1 giugno
San Teobaldo Roggeri
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la scelta della povertà
San Teobaldo Roggeri nacque verso il 1100 a Vicoforte, all'epoca chiamato semplicemente Vico, in provincia di Cuneo, da genitori benestanti appartenenti alla piccola nobiltà locale. Le notizie sulla sua esistenza sono pochissime e giungono a noi attraverso fonti medievali di grande pregio storico. A soli dodici anni, rimasto completamente solo, lasciò la terra natale per trasferirsi ad Alba, dove fu accolto nella bottega di un ciabattino per apprendere il mestiere. Visse presso quella famiglia conducendo una vita umile in mezzo ai poveri, resistendo al desiderio del maestro che avrebbe voluto vederlo unito in matrimonio con sua figlia Virida. Alla morte del benefattore, il giovane decise di partire, ma prima di lasciare la città provvide generosamente a rifornire di mezzi di sostentamento la famiglia che lo aveva ospitato per quasi un decennio. Spinto da una profonda sete di conversione e di preghiera, si recò pellegrino a Santiago di Compostella in Spagna, camminando sulle strade d'Europa e mendicando il necessario di porta in porta. Al suo ritorno ad Alba, rifiutò di riprendere la precedente attività artigianale e scelse deliberatamente di fare il facchino, considerato il mestiere più umile e faticoso. Privandosi interamente del suo modesto guadagno quotidiano, riuscì a sostenere costantemente i poveri e i miseri della città.
L'espiazione e il transito
La vita di San Teobaldo Roggeri fu segnata da un rigoroso cammino di purificazione interiore e di servizio disinteressato verso il prossimo. Si pentì sinceramente di aver reagito con un impercettibile scatto indignato a un'offesa ricevuta, imponendosi una severa penitenza per il resto dei suoi giorni. Decise infatti di dormire sulla nuda pietra della scalinata della chiesa di San Lorenzo, offrendo le sue notti alla meditazione e alla preghiera. Nelle ore libere dal gravoso lavoro del facchinaggio, prestò con dedizione il suo servizio come sacrestano nella medesima chiesa di San Lorenzo, curando la casa del Signore. Una sera, essendosi recato in visita alla vedova del suo antico maestro ciabattino, fu improvvisamente colto da un grave malore che ne stroncò l'esistenza. Morì sotto quel tetto nell'anno 1150, compiendo fino all'ultimo la sua testimonianza di carità silenziosa e fraterna. Fu sepolto, secondo le sue precise disposizioni testamentarie e di cuore, nello spazio compreso tra le chiese di San Lorenzo e San Silvestro, affidando la sua memoria alla terra che lo aveva visto pellegrino e lavoratore.
Il codice storico e il ritrovamento della tomba
Le informazioni biografiche fondamentali su San Teobaldo Roggeri sono riportate in un antico documento costituito da un codice membranaceo palinsesto del quattordicesimo secolo. Tale prezioso codice risulta tuttora conservato nell'archivio capitolare di Alba, in provincia di Cuneo. Il documento si compone di diciotto pergamene sapientemente unite a formare un rotulo della lunghezza di sei metri e trenta centimetri. Il rotulo riporta non soltanto notizie anteriori sulla sua vita terrena, ma anche i numerosi miracoli attribuiti alla sua potente intercessione celeste. Il testo originale latino del rotulo è stato pubblicato insieme a una puntuale versione italiana dallo studioso Luigi Giordano. Luigi Giordano ha pubblicato il testo nelle opere Il rotulo di s. Teobaldo Roggeri e La storia di s. Teobaldo Roggeri, il santo dell'antico Comune e della Corporazioni Alba del 1929. Dopo la sepoltura, la tomba del Santo divenne meta di frequenti pellegrinaggi e vi si verificarono svariati prodigi ed eventi straordinari. Con il passare dei decenni e dei secoli, tuttavia, la tomba cadde nell'oblio e si perse completamente la memoria della sua esatta ubicazione. La tomba fu riscoperta quasi per ispirazione dal vescovo di Alba Alerino dei Rembaudi il trentauno gennaio 1429. Questo straordinario episodio del ritrovamento è fedelmente ricordato da una lapide marmorea fatta murare dallo stesso vescovo nella cappella dedicata al Santo all'interno del Duomo di Alba. In seguito al ritrovamento, le sacre spoglie furono solennemente traslate nella cattedrale della città.
Il culto e le celebrazioni
Il culto immemorabile tributato al Santo fu riconosciuto ufficialmente nel 1841 dalla Santa Sede. Tale solenne riconoscimento avvenne su espressa richiesta avanzata dal vescovo di Alba Costanzo Fea, a suggello di una devozione mai spenta nel cuore del popolo. La festività liturgica ricorre comunemente il primo giugno di ogni anno. Il Santo viene celebrato anche il primo febbraio con la suggestiva Festività delle ricordanze. La festa del primo febbraio si apre tradizionalmente con il solenne e suggestivo suono notturno delle campane. Tale suono notturno ricorda il prodigio delle campane che suonarono da sole al momento del ritrovamento della tomba nella tarda sera del trentauno gennaio 1429. La Chiesa continua a guardare a questa figura di laico cristiano con profonda venerazione, riconoscendo in lui un testimone luminoso del Vangelo della carità e della condivisione.
Il cammino di una vita umile
La vicenda terrena di San Teobaldo Roggeri affonda le sue radici nel dodicesimo secolo, in un tempo in cui la ricerca di Dio passava spesso attraverso le strade del mondo e la disciplina del corpo. Nato a Vicoforte, il giovane Teobaldo affrontò presto il dolore della perdita dei genitori, un evento che segnò profondamente la sua sensibilità e lo spinse a cercare un nuovo orizzonte di senso. Trasferitosi ad Alba, iniziò a muovere i primi passi come apprendista ciabattino, imparando l'arte del lavoro manuale e la pazienza necessaria per trasformare la materia. Tuttavia, il suo spirito cercava una meta più alta, che lo portò a intraprendere il lungo e faticoso pellegrinaggio verso Santiago di Compostella, vivendo interamente di elemosina e affidandosi alla Provvidenza divina.
Ritornato ad Alba, San Teobaldo scelse una forma di vita radicalmente austera e penitente. Egli scelse di dimorare sulla scalinata della chiesa di San Lorenzo, esponendosi alle intemperie e al giudizio degli uomini, in una costante preghiera che elevava il suo cuore verso l'Alto. Il suo impegno quotidiano si concretizzò nel lavoro di facchino, una mansione umile che egli svolgeva non per guadagno personale, ma per trarre sostentamento da ridistribuire interamente ai poveri della città. La sua esistenza si concluse nel millecentocinquanta, lasciando dietro di sé il profumo di una carità vissuta senza clamori. La sua testimonianza, che unisce la penitenza alla solidarietà concreta, rappresenta un esempio fulgido di come la santità possa fiorire tra le occupazioni più comuni, purché vissute con lo sguardo costantemente rivolto al Signore e alle necessità dei fratelli più bisognosi.
Il ricordo nel tempo
La memoria di San Teobaldo Roggeri ha attraversato i secoli con una discrezione che rispecchia la sua stessa vita. Il riconoscimento pubblico della sua santità giunse in modo solenne nel milleottocentoquarantuno, quando la Santa Sede ne confermò il culto. Un momento fondamentale per la riscoperta della sua figura avvenne nel millequattrocentoventinove, quando il vescovo Alerino procedette al ritrovamento della sua tomba, restituendo alla comunità il segno tangibile della sua presenza tra loro. Ancora oggi, la città di Alba custodisce con devozione il ricordo di questo uomo di Dio, celebrandolo il primo di giugno. Una seconda ricorrenza, fissata per il primo di febbraio, è dedicata alla memoria del ritrovamento delle sue spoglie mortali, un evento noto come la Festa delle ricordanze. San Teobaldo viene venerato come patrono dei facchini e dei ciabattini, categorie che riconoscono in lui il protettore celeste delle loro fatiche quotidiane e un modello di rettitudine umana e spirituale.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Teobaldo Roggeri?
San Teobaldo Roggeri si festeggia liturgicamente il primo giugno, ed è ricordato anche il primo febbraio con la tradizionale Festa delle ricordanze.
Ad Alba in Piemonte, beato Teobaldo, che, spinto dall’amore per la povertà, rimise tutti i suoi averi a una vedova e divenne per spirito di umiltà facchino, per portare su di sé i pesi altrui. — Martirologio Romano