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20 aprile

Sant' Aniceto

Papa

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la comunione con l'Oriente

Nel secondo secolo, precisamente dall'anno 155 al 166, la sede di Roma fu guidata da Sant'Aniceto, originario della Siria. Egli succedette a papa Pio I e trovò una situazione complessa, poiché i cristiani non avevano mai trovato un accordo duraturo per festeggiare la Pasqua nello stesso giorno. Già in precedenza, tra il 140 e il 145, papa Pio I aveva tentato di risolvere il dissenso fissando la festività per tutti la prima domenica dopo il plenilunio di primavera, mentre i cristiani d'Oriente celebravano la Pasqua con una data fissa il quattordicesimo giorno del mese lunare di Nisan, che coincideva con l'inizio della Pasqua degli Ebrei. Per affrontare questa delicata questione, Sant'Aniceto cercò una concertazione incontrando a Roma il vescovo orientale Policarpo di Smirne. Sant'Aniceto e Policarpo discussero a lungo sulla Pasqua senza trovare un accordo formale, ma si separarono in piena comunione e in pace, e il papa riserva al vescovo d'Asia e futuro martire Policarpo onori e attenzioni speciali. Grazie a questo saggio atteggiamento, l'unità della Chiesa si salvò sulla questione della Pasqua, evitando scismi rovinosi.

La difesa della dottrina e il governo della Chiesa

Subentrando a Pio I, Sant'Aniceto trovò una drammatica confusione tra i fedeli romani, accresciuta dall'arrivo del teologo Marcione dall'Oriente. Marcione fu accolto nella comunità romana dove era stimato per generosità e rigore morale, ma ben presto iniziò a divulgare una sua dottrina basata su un Dio Padre di Gesù Cristo distinto dal Dio dell'Antico Testamento, postulando l'esistenza di due dèi, uno Salvatore e l'altro Giudice. Poiché Marcione trovò dei seguaci e fondò una sua Chiesa nominando vescovi e preti, la sua attività creò una confusione enorme a Roma e relativi disordini, al punto che Policarpo definì lo stesso Marcione primogenito di Satana. Il vescovo Aniceto combatté questa dottrina con lo studio e con l'esempio per orientare rettamente i fedeli. Inoltre, per ristabilire l'ordine e la dignità ecclesiale, nominò un buon numero di nuovi preti e diaconi pretendendo da ciascuno una moralità autentica e visibile, arrivando a imporre agli ecclesiastici di portare i capelli corti e vietando le chiome fluenti.

La persecuzione e la sepoltura

Il vescovo di Roma visse per undici anni l'angoscia quotidiana di salvare la Chiesa nelle vite dei fedeli e nella certezza della dottrina, affrontando momenti di dura persecuzione sotto l'imperatore Marco Aurelio. Nonostante l'ispirazione umanitaria di molte sue leggi, Marco Aurelio contrasta il pensiero di Aniceto e vede in ogni scontro sulla dottrina un disordine nefasto per l'Impero, il quale intanto lotta in Oriente contro i Parti e in Europa contro i Germani, affrontando altresì difficoltà contro governatori romani infedeli e ribelli come avvenne in Siria. Sant'Aniceto muore durante la persecuzione sotto Marco Aurelio, la quale fa vittime a Roma come san Giustino e santa Felicita, sebbene la tradizione indichi che Aniceto probabilmente non muore a causa della persecuzione diretta e non sia formalmente annoverato tra i martiri. Il corpo di Aniceto viene seppellito nelle cave di pozzolana che si trasformeranno nelle catacombe di san Callisto, rappresentando questa la prima volta in assoluto per un vescovo di Roma.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Aniceto?

La memoria liturgica di Sant'Aniceto si celebra il 20 aprile, secondo quanto stabilito dal Martirologio romano.

A Roma, sant’Aniceto papa, della cui fraternità godette l’insigne ospite san Policarpo, quando venne per discutere insieme con lui la determinazione della data della Pasqua. — Martirologio Romano