5 febbraio
Sant' Agata
Vergine e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la consacrazione
Il nome Agata deriva dal greco Agathé e significa buona, un attributo che rispecchia la limpidezza spirituale della giovane vissuta nel terzo secolo. La nascita di sant'Agata è collocata ipoteticamente nel 235, nei primi decenni del secolo, all'interno di una ricca e nobile famiglia catanese. I suoi genitori, il padre Rao e la madre Apolla, erano proprietari di case e terreni coltivati sia in città che nei dintorni ed erano cristiani. Agata fu educata dai genitori secondo la religione cristiana, crescendo nella fanciullezza e adolescenza in bellezza, candore e purezza verginale. Fin da piccola desiderò appartenere totalmente a Cristo, e intorno ai quindici anni decise di consacrarsi a Dio. Nei primi tempi del cristianesimo le vergini consacrate rappresentavano un nuovo stile di vita e un'irruzione del divino in un mondo pagano. Il vescovo di Catania accolse la richiesta di consacrazione di Agata, e durante una cerimonia ufficiale chiamata velatio le impose il flammeum, il velo rosso delle vergini consacrate. Nel mosaico di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna del sesto secolo, Agata è raffigurata con tunica lunga, dalmatica e stola a tracolla, suggerendo il suo ruolo di diaconessa.
Il contesto delle persecuzioni
La Sicilia, come tutto l'Impero Romano, era soggetta a persecuzioni contro i cristiani, iniziate occasionalmente intorno al quarantasei dopo Cristo con Nerone. Le persecuzioni proseguirono più intense nel secondo secolo, giustificate da una legge che vietava il culto cristiano. Nel terzo secolo l'editto dell'imperatore Settimio Severo stabilì che i cristiani potevano essere denunciati e invitati ad abiurare in pubblico. I cristiani che accettavano di ritornare al paganesimo ricevevano un libellum che confermava la loro appartenenza alla religione pagana, mentre coloro che rifiutavano di sacrificare agli dei venivano torturati e uccisi. L'imperatore Settimio Severo preferiva fare apostati piuttosto che martiri, considerati più pericolosi. Nel 249 l'imperatore Decio rese le persecuzioni ancora più drastiche contro tutti i cristiani, denunciati o meno. Sotto Decio i cristiani dovevano essere ricercati automaticamente dalle autorità locali, arrestati, torturati e uccisi. Catania era all'epoca una città fiorente, benestante e dotata di un grande porto commerciale e culturale nel Mediterraneo. Il proconsole o governatore di Catania, rappresentante dell'impero, si chiamava Quinziano ed era descritto come un uomo brusco, superbo e prepotente. Quinziano dimorava nel ricco palazzo Pretorio insieme a una numerosa corte, familiari, schiavi e guardie imperiali.
Il processo e le torture
Il proconsole Quinziano vide Agata e se ne invaghì profondamente, accusandola poi di vilipendio della religione di Stato per sfruttare l'editto di persecuzione di Decio. Quinziano ordinò che Agata fosse catturata e condotta al Palazzo Pretorio, sebbene diverse tradizioni popolari raccontano che Agata fuggì per evitare l'arresto rifugiandosi a Galermo, a Malta o a Palermo. Agata fu comunque catturata e condotta davanti a Quinziano, il quale fu conquistato dalla bellezza della giovane e cercò di sedurla, ma lei oppose una ferma resistenza. Quinziano affidò allora Agata a una cortigiana di facili costumi di nome Afrodisia affinché la rendesse più disponibile. Agata fu sottoposta per un mese a tentazioni immorali, festini, divertimenti osceni e banchetti organizzati da Afrodisia, ma resistette indomita per proteggere la sua verginità consacrata allo Sposo celeste. Afrodisia restituì infine Agata a Quinziano dicendo che aveva la testa più dura della lava dell'Etna. Quinziano intentò un processo contro Agata, la quale si presentò vestita da schiava come le vergini consacrate. Quinziano chiese ad Agata perché si comportasse da schiava pur essendo libera e nobile, e Agata rispose che la nobiltà suprema consiste nell'essere schiavi del Cristo.
Il martirio e la guarigione
Il giorno successivo Agata subì un nuovo interrogatorio accompagnato da atroci torture. Ad Agata vengono stirate le membra, viene lacerata con pettini di ferro e viene scottata con lamine infuocate, ma ogni tormento sembrava darle nuova forza invece di spezzarle la resistenza. Quinziano, al colmo del furore, le fa strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie, un atto che costituisce il segno distintivo del suo martirio. Per questo motivo Agata viene spesso rappresentata con i due seni posati su un piatto e con le tenaglie in mano. Agata viene riportata in cella sanguinante e ferita, soffrendo molto per il bruciore e il dolore ma sopportando tutto per l'amore di Dio. Verso la mezzanotte, mentre è in preghiera nella cella, le appare san Pietro apostolo accompagnato da un bambino porta lanterna. San Pietro risana prodigiosamente le mammelle amputate di Agata. Trascorrono altri quattro giorni nel carcere prima che Agata venga riportata alla presenza del proconsole. Il proconsole vede le ferite rimarginate e domanda incredulo cosa sia accaduto, e la vergine risponde che l'ha fatta guarire Cristo. Agata costituisce una sconfitta bruciante per Quinziano, il quale non può sopportare oltre e vede il suo amore tramutarsi in odio irrefrenabile.
La morte e la Passio
Quinziano ordina che Agata sia bruciata su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate. Secondo la tradizione, mentre il fuoco brucia le carni di Agata, non brucia il velo che lei porta, e il velo di sant'Agata diventa da subito una delle reliquie più preziose. Mentre Agata è spinta nella fornace ardente e muore, un forte terremoto scuote Catania. Il Pretorio crolla parzialmente seppellendo due carnefici consiglieri di Quinziano, mentre la folla dei catanesi spaventata si ribella all'atroce supplizio della giovane vergine. Il proconsole fa togliere Agata dalla brace e la fa riportare agonizzante in cella, dove Agata muore in cella qualche ora dopo. La morte di Agata avvenne secondo la tradizione il 5 febbraio 251. La Passio Sanctae Agathae risale alla seconda metà del quinto secolo ed esiste in tre traduzioni, una latina e due greche. Sant'Agata nacque a Catania, subì il martirio ancora fanciulla durante un'imperversante persecuzione, conservò nel martirio il corpo illibato e la fede integra, e offrì la sua testimonianza per Cristo Signore.
Il patrocinio e il prodigio del velo
Esattamente dopo un anno, il 5 febbraio 252, una violenta eruzione dell'Etna minaccia Catania. Molti cristiani e cittadini anche pagani corrono al sepolcro di Agata, prendono il prodigioso velo che la ricopriva e lo oppongono alla lava di fuoco, che si arresta prodigiosamente. Sant'Agata diventa così la patrona di Catania e protettrice contro le eruzioni vulcaniche e gli incendi. Il velo è stato portato più volte in processione di fronte alle colate di lava dell'Etna avendo il potere di fermarla. L'ultima volta che il patrocinio si è rivelato valido tramite il velo portato in processione dall'arcivescovo è stato nel 1886. Nel 1886 una eruzione dell'Etna minacciava la cittadina di Nicolosi che fu risparmiata dalla distruzione. Sant'Agata è vergine e martire, e la memoria di sant'Agata si celebra il 5 febbraio.
Le reliquie e il culto diffuso
Nel 1040 le reliquie della santa furono trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace, il quale le trasportò a Costantinopoli. Nel 1126 due soldati della corte imperiale, il provenzale Gilberto e il pugliese Goselmo, riportarono le reliquie a Catania. Il ritorno delle reliquie avvenne dopo un'apparizione della stessa santa che indicava la buona riuscita dell'impresa, e la nave approdò la notte del sette agosto ad Aci Castello. Tutti i catanesi risvegliatisi e rivestitisi alla meglio accorsero ad onorare la Santaituzza. Le reliquie della santa sono conservate nel duomo di Catania in una cassa argentea opera di celebri artisti catanesi. Nel duomo vi è anche il busto argenteo della Santaituzza, un'opera del 1376. Il busto reca sul capo una corona che la tradizione dice essere dono di re Riccardo Cuor di Leone. Fino al sedicesimo secolo il culto di sant'Agata era conteso anche da Palermo, ma la questione dell'appartenenza fu a lungo discussa finché a Palermo il culto fu soppiantato da quello per santa Rosalia. Sant'Agata fu molto venerata anche a Roma. Papa Simmaco eresse in suo onore una basilica sulla Via Aurelia tra il 498 e il 514. Un'altra basilica le fu dedicata da san Gregorio Magno nel 593. Nel tredicesimo secolo nella sola diocesi di Milano si contavano ben ventisei chiese intitolate a sant'Agata. Celebrazioni e ricorrenze avvengono in tutta Italia e perfino a San Marino.
Le tradizioni e le feste catanesi
Catania è il centro più folcloristico e religioso del culto, e le feste a Catania sono due, celebrate il 5 febbraio e il 17 agosto. Le feste includono caratteristiche processioni con il prezioso busto della santa custodito nel Duomo. Vi sono undici Corporazioni di mestieri tradizionali che sfilano in processione con le Candelore, fantasiose sculture verticali in legno. Le Candelore hanno scomparti dove sono scolpiti gli episodi salienti della vita di sant'Agata. Un busto argenteo viene posto sul fercolo durante la festa, preceduto dalle Candelore. Il fercolo è una macchina trainata da due lunghe e robuste funi e viene trainato da centinaia di giovani vestiti con il caratteristico sacco. In passato i festeggiamenti erano accompagnati da molte altre manifestazioni popolari e folcloristiche oggi non più in uso. Ai festeggiamenti partecipava tutto il popolo insieme alle autorità di Catania, e il popolo di Catania è devotissimo alla sua Santaituzza. Nei secoli le manifestazioni popolari legate al culto richiamavano gli antichi riti precristiani alla dea Iside. Sant'Agata, con il simbolismo delle mammelle tagliate e risanate, assume una possibile trasfigurazione cristiana del culto di Iside, considerata la benefica Gran Madre. Il culto di Iside spiegherebbe anche il patronato di sant'Agata sui costruttori di campane, poiché nei culti precristiani la campana era simbolo del grembo della Mater Magna.
Il martirio e la testimonianza
La vita di Agata si snoda interamente nella città di Catania, dove la giovane riceve dal vescovo il velo rosso, segno solenne della sua consacrazione a Dio. Quando il proconsole Quinziano ordina il suo arresto, Agata si trova a dover difendere la propria scelta di fronte alle lusinghe del mondo. Affidata ad Afrodisia affinché ne corrompa la fede e la purezza, la giovane resiste con fermezza a ogni tentativo di deviazione, rimanendo salda nella sua unione con il Signore.
Davanti al rifiuto di abiurare, la persecuzione si fa violenta. Agata viene sottoposta a torture atroci, tra cui l'amputazione dei seni; tuttavia, nella solitudine della sua cella, riceve la visita consolatrice di San Pietro, che ne risana miracolosamente le ferite. Condotta infine al supplizio sui carboni ardenti, la santa consuma il suo martirio. Un violento terremoto scuote la città proprio in quei momenti e la giovane spira poco dopo in carcere, consegnando la sua anima pura al Creatore.
La devozione e il patrocinio
Il legame tra la martire e la sua terra è indissolubile. Sant'Agata è la patrona di Catania, città che nel corso dei secoli ha invocato costantemente la sua intercessione. La sua protezione è particolarmente richiesta contro la minaccia delle eruzioni vulcaniche e la devastazione degli incendi, eventi che hanno spesso segnato la storia di quel territorio. A lei si affidano storicamente anche i costruttori di campane, che vedono nella sua forza un esempio di solidità.
Oltre alla memoria liturgica che ricorre nel giorno del suo martirio, la città di Catania esprime la sua gratitudine anche in estate, con solenni processioni che testimoniano una fede viva e tramandata di generazione in generazione.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Agata?
Sant'Agata si celebra liturgicamente il 5 febbraio, data della sua nascita al cielo nel 251. A Catania si tiene una seconda celebrazione solenne anche il 17 agosto.
Di cosa è patrona Sant'Agata?
Sant'Agata è la patrona della città di Catania, dei costruttori di campane ed è invocata come protettrice contro le eruzioni vulcaniche e gli incendi.
Memoria di sant’Agata, vergine e martire, che a Catania, ancora fanciulla, nell’imperversare della persecuzione conservò nel martirio illibato il corpo e integra la fede, offrendo la sua testimonianza per Cristo Signore. — Martirologio Romano