6 gennaio
Sant' Andrea Bessette (Alfredo)
Religioso
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e formazione
Alfredo Bessette nacque il 9 agosto 1845 nel villaggio di Saint-Grégoire-d'Iberville, all'interno della diocesi di Montréal nella provincia del Québec, collocandosi come l'ottavo di dodici figli nati da Isacco Bessette e Clotilde Foisy. Fin dall'infanzia, il piccolo Alfredo soffrì di persistenti problemi digestivi allo stomaco che gli impedivano di alimentarsi normalmente e che avrebbero condizionato la sua costituzione per tutta la vita. All'età di nove anni subì la perdita del padre e, prima di compiere dodici anni, rimase completamente orfano anche della madre, la quale prima di morire gli trasmise una profonda fede in Gesù. Dopo questi dolorosi lutti, Alfredo venne accolto nella casa della zia materna Marie-Rosalie Foisy e del marito di lei, Timoteo Nadeau. Poiché la famiglia degli zii versava in condizioni economiche modeste, egli apprese a stento la lettura e la scrittura e fu costretto a iniziare presto a lavorare per provvedere al proprio sostentamento.
A causa delle sue precarie condizioni fisiche non riuscì a mantenere un'occupazione stabile e, tra il 1858 e il 1870, svolse differenti professioni nella provincia del Québec lavorando come calzolaio, fornaio, servo in un'azienda agricola e fabbro. Tra il 1863 e il 1867 visse inoltre negli Stati Uniti d'America, lavorando in modo saltuario prevalentemente nel settore della filatura. Durante questi anni difficili e nomadi, il giovane sviluppò una profonda devozione verso San Giuseppe, rispecchiandosi nella sua vita di lavoro silenzioso, povertà ed esilio. Un ruolo fondamentale nella sua crescita spirituale fu svolto dal parroco don Andrea Provençal, il quale si prese cura di lui, approfondendo la sua devozione verso Gesù Eucaristico e incoraggiandolo a pregare sempre San Giuseppe, padre putativo di Gesù e patrono del Canada, assicurandogli la sua potente intercessione. In seguito all'esortazione del parroco, Alfredo iniziò a frequentare costantemente la chiesa, sostando a lungo davanti al tabernacolo e all'immagine del santo, e dialogando mentalmente con lui durante le ore di lavoro. A partire dall'adolescenza, guidato sempre dal parroco, mantenne un'intensa vita spirituale caratterizzata dalla recita quotidiana della Via Crucis e di vari rosari, unita alla frequenza regolare ai sacramenti della Confessione e della Comunione.
La vocazione e l'ingresso nella Congregazione
All'età di vent'anni, Alfredo si era trasferito negli Stati Uniti d'America per lavorare, continuando a considerare San Giuseppe come intercessore e modello per giungere a Gesù. Ponderando il proprio futuro vocazionale, Alfredo pregò San Giuseppe per ben sei mesi prima di trovare chiarezza e, successivamente, don Provençal gli consigliò di far ritorno in Canada. Dopo il suo ritorno, il parroco notò che il soggiorno negli Stati Uniti non ne aveva intaccato la fede e la vocazione religiosa, e fu allora che Alfredo gli comunicò la decisione di farsi frate. Con profonda gratitudine, Alfredo e il parroco si inginocchiarono nella chiesa parrocchiale per ringraziare San Giuseppe per la vocazione ricevuta. Per un certo periodo Alfredo continuò a lavorare come operaio, parlando così frequentemente di San Giuseppe da essere soprannominato dai colleghi con l'espressione il folle di San Giuseppe. Don Provençal decise allora di scrivere una lettera ai superiori della Congregazione della Santa Croce a Montréal raccomandando caldamente il giovane con le parole: Vi mando un santo per la vostra Comunità. La Congregazione della Santa Croce era stata creata in Francia da padre Basile Moreau, comprendendo padri, fratelli e sorelle, ed era giunta in Canada nel 1847 su richiesta del vescovo Bourget per ripristinare il sistema scolastico in lingua francese. Tale sistema scolastico era stato soppresso dagli inglesi nel 1759, senza però che essi riuscissero ad assimilare la popolazione cattolica di lingua francese.
I frati e i superiori della Congregazione si convinsero della santità di Alfredo fin dal suo ingresso nel noviziato, avvenuto alla fine del mese di dicembre del 1870. Al momento dell'ingresso in noviziato, Alfredo assunse il nome di fra' Andrea, in omaggio al suo parroco e direttore spirituale. A causa delle sue condizioni fisiche fragili, il periodo di noviziato di fra' Andrea durò più a lungo della norma e, dopo un primo anno, egli non fu inizialmente ammesso alla professione dei voti proprio a causa della sua salute troppo delicata. Di fronte a questa prova, fra' Andrea promise a San Giuseppe la costruzione di un grande santuario in suo onore qualora gli fosse stato permesso di rimanere in convento e professare i voti, dichiarandosi pienamente disposto ad accettare le mansioni più umili. Nel frattempo, il vescovo di Montreal, monsignor Bourget, fece visita alla comunità della Santa Croce e fra' Andrea gli confidò le sue preoccupazioni vocazionali e il progetto del santuario. Monsignor Bourget rimase sorpreso poiché condivideva il medesimo desiderio di erigere un santuario a San Giuseppe, motivo per cui aveva chiamato i frati della Santa Croce dalla Francia. Quando fra' Andrea chiese al vescovo se San Giuseppe potesse permettere il fallimento della sua promessa e la perdita della sua vocazione, monsignor Bourget lo rassicurò garantendogli che sarebbe stato ammesso alla professione religiosa. L'ammissione ufficiale alla professione avvenne il 22 agosto 1872 con i voti temporanei, seguiti dai voti perpetui emessi il 2 febbraio 1874. Il protagonista era immensamente felice di appartenere per sempre a Gesù nella Congregazione dedicata alla Sua Croce.
Il portinaio del Collegio di Notre-Dame
Fra' Andrea servì sempre come umile frate laico, non diventando mai sacerdote, e si considerava un piccolo del Vangelo a cui venivano svelati i segreti del Padre. Al termine del noviziato, i suoi superiori gli affidarono la custodia della portineria, incarico che egli mantenne nello stesso posto per quarant'anni senza mai spostarsi. Svolse questo compito nella stretta portineria del Collegio di Notre-Dame a Montréal, ed era solito scherzare sul proprio incarico dicendo di non essere mai stato messo fuori pur essendo rimasto per quarant'anni alla porta. Nonostante la giovane età e il ruolo apparentemente marginale, dimostrò prontezza di spirito, sensibilità, capacità di giudizio e un raffinato senso dell'umorismo. Era sempre disponibile a soccorrere i poveri e ad ascoltare insegnanti, genitori e studenti, divenendo ben presto un punto di riferimento fondamentale per poveri, malati e persone soffrenti che chiedevano il sostegno delle sue preghiere. Fu molto amato da quanti scoprirono la sua anima candida e la sua bontà, sebbene non mancassero persone che approfittarono della sua generosità e taluni confratelli che lo tenevano in scarsa considerazione perché sapeva appena leggere e scrivere.
Fra' Andrea si adattava con letizia a qualsiasi mansione umile: suonava le campane al mattino, aiutava in lavanderia, faceva il barbiere agli studenti e lavorava come infermiere per i malati. In tarda serata si dedicava a lavare pavimenti e corridoi per farli trovare splendenti il giorno seguente per la comunità. A mezzanotte, mentre gli altri dormivano, trascorreva lunghe ore in cappella pregando intensamente, recitando la Via Crucis, il Rosario e svariate preghiere a San Giuseppe. Egli comprese nel profondo che la sua vita nascosta e talvolta derisa sarebbe stata fonte di santità e di bene, analogamente a quanto accaduto per altri fratelli laici nella storia della Chiesa come san Pasquale Baylon, san Martino dei Porres e san Giovanni Macias. Raggiunti i trent'anni d'età, la sua vicinanza a Dio iniziò a manifestarsi in modo straordinario: le persone che si raccomandavano alle sue preghiere venivano prontamente esaudite da Dio e molti cominciarono a considerarlo come il frate santo. Diversi malati guarivano prodigiosamente grazie alle sue preghiere rivolte a San Giuseppe e, già nel marzo 1878, la stampa diede notizia di cinque guarigioni avvenute tramite l'intercessione del religioso, attirando una folla costante di migliaia di malati e bisognosi.
I prodigi e la reazione della folla
La fama dei miracoli operati per mezzo di fra' Andrea si diffuse ampiamente in tutto il Canada e oltre, trasformando la portineria in un luogo che iniziò a riempirsi incessantemente di persone in cerca di aiuto. Nel marzo del 1885, un padre del convento si lamentò con lui per il peggioramento delle condizioni della propria gamba che gli avrebbe impedito di scendere in cappella per la festa di San Giuseppe. Andrea consigliò al padre di recitare con grande fiducia una novena a San Giuseppe, promettendo di unire la propria preghiera alla sua, e il 19 marzo 1885 il sacerdote guarito poté celebrare la Santa Messa all'altare di San Giuseppe. Poco tempo dopo, Andrea strofinò la medaglia di San Giuseppe sul collo di un ragazzo affetto da difterite, dicendogli di alzarsi dal letto poiché guarito, e il giovane guarì immediatamente. In un'altra circostanza, nel reparto malati si trovavano quaranta pazienti agonizzanti a causa di una grave epidemia di vaiolo, di fronte alla quale i medici non sapevano più come intervenire. Fra' Andrea si inginocchiò in mezzo ai malati e supplicò ad alta voce San Giuseppe, ottenendo la guarigione di tutti i quaranta pazienti. A chiunque si rivolgesse a lui, fratel Andrea consigliava sempre la fiducia in Dio e la devozione a San Giuseppe, usando spesso ungere gli ammalati con l'olio della lampada che ardeva davanti alla statua del santo, ottenendo così per loro sollievo spirituale e corporale.
Non mancarono oppositori e scettici: alcuni lo ritenevano un ciarlatano, tra cui il dottor Giuseppe Charette, suo accanito avversario. Tuttavia, lo stesso Andrea guarì la moglie agonizzante del dottor Charette e un suo collega medico gravemente claudicante. A quel medico zoppo, Andrea chiese se fosse fermamente convinto che San Giuseppe potesse ottenere quel miracolo da Gesù e, dopo la risposta affermativa, gli ordinò di posare le stampelle e di camminare correttamente, ed il medico riprese a camminare normalmente. A chi gli chiedeva preghiere per ottenere grazie o miracoli, Andrea ricordava sempre di cambiare vita, confessarsi e vivere in amicizia con Gesù, e a chi si meravigliava delle guarigioni chiariva con umiltà che l'opera non era sua ma di San Giuseppe e di Gesù stesso. Nel 1894 ricevette l'autorizzazione dai superiori per costruire una cappella in legno dedicata a San Giuseppe sul monte Royal, di fronte al Collegio e sopra la città di Montréal. La cappella fu inaugurata nel 1904 e, a seguito del gran numero di pellegrini attirati, nell'estate del 1905 i superiori lo nominarono custode della struttura, trasferendolo definitivamente nel luogo del nuovo oratorio. L'aumento costante di guarigioni e conversioni gli valse definitivamente il titolo di taumaturgo, e la cappella divenne un grande santuario retto dalla devozione dei fedeli guidati dal carisma di fra' Andrea.
Il grande Santuario e la conclusione terrena
Presso il nuovo oratorio, fra' Andrea riceveva quotidianamente circa settecento visitatori, arrivando spesso a non avere il tempo per mangiare, e trascorreva lunghe ore della notte a pregare per tutti loro. L'anziano frate spiegava di non poter dormire per poter elencare nelle sue preghiere tutti i nomi delle persone che gli si erano affidate, e alcune persone notarono persino la presenza di una grande luce attorno a lui durante la preghiera notturna. Nonostante le autorità civili e religiose non ostacolassero il suo operato pastorale, egli continuò a promuovere l'edificazione del grande santuario. Per raccogliere i fondi necessari alla costruzione, fondò la Confraternita di San Giuseppe e la rivista Annali di San Giuseppe, ritenendo con ferma fiducia che il sostentamento economico dell'opera venisse inviato direttamente dalla divina Provvidenza. A Montreal ebbe così inizio l'edificazione del più grande santuario del mondo dedicato a San Giuseppe. Persino all'età di ottant'anni, fra' Andrea continuava a fare il questuante per il santuario nelle città americane e, durante i suoi viaggi, veniva accolto da folle entusiaste, fotografi e articoli di giornale che parlavano delle sue guarigioni.
Nel dicembre 1917 vennero inaugurate una cripta e posata la pietra angolare per la chiesa superiore e, nel 1936, fu completata la struttura grezza della chiesa, garantendo la conclusione dei lavori principali dell'edificio, sebbene il santuario nella sua interezza sarebbe stato terminato solo il 15 maggio 1955. Dopo il completamento della struttura grezza, fra' Andrea espresse con gioia il desiderio di poter finalmente morire. Nonostante la fama mondiale e l'enorme affluenza di pellegrini, un suo amico testimoniò che fra' Andrea non sembrava minimamente consapevole della grandezza della propria notorietà, e dovunque si recasse preferiva sempre occupare l'ultimo posto, attribuendo ogni responsabilità a Dio e a San Giuseppe e declinando ogni merito personale. All'inizio del 1937, fra' Andrea aveva superato i novant'anni di età e si rese conto che la sua morte era vicina. Durante le sue sofferenze fisiche, lamentò la gravità dei suoi dolori rivolgendosi a Dio, e quando un sacerdote assistente gli domandò la ragione per cui non chiedesse a San Giuseppe la propria guarigione, rispose con serenità di non poter chiedere nulla per se stesso, sottolineando quanto Dio avesse già fatto per lui. Sant'Andrea Bessette è deceduto mercoledì 6 gennaio 1937, giorno della solennità dell'Epifania del Signore e giorno tradizionalmente dedicato a San Giuseppe, all'età di novantuno anni, senza poter vedere completato il Santuario. Le sue ultime parole invocarono la misericordia e l'assistenza di Maria Santissima, madre del Salvatore, seguite dall'invocazione ripetuta a San Giuseppe.
Il compianto e la gloria degli altari
La scomparsa di fra' Andrea venne immediatamente vissuta dall'intera nazione come un lutto nazionale. Tra il 6 e il 12 gennaio 1937, circa un milione di pellegrini si recò in silenzio sul monte Royal, vicino a Montréal in Canada, per rendere omaggio alla salma del frate, testimoniando come al momento della sua morte fosse già diffusa una profonda convinzione della sua santità. Sant'Andrea Bessette cercò unicamente gli interessi di Gesù ed è rimasto nei decenni oggetto di profonda venerazione da parte dei fedeli di tutto il mondo. Il Martirologio lo individua come beato Andrea, al secolo Alfredo Bessette, religioso della Congregazione della Santa Croce a Montréal nel Québec, fondatore dell'insigne santuario dedicato a San Giuseppe.
Il cammino ecclesiale che ne ha riconosciuto la santità ha visto l'avvio della causa di beatificazione nel 1951. Papa Giovanni Paolo II lo ha solennemente proclamato beato il 23 maggio 1982, riconoscendo l'eroicità delle sue virtù e la fecondità del suo carisma di accoglienza e preghiera. Infine, il percorso si è compiuto quando è stato canonizzato a Roma da papa Benedetto XVI il 17 ottobre 2010, iscrivendo definitivamente il suo nome nell'albo dei santi della Chiesa universale e consegnando la sua figura di uomo umile e operatore di pace alla preghiera dei credenti di ogni tempo.
Il cammino di una vita
La vicenda terrena di Alfredo Bessette si è snodata tra il Canada e brevi periodi negli Stati Uniti, segnata da una semplicità che ha caratterizzato ogni suo passo. Dopo aver intrapreso il cammino religioso nel 1870, ha abbracciato la vocazione di servitore all'interno della Congregazione della Santa Croce. Il suo ministero non si è svolto tra grandi onori o incarichi di prestigio, ma nella quotidianità del Collegio di Notre-Dame a Montreal. Per quattro decenni, il suo ufficio è stato il portierato, un luogo di transito dove egli ha incontrato migliaia di persone, ascoltando le loro pene e le loro speranze con un ascolto profondo e accogliente.
Il dono che il Signore ha concesso ad Andrea si è manifestato attraverso la preghiera costante rivolta a San Giuseppe, verso il quale nutriva una devozione filiale e profonda. Moltiplicandosi le richieste di intercessione, la sua fama di taumaturgo si è diffusa rapidamente, rendendolo un faro per i sofferenti. Nonostante la fragilità della sua salute, egli ha promosso con instancabile dedizione la costruzione dell'Oratorio di San Giuseppe sul monte Royal, un'opera monumentale nata dal desiderio di offrire a Dio e al suo sposo putativo un luogo degno di culto. La sua morte, avvenuta nel 1937 a Montreal, ha chiuso un capitolo di straordinaria testimonianza cristiana, lasciando in eredità la certezza che la preghiera fiduciosa può varcare le soglie dell'umano dolore per toccare il cuore della divina misericordia.
Il culto e la memoria
Il culto di Sant'Andrea Bessette si è consolidato nel tempo attorno all'Oratorio di San Giuseppe, che egli stesso ha voluto come testimonianza della sua devozione. La Chiesa ha riconosciuto la santità di questo religioso umile elevandolo agli onori degli altari il 17 ottobre 2010, per mano di papa Benedetto XVI. Oggi, il suo ricordo richiama i fedeli a riscoprire il valore della preghiera di intercessione e della cura verso il prossimo, specialmente verso coloro che sono provati dalla malattia e dalla solitudine. La sua vita insegna che non sono i grandi gesti a definire il cristiano, quanto piuttosto la fedeltà perseverante nel compiere il volere di Dio, anche nei compiti più umili. Egli continua a essere un punto di riferimento per chiunque cerchi, attraverso San Giuseppe, una via sicura verso il Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Andrea Bessette?
La memoria liturgica di Sant'Andrea Bessette si celebra il 6 gennaio, giorno della solennità dell'Epifania.
Di cosa è patrono Sant'Andrea Bessette?
Sant'Andrea Bessette è ricordato come religioso della Congregazione della Santa Croce e fondatore del grande santuario di San Giuseppe a Montréal.
A Montréal nel Québec in Canada, beato Andrea (Alfredo) Bessette, religioso della Congregazione della Santa Croce, che fece edificare in questo luogo un insigne santuario in onore di san Giuseppe. — Martirologio Romano