne alla presenza di tutti i vescovi partecipanti al Concilio Ecumenico Vaticano II.
Il caso del giovane Pasquale Bucci, originario di Taranto, è stato preso in esame come terzo miracolo valido per la canonizzazione. Nel 2004 Pasquale Bucci fu vittima di un incidente motociclistico. In seguito all'incidente, il giovane entrò dapprima in coma e successivamente in stato vegetativo. In caso di sopravvivenza, il giovane rischiava di riportare gravissimi danni neurologici tali da compromettere la sua mobilità. Sul luogo del sinistro fu rinvenuta un'immaginetta del Beato Nunzio che Pasquale Bucci portava sempre con sé. Spinti da questa devozione, i familiari del ragazzo chiesero una reliquia del Beato alla parrocchia di San Domenico Soriano. Una volta giunta la reliquia, la madre di Pasquale la pose sulla fronte del figlio malato. Con il passare del tempo, le condizioni di Pasquale migliorarono fino alla sua completa guarigione e alla riacquisizione della stazione eretta. Appresa la notizia della guarigione, il postulatore della causa del Beato, don Antonio Salvatore Paone, si attivò affinché la diocesi di Taranto avviasse il processo sul presunto miracolo. L'inchiesta diocesana si svolse dal 19 giugno 2015 all'11 luglio dello stesso anno. Il 21 marzo 2018 la Consulta Medica della Congregazione delle Cause dei Santi dichiarò l'accaduto scientificamente inspiegabile. Il 19 maggio 2018 i Consultori Teologi confermarono il legame causale tra l'invocazione del Beato Nunzio e il risveglio del giovane dallo stato vegetativo. Il 7 giugno 2018 i cardinali e i vescovi membri della Congregazione confermarono il parere positivo. L'8 giugno 2018 Papa Francesco ricevette in udienza il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l'udienza dell'8 giugno 2018, Papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto che riconosceva la guarigione di Pasquale Bucci come inspiegabile, completa, duratura e ottenuta per intercessione del Beato Nunzio Sulprizio.
La canonizzazione di Nunzio Sulprizio è stata celebrata da Papa Francesco il 14 ottobre 2018, e domenica 14 ottobre 2018 papa Francesco lo ha proclamato santo. La cerimonia di canonizzazione si è svolta durante il Sinodo dei Vescovi dedicato a I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Nella medesima data sono stati proclamati santi anche Papa Paolo VI, che aveva beatificato Nunzio, e don Vincenzo Romano. Don Vincenzo Romano è stato parroco a Torre del Greco, in provincia e diocesi di Napoli, verso la fine del 1700. Papa Francesco lo ha confermato come modello per i giovani in generale e per i giovani operai. Il testo viene presentato come opera dell'autore Paolo Risso.
Il culto e la memoria del santo
La memoria liturgica di San Nunzio Sulprizio si celebra il 5 maggio, anniversario della sua morte. Il giorno 5 di ogni mese è possibile ottenere l'indulgenza plenaria presso la parrocchia di San Domenico Soriano. Il giovedì è tradizionalmente il giorno della settimana dedicato ad una più intensa devozione verso il santo. Altre reliquie di Nunzio sono venerate nel santuario a lui dedicato e scavato nella roccia a Pescosansonesco, suo paese natale. A San Nunzio Sulprizio sono state dedicate due parrocchie: una situata a Taranto e l'altra a Mugnano, in provincia e diocesi di Napoli. Nel 1993 è nato a Napoli il Centro d'Accoglienza Beato Nunzio Sulprizio, operante nei quartieri cittadini per il sostegno ai giovani in difficoltà. La testimonianza di San Nunzio Sulprizio continua così a risplendere come faro di speranza, ricordando a ogni credente che la croce portata con amore unisce indissolubilmente l'uomo alla misericordia del Padre celeste.
La vita
La vicenda terrena di San Nunzio Sulprizio ebbe inizio a Pescosansonesco nel diciassette. Rimasto orfano in tenera età, il piccolo Nunzio fu affidato alle cure dello zio, che lo impiegò come garzone, sottoponendolo a fatiche che segnarono profondamente il suo corpo già provato. La sua salute fu presto minata da una grave malattia ossea alla gamba, che gli causò sofferenze atroci lungo tutto il corso della sua esistenza. Il suo pellegrinare tra Corvara, L'Aquila, Ischia e Napoli divenne il segno di un tormento fisico che non riuscì tuttavia a spegnere la luce della sua fede.
La svolta nella sua vita avvenne a Napoli, dove fu accolto con benevolenza dal colonnello Wochinger. Sotto la sua guida protettiva, Nunzio poté coltivare la propria spiritualità, giungendo a ricevere la Prima Comunione all'età di quindici anni. Da quel momento, pur nel perdurare del male che lo affliggeva, egli scelse di vivere come un laico consacrato, offrendo il proprio tempo e le proprie energie al servizio degli altri. Nonostante la propria condizione, si dedicò con instancabile dedizione all'assistenza e al conforto di altri malati, trasformando la sua stanza in un luogo di accoglienza e preghiera. La sua breve vita si spense a Napoli nel trentasei, all'età di soli diciannove anni, a causa delle complicazioni irreversibili della sua malattia ossea. La sua esistenza, pur breve e sofferente, rimane un esempio limpidissimo di come il dolore possa essere trasfigurato dalla carità cristiana e dalla totale fiducia in Dio.
Il culto
Il culto di San Nunzio Sulprizio è fiorito nel tempo come segno di speranza per le nuove generazioni. La Chiesa ha riconosciuto la santità di questo giovane laico, elevandolo agli onori degli altari nel duemila diciotto per mano di Papa Francesco. Egli rappresenta oggi un punto di riferimento spirituale fondamentale, specialmente per i giovani e per i giovani operai che, nel suo esempio, possono trovare la forza per affrontare le fatiche e le ingiustizie del mondo del lavoro.
La sua memoria liturgica ricorre il cinque maggio, giorno in cui si ricorda la sua nascita al cielo. I fedeli guardano a lui come a un intercessore potente per chiunque si trovi a vivere la propria prova nella malattia o nella precarietà. La sua figura continua a parlare con voce ferma, ricordando che ogni vita, anche la più breve e segnata dal dolore, ha un valore infinito dinanzi agli occhi di Dio e può diventare strumento di consolazione per i fratelli.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Nunzio Sulprizio?
La memoria liturgica di San Nunzio Sulprizio si celebra il 5 maggio, giorno anniversario della sua nascita al cielo.
Di cosa è patrono San Nunzio Sulprizio?
San Nunzio Sulprizio è riconosciuto e venerato come protettore dei giovani operai, dei giovani in generale e della gioventù operaia.
A Napoli, beato Nunzio Sulprizio, che, orfano, malato di cancrena a una gamba e debole nel corpo, tutto sopportò con animo sereno e gioioso; di tutti si prese cura, consolò benevolmente i compagni di sofferenza e, nonostante la sua povertà, cercò di alleviare in ogni modo la miseria dei poveri. — Martirologio Romano