23 febbraio
San Policarpo
Vescovo e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e i legami con l'età apostolica
San Policarpo nacque a Smirne nell'anno 69 da una famiglia benestante, inserendosi in un contesto storico e culturale di grande fermento per il cristianesimo nascente. Fin dalla giovinezza fu istruito nella fede da molti che avevano visto il Signore, raccogliendo direttamente la memoria e l'insegnamento di coloro che avevano camminato con Cristo. La tradizione lo venera infatti come discepolo del beato apostolo Giovanni e come ultimo testimone dell'epoca apostolica. Riconoscendone la saggezza e la statura spirituale, gli Apostoli stessi lo posero come vescovo per l'Asia nella Chiesa di Smirne, dove Policarpo fu messo a capo dei cristiani verso l'anno 100.
Nel 107, durante il suo episcopato, San Policarpo fu testimone del passaggio per Smirne di Ignazio, vescovo di Antiochia. Ignazio di Antiochia viaggiava sotto scorta alla volta di Roma per subire il martirio decretato in una persecuzione locale. San Policarpo accolse con amore fraterno e ospitò Ignazio durante questa sosta nella sua città. In seguito, Ignazio di Antiochia scrisse una lettera a Policarpo lodandolo come buon pastore e combattente per la causa di Cristo, esortandolo a stare saldo come incudine sotto i colpi, un consiglio che Policarpo realizzò fedelmente per tutto il corso della sua esistenza.
Il viaggio a Roma e la questione della Pasqua
Nel 154 San Policarpo si reca dall'Asia Minore a Roma per discutere con papa Aniceto sulla data della celebrazione della Pasqua. Papa Aniceto era di origine probabilmente siriana e guidava la comunità della Chiesa di Roma. La questione liturgica divideva le tradizioni cristiane: Roma celebrava la Pasqua sempre di domenica, mentre gli orientali la celebravano sempre il quattordicesimo giorno del mese ebraico di Nisan, in qualunque giorno della settimana esso cada. Aniceto e Policarpo discussero a lungo ma non riuscirono a mettersi d'accordo sulla data della Pasqua. Tuttavia, trattarono la questione con rispetto reciproco e si separarono in piena amicizia. A sostenere questo clima di concordia intervenne Ireneo da Lione, discepolo di Policarpo e futuro vescovo di Lione in Gallia, il quale scrisse di lui egea esortando Policarpo e Aniceto a non rompere la pace fra i cristiani a causa del problema sulla data della Pasqua.
Il martirio e la testimonianza scritta
Al ritorno di Policarpo da Roma, a Smirne scoppia una persecuzione anticristiana sotto il regno dell'imperatore Antonino Pio. Prima dell'arrivo del vescovo nello stadio, undici cristiani erano già stati uccisi in quel luogo. Un gruppo di facinorosi decise allora di portare il vecchio vescovo Policarpo, che aveva ottantasei anni, nello stadio affinché il governatore romano Quadrato lo condannasse. Il governatore Quadrato voleva sinceramente risparmiare Policarpo e lo supplicò di dichiararsi non cristiano, fingendo di non conoscerlo. Policarpo rispose tranquillamente al governatore Quadrato dichiarando con fermezza di essere cristiano e rifiutando categoricamente di difendersi di fronte alla folla che lo accusava. Al momento del martirio Policarpo era quasi novantenne e, salito sul luogo del supplizio, rese grazie a Dio Padre per averlo ritenuto degno del martirio. Egli rifiutò di farsi legare e si arrampicò da solo sulla catasta pronta per il rogo, prima di essere ucciso con la spada il 23 febbraio 155 verso le due del pomeriggio nell'anfiteatro di Smirne, al cospetto del proconsole e di tutto il popolo.
Il martirio di Policarpo è noto con precisione grazie al Martyrium Polycarpi, scritto da un testimone oculare nello stesso anno dell'evento. Questa opera riveste un'importanza fondamentale per la storia cristiana in quanto è la prima opera a chiamare martire chi muore per la fede ed è la prima opera cristiana dedicata unicamente al racconto del supplizio di un martire. Tra gli scritti dello stesso santo, invece, si conserva la lettera indirizzata ai Filippesi. Nella lettera ai Filippesi San Policarpo ricorda la Passione di Cristo e l'importanza di imitare la sua pazienza, offrendo alla Chiesa di ogni tempo un prezioso insegnamento di perseveranza nella fede.
La vita e il ministero
Nato nella città di Smirne, Policarpo ricevette la consacrazione a vescovo della sua amata terra intorno all'anno 100. La sua casa e la sua comunità divennero presto un punto di riferimento per l'intera Chiesa dell'Asia Minore. Nell'anno 107, la sua vita si incrociò con quella di un altro grande testimone, Ignazio di Antiochia, che Policarpo ebbe la grazia di ospitare a Smirne mentre questi era condotto verso il martirio a Roma; un incontro che fortificò lo spirito di entrambi e consolidò i legami tra le diverse comunità cristiane.
La sollecitudine pastorale di Policarpo varcò i confini della sua diocesi. Nel 154, ormai anziano, egli intraprese un lungo viaggio fino a Roma per incontrare papa Aniceto. Al centro del loro colloquio vi era la delicata questione della datazione della Pasqua, un dialogo che, pur nella diversità delle consuetudini, si svolse in un clima di profonda comunione ecclesiale e rispetto reciproco.
Il martirio e la memoria
Il culmine della testimonianza di Policarpo si compì l'anno successivo al suo viaggio romano, nel 155, nella sua Smirne. Arrestato a causa della sua fede incrollabile, il venerando vescovo rifiutò di rinnegare il Signore che aveva servito per tutta la vita. Condannato a morte, affrontò prima il supplizio del rogo e, infine, venne trafitto con la spada, consumando così il suo estremo sacrificio per amore di Cristo.
La sua memoria liturgica ricorre ogni anno il 23 febbraio, giorno in cui la Chiesa universale fa memoria del suo transito glorioso, offrendo ai fedeli l'esempio di un pastore che non ha esitato a dare la vita per il suo gregge.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Policarpo?
San Policarpo si festeggia il 23 febbraio, giorno anniversario del suo glorioso martirio.
Memoria di san Policarpo, vescovo e martire, che è venerato come discepolo del beato apostolo Giovanni e ultimo testimone dell’epoca apostolica; sotto gli imperatori Marco Antonino e Lucio Aurelio Commodo, a Smirne in Asia, nell’odierna Turchia, nell’anfiteatro al cospetto del proconsole e di tutto il popolo, quasi nonagenario, fu dato al rogo, mentre rendeva grazie a Dio Padre per averlo ritenuto degno di essere annoverato tra i martiri e di prendere parte al calice di Cristo. — Martirologio Romano