1 febbraio
San Severo di Ravenna
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il ministero episcopale e il Concilio di Sardica
L'antico Catalogo Episcopale attesta che san Severo fu il dodicesimo vescovo di Ravenna, succedendo a Marcellino e precedendo Liberio nell'episcopato ravennate. Non si hanno notizie certe sulla vita privata di san Severo prima dell'episcopato. Il nome di san Severo compare tra i partecipanti al Concilio di Sardica tenutosi nel 342-343. Sardica è l'antico nome di Sofia, in Bulgaria. San Severo è tra i sottoscrittori dei canoni del Concilio di Sardica. San Severo sottoscrisse la lettera sinodica indirizzata a papa san Giulio I, vissuto tra il 337 e il 352. San Severo sottoscrisse inoltre la lettera sinodica inviata a tutti i vescovi. Le fonti storiche collocano la morte di san Severo a Ravenna intorno al primo febbraio 344. Gli agiografi medioevali Agnello e Liutolfo riferiscono che Severo morì il primo febbraio in un anno successivo al 342. La ricorrenza della morte di san Severo fu fissata al primo febbraio nell'antico Calendario italico. La memoria del primo febbraio fu successivamente inserita nel Martirologio Geronimiano. San Severo fu sepolto nella zona di Classe presso Ravenna, in un luogo denominato Vicus Salutaris. La tomba del santo era collocata in un sacello chiamato monasterium Sancti Rophili. Il sacello di san Severo era adiacente al lato sud della basilica risalente al sesto secolo.
Le traslazioni e la basilica di Classe
Il Martirologio Geronimiano attesta al ventisette novembre una traslazione delle reliquie del santo vescovo a Milano. La traslazione a Milano avvenne poco dopo l'episcopato di sant'Ambrogio, vissuto tra il 340 e il 397. Le reliquie traslate a Milano comprendevano quelle di san Severo e di altri quattro santi. Al tre settembre è celebrata un'altra traslazione di reliquie ad Aquileia. La traslazione di Aquileia includeva le reliquie di san Severo, di san Tommaso apostolo e di altri tre santi. I mosaici della basilica di Sant'Apollinare in Classe, consacrata nel 549, testimoniano il culto antico di san Severo. I mosaici si trovano nella parte inferiore dell'abside della basilica ravennate. Nei mosaici sono raffigurati i vescovi san Severo, san Orso, Ecclesio ed Ursicino. I vescovi Severo e Orso recano l'appellativo esplicito di Sanctus nei mosaici. La grande basilica di San Severo fu iniziata dal vescovo Pietro III nel 575. La costruzione della basilica fu portata a termine da Giovanni Romano, vescovo dal 578 al 595. Giovanni Romano consacrò la basilica il diciassette maggio 582. Durante la consacrazione, Giovanni Romano collocò l'arca contenente il corpo del santo nella basilica. La basilica di San Severo era abbinata a un grande monastero benedettino. La basilica rimase integra fino al quindicesimo secolo, per poi subire varie vicende epatiche e la definitiva distruzione. La basilica distrutta presentava tre navate divise da dodici colonne per lato. La pianta della chiesa aveva un'abside poligonale all'esterno e semicircolare all'interno, tipica dello stile ravennate.
Tradizioni agiografiche e diffusione del culto
I testi letterari su san Severo sono in buona parte leggendari e provengono da agiografi medievali e da due sermoni di san Pier Damiani, morto nel 1072. La biografia leggendaria descrive Severo come un povero lanaiolo di Ravenna. Secondo la leggenda, Severo si recò in chiesa alla morte del vescovo Marcellino per assistere all'elezione del successore. Durante l'elezione, una colomba si posò ripetutamente sulla testa di Severo. Il popolo riconobbe in quel segno che Severo era l'eletto di Dio. La leggenda narra che durante una celebrazione eucaristica Severo cadde in estasi. Per un prodigio di bilocazione, Severo presenziò alla morte dell'amico san Geminiano di Modena. Alla morte della figlia Innocenza, Severo invitò la defunta moglie Vincenza a spostarsi nell'arca per fare spazio alla figlia. Le ossa della moglie Vincenza si mossero per accogliere quelle della figlia Innocenza nell'arca. Sentendosi vicino alla morte, Severo fece aprire l'arca che si era preparata in precedenza. Severo si distese nella propria arca e rese l'anima a Dio. Gli episodi biografici di san Severo si ritrovano simili nelle narrazioni agiografiche dedicate ad altri santi. L'agiografo Liutolfo afferma che il corpo di san Severo non rimase a lungo nella basilica di Classe. Nel 842 un monaco franco di nome Felice trafugò le reliquie di san Severo, di Vincenza e di Innocenza. Il monaco Felice trasferì le reliquie prima a Magonza e poi ad Erfurt. Il trafugamento diffuse il culto di san Severo in tutta la Germania e favorì la nascita di chiese in suo onore. Numerose chiese furono dedicate a san Severo nella provincia ravennate, in Emilia-Romagna, in Toscana e nelle Marche. Solo nella città di Faenza sorsero ben quattro chiese dedicate a san Severo. I bassorilievi marmorei sul sepolcro trecentesco nella chiesa di Erfurt raffigurano san Severo in abiti vescovili. Nei bassorilievi di Erfurt, san Severo è rappresentato tra la moglie e la figlia in devoto atto orante. Il Martirologio ricorda san Severo come vescovo a Ravenna.
Il ministero episcopale
San Severo svolse il suo altissimo ministero di vescovo a Ravenna durante il quarto secolo, un'epoca caratterizzata da grandi sfide per la cristianità. La sua azione pastorale fu segnata da un profondo senso di responsabilità verso il gregge affidatogli e da una visione chiara dell'unità ecclesiale. Il momento culminante della sua partecipazione alla vita della Chiesa universale si manifestò negli anni tra il trecentoquarantadue e il trecentoquarantatré, quando egli prese parte al concilio di Sardica. In quella solenne assemblea, San Severo offrì il suo contributo intellettuale e spirituale, apponendo la propria firma alla lettera sinodica inviata a papa Giulio Primo. Tale gesto non fu una mera formalità, ma la chiara espressione di un pastore che riconosceva nel successore di Pietro il punto fermo della comunione cattolica. La sua vita terrena si concluse nel trecentoquarantaquattro, lasciando a Ravenna una traccia indelebile. Dopo la sua morte, le sue spoglie furono deposte nel Vicus Salutaris, presso Classe, luogo che divenne meta di venerazione per i fedeli ravennati. Il suo esempio di vescovo colto e fedele alla dottrina rimane un punto di riferimento per chiunque desideri comprendere le radici della fede nella regione emiliana e non solo.
Il culto e la memoria
Il culto di San Severo si è diffuso ben oltre le mura della sua Ravenna, diventando un ponte tra diverse culture e tradizioni locali. La storia delle sue reliquie narra un lungo viaggio che ha contribuito a propagare la sua memoria in terre lontane. Dopo essere state custodite per secoli in Italia, con significative traslazioni avvenute ad Aquileia e a Milano, le reliquie del Santo furono solennemente trasferite in Germania nell'anno ottocentoquarantadue. Questo evento permise alla figura di San Severo di radicarsi profondamente anche nel cuore dell'Europa, trovando particolare accoglienza nella città di Erfurt.
Oggi, il Santo è invocato come patrono di Ravenna, dell'Emilia Romagna, della Toscana, delle Marche e della città di Erfurt, segno di un legame spirituale che resiste al passare del tempo. La Chiesa celebra la sua memoria liturgica il primo febbraio di ogni anno, raccogliendo i fedeli in una preghiera che unisce idealmente le comunità che lo riconoscono come protettore. Tale devozione testimonia come la santità di un pastore non conosca confini, ma si faccia seme di speranza per le generazioni future.
Domande frequenti
Quando si festeggia san Severo di Ravenna?
La memoria liturgica di san Severo si celebra il primo febbraio, data tradizionalmente legata alla sua morte.
A Ravenna, san Severo, vescovo. — Martirologio Romano