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venerdì 13 marzo 2026 · Santo del giorno

San Rodrigo di Cordova

Sacerdote e martire

San Rodrigo di Cordova

San Rodrigo di Cordova fu un sacerdote e martire vissuto in Andalusia, testimone luminoso di fedeltà al Vangelo fino all'estremo sacrificio della vita. La sua memoria è giunta fino a noi come esempio di mitezza evangelica e di incrollabile fermezza nella fede cristiana, vissuta in un contesto di dolorose divisioni familiari e forti pressioni religiose nella Spagna del suo tempo.

Egli è ricordato principalmente per aver difeso la propria identità cristiana di fronte alla morte, rifiutando di assecondare la falsa testimonianza sulla sua conversione all'Islam. Il suo martirio, consumatosi nella sua amata Cordova, rimane un segno perenne di quella verità che non scende a compromessi, custodita con umiltà e testimoniata con il versamento del sangue.

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Gli altri santi di oggi

San Leandro di Siviglia

Vescovo

San Leandro nasce a Cartagena in Spagna intorno al 545, appartenendo a un antica e influente famiglia romana originaria di Cartagena e successivamente trasferita a Siviglia. Il padre si chiama Saveriano e muore in giovane età, lasciando al santo il compito di aiutare i fratelli minori Isidoro, Fulgenzio e Fiorentina. Tutti e quattro i fratelli scelgono lo stato religioso, e San Leandro è fratello dei santi Isidoro, Fulgenzio e Fiorentina. Il fratello Isidoro diventa famosissimo in tutto il Medioevo per la grande opera enciclopedica intitolata Etimologie. San Leandro è vescovo a Siviglia in Spagna, e muore a Siviglia intorno al 600.

Gli eventi si svolgono all'epoca dei Visigoti, i quali entrano in Spagna dalla Gallia nel 415 con il consenso di Roma. I Visigoti combattono a lungo contro resistenze locali, insediamenti di altri popoli nordici e spedizioni bizantine dopo il crollo dell'Impero d'Occidente. I Visigoti arrivano a unificare sotto il loro dominio la maggior parte del territorio, incluso il Portogallo, al tempo del re Leovigildo. San Leandro è ricordato per aver operato instancabilmente in questo contesto complesso, convertendo i Visigoti dall'eresia ariana alla fede cattolica con la predicazione, l'attivo impegno e l'aiuto del re Recaredo.

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Beato Agnello da Pisa

Francescano

Il Beato Agnello da Pisa visse nel tredicesimo secolo, lasciando un segno indelebile nella storia della Chiesa e dell'Ordine fondato dal Poverello d'Assisi. Nato a Pisa intorno al mille centonovantaquattro, egli seppe accogliere la chiamata del Vangelo con radicalità e docilità spirituale, spendendo la propria esistenza tra la Francia e l'Inghilterra per piantare la vite del francescanesimo in terre nuove e lontane. Ordinato sacerdote, fu pioniere di una missione che univa la rigorosa fedeltà alla povertà evangelica con il fervore dello studio e della cultura teologica, illuminando le università d'Europa con la luce di Cristo. La sua opera pastorale e formativa non si esaurì nel breve arco dei suoi anni terreni, ma continuò a fruttificare nei secoli attraverso le scuole da lui volute e i grandi teologi che vi si formarono.

Egli è ricordato con profonda devozione per essere stato il saggio e coraggioso guidatore dei primi frati minori oltremanica, fondando la celebre comunità di Oxford e promuovendo le scienze sacre senza mai venir meno alla preghiera e all'austerità. La sua fama di santità in vita e l'esemplarità del suo ministero spinsero Papa Leone XIII a confermarne il culto il quattro settembre mille ottocentonovantadue. La memoria liturgica del Beato Agnello da Pisa ricorre ogni anno il tredici marzo, giorno in cui la Chiesa ne celebra il transito e l'ingresso nella pace eterna, affidandosi alla sua potente intercessione per custodire il tesoro della fede e della sapienza cristiana.

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Beato Pietro II

Abate di Cava

Nel corso del tredicesimo secolo, la storia della celebre badia della Trinità di Cava fu guidata dalla figura del beato abate Pietro Secondo, ottavo successore del fondatore sant'Alferio. La tradizione e le cronache conservano la memoria del suo operato, sebbene non esista una biografia contemporanea che tramandi direttamente le sue origini e i dettagli intimi del suo governo. Egli guidò la comunità monastica per tredici anni, affrontando con saggio discernimento un periodo storico particolarmente complesso e turbolento per l'Italia Meridionale.

Il beato Pietro Secondo è ricordato per aver saputo condurre il monastero attraverso gravi difficoltà politiche, tra cui il mutamento dinastico del regno di Napoli e di Sicilia e le tensioni con i poteri locali. La sua memoria liturgica e il suo culto immemorabile, confermato da papa Pio XI, continuano a vivere nella preghiera della Chiesa, che ne onora la dedizione spirituale e la cura pastorale profusa per la comunità di Cava de' Tirreni.

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Sant' Eldrado di Novalesa

Abate

Sant'Eldrado di Novalesa, celebrato il 13 marzo, fu un insigne abate benedettino vissuto nel nono secolo. Nato a Lambesc in Provenza da una nobile famiglia nella quale la vocazione militare si tramandava di padre in figlio, egli scelse di rompere con la tradizione familiare rifiutando armi, tornei e campagne di guerra. Dopo essere partito come pellegrino alla volta di San Giacomo di Compostella in Spagna, giunse in Italia attraverso il valico del Moncenisio, eleggendo l'Abbazia della Novalesa a proprio definitivo traguardo spirituale. Uomo di profonda preghiera e straordinaria operosità, resse una delle sedici più importanti abbazie dell'epoca, distinguendosi per lo zelo liturgico, la tutela dei beni monastici e la promozione della cultura cristiana attraverso la revisione del Salterio.

La sua figura è profondamente legata alla storia della Valle di Susa e alla memoria di Novalesa, comune in provincia di Torino dove sorge l'omonima abbazia ai piedi del Rocciamielone. Sebbene le fonti sulla sua infanzia e giovinezza non siano giunte fino a noi, la sua testimonianza di fede e di servizio è tramandata da documenti storici e da preziosi cicli pittorici medievali. Proclamato santo per voce popolare nel Duecento, sant'Eldrado è ricordato nel Martirologio come abate nel monastero ai piedi del Moncenisio, lasciando un'eredità di dedizione alla Chiesa, di amore per la liturgia e di fedeltà alla regola di san Benedetto che ancora oggi ispira i monaci che custodiscono l'antico complesso.

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Santi Graziano e Felino, Carpoforo e Fedele

Martiri

La cittadina di Arona, situata sulla sponda piemontese del Lago Maggiore in diocesi e provincia di Novara, custodisce la memoria e le reliquie di due coppie di martiri venerati come santi patroni: Graziano e Felino, insieme a Carpoforo e Fedele. Questa tradizione di fede si intreccia profondamente con la storia civile e religiosa del territorio, dando vita a una devozione secolare che culmina ogni anno nella tradizionale festa del Tredicino, celebrata nel mese di marzo. Le vicende storiche e agiografiche legate a questi martiri offrono uno spaccato affascinante sul culto delle reliquie, sulle antiche traslazioni e sulle complesse relazioni tra le comunità locali, in particolare tra le sponde lombarde e piemontesi del Verbano e del Lario.

Nel corso dei secoli, il patrimonio di fede e di arte custodito ad Arona si è arricchito di testimonianze monumentali e documentarie di grande valore, tra cui antichi manoscritti, preziose pale d'altare e importanti interventi di vescovi e santi come Carlo Borromeo. Sebbene la critica agiografica e gli studi storici abbiano sollevato interrogativi e complessi problemi di identificazione riguardo ai corpi e ai nomi originari dei martiri, la comunità cristiana ha continuato a tributare loro un onore ininterrotto. I santi patroni di Arona rimangono così un punto di riferimento spirituale e culturale, la cui memoria liturgica e popolare continua a rinnovarsi nel segno della tradizione e della custodia della fede cristiana.

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Beata Francesca Trehet

Vergine e martire

La Beata Francesca Trehet nacque nell'arsura del diciottesimo secolo, precisamente l'otto aprile 1756, presso Saint-Mars-sur-la-Futaie, in Francia, nel cuore di una nobile e benestante famiglia di possidenti terrieri. Dotata di un carattere molto forte e di una vivace intelligenza, scelse di consacrarsi al Signore professando i voti religiosi nella Congregazione delle Soeurs de la Charité de Notre-Dame d'Evron. Questo istituto religioso era profondamente dedito all'educazione delle giovani e a varie opere di carità, e le sue religiose venivano comunemente chiamate le piccole sorelle grigie a causa del caratteristico abito di colore grigio che indossavano ogni giorno. La sua esistenza terrena si concluse tragicamente il tredici marzo 1794 a Ernée, nel territorio di Mayenne, dove subì il martirio per Cristo durante la Rivoluzione francese. Le date biografiche certificate segnano il suo cammino terreno tra la Francia natale e il sacrificio supremo all'età di trentasette anni.

La Beata Francesca è ricordata con profonda venerazione per la sua generosa dedizione all'istruzione dei fanciulli e alla cura dei malati, svolta con spirito evangelico e carità operosa. Presagì con lucido dolore il male che la Rivoluzione francese avrebbe portato alla Chiesa e all'intera nazione. Pur in assenza di denunce o lamentele nei suoi confronti, venne ingiustamente inserita in una lista di condannati alla morte sulla ghigliottina, accusata di aver aiutato i monarchici, di aver nascosto sacerdoti refrattari e di aver nutrito e protetto i rivoltosi vandeani. Davanti alla Commission Clément mantenne una fede incrollabile, affermando che tutti gli uomini erano suoi fratelli in Gesù Cristo. Il suo rifiuto di gridare la formula repubblicana segnò la condanna capitale, eseguita lo stesso giorno in cui salì sul patibolo cantando la Salve Regina. Il Martirologio la definisce vergine di questa congregazione e martire, trafitta con la spada per la fede. La Chiesa ne celebra la memoria liturgica il tredici marzo, ricordando insieme a lei la consorella Jeanne Véron e gli altri martiri della diocesi di Laval, beatificati il diciannove giugno 1955.

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Beato Enrico di Danimarca

Principe, Terziario francescano

Il beato Enrico di Danimarca visse nel corso del quindicesimo secolo, lasciando un segno profondo nella memoria spirituale della sua epoca. Sebbene il secolo della sua nascita sia stato ritenuto originariamente ignoto e alcune fonti lo indicassero genericamente come un pellegrino di origine sconosciuta o un nobile venuto dal nord, le ricerche ne hanno svelato la vera identità regale. Egli era in realtà un principe danese, figlio del Re Aquino di Danimarca, che decise di spogliarsi degli agi mondani per abbracciare una vita di umiltà e preghiera. Vestito con abiti da eremita e indossando l'abito del Terzo Ordine Francescano, si mise in cammino lungo la Via Francigena come pellegrino diretto ad Assisi, spinto da una profonda e sincera devozione. Giunto nella città di Perugia, la sua esistenza terrena si concluse in brevissimo tempo a causa di una malattia che lo colse improvvisamente. Morì infatti il tredici marzo 1415 presso l'Ospedale dei Santi Cosma e Damiani, annesso alla Chiesa di San Barnaba, la quale si trovava allora sotto la giurisdizione della Chiesa di Sant'Andrea in Porta Santa Susanna.

La figura di questo penitente è ricordata con particolare venerazione per la fama di santità che lo circondò fin dal momento del suo transito e per i numerosi prodigi che ne seguirono la scomparsa. La tradizione narra che alla sua morte le campane della chiesa suonarono spontaneamente, senza che alcuno le movesse, destando lo stupore dei fedeli. Per questi segni straordinari, le sue spoglie furono accolte e collocate sotto l'altare maggiore della Chiesa di Sant'Andrea. Il suo nome fu inserito tra i patroni della città di Perugia e il beato Enrico godette di un culto vivo almeno fino alla metà del ventesimo secolo. Tale devozione subì successivamente un degrado a causa di una crisi ideologica seguita al Concilio Vaticano II, un contesto nel quale si inserisce la posizione espressa da Papa Benedetto XVI sulla conservazione delle tradizioni liturgiche e di fede nella Lettera ai Vescovi del sette luglio 2007. Oggi, grazie a una recente risistemazione delle reliquie e alla ricollocazione dell'urna del diciottesimo secolo sotto il nuovo altare della chiesa, la sua festa è tornata in auge.

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Santi Macedonio, Patrizia e Modesta di Nicomedia

Martiri

A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, santi martiri Macedonio, sacerdote, Patrizia, sua moglie, e Modesta, sua figlia.

Santa Cristina

Martire in Persia

In Persia, santa Cristina, martire, che, percossa con le verghe, ricevette la corona del martirio sotto il regno di Cosroe I di Persia.

San Pienzo di Poitiers

Vescovo

A Poitiers in Aquitania, nell’odierna Francia, san Pienzo, vescovo, che fu di immenso aiuto alla beata Radegonda nel fondare monasteri.

San Salomone di Cordova

Martire

A Córdova nell’Andalusia in Spagna, passione dei santi Ruderico, sacerdote, e Salomone, martiri: il primo, rifiutatosi di credere che Maometto fosse vero profeta inviato dall’Onnipotente, fu gettato in carcere, dove incontrò Salomone, che in precedenza aveva per qualche tempo aderito alla religione maomettana, e insieme portarono gloriosamente a termine la loro prova con la decapitazione.

Sant' Ansovino di Camerino

Vescovo

A Camerino nelle Marche, sant’Ansovino, vescovo.

Santa Giuditta di Ringelheim

Badessa

Sant' Eufrasia di Nicomedia

Vergine e Martire

San Sabino

Martire in Egitto

A Minya in Egitto, san Sabino, martire, che, dopo aver patito molto, morì infine gettato nel fiume.

Beato Berengario de Alenys

Mercedario

San Leone di Chieti

Vescovo

Dal Martirologio Romano

A Córdova nell’Andalusia in Spagna, passione dei santi Ruderico, sacerdote, e Salomone, martiri: il primo, rifiutatosi di credere che Maometto fosse vero profeta inviato dall’Onnipotente, fu gettato in carcere, dove incontrò Salomone, che in precedenza aveva per qualche tempo aderito alla religione maomettana, e insieme portarono gloriosamente a termine la loro prova con la decapitazione. — Martirologio Romano