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13 settembre

San Venerio

Eremita

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini marinare e la vocazione monastica

Il santo porta nel nome il legame con la sua terra e il suo mare. Il suo nome è Venerio. Egli è nato e vissuto, secondo le datazioni più accettabili, tra il cinquecento e il seicento dopo Cristo. Gli studi e la tradizione indicano che San Venerio nacque intorno al cinquecento sessanta. È nato nella zona di Porto Venere, un luogo che oggi costituisce provincia e diocesi della Spezia. Non esistono racconti della sua vita scritta con la precisione di date e di fatti moderna. Esistono tuttavia diverse tradizioni costruite sui più usuali schemi dell'agiografia medievale. Le tradizioni danno un ritratto sostanziale della sua vita di cristiano, di monaco e di missionario. Prima di abbracciare la vita consacrata, egli era un giovane ed esperto marinaio. Era fiero della libertà donatagli dall'orizzonte infinito del mare. Era abituato ad affrontare i rischi di navigazioni tempestose. Nonostante l'amore per la navigazione, il suo cuore era attratto dal silenzio, dal clima di contemplazione e dallo spirito di povertà. Ha trovato queste caratteristiche nel monastero benedettino dell'isola Palmaria. L'isola Palmaria si trova dinnanzi a Porto Venere. Ha deciso di dedicare interamente la sua vita ad amare Dio nella penitenza e nella preghiera. Ha deciso di dedicarsi agli uomini della sua terra con l'aiuto materiale e spirituale della regola di San Benedetto. I suoi progressi nella vita monastica sono stati notevoli. Il vecchio abate lo ha designato ben presto come suo successore. Tuttavia, la critica storiografica moderna è restia a riconoscergli il titolo di abate.

La vita eremitica sull'isola del Tino e il servizio ai navigatori

I racconti narrano che ha lasciato l'abbazia di Porto Venere. Ha lasciato l'abbazia forse infastidito dalla troppa rinomanza del suo nome o per la rilassatezza dei confratelli. Si è ritirato a vita eremitica nella vicina isola del Tino. San Venerio visse come eremita. San Venerio visse nell'isola di Tino nel golfo della Spezia. La fuga dal mondo per l'eremita significa fuga dalle tentazioni del potere, del lusso e dei godimenti. Egli ricerca Dio seguendo alla lettera i consigli del Vangelo. San Venerio ha donato tutta la vita in lode di Dio seguendo il precetto evangelico di amare Dio e il prossimo come se stessi. È largo di aiuto ai marinai introducendo la vela latina nelle loro imbarcazioni. Ha introdotto altre innovazioni tecniche utili ai marinai. Sale sulle barche dei pescatori per insegnare miglioramenti tecnologici al loro lavoro. Parla ai pescatori degli apostoli invitati da Gesù a diventare pescatori di anime. Nel suo eremo del Tino alterna la preghiera all'accoglienza di marinai e abitanti della terraferma. Le persone ricorrono a lui per aiuti materiali e consigli per la vita quotidiana. È ricco di consigli improntati alla saggezza evangelica e non d'altri beni. Invita quanti vorrebbero donargli cibo o vesti a donarli ai poveri. Il suo comportamento suscita nelle popolazioni un clima di attenzione cristiana ai bisogni altrui. Chiede di vivere per quanto possibile col solo lavoro delle sue mani. Raccoglie legna dalla folta vegetazione che circonda l'eremo con le sue mani. Nelle notti di buio e di tempesta accende un grande fuoco nel punto più alto dell'isola. Il fuoco serve come grande luce per orientare i naviganti attorno alla Palmaria, a Porto Venere e nel golfo di Luni. La preghiera a san Venerio evidenzia come il santo marinario abbia colto il valore di nuove tecnologie come la vela latina diffondendole come strumenti di difesa e miglioramento. La tradizione attribuisce a san Venerio la diffusione della vela latina. San Venerio si prodigò per guidare i naviganti al porto. San Venerio guidò i suoi confratelli monaci e fedeli attraverso le tempeste degli scontri di civiltà.

Il ritorno, la morte e la difesa della terraferma

Dietro gli aneddoti leggendari emerge la santità autentica di Venerio. Trova Dio facendosi prossimo ai poveri della sua terra con energia e abnegazione. La tradizione dice che, infastidito dalla troppa fama, è fuggito una seconda volta in Corsica per un po' di tempo. È poi ritornato al suo eremo dove è morto in fama di santità attorno al seicentotrenta dopo Cristo. San Venerio morì intorno al seicentotrenta. Sulla sua tomba è stato edificato un monastero. I monaci del nuovo monastero hanno continuato a diffondere il Vangelo tra gli abitanti delle montagne dell'entroterra. I monaci hanno proseguito ininterrotta la sua opera di bene. Nel frattempo, sulla terraferma irrompono le popolazioni barbariche durante quegli anni. I Longobardi occupano gran parte di Liguria e Toscana negli anni di Venerio. Il mare è tenuto sempre più debolmente dalle navi bizantine. Si manifesterà presto il terrore delle navi saracene e normanne. L'insegnamento e l'esempio di vita di Venerio rimangono come un faro per le genti del Golfo e dell'entroterra lunense. Venerio è profondamente amato dalle popolazioni del Golfo anche dopo la sua morte. Circa un secolo dopo la morte di Venerio, le terre e i paesi del Golfo furono attaccati da navi saracene e normanne. Il primo pensiero degli abitanti di Porto Venere durante gli attacchi fu di mettere al sicuro la salma di san Venerio. Durante il tentativo di mettere al sicuro la salma avvenne l'incontro di san Venerio con le popolazioni reggiane. Il vescovo di Reggio Emilia aveva l'incarico per disposizione dell'Impero di proteggere con i suoi soldati le genti e le città del Golfo dalle incursioni saracene e normanne. La reliquia di San Venerio fu trasportata a Reggio per salvarla attorno all'anno ottocentotrenta.

Il culto e la diffusione delle reliquie

San Venerio divenne presto comprotettore di Reggio insieme a San Prospero. L'abbinamento tra San Venerio e San Prospero si ripeté ovunque parrocchie, oratori o altari vennero dedicati al santo vescovo di Reggio. Il corpo di San Venerio fu custodito dai monaci benedettini dell'abbazia reggiana di San Prospero fuori le mura. L'abbazia di San Prospero fuori le mura ebbe successivamente sede presso l'attuale chiesa cittadina dei Santi Pietro e Prospero. Il corpo di San Venerio è ancora custodito nella chiesa cittadina dei Santi Pietro e Prospero a Reggio. Il capo di San Venerio fu riposto in un reliquiario a parte. Il capo di San Venerio fu restituito alla neo costituita diocesi de La Spezia per disposizione di papa Giovanni XXIII del millenovecentocinquantanove. La Spezia ha san Venerio come suo primo e particolare protettore. La Spezia tributa a san Venerio onori solennissimi il dodici e tredici settembre a Portovenere. I monaci reggiani diffusero il culto di San Venerio in tutti i loro possedimenti. Il culto di San Venerio si diffuse particolarmente nella montagna reggiana e nella pianura di Reggiolo. Un centro del culto in montagna fu l'eremo-hospitale di San Venerio in Carù. L'eremo di San Venerio in Carù era già esistente in età matildica. La figura paterna di san Venerio trovò facile riscontro nella gente reggiana abituata alle transumanze e alle migrazioni stagionali. Le popolazioni reggiane ritrovavano devozione a san Venerio nelle maremme e sulle coste liguri e tirreniche. San Venerio era considerato dalle popolazioni dell'entroterra reggiano un orientamento nelle vicende della vita e un esempio di accoglienza e costruzione di una società a misura d'uomo.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Venerio?

La ricorrenza si celebra solennemente il dodici e tredici settembre a Portovenere.

Di cosa è patrono San Venerio?

San Venerio è protettore del Golfo, di Reggio Emilia come comprotettore e primo e particolare protettore de La Spezia.

Nell’isola di Tino nel golfo della Spezia, san Venerio, eremita. — Martirologio Romano