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13 marzo

Sant' Eldrado di Novalesa

Abate

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e cammino di conversione

Le fonti storiche attestano che sant'Eldrado nacque nel nono secolo, precisamente nell'anno 840 come termine ultimo della sua esistenza, avendo visto la luce a Lambesc, in Provenza. All'interno della sua nobile famiglia provenzale la vocazione militare si tramandava di padre in figlio, segnando un destino di armi e potere. Eldrado scelse tuttavia di rompere con questa tradizione familiare, rifiutando esplicitamente armi, tornei e campagne di guerra per intraprendere una via radicalmente diversa. Inizialmente partì come pellegrino alla volta di San Giacomo di Compostella in Spagna, compiendo un cammino di ricerca spirituale che avrebbe segnato la sua intera esistenza. Le fonti non riportano alcuna informazione dettagliata sulla sua infanzia e sulla sua giovinezza, custodendo nel silenzio i primi anni della sua formazione umana. Prima di venire in Italia nella Valle di Susa, Eldrado condusse comunque una vita esemplare e abbracciò ben presto lo stato religioso. La sua discesa in Italia avvenne in un'epoca imprecisata, scendendo dai valichi del Moncenisio per raggiungere la terra che avrebbe accolto la sua definitiva consacrazione.

L'Abbazia di Novalesa e la fondazione

L'Abbazia della Novalesa si trova allo sbocco della Valle di Susa nel Moncenisio, ai piedi del Rocciamielone, a ottocentoventidue metri sul livello del mare, in un contesto naturale di grande imponenza. L'abbazia fu fondata nel 726 da Abbone, eminente personaggio del regno franco all'epoca di Pipino il Breve, il cui nome ed opera segnarono l'inizio della vita monastica in quei luoghi. All'inizio l'istituzione era un modesto Monasteriolum virorum che seguiva rigorosamente la Regola di san Benedetto. Il piccolo monastero maschile iniziale era dedicato agli apostoli Pietro e Andrea, ed era destinato a una vita di preghiera ritirata. Lo stesso Abbone guidò la prima espansione della comunità, ingrandendo gli edifici per accogliere un numero sempre maggiore di monaci, fondare lo Studium e dare generosa ospitalità a pellegrini e poveri viandanti. Nel corso dei secoli, il nome Novalesa derivò da Nuova Lesa, che significa letteralmente nova lex, a testimonianza del profondo rinnovamento spirituale operato in quella valle alpina.

L'arrivo a Novalesa e la vita monastica

Attorno all'anno 810 san Eldrado arrivò a Novalesa provenendo dalla Francia attraverso il valico del Moncenisio, affrontando i disagi del viaggio alpino. Egli giunse all'abbazia della Novalesa non come semplice pellegrino di passaggio, ma considerando la Novalesa come il proprio traguardo definitivo e la sua vera dimora spirituale. All'interno della comunità, Eldrado pronunciò i voti religiosi, ricevette l'abito monastico dalle mani del sacerdote Arnulfo alla porta del monastero e iniziò a lavorare e pregare umilmente come tutti gli altri monaci. Un dipinto conservato nella cappella a lui dedicata mostra proprio questo momento fondamentale della sua consacrazione. Successivamente, a un certo momento della sua vita monastica, Eldrado divenne abate della Novalesa, assumendo la guida spirituale e materiale della comunità. Il periodo del suo abbaziato è collocabile tra gli anni 820 e 840, per una durata complessiva che rimane imprecisata nelle fonti storiche. Due documenti degli anni 825 e 827 menzionano esplicitamente Eldrado come abate di Novalesa, confermandone il ruolo di guida autorevole. Il primo documento è un diploma originale dell'imperatore Lotario I, vissuto tra il 795 e l'855, il quale dona ad Eldrado il monastero di Pagno nel cuneese. Il secondo documento è invece una sentenza favorevole ottenuta dall'abbazia di Novalesa riguardo a una complessa contestazione sorta con alcuni abitanti di Oulx. Eldrado fu abate di Novalesa, una delle sedici più importanti abbazie dell'epoca, guidandola presumibilmente tra l'820-825 e l'840-845. Alla sua morte, Eldrado lasciò all'abbazia gran parte del suo imponente patrimonio terriero situato nella Francia centrale e meridionale, consolidando la stabilità economica del monastero.

Zelo pastorale, opere e riforma del Salterio

Eldrado mostrò uno straordinario zelo per il culto del Signore e una notevole operosità come costruttore di chiese, impegnandosi direttamente nella cura degli edifici sacri. Eldrado costruì la chiesa di San Pietro nella sua città natale di Lambesc e fece edificare ben quattro chiese a Monestier-les-Bains. Fece inoltre costruire il grandioso campanile dell'abbazia di Novalesa, che divenne un punto di riferimento visivo e spirituale per l'intera regione circostante. Egli fece anche costruire un nuovo monastero a Monestier, in Francia, in una località caratterizzata da un intenso traffico di pellegrini e viandanti bisognosi di assistenza. Come abate, Eldrado promosse un'iniziativa liturgica e culturale di portata straordinaria, con effetti importanti ben oltre i confini dell'abbazia e dell'Ordine benedettino. Essendo un attento revisore del Salterio, Eldrado si preoccupò delle imprecisioni e degli errori presenti nel libro dei Salmi usato per il culto quotidiano, causati nel tempo da copisti ignoranti o negligenti. Per offrire testi biblici nella purezza della versione latina originale, Eldrado si rivolse a Floro, un dotto diacono di origine spagnola che viveva e insegnava a Lione. Floro si impegnò in un lungo e meticoloso lavoro di controllo e correzione del testo, confrontandolo accuratamente anche con quello ebraico. Grazie a questa collaborazione, Eldrado e la Novalesa offrirono ai cristiani d'Europa un Salterio riveduto secondo la regola della verità liturgica. I pellegrini che sostavano all'abbazia partecipavano attivamente alla vita liturgica e diffondevano nei loro Paesi d'origine la versione corretta dei Salmi. In questo modo, sant'Eldrado fu appassionato del culto divino, riformò il salterio e promosse la costruzione di nuove chiese, tutelando instancabilmente i diritti dell'abbazia durante il suo massimo splendore storico.

La tradizione iconografica e i prodigi

Le tradizioni e i prodigi legati alla vita di sant'Eldrado sono tramandati attraverso la memoria popolare e le rappresentazioni artistiche. La tradizione riferisce che Eldrado compì prodigi e azioni straordinarie lungo i suoi cammini, come quando la tradizione narra che liberò la regione di Briançon dai serpenti rinchiudendoli in una caverna per proteggere gli abitanti. All'interno della cappella a lui intitolata, i dipinti raffigurano episodi significativi della sua esistenza, mostrandolo inizialmente come agricoltore che taglia un cespuglio con la scure mentre è immerso nelle acque di un fiume. Un altro dipinto lo mostra come pellegrino devoto davanti a un sacerdote, mentre un'ulteriore scena immortala il momento in cui l'abate, in punto di morte, riceve la Santissima Comunione mentre un monaco piange accanto al suo letto. I documenti più antichi su Eldrado derivavano originariamente dalla Vita rhythmica in versi ottonari del nono e decimo secolo, la quale è purtroppo andata perduta nel corso dei secoli. Una successiva biografia in versi latini di Eldrado, scritta poco dopo la sua morte, subì la medesima sorte andando anch'essa perduta. Fortunatamente, i documenti salvati dagli archivi novalisensi sono stati raccolti e pubblicati dall'Istituto Storico Italiano nei Monumenta novaliciensia vetustiora del 1898 e 1901, permettendo agli storici di ricostruire le vicende del santo. La data della morte di Eldrado è incerta ma si ritiene sia avvenuta verso l'anno 840, sempre all'interno del monastero di Novalesa. Nel Martirologio, sant'Eldrado è ricordato come abate nel monastero di Novalesa ai piedi del Moncenisio in val di Susa.

Le vicende postume e il culto

Pochi decenni dopo la morte di Eldrado, l'abbazia della Novalesa subì una drammatica devastazione e fu crudelmente saccheggiata da bande saracene. A causa di queste ripetute devastazioni, i monaci furono costretti a fuggire a Torino, portando con sé i libri preziosi e le cose più sacre per metterle in salvo. I monaci fecero ritorno alla Novalesa soltanto verso l'anno Mille, costituendo un priorato che dipendeva dall'abbazia di Breme, in provincia di Pavia. Nel Duecento Eldrado ritornò simbolicamente all'abbazia essendo proclamato santo per voce popolare, sancendo la devozione che il popolo tributava alla sua memoria. Per volere del priore Giacomo delle Scale, tra il 1229 e il 1265 fu eretta all'interno dell'abbazia una chiesetta intitolata proprio a san Eldrado. Questa cappella di san Eldrado rappresenta una pregevole opera d'arte piemontese di evidente derivazione bizantina, caratterizzata da un ciclo pittorico eseguito da un artista anonimo che illustra passo dopo passo la vita del santo abate. Nei dipinti della cappella Eldrado è raffigurato nei grandi momenti della sua esistenza, circondato dagli strumenti delle sue fatiche quotidiane e con i suoi amati libri. Le reliquie di sant'Eldrado sono oggi custodite con venerazione in un'urna d'argento sbalzato nella chiesa parrocchiale di Novalesa. Nel corso della sua storia travagliata, l'abbazia fu nuovamente soppressa nel periodo napoleonico e ancora una volta nel 1855, subendo la dispersione dei beni ecclesiastici. Attualmente, una comunità di benedettini vive nell'antica abbazia dedicandosi con fedeltà alla preghiera e al restauro di preziosi volumi, continuando la tradizione spirituale inaugurata dai fondatori e custodita da sant'Eldrado.

Domande frequenti

Quando si festeggia sant'Eldrado di Novalesa?

Sant'Eldrado di Novalesa si celebra liturgicamente il 13 marzo di ogni anno.

Nel monastero di Novalesa ai piedi del Moncenisio in val di Susa, sant’Eldrado, abate, che, appassionato del culto divino, riformò il salterio e promosse la costruzione di nuove chiese. — Martirologio Romano