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15 gennaio

San Probo di Rieti

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

La morte e le ultime parole

L'unico testo esistente su san Probo vescovo reatino è il prezioso racconto della sua morte scritto da san Gregorio Magno. In punto di morte, con animo straordinariamente altruista, Probo si preoccupava più del padre Massimo e dei medici che lo assistevano che di se stesso. Con infinita premura, Probo raccomandò alle persone che l'assistevano di pensare al proprio sostentamento e riposo poiché si faceva sera. Con il procedere delle ore e l'avanzare della notte, presso il letto di morte di Probo rimase solo un ragazzetto. Tale ragazzetto, che fu testimone oculare di quegli eventi straordinari, era ancora vivo all'epoca in cui scriveva san Gregorio.

La visione celeste

Durante le ultime ore del vescovo, nella stanza del morente apparvero improvvisamente alcuni personaggi vestiti di vesti candide e più splendenti della luce. Il fanciullo si spaventò comprensibilmente e cominciò a gridare alla vista dei personaggi celesti. Con grande pace, Probo riconobbe i nobili personaggi e disse al ragazzo di non aver paura. Subito dopo, Probo identificò i visitatori come i martiri Giovenale ed Eleuterio, venuti appositamente a trovarlo. Preso dal timore e dallo stupore, il ragazzo corse nella sala superiore per avvertire gli altri dello strano accaduto. Purtroppo, quando le persone accorsero precipitosamente, trovarono il santo vescovo già deceduto. La tradizione riferisce che i due martiri erano venuti ad assisterlo nella morte e ad accompagnarne l'anima in cielo.

I testimoni e la tradizione

San Gregorio Magno affermava di aver sentito raccontare spesso questo episodio dal nipote del vescovo. Il nipote del vescovo si chiamava anch'egli Probo ed era monaco a Roma, oltre che abate nel monastero di Sant'Andrea de Renatis, situato probabilmente sul colle Esquilino. Questo nipote devoto e fedele è il principale testimone degli avvenimenti narrati da san Gregorio. Nei Dialoghi dello stesso san Gregorio, la testimonianza di questo nipote è riferita altre tre volte riguardo a visioni di morenti. Le altre visioni riferite riguardavano la Vergine, gli angeli o i demoni avuti da persone in procinto di morire. Successivamente, nel tredicicentosettantaquattro, Pietro de Natalibus riportò l'episodio nella sua opera, pur non conoscendo l'esatto giorno della festa di Probo.

Il culto e la memoria

Nel Cinquecento il santo fu comunemente celebrato il quindici marzo. Tale data è infatti presente nei martirologi di Pietro Canisio del millenovecentosessantadue, di Giovanni Molano del millenovecentosessantotto e di Pietro Galesini del millenovecentosettantotto. Lo stesso Pietro Galesini riporta inoltre una celebrazione di san Probo anche al quindici gennaio. Secoli prima, in occasione della consacrazione della cattedrale di Rieti avvenuta nel milleduecentoventicinque, papa Onorio Terzo ripose devotamente le reliquie di Probo nella cripta. Oggi il Martirologio commemora a Rieti san Probo vescovo, di cui papa san Gregorio Magno scrisse un elogio immortale.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Probo di Rieti?

La ricorrenza liturgica principale è fissata al quindici gennaio, sebbene in passato fosse celebrato anche il quindici marzo.

Di cosa è patrono San Probo di Rieti?

Nei dati storici pervenuti non sono menzionati specifici patronati attribuiti al santo.

A Rieti, commemorazione di san Probo, vescovo, di cui il papa san Gregorio Magno scrisse un elogio. — Martirologio Romano