Sant' Angelo d’Acri (Lucantonio Falcone)

Sacerdote cappuccino

Aggiornato il 22 luglio 2026

La vocazione travagliata

Lucantonio Falcone nacque ad Acri, in provincia di Cosenza, il diciannovesimo giorno di ottobre del 1669. I suoi genitori erano persone povere ma ricche di virtù cristiane, capaci di trasmettere al fanciullo i fondamenti della fede. La vocazione di Lucantonio fu singolare e forse unica nella storia dei religiosi, segnata da un incontro fondamentale avvenuto all'età di quindici anni con un cappuccino carismatico, che gli fece comprendere come solo tra i frati cappuccini avrebbe realizzato la sua chiamata. A diciassette anni chiese ed ottenne di farsi frate cappuccino, e a diciannovesimo anno d'età prese il saio, ma il cammino non fu privo di ostacoli. Oppresso da dubbi e incertezze, Lucantonio lasciò per due volte il noviziato, depose l'abito religioso e tornò a casa con l'idea di costruirsi una vita normale, sentendosi inizialmente chiamato a formare una famiglia e non sentendosi all'altezza della vocazione religiosa. La madre di Lucantonio lo circondò di affetto durante il suo ritorno a casa, accogliendolo con comprensione nei momenti di smarrimento. I contrasti interiori che laceravano il giovane erano causati dal diavolo, che voleva ostacolare in ogni modo il suo futuro cammino da cappuccino. Il cuore di Lucantonio restava comunque inquieto, perché Dio aveva disegni diversi e superiori sulla sua vita. Dopo i ripensamenti e la seconda deposizione dell'abito, Lucantonio rientrò in convento per la terza volta e vi rimase per sempre, compiendo una vera e propria morte mistica di Lucantonio Falcone e la nascita di frate Angelo d'Acri, cambiando definitivamente nome in fra Angelo. Dopo questo definitivo ingresso, frate Angelo percorse rapidamente tutte le tappe della vita religiosa che lo portarono al Sacerdozio. L'ordinazione sacerdotale avvenne il dieci aprile 1700 nell'antica Cattedrale di Cassano allo Jonio.

L'apostolato della predicazione

Il principale servizio di frate Angelo alla Chiesa e all'Ordine Cappuccino fu la predicazione sistematica, durata per circa quarant'anni lungo le strade del regno di Napoli che egli percorse instancabilmente. All'inizio della sua attività oratoria, fra Angelo usava ampollosità e retorica secondo l'uso del tempo, preparando con cura una famosa predica barocca che imparò a memoria prima di salire sul pulpito. Giunto però sul pulpito per quella predica elaborata, fra Angelo perse improvvisamente il filo del discorso, fece scena muta e provò una terribile vergogna. Da quel momento di umiliazione, padre Angelo decise di adottare uno stile di predicazione popolare e semplice, servendosi di un linguaggio perfettamente adatto a farsi comprendere dai contadini e dagli umili. I contadini apprezzarono profondamente l'oratoria spontanea di padre Angelo e si convertirono in massa, affollando le piazze e le chiese dove egli annunciava il Vangelo. Le testimonianze giurate ricordano che egli recitava a memoria la Sacra Scrittura e la usava sempre per evangelizzare il popolo con efficacia straordinaria. Le cronache tramandavano il proverbio secondo cui, quando predicava lui, nelle case non restavano neanche i gatti, tanta era la partecipazione della popolazione agli eventi spirituali. Padre Angelo divenne ben presto il missionario più ricercato e ascoltato dell'Italia meridionale, guadagnandosi l'appellativo di apostolo del Mezzogiorno. Invitato anche a Napoli, giunse nella capitale chiamato dal cardinale Pignatelli, ma qui le cose andarono diversamente poiché predicava alle panche, in quanto gli intellettuali della città rimasero delusi dalla sua oratoria scarna e priva di artifici letterari. La sua vita fu complessivamente una rappresentazione vivente di Gesù, sia interiore che esteriore, spesa senza risparmio per la conversione delle anime.

Il governo e la lotta contro il maligno

Le doti umane e spirituali di padre Angelo d'Acri non si limitarono all'apostolato itinerante, poiché egli ricevette pesanti responsabilità e delicati incarichi di governo che assolse con grande impegno e successo. Fu chiamato a ricoprire la carica di Superiore Provinciale dei Cappuccini, guidando i fratelli con saggezza e carità. Per il suo peculiare modo di governo, improntato alla concordia e alla mitezza, frate Angelo venne universalmente chiamato l'Angelo della pace. Questo fecondo servizio alla Chiesa e alle anime non poteva non scatenare la reazione delle forze oscure. Il demonio, infatti, intuì subito il danno che il predicatore poteva causare al suo regno di peccato, e iniziò a temerlo e a boicottarlo con ogni mezzo. Padre Angelo intraprese così una lunghissima e aspra lotta contro il maligno, ricevendo continue tentazioni, insulti e pesanti percosse fisiche. Il demonio arrivò a chiamarlo straccione e ladro, furioso perché le sue infervorate prediche gli sottraevano le anime. Le aggressioni subite nelle lotte contro il demonio provocarono al frate conseguenze dolorose, tra cui la testa fracassata, il corpo flagellato e le gambe sanguinanti. Nella sua fiera resistenza contro il maligno, padre Angelo non si affidò alla propria forza, ma utilizzò costantemente la preghiera, la penitenza e persino il santo umorismo per sconfiggere le insidie diabolico. Sossessivamente logorato da queste prove spirituali e fisiche, padre Angelo d'Acri morì il trenta ottobre 1739, a poco più di settant'anni, fisicamente sfinito dalle fatiche apostoliche e dalla dedizione totale al suo ministero.

La glorificazione e il miracolo

Il cammino di padre Angelo verso gli altari iniziò nei secoli successivi alla sua pia morte. Fu beatificato da papa Leone XII il diciotto dicembre 1825, riconoscimento che diede grande impulso alla devozione popolare. Il corpo ricomposto del beato divenne ben presto oggetto di quotidiana venerazione nella Basilica a lui dedicata ad Acri, dove i fedeli si recavano e continuano a recarsi per affidargli le proprie preghiere. Per la successiva canonizzazione fu necessario il riconoscimento ufficiale di un ulteriore miracolo, riguardante la guarigione di Salvatore Palumbo, giovane acrense vittima di un grave incidente in quad avvenuto nel marzo del 2010. Salvatore perse improvvisamente il controllo del mezzo e si scontrò violentemente con un palo della linea telefonica. In seguito all'impatto, Salvatore fu condotto d'urgenza all'ospedale dell'Annunziata a Cosenza in condizioni gravissime e disperate. I parenti di Salvatore, mossi da profonda fede, chiesero ai Cappuccini di Acri una reliquia del Beato Angelo. Il cordone del saio del Beato Angelo fu così posto accanto ai macchinari che tenevano artificialmente in vita il giovane ospedalizzato. Miracolosamente, il giorno dopo il posizionamento della reliquia, Salvatore diede inaspettati segnali di ripresa e in seguito necessitó solo di un normale percorso di riabilitazione. Il processo diocesano su questo prodigioso evento si svolse nell'anno 2014 e fu formalmente convalidato il venti marzo 2015. Papa Francesco, ricevendo in udienza il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi il ventitré marzo 2017, autorizzò la promulgazione del decreto sul miracolo. Tale decreto riconobbe ufficialmente la guarigione di Salvatore come inspiegabile, completa, duratura e ottenuta unicamente tramite l'intercessione di padre Angelo d'Acri. La data della canonizzazione fu quindi fissata per domenica quindici ottobre 2017, decisione stabilita nel Concistoro del venti aprile 2016, coronando la lunga attesa della Chiesa e della sua terra d'origine. Gli autori della biografia di riferimento citata nel testo storico e agiografico sono Carmelo Randello ed Emilia Flocchini.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Angelo d'Acri?

La memoria liturgica di Sant'Angelo d'Acri si celebra il trenta ottobre.

Qual è il luogo di culto principale dedicato al santo?

Il corpo ricomposto del santo è custodito e venerato nella Basilica a lui dedicata ad Acri, in provincia di Cosenza.

Ad Acri in Calabria, beato Angelo, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che, percorrendo instancabilmente il regno di Napoli, predicò la parola di Dio con un linguaggio adatto ai semplici. — Martirologio Romano