10 febbraio
San Protadio di Besancon
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Fonti storiche e origini
I cataloghi episcopali di Besançon più antichi risalgono al milletrentacinque circa e comprendono gli esemplari classificati come il tipo C di Duchesne e il tipo II di Holder-Egger. Questi documenti primitivi collocavano erroneamente il vescovo Protadio tra i prelati dell'inizio dell'ottavo secolo, generando uno scarto cronologico che influenzò la Vita san Donati dell'undicesimo secolo, la quale arrivava a fare di san Donato l'immediato successore di san Nicezio. Tale errore fu tuttavia rettificato da altri tipi del medesimo documento verso la metà dell'undicesimo secolo, ristabilendo la successione esatta che vede Protadio succedere a san Nicezio e precedere san Donato. Il governo del vescovo Protadio risulta storicamente attestato nel seicentoquattordici, mentre l'episcopato del suo successore Donato è documentato a partire dal seicentoventisei e seicentoventisette. Il nome del vescovo Protadio è identico a quello di un patrizio, favorito della regina Brunechilde, che fu duca e maestro di palazzo in Borgogna dal seicentoquattro al seicentoette. Gli storici ipotizzano pertanto una stretta parentela, ritenendo che il vescovo Protadio fosse probabilmente figlio del patrizio omonimo. È interessante notare come anche il suo successore Donato appartenesse a una famiglia di alto lignaggio, essendo figlio del duca Waldelenus. Entrambi i duchi, Protadio e Waldelenus, appartenevano alla stirpe romana ex genere Romani.
Il ministero episcopale e i concili
Durante l'esilio di san Colombano a Besançon, avvenuto nel seicentodieci, il vescovo locale era probabilmente già Protadio, sebbene lo scrittore Giona di Bobbio taccia riguardo all'identità del presule in quel frangente. La testimonianza più certa della sua attività sinodale si riscontra nella sua firma, che figura in calce agli Atti del concilio di Parigi tenutosi il dieci ottobre del seicentoquattordici. La sottoscrizione di Protadio appare curiosamente per due volte e con grafia corrotta in entrambi i casi. La prima firma compare tra quelle dei metropoliti con la dicitura Ex civitate Besuntione Proardus episcopus, mentre la seconda si trova tra quelle dei semplici vescovi con la dicitura Ex civitate Besuntione Protagius episcopus. La stranezza di queste doppie firme è forse collegata al riconoscimento del rango metropolitico alla Chiesa di Besançon proprio in occasione di quel concilio, titolo che era stato abolito durante i disordini del quinto secolo. La Vita san Protadii attesta che nell'undicesimo secolo si conservavano ancora alcune lettere e diplomi indirizzati a Protadio dal re Clotario.
Opere liturgiche e tradizione agiografica
Un importante Ordo liturgico del capitolo di san Giovanni di Besançon è stato designato dagli studiosi come Rituel de saint Prothade. La compilazione di questo testo risale in realtà alla metà del nono secolo, ma esso fu fatto precedere da un Prologo redatto da san Protadio per un altro rituale liturgico oggi perduto. La paternità del Prologo e del rituale originario è attribuita a san Protadio secondo la Clavis Patrum latinorum del duemilasette, sebbene il testo del Prologo abbia subito alcuni ritocchi nel corso dell'undicesimo secolo. Alla metà dell'undicesimo secolo fu composta anche la Vita san Protadii, con un certo gusto letterario e contemporaneamente alle agiografie di san Nicezio e di san Donato. Questa opera raccolse con cura i pochi particolari allora noti sul santo, aggiungendo alcune allusioni alla situazione religiosa della Gallia ai tempi di san Gregorio Magno, per costituire principalmente il ritratto ideale di un santo vescovo. Una leggenda dello stesso periodo attribuisce ai tempi di san Protadio il celebre miracolo del braccio di santo Stefano, il quale fu ritrovato nelle acque del fiume Doubs dopo esservi stato gettato dai ladri.
Transito e memoria delle reliquie
Protadio morì in data dieci febbraio, spirando prima del concilio di Clichy del seicentoventisei e seicentoventisette, al quale presenziò invece il suo successore. Dopo la morte, il vescovo fu sepolto presso l'altar maggiore della chiesa suburbana di san Pietro. Le reliquie di san Protadio furono solennemente elevate nel sedicesimo centoquattordici. Nel corso dei secoli successivi, esse furono spesso portate in processione attraverso la città per ottenere la cessazione delle intemperie e il favore del cielo. Salvate fortunosamente durante la Rivoluzione francese, le sacre reliquie furono ricollocate in una cappella della chiesa di san Pietro il diciassette luglio dell'ottocentoquattro. La data del diciassette luglio rimase per qualche tempo quella della festa liturgica del santo, prima che le disposizioni ecclesiastiche la riportassero alla data originaria del dieci febbraio. Nella cappella delle reliquie è tuttora conservato un quadro dipinto nel millesimootto quaranta, che raffigura la città di Besançon nell'atto di implorare l'intercessione di san Protadio.
Il ministero episcopale
La biografia di San Protadio si intreccia indissolubilmente con la città di Besançon, dove esercitò il suo ministero episcopale con saggezza e zelo apostolico. La documentazione storica ci restituisce l'immagine di un uomo pienamente inserito nelle dinamiche ecclesiali del settimo secolo, il cui governo della diocesi è chiaramente attestato fin dall'anno seicentoquattordici. In quel medesimo anno, egli offrì un contributo significativo alla vita della Chiesa universale partecipando al concilio di Parigi, un momento cruciale di discernimento e di unità per le comunità cristiane di quel tempo.
Oltre all'impegno nel governo pastorale, San Protadio manifestò una particolare sensibilità verso la bellezza e l'ordine della liturgia. A lui si deve infatti la redazione di un prologo destinato a un rituale liturgico, testimonianza preziosa di come egli intendesse la preghiera non solo come atto del cuore, ma come struttura capace di sostenere la fede dei fedeli. Questo lavoro intellettuale e spirituale rivela un uomo attento alla liturgia come strumento di santificazione, capace di tradurre la dottrina in gesti e parole che potessero elevare l'anima verso Dio. Il suo operato si concluse nell'anno seicentoventiquattro a Besançon, dove chiuse i suoi giorni terreni, lasciando ai posteri l'esempio di un pastore che ha saputo custodire il gregge con sapienza e dedizione. Il suo corpo fu deposto presso l'altar maggiore della chiesa di San Pietro, un luogo scelto per sottolineare la continuità del suo legame con il popolo che gli era stato affidato, un legame che la morte non ha interrotto ma trasformato in una intercessione perenne.
Il culto e la memoria
La venerazione verso San Protadio non è il frutto di un decreto recente, ma si fonda su un culto immemorabile, che ha attraversato i secoli confermando la santità di questo vescovo nel cuore dei fedeli di Besançon. Questa devozione silenziosa e costante è la testimonianza più autentica di un legame che, pur lontano nel tempo, resta vivo e fecondo per la comunità cristiana. La memoria del santo invita ancora oggi a riflettere sull'importanza della cura liturgica e sulla dedizione al servizio del Vangelo, elementi che hanno caratterizzato l'intera esistenza di Protadio.
Nel corso del tempo, la data dedicata alla sua celebrazione ha subìto dei mutamenti, passando dalla ricorrenza del diciassette luglio a quella attuale del dieci febbraio, giorno in cui la Chiesa fa memoria del suo transito. Questo spostamento non ha in alcun modo scalfito l'affetto dei fedeli, i quali continuano a riconoscere in lui un modello di fedeltà episcopale. La presenza della sua sepoltura all'interno della chiesa di San Pietro rimane un segno tangibile della sua eredità, un invito costante per ogni cristiano a vivere il proprio tempo con la medesima dedizione e la medesima cura per la liturgia che hanno distinto il cammino terreno di questo santo vescovo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Protadio di Besancon?
La festa liturgica si celebra il dieci febbraio, sebbene storicamente sia stata associata anche alla data del diciassette luglio.
Di cosa è patrono San Protadio di Besancon?
Le fonti storiche e biografiche disponibili non menzionano specifici patronati per san Protadio.
A Besançon in Burgundia, nell’odierna Francia, san Protadio, vescovo. — Martirologio Romano